
Vi avevamo già parlato della talentuosissima industrial designer russa Maria Yasko, segnalandovi le sue scaffalature modulari. ‘Stavolta vogliamo mostrarvi un suo progetto di interior design dedicato alla serie di libri per bambini “Moomin” della scrittrice finlandese Tove Jansson.
La Yasko ha ricreato alcune delle illustrazioni dei libri realizzando degli spazi in tre dimensioni per un luogo che offra intrattenimento per tutta la famiglia. L’effetto è molto simile a un lavoro di paper-cut, che però occupa interi ambienti.
Coloratissime, ricche di giochi di forme e luci, le varie stanze sono un tributo a uno stile nordico in cui però la fantasia scorre in ogni singolo elemento. Sagome e silhouette funzionali e non, strutture tondeggianti o spigolose e sghembe per l’illusione (per una volta reale) di vivere in un libro pop-up. Di seguito, una gallery del progetto.
Moomin Valley: l’interior design di Maria Yasko





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Brevissima nota di colore. Mi sono imbattuto in Beatrice Alemagna molti anni fa, quando un comune conoscente realizzò un cortometraggio sui suoi lavori e sul suo -allora- recente trasferimento in Francia. A colpirmi fu non solo l’evidente bravura, ma la sincera passione e volontà di “disegnare racconti” -per usare le sue parole- senza lasciarsi scoraggiare dai limiti di un mercato difficile come quello italiano.
Cresciuta con l’ammirazione per i libri di Rodari e le illustrazioni di Luzzati e Munari, Beatrice Alemagna ha raggiunto traguardi importantissimi nell’ambiente della narrativa illustrata per bambini. Selezionata per ben due volte in occasione del prestigioso Prix Baobab e vincitrice di un Premio Andersen (e di molti altri concorsi), le sue storie sono state tradotte in varie lingue e il suo talento è ormai da più di 10 anni al servizio di una struttura importante come il Centre Pompidou di Parigi.
Capace di un approccio delicato e intelligente anche ad emozioni difficili da tradurre per i più piccoli, utilizzando tecniche diverse in modo ’semplice’ e perfettamente adeguato alle storie, il suo tratto e la sua abilità nel raccontare sono cresciuti proporzionalmente ai risultati ottenuti. Uno dei nomi di cui andare orgogliosi fuori dai nostri -spesso- miopi confini nazionali. Di seguito, una gallery con alcune sue tavole.

Capita spesso di imbattersi in illustratori che trattano l’osservatore come fosse incapace di leggere i livelli più profondi di un lavoro, o in altri che invece puntano a sensazionali tavole, magari più ‘estreme’ nello stile, che colpiscono, ma annoiano presto.
Trovare un equilibrio non è cosa semplice, anche se di esempi in circolazione ce ne sono molti, fino ad arrivare al quanto accade nel mondo dell’animazione. C’è poi per fortuna, chi questo equilibrio lo trova con un gusto e una ricerca sul tratto che uniscono talento e voglia di raccontare.
E’ quello che ho pensato imbattendomi nel portfolio di Daniela Volpari, illustratrice romana che ha pubblicato due libri per bambini e ha vinto una serie di premi con i suoi lavori, perfettamente sospesi tra la nostalgia di certi autori del passato e una capacità comunicativa che sfiora la dimensione più onirica senza mai abbandonarcisi in modo sterile. Giudicate voi stessi dalla gallery.

“Ci piace pensare che i libri, ovviamente acquistati dai genitori, debbano piacere prima di tutto ai bambini: sono loro che osservano, rileggono, si affezionano. Un libro sfogliato una sola volta e poi abbandonato non è, per noi, motivo di orgoglio”, dicono Francesca Rimondi e Silvia Teodosi, le due fondatrici di gradoZero Edizioni. Uno dei migliori punti di partenza possibili per chi ha deciso, dopo una solida esperienza lavorativa come studio editoriale per editori di narrativa e scolastica, di mettersi in proprio.
L’obiettivo è ritagliarsi uno spazio all’interno del vasto mercato editoriale dedicato ai più piccoli, pubblicando libri con una forte attenzione alla qualità grafica e testuale e affrontando tematiche ancora poco trattate in Italia: famiglia allargata, mamme lavoratrici, padri che si occupano dei figli, coppie miste.
I primi due volumi sono già in vendita. “Mentre la mamma è al lavoro…” (testo di Silvia Teodosi, illustrazioni di Sara Gioria) illustra la scansione temporale di una giornata di una mamma in ufficio e, contemporaneamente, di una bimba a scuola materna. Fa parte della collana Split book dedicata alla fascia d’età 2-5 anni, che prevede l’utilizzo della tecnica cinematografica dello split screen. “Un po’ di pazienza!” (testo di Simona Pagano, illustrazioni di Carla Manea) fa parte invece della collana Niente da nascondere dedicata alla fascia d’età 3-5 anni, albi illustrati che affrontano in maniera concreta tematiche a sfondo familiare e sociale.
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Aaron Zenz è un illustratore, graphic e multimedia designer che vive e lavora in Michigan. Ha una biblioteca di più di 3000 libri per bambini. Aaron Zenz ha tre figli: Lily (6 anni), Gracie (9 anni) e Isaac (11 anni).
Ogni settimana scelgono un libro tra quelli che hanno letto, si siedono (non so perché ma me li immagino a terra, su un gran tappeto), Aaron accende il registratore e insieme danno vita alle più esilaranti, tenere, intelligenti, folli recensioni che possano venirvi in mente. Bookie Woogie è l’apoteosi del caos casalingo applicato alla critica letteraria.
Non contenti, alla fine, i tre arraffano colori e fogli e disegnano la loro personalissima versione della storia di cui hanno appena parlato. Il miracolo si compie ogni lunedì. Generano dipendenza, siete avvertiti: da quando li ho scoperti, non ho mai saltato una puntata. Illustrazione e letteratura per l’infanzia come non le avete mai viste (e sentite!)
Cappuccetto rosso, Hansel e Gretel, il Soldatino di Stagno, Raperonzolo, Scarpette rosse: le più classiche delle favole sono state reinterpretate dall’illustratore spagnolo Pedro Bascon per un calendario intitolato appunto Classic Tales. Lo stile è naive, i colori morbidi e vivaci.
Quel che colpisce è il lavoro di sottrazione in queste illustrazioni, che invece d’essere piene di dettagli, di piccole creaturine, fiori e alberi, riducono all’osso gli elementi, rendendo gli spazi metafisici e innalzando gli oggetti e i personaggi a simbolo. Ciò nonostante, le immagini di Pedro Bascon riescono a non risultare fredde e anzi mantengono intatto il fascino misterioso delle fiabe.