Il celebre designer Massimo Vignelli ha presentato, con una lectio magistralis introdotta dal Sindaco di Salerno, presso il Teatro Municipale Giuseppe Verdi, il nuovo logo che ha disegnato per promuovere l’immagine, gli eventi, il turismo e i prodotti della città campana.
Nel tentativo di rendere competitiva una cittadina che vuole affrancarsi dalla realtà di provincia, l’amministrazione di Salerno sottolinea il suo processo di rinnovamento urbano anche attraverso una clamorosa operazione di brand identity, coinvolgendo una delle più influenti personalità a livello mondiale.
Il logo è una S gialla, inscritta in un cerchio, disegnata in un carattere piuttosto classico che come un sole al tramonto si specchia nell’azzurro del cielo e del mare. Le curve della S, come semplice suggestione ricordano la coda di un delfino o la silhouette di un cavalluccio marino.
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Uno dei tanti, splendidi oggetti nati dalla creatività e dal talento di Massimo Vignelli, lo “Stendig Calendar” fu realizzato nel 1966 e fa parte della collezione permanente del design al Museum of Modern Art. Un oggetto dalla linea semplicissima, minimale e senza tempo, che si adatta perfettamente con qualsiasi arredamento moderno.
Stampato in offset su risme di fogli di carta da 60 libbre, interamente in Helvetica, “The Stendig Calendar” ha le pagine di alcuni mesi con caratteri neri su sfondo bianco ed altre con scritte bianche su sfondo nero. L’ordine dei giorni è in stile europeo, con il lunedì a inizio settimana e fogli sono forati per essere strappati ordinatamente senza lasciare residui. E’ possibile acquistarlo per 33 dollari in pre-order (l’edizione è limitata) a questo indirizzo - niente da fare purtroppo, per chi abita fuori dagli States e dal Canada, ma vale la pena ingegnarsi.

Di Massimo Vignelli è superfluo sottolineare ulteriormente l’importanza: una leggenda vivente, a cui tantissimi hanno pagato e pagano più o meno volontariamente il proprio tributo in termini di ispirazione e riferimenti. Chi ha deciso di omaggiarlo con una sorta di vera e propria dichiarazione d’amore, è il graphic designer e sound designer Anthony Neil Dart.
“Vignelli Forever” è una serie di poster-tributo che contengono alcune delle più importanti lezioni del designer italiano, sintetizzate con la scelta di frasi che hanno lasciato il segno nel modo di concepire e di rinnovare la disciplina. In linea con l’insegnamento del maestro, Dart ha realizzato dei lavori minimali, efficaci nella scelta cromatica e del font, dando grande risalto all’ordine della composizione e al messaggio. Li trovate di seguito, nella gallery.
Così come è successo a Zanotta celebrato da un università californiana, accade spesso che chi ha fatto la storia del design italiano ottenga la massima considerazione aldilà dell’oceano. Succede anche al maestro Massimo Vignelli che, forse non tutti lo sanno (non certo gli addetti ai lavori quanto magari i lettori meno specializzati), ha ridisegnato nel 1972 la mappa della metropolitana di New York.
Nelle ultime settimane i blogger newyorkesi sono entrati in fibrillazione per quello che è stato definito un brillante ritrovamento in una stazione sulla Cinquantasettesima strada di Manhattan, un pezzo d’archeologia urbana, un frammento di storia del graphic design: una mappa datata 1974, ovvero una revisione a firma Vignelli della prima disegnata nel 1972.
A risalire, tra un link e un rimando all’autore del ritrovamento, si raggiunge un giornalista newyorkese, Nicholas Hall, ma dal 10 settembre, giorno in cui ha scattato la prima foto con un iPhone, le immagini si sono moltiplicate (le foto che vedete nella gallery per esempio sono state catturate dal designer Paul Soulellis) così come le preoccupazioni che un tale pezzo rimanga così esposto all’incuria, probabilmente svelato da qualcuno che ha strappato via strati di manifesti che lo ricoprivano.
In molti hanno promesso ulteriori ricerche, convinti che, magari nelle stazioni più periferiche, quelle meno soggette a manutenzione costante, si possa ancora scovare qualche altro tesoro, come era successo mesi fa, aggiungiamo noi, nei sotterranei del Tube londinese. Nel frattempo, un altro tesoro che ci viene segnalato dalla blogosfera, è questo mini documentario su Massimo Vignelli firmato dal filmmaker John Madere. Buona visione!
Via | Iso50.com
Massimo Vignelli nella metropolitana di New York

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Container List è il blog che lo studio del grande grafico americano Milton Glaser, una vera icona per tutti gli appassionati della disciplina, aggiorna con immagini e artwork provenienti da riviste di grafica d’epoca.
Dal suo archivio, sono appena saltati fuori questi ritratti scattati verso la fine degli anni ‘70. Nella serie, le facce di una generazione: nell’ordine, Massimo Vignelli, Saul Bass, Wim Crouwel, Alan Fletcher, Paul Rand, Armin Hofmann, Milton Glaser, Seymour Chwast, Heinz Edelmann, George Tscherny. Apparentemente meno eccentrici dei protagonisti di oggi, ma dalle intelligenze e dagli sguardi certamente non meno vividi.
Via | Container List
Designer americani degli anni ‘70
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Sarà inaugurata il prossimo 13 aprile, in concomitanza con l’apertura del Salone del Mobile, la mostra Grafica del Made in Italy. Comunicazione e aziende del design 1950-1980 che raccoglie le migliori esperienze di progetti di comunicazione legati ai grandi marchi del design made in Italy: Guzzini, Kartell, Pirelli, Montecatini, Rinascente, Zanotta, Boffi e Cassina solo per citarne alcuni.
Progetti di grandi firme, da Mimmo Castellano a Massimo Vignelli, da Bruno Munari a Bob Noorda che attraverso il disegno di loghi e cataloghi, inviti, annunci e pubblicità hanno raccontato lo stile e l’innovazione dei marchi italiani a partire dagli anni ‘50. Curata da Mario Piazza con la collaborazione di Lorenzo Grazzani, l’esposizione sarà visitabile negli spazi dell’Aiap in via Ponchielli, 3 fino al 23 aprile, dalle 10.00 alle 18.00

The Vignelli Canon è un piccolo tesoro a firma Massimo Vignelli. Il volume è disponibile per il download in versione PDF dal sito ufficiale del grande designer, ed è scaricabile gratuitamente proprio per superare i limiti della distribuzione tradizionale e raggiungere il maggior numero di persone possibile. Un prezioso libretto di 96 pagine dedicato al ruolo della tipografia nel graphic design.
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