
Un gran bel mix di caos e ordine, una serie di ambienti che riescono ad essere contemporaneamente accoglienti e creativi, specchio fedele dell’atmosfera che sicuramente si respira negli uffici di una delle società che ha rivoluzionato negli ultimi anni il modo di comunicare on line.
Parliamo di Skype e dei suoi uffici al civico 2 di Stephen Street a Londra, che si dividono tra gli spazi affollati in cui si lavora e si programma senza sosta per dare vita alle nuove release e quelli più ’soft’, con grandi divani, gli immancabili giochi per rilassarsi, una sala ‘lounge’ più tranquilla che somiglia molto a un’abitazione privata.
Unica nota difficilmente comprensibile nella sede britannica del servizio VoIP lanciato ormai otto anni fa, sono due curiose ’selle’ nell’area svago. Somigliano a tori meccanici, probabilmente saranno dotati di qualche microfono nascosto per videochiamare i colleghi quando si batte il record di permanenza. Dopo il salto (via), la gallery.

Creative Review è uno dei magazine più noti e longevi nell’ambito del design. Praticamente una piccola ‘bibbia’ per chi si occupa di cultura e comunicazione visuale, sempre con un occhio attentissimo a tutte le nuove tendenze e ai nomi più in vista tanto da meritarsi a pieno titolo l’altisonante auto-definizione: “The best in visual communication”.
Nato nel 1980 a Londra, Creative Review celebra quest’anno il suo trentennale con un numero speciale e una cover davvero molto bella. Affidata al talento di Rachel Thomas designer e direttrice artistica, è un set che descrive al meglio l’intento principale di Creative Review: raccontare, analizzare e dibattere il ruolo e il lavoro dei creativi. Quale ambito più adatto di uno studio?
Per giunta, Rachel Thomas ha scelto proprio il suo stesso ambiente di lavoro, allestito a dovere, e ha incaricato il fotografo Marcel Christ di ritrarre il risultato. Sul blog del sito invece, lo staff della rivista ha deciso di pubblicare alcuni scatti dal backstage. Un modo in più per dimostrare l’interesse per il processo creativo e dare ai lettori la misura del lavoro e della passione che sono dietro a un successo trentennale. Dopo il salto, la gallery.
Continua a leggere: Creative Review: il backstage della cover del trentennale

Ai più attenti, ricorderà non poco George Dunning e Heinz Edelmann: rispettivamente regista e art director di Yellow Submarine il film dei Beatles del 1968. Celyn Brazier, con onestà , non fa certo mistero di aver nutrito una certa ammirazione per la coppia di designer e artisti: tuttavia i suoi lavori, pur prendendo le mosse dalla lezione di Edelmann e Dunning, sviluppano uno stile personale e inconfondibile.
Animatore e illustratore di base a Londra, Celyn Brazier ha esordito lavorando per la Ninja Tune Records su alcune copertine e artwork degli album, realizzando anche dei promo animati. Poi sono arrivati degli spot per la Honda e l’approdo alla BBC come regista e designer.
Una creatività duttile e esplosiva, che trova il principale sfogo nelle coloratissime illustrazioni dal tratto molto pulito eppure ricco di dettagli, che sono state pubblicate -tra gli altri- sulle pagine del Guardian e dell’Esquire. Dopo il salto, una gallery dei suoi lavori.

Con il Brit Insurance, il London Design Museum premia ogni anno i migliori designer internazionali che si sono distinti nelle categorie arredamento, prodotto, grafica, interactive, trasporto, moda e architettura. In attesa della proclamazione dei vincitori, prevista per il 4 marzo, possiamo dare un’occhiata alle shortlist complete, tra cui troviamo, per la categoria arredamento, anche due prodotti di cui abbiamo già parlato nel corso del 2009, come la Carbon Fiber Chair di Shigeru Ban e la Pallet Chair di Studio Mama.
Concorso che vai, opinabilità che trovi, sempre nel rispetto legittimo delle opinioni altrui, magari diverse dalle nostre. Ma la selezione si può dire rappresentativa delle migliori produzioni dello scorso anno? E il Made in Italy non ne esce un po’ troppo sacrificato? Senza scadere in un’ottica di difesa italica ad oltranza - il buon design non è e non è mai stato un’esclusiva italiana!!!-, non vi sembra però che oltre la Manica (classifica di Wallpaper conferma) siano un po’ troppo severi con le nostre produzioni di eccellenza?
Via | Abitare
Continua a leggere: Brit Insurance Design, il premio britannico del design 2010 snobba l'Italia?
Chi l’ha detto che le installazioni devono per forza essere seriosi studi che lasciano il pubblico interdetto o, nel migliore dei casi, assorto in profonde riflessioni sul rapporto uomo-macchina-territorio? Non vogliamo certo screditare lavori più ragionati e legati a premesse che molto spesso producono un’esperienza importante nello spettatore (ci mancherebbe!).
Eppure sarà che oggi è venerdì e la settimana volge al termine, sarà che il brano che fa da colonna sonora a questo video (”Under My Skin” di Gin Wigmore) è uno di quei pezzi soul che conquistano, sarà che ogni tanto è bello vedere facce sorridenti grazie all’arte e al design, vogliamo proporvi “Night Lights”, l’installazione del collettivo YesYesNo.
Lo studio, con sede a Londra, New York e Amsterdam ha realizzato questo spettacolo di luci e ombre proiettando il tutto sull’ Auckland Ferry Building: il palazzo da cui partono i traghetti nella città della Nuova Zelanda. Tre le diverse tipologie di interazione. Una tramite il movimento del corpo sui due palchi, una muovendo la mano sul tavolo luminoso e l’ultima tracciando le onde dei cellulari in movimento.
Continua a leggere: Night Lights: l'installazione che diverte

Joakim Dahlqvist è compulsivo. Innanzi tutto come designer. A leggere il suo curriculum, ci si chiede se abbia mai avuto una vita privata. Nato in Svezia, è vissuto tredici anni a Singapore. Poi, al ritorno, ha studiato architettura e si è preso un Masters degree with honors dal Design Research Laboratory della Architectural Association School di Londra.
Ha lavorato per l’Office for Metropolitan Architecture di Rotterdam, per Prada come consulente sulla ricerca e le tecnologie (incredibili i suoi allestimenti), in Italia con April per realizzare il National Geographic Store. Insieme a Jens Hommert e Hieu Dam ha persino trovato il tempo di aprire un bar e un ristorante i cui interni, ovviamente, sono curati da lui stesso.
L’elenco potrebbe continuare con lavori di architettura, animazione, programming, e video. Noi ci limitiamo a segnalarvi la parte più folle della sua produzione. Le sue dettagliate e compulsive illustrazioni. Dalla città immaginaria (forse legata alla mitica Frisland) che potete ammirare in tutti gli splendidi dettagli a questo link, a quest’altra, altrettanto intricata. Oppure a questo delirante prospetto architettonico.
Continua a leggere: Le illustrazioni ossessive di Joakim Dahlqvist

Contesissima da tutte le very important persons, da Courtney Love, a Patsy Kensit, fino a Lizzy Jagger, Madame Sera è l’arredatrice del momento di Londra. Complice uno stile personalissimo, che fa dei suoi interiors qualcosa di realmente diverso dalla solita copia delle riviste patinate. Cresciuta a May Fair coltivando un fascino tutto inglese per i tempi vittoriani, Madame Sera ha rivoluzionato i suoi gusti grazie all’incontro con il punk e alla frequentazione di tutta la scena underground inglese degli anni ‘70.
Coordinate, queste, che ritroviamo anche nella sua abitazione londinese, meglio nota con il nome, anche questo molto scenografico, di Chocolate Towers. Gli spazi, fluidi e quasi sempre aperti, sono stati etichettati come emblemi del “boudoir punk”: pizzi e merletti, palme in ogni angolo, velluti e vecchi paralumi e si mescolano a gigantografie dei Sex Pistols, cuscini glitter e tessuti in vinile. Senza dimenticaare gli oggetti anonimi molto ‘70 usati per rendere trasversale, e volendo popolare, lo stile espresso dall’appartamento. Un posto accogliente, alla mano e seduttivo, dove ci piacerebbe incontrare per un thé Vivienne Westwood, Amy Whinehouse o, magari, il defunto Sid Vicious.
Via | Mariclaire Maison
Foto | Micheal Paul
La casa a Londra di Madame Sera
Continua a leggere: Madame Sera, la bad girl che arreda la Londra che conta
Nuovi talenti. E’ un’estetica molto particolare quella che caratterizza i pezzi del duo olandese Kranen Gille, formato rispettivamente da Jos Kranen e Johannes Gille, ex alunni della Design Academy Eindhoven. Il duo, infatti, è accomunato da un gusto spiccato per uno stile industriale un po’ cyber che non disdegna il recupero e la commistione con soluzioni artigianali.
La produzione comprende una sedia, un tavolino basso, una panca, una lampada e una poltrona, la Fredersen Miami Wingchair, caratterizzata da un’imbottitura fermata con dei lacci. La collezione è in mostra a Londra presso la galleria di design FUMI.
La collezione di Kranen Gille alla Galleria FUMI
Continua a leggere: Kranen Gilles, estetica neo industriale in mostra a Londra

Idea semplice a costo praticamente zero per questa libreria a parete ricavata da scarti di legno. La paternità del progetto è di Amy Hunting, giovane designer norvegese di stanza a Londra, che ha così sopperito alla carenza di arredi nel suo appartamento.
Abilità richieste per copiare la libreria? Innanzitutto la volontà , in primis quella di ricercare in una segheria molti scarti della lavorazione delle tavole. Quindi, un po’ di destrezza con i nodi, in questo caso quelli da pesca. La differenza la fa poi la qualità del dettaglio, ad esempio la tipologia di legno impiegata (Amy ne ha scelti 15 diversi) e la precisione che si conferisce all’insieme. Mica facile mettere le assi a prova di livella!
Via | Les carnets du design
Foto | Trine Stephensen
Continua a leggere: Mobili fai da te: una libreria fatta di scarti di legno
Britannici e anglofili ecco di nuovo una notizia per voi. Si sa, l’Inghilterra e la sua capitale Londra sono un tale serbatoio di icone che è piuttosto facile che il design renda omaggio a una di loro o tragga ispirazione da tutto ciò che connota questo paese.
La designer tessile Charlene Mullen ricama sui suoi cuscini paesaggi londinesi, il filo nero disegna con pochi tratti skyline e sagome familiari e sempre evocative. Dal London Eye alla cattedrale di St. Paul, dalla Tate Gallery all’edificio icona di Norman Foster. C’è anche spazio per un U.F.O.
Via | OhJoy!
Londra ricamata sui cuscini di Charlene Mullen

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