Immaginatevi una delle vie più esclusive di Parigi. Immaginatevi uno dei suoi hotel più blasonati, il Plaza Athénée, in una splendida struttura del settecento riconvertita a albergo simbolo agli inizi del Novecento. Immaginate, poi, che ai fornelli del ristorante sieda niente meno che il grande Alain Ducasse, uno, per intenderci, che sulla guida Michelin si aggiudica costantemente 3 -dico 3- stelle per i suoi “manicaretti”.
Insomma, il massimo del lusso e della grandeur, sempre che un certo effetto cartolina non renda il tutto a rischio di un sapore un po’ stantio. La soluzione? Interpellare i designer. In questo caso, il Patrick Jouin di cui abbiamo avuto modo di parlarvi poco tempo fa, e che ritroviamo qui alle prese con la riprogettazione del ristorante (quello di Ducasse, per l’appunto) e dell’attiguo spazio bar. Doppietta, per inciso, nata da una contingenza molto particolare: dopo aver finito la ristrutturazione del ristorante, un incendio ha mandato in fumo la zona del bar, ed ecco Jouin chiamato nuovamente ad intervenire!
In entrambi i casi, un sofisticato stile classico contemporaneo dialoga con i substrati e i decori precedenti, vincolati dalla Sovrintendenza parigina e quindi di fatto intoccabili e inamovibili. Per aggirare l’ostacolo, in sala da pranzo Jouin ha arricchito il mastodontico lampadario di cristallo a goccia con altri pendenti dalla sospensione invisibile, ricreando una sensazione di pioggia luccicante e lussureggiante di grandissimo impatto emotivo. Nel bar, invece, un enorme lampadario ultracontemporaneo spezza l’uniformità della boiseire (una copia ricostruita dopo l’incendio), grazie anche all’affiancamento a quadri scenografici in tessuto retroilluminato.
Un progetto, questo, che conferma il rapporto privilegiato di Jouin con l’enogastronomia, già conceretizzatosi con i progetti di Pastapot per Alessi, Tarti’nutella per Ferrero e con il secchiello per champagne Georges realizzato ultimamente per Mumm, in anteprima al prossimo Salone del Mobile.
Il bar e il ristorante dell’Hotel Plaza Athénée a Parigi
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Coqui coqui, il beach hotel di Nicolas Malleville e Francesca Bonato a Tulum, in Messico, offre una sintesi riuscita di stili orientali ed europei, tra artigianato, mobili su misura e vechi oggetti di famiglia. Senza venire meno all’influenza del mare e dei tropici, sempre presenti appena fuori dalla finestra. Location perfetta per chiunque stia programmando viaggi, o meglio fughe, su latitudini lontane dal solito tran tran.
Segnaliamo che Nicolas opera anche in qualità di maestro profumiere alla Coqui Coqui Perfume da lui fondata a Valladolid. La linea dei suoi prodotti, tra cui anche balsami e candele, è reperibile anche in albergo.
Via | The Style Files
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Venezia sulle pagine di tutti i giornali per il suo glamour ritrovato (?), complici i giorni caldi dell’inaugurazione della Biennale. Ecco una buona occasione per tornare in laguna e dare uno sguardo ai progetti che marcano il paesaggio degli interiors di eccellenza in città.
Tra vecchi e nuovi nomi, Camaria Adele segna un passo su tutti per la cifra eclettica seppur filologicamente corretta con cui allestisce i suoi spazi, in esplicito omaggio al passato internazionale e cosmopolita della Venezia degli intensi scambi commerciali tra Occidente ed Oriente.
Inaugurato nel 2004, questo boutique hotel offre dodici camere, tra cui anche alcune “concept rooms” etichettate come noire, mori, doge ed orientale, a cui si aggiunge una sala ricevimenti in stile anni ‘50 e una terrazza alla marocchina. Preservati tutti i pavimenti alla veneziana, a cui si aggiungono rivestimenti damascati nei toni dello champagne e del marrone per un’atmosfera sempre in chiaroscuro. Affacci, last but not least, su facciata e cupola della Chiesa della Salute.
Via | AT Casa
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C’è un che di fantascientifico nel nuovo progetto destinato a rivoluzionare il panorama dell’hotellerie a cinque stelle qatarina. Le quattro strutture alberghiere di Amphibious 100, questo il nome dell’avvenieristico resort che verrà realizzato non lontano da Doha, avranno la particolarità di essere semi sommerse nelle acque del Golfo Persico.
Le sfere galleggianti che ospiteranno gli alberghi saranno ancorate ad una lingua artificiale collegata alla terra ferma. All’interno, una hall completamente sommersa garantirà spettacolari visioni sottomarine, mentre ai piani superiori troveranno posto 75 suite disposte lungo il perimetro del corpo principale. Al complesso, realizzato in un tratto di costa protetta, si affiancherà un grande parco marino dedicato alle specie protette. Firma il progetto l’architetto Giancarlo Zema, all’attivo progetti per strutture seimsommerse e yacht design.
Via | Design Republic
Un albergo ricavato da una vecchia fabbrica ottocentesca del ghiaccio, nel cuore della vecchia città di Puebla, in Messico. Nella facciata, composta da blocchi di pietra locale, sono stati inseriti dei piccoli terrazzi con parapetto in vetro, a compensare l’aspetto un po’ monolitico della struttura. Scelta scenografica per l’area lounge: i tavoli del bar sono proprio accanto alla vasca trasparente della piscina, per un’inedita sezione dei bagnanti in movimento. Molto bello anche l’inserimento delle aree outdoors tra pilastri sempre in pietra e ampie scalinate.
Via | SwipeLife
L’hotel La Purificatora a Puebla
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Uno strano connubio tra Asia ed Europa. Ecco ciò che stupisce di questa Villa 32, un luxury Spa hotel dal nome tutto italiano ubicato però nel pieno della giungla di Taiwan, non distante dalla capitale Taipei.
La vegetazione, che si perde a vista d’occhio fuori dai confini della struttura, si innesta ovviamente anche nelle numerose corti interne, tutte caratterizzate dalla presenza di corsi d’acqua termale attraversati dalla rigida geometria di passarelle in legno.
All’interno, le cinque suite, arredate a scelta in stile giapponese o occidentale, dispongono tutte di una vasca privata dove sperimentare i benefici dell’acqua sorgiva. Tra le facilities, ristorante con cucina italiana e carta dei vini francese, insieme a trattamenti di relax&beauty realizzati su lastre di pietra Beitou, materiale locale dalle proprietà terapeutiche.
Villa 32, la Spa nella giungla di Taiwan


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Ad ogni nuova stagione invernale l’Ice Hotel si rinnova con nuovi impensabili arredi di ghiaccio. Sforzo effimero ma non per questo meno impegnativo: la primavera cancellerà tutto in maniera implacabile, con una tabula rasa che garantirà però il rinnovamento per l’anno a venire.
Turnover da brivido. Prepariamoci a godere furtivamente delle novità: come la suite Blade, progettata dai britannici Rousseau & Drew e ispirata agli sport invernali, o come quella Tango, arredata dal duo argentino Trabb & Marcos con improbabili statue di ghiaccio. Bello, ed estremamente poetico, il progetto degli studenti del Royal Institute of Technology di Stoccolma, un’istallazione luminosa ispirata alla via lattea.
Mi rimane però un atavico dubbio: basterà la copertina di renna per riuscire a dormire a dieci sotto zero?
Immaginare l’inimmaginabile a volte non basta. Per i nuovi luxury hotel che spopolano negli Emirati Arabi, dimensioni e spettacolarità raggiungono spesso proporzioni inaudite, al limite della sfacciataggine.
Niente di più normale, però, per gli abitanti di Abu Dhabi: l’Emirates Palace Hotel, attualmente uno tra i più grandi alberghi del mondo, è stato addirittura commissionato dallo Stato. Mecenatismo pubblico da terzo millennio: la struttura, progettata dallo studio WATG, ha una superficie di 243.000 mq, un perimetro di oltre due chilometri e mezzo e conta persino 28 megasuite dove ospitare esclusivamente capi di stato.
Costruito in stile islamico tradizionale, l’Emirates Palace Hotel è sormontato da una grande cupola, posizionata in corrispondenza dell’atrio principale, il cui volume è addirittura maggiore di quello di San Pietro. Gli interni, dove spicca una netta dominante oro, incarnano l’accezione saudita del lusso odierno: oltre alla grandeur, marmi preziosi, stucchi decor e tecnologia spinti alla massima potenza. Interessanti promozioni per i visitatori interessati: si faccia avanti chi è alla ricerca di esperienze megalomani.
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Manca poco all’inaugurazione dell’attesissimo albergo firmato Moschino. Dopo un primo slittamento rispetto alla data di apertura prevista, originariamente fissata al 2008, l’eccentrica casa di moda ha confermato per il 2009 il battesimo ufficiale del suo concept hotel a Milano. Il progetto, capitanato dalla creative director Rossella Jardini, vede come partner Hotel Philosophy, compagnia alberghiera del Gruppo Mobygest.
Confermata la location di eccezione, la vecchia stazione ferroviaria in via Montegrappa già riconvertita ad uso abitativo. Ma è dietro il fascino neoclassico e borghese della facciata che si nasconde il vero colpo di scena. Tutti gli interni, infatti, sono ispirati alla visione onirica propria dei racconti delle fate, sollecitando l’ospite all’abbandono ad una dimensione fantastica e quasi surrealista.
Concept rispecchiato in pieno dal deciso stile degli interni. Come nella camera Petali, dove il predominio del total white viene spezzato da sferzanti accenti di rosso nei lumi e negli arredi, ad esempio nel manto floreale del copriletto. Tra le sedute, riconoscibile un grande classico di Edra, la Rose Chair di Umeda Masanori, non a caso icona per eccellenza del celebre fiore.
Via | Casamica