Il Kamasutra sarà ripubblicato in Gran Bretagna nella serie Graphic Deluxe Editions dell’editore inglese Penguin Classics. Si tratta dell’edizione originale di Vatsyayana, che quindi, come forse non tutti sanno, è privo di immagini e vignette.
In questo caso quindi alla cover del volume è assegnato l’importante compito di catturare l’occhio del lettore e al tempo stesso di suggerire l’atmosfera erotica di cui l’antico testo è permeato: per questo motivo è stata scelta l’illustratrice francese Malika Favre, già famosa per le sue illustrazioni dai toni hot.
Per l’occasione, la disegnatrice ha scelto di rappresentare le lettere che compongono la parola Kamasutra come altrettante posizioni amorose: l’intera scritta si può leggere però solo una volta aperta l’intera copertina compresi i risvolti.
Prese una ad una le illustrazioni sono invece voluttuosi ritratti di coppie, cristallizzate durante l’amplesso, raffigurate con uno stile elegante e moderno, che ricorda l’art nouveau, e che suggerisce l’affascinante mondo indiano semmai solamente per la gamma cromatica utilizzata.
Pochi giorni fa abbiamo parlato del progetto Pacific Standard Time, che celebra la scena artistica californiana, a proposito di un video in cui il rapper Ice Cube racconta la Los Angeles di Charles e Ray Eames. In un precedente episodio della stessa serie, Anthony Kiedis, il frontman dei Red Hot Chili Peppers, viaggia per la città con l’eclettico artista pop, fotografo e graphic designer Ed Ruscha.
Aldilà del valore innegabile dell’intervista a un personaggio tento influente di per sé, è particolarmente interessante osservare l’editing di questo video, che utilizza le parole inserendole nel paesaggio urbano, sia per ribadire concetti chiave, sia per riprodurre con una suggestione una delle caratteristiche dello stile dell’artista.
Insegne e scritte luminose, una delle componenti fondamentali del paesaggio losangelino, a partire dalla celebre insegna Hollywood sulla collina, si confondono con il lettering aggiunto, in un gioco di sovrapposizioni visive e di rimandi semantici tra elementi architettonici, arte, pubblicità e pensieri creativi.
Ma no, non pensate male. Quella G sta per Gourmet e Point G è il nome di una prestigiosa pasticceria di Montreal, specializzata in dolci francesi come i macarons. Certo indubbiamente un’allusione sessuale neanche troppo velata nel nome c’è, e l’agenzia Chez Valois, che nei mesi scorsi ha ridisegnato l’identity del marchio e il packaging di tutti i prodotti, l’ha utilizzata.
I colori golosi dei dolcetti si stagliano sul bianco, incorniciati dal fuchsia del lettering e di ogni dettaglio. La sensualità è evocata e mai rappresentata: il gusto sublime dei dolci è stato legato infatti al piacere sensuale solo attraverso una serie di verbi che campeggiano su ogni confezione e che potrebbero alludere sottilmente e con ironia all’approccio ad un pasticcino così come ad un altro corpo: leccare, stendere, assaggiare, spalmare, entrare, condividere…
I macarons hanno nomi come Quintessence, Délectation, Tentation: anche il consumatore più ritroso viene solleticato da insinuazioni sottili che si accompagnano a immagini e profumi golosi, in un mix sensoriale che cerca la complicità di chi dovrà assaggiare, piuttosto che aggredirlo con immagini che suggerirebbero immediatamente ben altri appetiti…
A sta per Asparagi, B per Breakfast, C per cake! I caratteri che compongono il goloso alfabeto della designer inglese Parul Arora per il suo brand Just Noey, sono disegnati attraverso un fitto pattern basato sulla ripetizione di elementi commestibili ogni volta differenti.
Le lettere sono dipinte a mano su piatti in porcellana bianca bone china e costituiscono un simpatico servizio, prodotto in edizione limitata, per amanti del lettering e della cucina, in particolari di quella inglese e internazionale, tra fish&chips, tea party, noodles e kebab. I più attenti noteranno la mancanza delle lettere Q, U, W, X, Y & Z per cui evidentemente era più difficile trovare un abbinamento. Qualcosa da suggerire?
Il mondo è ossessionato da Facebook, questo è quanto emerge da onlineschools.org, e quanto riprende Alex Trimpe nel suo informational motion graphics. Tale ossessione è probabilmente una delle poche consapevolezze di cui eravamo già in possesso anche solo a sensazioni, ma con le cifre alla mano tutto ci pare più enorme e spaventoso; per fortuna il video non procura allarmismi e riporta informazioni in maniera abbastanza asettica.
Immancabili colori sono il blu e il bianco, per richiamare inequivocabilmente l’argomento di cui si tratta, pur non mancando altri accostamenti comunque opportuni. Il ritmo è vivace e accattivante, e le informazioni vengono date con estrema chiarezza, senza troppi giochi con il lettering come magari abbiamo potuto vedere in altre infografiche.
Alex Trimpe, italo-americano, è un video e motion designer con all’attivo diversi video che vanno da quello musicale a quello con grafiche 3D. Tra questi è da segnalare per la sua diversità quello che tratta della madre che racconta della sua storia da emigrante.
L’illustratrice di base a Londra Jing Zhang ha una formazione da fashion designer ma una passione non troppo segreta per il lettering. Da questo interesse nasce lo strano connubio che l’ha portata alla creazione di un alfabeto, non ancora completato, d’ispirazione architettonica.
Se in passato abbiamo visto lettere dell’alfabeto trasformarsi in interni tutti da arredare, o caratteri tipografici formare panorami metropolitani, il progetto Lettering di Jing Zhang trasforma ogni lettera in una costruzione tridimensionale, tra impalcature, scale in stile Esher e tubature, architetture verticali originali, capaci di ospitare piscine nella pancia di una Q, monorotaie impervie o catene di montaggio.
Dusty Signs from Hunter Johnson on Vimeo.
Dan Madsen è un ragazzo che scrive. Non voglio semplicemente dire che è alfabetizzato, ma che Dan lo fa con i pennelli, dipinge lettere, progetta alfabeti: è un designer di hand-lettering, o per buona pace degli italofoni, (a volte esagerati) come me, un progettista di alfabeti realizzati a mano, un calligrafo.
Non so a Minneapolis come proceda la richiesta di cartellonistica e più in generale di scritte a mano per esercizi commerciali e servizi pubblici, ma a giudicare dalla quantità e dalla qualità dei suoi lavori, parrebbe che non ce ne sia uno a cui manchi una sua opera.
Lo stile che si riconosce è quello tipico anglo-americano; font inconfondibili sviluppate tra ‘800 e primi del ‘900: forme lapidarie, calligrafiche, colori piatti, non troppo accesi, espressioni delle prime pubblicità in circolazione.
Continua a leggere: Le antiche calligrafie del moderno hand-lettering di Dan Madsen
Ero molto emozionata e onorata di progettare gli inviti per la mia migliore amica Jenna, per il suo matrimonio presso il Desert Botanical Gardens in Phoenix, Arizona. La sede è stata un’ispirazione importante per la coppia, per questo volevano che gli inviti riflettessero l’eleganza e la rilassatezza del sud-ovest.Con la penna a inchiostro ho creato illustrazioni di diversi tipi di cactus e una tipografia personalizzata, utilizzando un solo colore per avere opzioni di stampa flessibili e per mantenere il costo basso.
Chi parla è Alison Iven, designer di New York, che per la sua amica Jenna ha progettato un vero set tipografico da matrimonio. C’è un bellissimo invito, con un cactus sobrio e originale; stessa eleganza per il lettering, anche se forse un po’ troppo compresso, andando a perdere di ariosità.
Gli inviti di matrimonio di Alison Iven



Continua a leggere: Alison Iven e i suoi inviti per un tè nel deserto
“Ho progettato i miei personali biglietti da visita in riferimento al mio ultimo progetto, la tipografia a ricamo. Durante il processo di costruzione di lettere a forme semplici volevo trovare un’altra inattesa forma grafica. I biglietti da visita sono fatti a mano in edizione limitata, ho usato diversi colori di filo, e carta nera da 250g.”
Quando si è un’illustratrice e una graphic designer come Nina Gregier, non ci si deve scandalizzare se si arriva a parlare come minimo di artigianato. La giovane polacca si occupa di tutte le arti e le tecniche visive, e in ognuna non fa mai mancare il suo apporto personale e unico.
Come nel caso dei biglietti da visita ricamati, i poster stampati in linoleografia, o il lettering stampato con inchiostro a mano. La manualità è dunque il leitmotiv di ogni suo lavoro che perde l’impersonalità industriale, e acquisisce la preziosità individuale. Nell’epoca in cui qualsiasi immagine ci soffoca, in cui tutti hanno un programma di grafica, la personalità è la via di salvezza verso la qualità e l’etica.
Via | Anthology
Tipografia all’impronta, a portar via, su misura, praticamente random: l’idea del graphic designer Drew Melton, quando ha deciso di fondare il Phraseology Project, era quella di creare un network che alimentasse la sua voglia di sperimentare e giocare con il lettering.
Basta sottoporre una lettera, una parola, una frase, un detto, un modo di dire: Drew lo trasformerà in bella calligrafia, o per meglio dire, in bella tipografia. Per sua stessa ammissione non tutti i tentativi sono veri e propri capolavori, ma sono tutti onesti (e divertenti) esperimenti che celebrano ogni volta l’esercizio creativo.