Immaginate per piacere soprattutto al target più giovane e influenzabile, i bambini in età scolastica, ecco a voi le nuove mascotte delle Olimpiadi di Londra 2012: si chiamano Wenlock e Mandeville, dai nomi di due località inglesi significative per la storia dei Giochi Olimpici.
La leggenda che li accompagna li vuole forgiati da due gocce di metallo fuso, lo stesso utilizzato per costruire il nuovo Stadio Olimpico: aerodinamici ma tondeggianti, un unico occhio da cartoon e gli anelli olimpionici portati come braccialetti dell’amicizia, i due sembrano alieni in stile Pixar, un po’ Teletubbies, un po’ mostri da manga giapponese.
La loro scelta si è imposta, secondo gli organizzatori, su altre proposte più legate alla tradizione inglese come piccioni antropomorfi, teiere animate e perfino il Big Ben con gambe e braccia… ce la faranno Wenlock e Mandeville ad essere amati come l’orso Misha (Mosca 1980) o Waldi (Monaco 1972)?
Via | Guardian.co.uk
Wenlock e Mandeville, le mascotte delle Olimpiadi di Londra 2012
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35 anni e non sentirli. Era infatti il 1 novembre del 1974 quando la società giapponese Sanrio dava vita al personaggio di Hello Kitty. Avrebbe mai immaginato un successo tanto longevo? Come negare, infatti, che Hello Kitty sia stata un’icona transgenerazionale? Antesignana del genere kawaii e quindi degli stessi manga?
Per festeggiare, Sanrio mette sul mercato una linea di accessori e gadget dedicata, Kitty 35, caratterizzati da un nuovo codice colore: rosso per amicizia, rosa per “cute”, verde per speranza, lavanda per dolcezza, giallo per bontà di cuore (perchè Hello Kitty non ha bocca ma parla attraverso il cuore). Quanti valori positivi per fare strada al probabile successo commerciale! Sul sito tutti gli eventi e appuntamenti in giro per il mondo.
Via | Colette

L’amore incondizionato per il latte è al centro di Yo Amo La Leche, il progetto grafico sviluppato dagli argentini Luciana Echevarrìa e Diego Lopéz, fondatori dello studio duo/ido di Buenos Aires. Per questo freeproject, i due si sono lanciati nella ricerca di un’identità visiva innovativa, fuori dai canoni autorevoli in stile “centrale del latte”.
Inevitabile il richiamo all’infanzia, che si materializza in un tratto vettoriale che dà corpo ad un mondo variopinto di animaletti cartoon. Più che l’Argentina, però, il riferimento stilistico sembra essere maggiormente il Sol Levante, vista l’estetica decisamente manga di tutti i personaggi che animano i supporti della serie, dalle serigrafie, agli skate fino alle tshirt.
Continua a leggere: Yo Amo La Leche, la nuova forma del latte
Quello che vi propongo oggi è il sogno surreale di Maki Sasaki -天国でみる夢 De Tengoku Miru Yume o “A Dream To Have In Heaven”, un manga pubblicato nel 1967 sulla rivista Garo. Se affascina anche voi questa chicca d’avanguardia vintage, trovate il resto degli shot sul blog giapponese Pinktentacle.
Dopo avervi segnalato la raccolta fotografica del designer californiano Justin Jorgensen, torniamo a parlare di food design e del fenomeno tutto orientale dei Bento Boxes, in occasione della pubblicazione di Face Food: The Visual Creativity of Japanese Bento Boxes di Christopher D Salyers.
Concentrandosi sulla versione moderna dell’arte culinaria giapponese del Bento, il designer e scrittore newyorkese, ha esplorato un mondo nel quale riso, alghe, funghi, tofu, hot dog, crocchette di pesce ed ogni genere di piacere commestibile, si prestano ad allestire il design della pausa pranzo, liberamente ispirati ai personaggi più popolari della cultura contemporanea, dai manga agli eroi dei videogiochi, da Hello Kitty a Super Mario Bros.
Al momento trovate il libro Face Food: The Visual Creativity of Japanese Bento Boxes su Amazon e on-line nella Libreria Rizzoli. Se l’argomento ha stuzzicato la vostra curiosità oltre al palato, vi consiglio di visitare la gallery di Bento Boxes su Flickr, o il blog interamente dedicato ai fan del Bento, con tanto di ricette e consigli.
Vi ricordate quei disegni complessi, e anche animazioni talvolta, realizzati unicamente con caratteri ASCII? Quisquilie, pinzillacchere al contronto di quelli che vado a mostrarvi. Nei filmati successive vedrete maniaci del codice html realizzare delle tabelle così complesse da riprodurre la Gioconda, personaggi manga, persino una fotografia di Leo Ferrè.
Non chiedetemi come abbiano fatto, non ne ho la più pallida idea ma spero vivamente che si tratti di un software in grado di convertire i dati dell’immagine in righe e colonne. Se non è così comincio ad avere paura…
Seguono altri video pazzeschi.