
Non è la prima volta che su Designerblog parliamo di Lego. Oggi, però, vogliamo trattare l’argomento in maniera originale, chiedendoci quanti ne servirebbero per costuire un soggetto decisamente impegnativo.
Ad esempio, l’originale Casa Bianca. Un programma indica che ne servirebbero qualcosa come 158,783,167.
Tanti? Pochissimi se paragonati a quanti ne verrebbero usati per costruire il tanto amato Empire State Building: qui si parla di 5,291,371,370 pezzi. Non uno in più, non uno in meno per i suoi centodue piani di altezza. Circa la metà (2,653,242,968) ne servono per la reggia di Versailles. Per i soli (!) sedici piani del Big Ben, invece, sono richiesti 28,470,328 unità di Lego. Infine per il Il Fuller Building, meglio noto come Flatiron Building ne servono 461,315,000.
Avete un unità di misura particolare che volete misurare per curiosità? Potete farlo qua sotto inserendo gli Square Feet (piedi quadrati) come unità di misura. Uno equivale a circa 0.0929 metri quadrati.
Per promuovere la nuova serie DC Universe Super Heroes Collection, ispirata ai supereroi della DC Comics, la Lego ha ideato un’applicazione che consente di girare e montare piccoli filmati in stop-motion con i pupazzi e i mattoncini.
La Lego sembra così fare propria la dalla tendenza esplosa in rete a omaggiare pellicole (e in particolare proprio quelle dedicate ai supereroi come per esempio The Dark Knight) attraverso remake fatti con i propri prodotti, e facilita il compito ai registi amatoriali che negli ultimi anni si sono cimentati nell’impresa.
Non solo lancia una serie di personaggi che ben si prestano a diventare i protagonisti della prossima stagione di Lego remake, ma offre con LEGO DC Super Heroes Movie Maker un piccolo software di editing per iPhone utilizzabile anche dai più piccoli che consente di catturare le immagini frame-by-frame, di selezionarle e cancellarle, di aggiungere filtri, musica e titoli da una piccola library.
Ricordate la precedente campagna realizzata dalla Blattner Brunner di Pittsburgh per i mattoncini colorati più famosi del mondo? Dettagli minimali da cui era facile intuire contesto e oggetto solo grazie al potere dell’immaginazione. Potere che - qui il valore dell’idea - è stato incrementato proprio grazie all’astrazione necessaria per pensare e trasformare i Lego in modelli verosimili.
La nuova campagna si intitola “Imagine”, è opera dell’agenzia Jung von Matt di Amburgo (vi abbiamo parlato di loro recentemente) e si propone come un continuum dei predecessori: pochissimi mattoncini per stilizzare alcuni celebri personaggi di fantasia. È incredibilmente facile riconoscerli e questo non fa che avvalorare la tesi iniziale. Provate.
Quella che vedete nelle immagini sembra proprio una chiesa: la sua architettura è simile a quella di tanti altri luoghi di culto. Allora come mai è realizzata con mattoni che sembrano dei Lego?
Chiamata Abondantus Gigantus, è alta 20 metri ed è stata costruita nel 2011 per il Grenswerk Festival, a Enschede, nei Paesi Bassi. In realtà non si è trattato di una vera e propria chiesa, anche se una Messa al suo interno è stata celebrata; si è trattato piuttosto di un luogo pubblico dove organizzare eventi e assemblee cittadine.
La costruzione (ad eccezione del tetto) è stata realizzata con blocchi di cemento del tutto somiglianti ai mattoncini Lego e dotati anche degli stessi 5 colori primari.
Ora la “chiesa” non esiste più, è stata smontata alla fine del festival; ma i suoi “mattoncini” sono conservati in un luogo sicuro, in attesa di venire riutilizzati per la prossima edizione dell’evento. Magari assemblati in modo da dare vita a qualche altra stravaganza architettonica..
Continua la ’saga’ che vede il celebre taccuino nero associato ai principali simboli pop del secolo appena trascorso. Dopo Pac-Man, i Peanuts e “Guerre stellari”, arriva quello che era forse il connubio assolutamente inevitabile: la “Lego Moleskine Notebooks Collection”. Il prossimo primo marzo infatti, sbarcherà nello store questa nuova edizione limitata ispirata al celebre gioco di costruzioni.
Quattro versioni disponibili (due con i fogli a righe e altrettante con i fogli a quadretti), ciascuna con un risguardo stampato a tema, la classica tasca interna, segnalibro colorato coordinato con la fascetta e dieci fascette adesive per personalizzare le proprie annotazioni con i mattoncini e i personaggi Lego.
Lego Moleskine: la nuova collezione ispirata ai mattoncini più famosi del mondo



Cosa succederebbe se i personaggi di una delle più famose console a 8bit prendessero vita durante le festività natalizie? E se i cattivissimi fantasmi di Pac-Man decidessero di sfilare i regali da sotto l’albero? Se lo deve essere chiesto l’animatore britannico Andrew Jive realizzando questa rilettura casalinga del Natale.
In “8-Bit Holiday”, la grafica spartana dei vecchi videogiochi è resa con i mattocini Lego, il resto è creatività e stop-motion, per un video che dura un paio di minuti, include qualche buona trovata tecnica e strappa più di un sorriso.
“Clark Davis era stufo di trovarsi sempre di fronte a traslochi difficili, popolati da mobili complicati da trasportare e da montare ogni volta che doveva cambiare casa (il che accadeva spesso).” Potrebbe sembrare l’inizio di un racconto, e in effetto è proprio così, soltanto che l’epilogo è qualcosa di concreto e tangibile, un’idea che solletica il nostro estro creativo e che risveglia la nostra anima ludica e infantile.
Gypsy Modular infatti è il progetto che sta alla base di una serie di arredi realizzati in legno, pensati per essere non solo trasportati con poco sforzo e occupando poco spazio, ma anche per essere montati, smontati e riassemblati in configurazioni anche differenti, ogni volta che se ne ha la necessità in modo semplice e veloce.
E’ lo stesso Clark Davis, l’ideatore di Gypsy Modular, a definire questo progetto come “ciò che potrebbe accadere se Lego e Ikea si incontrassero”. Concetti simili, ma anche molto lontani fra loro, che potrebbero dar vita a qualcosa di semplice, ma non banale e che in fin dei conti risulterebbe inedito.
Nel video potete osservare il montaggio di una scrivania Gypsy Modular, operazione che avviene in un tempo inferiore a 60 secondi. Il risultato è anche molto piacevole esteticamente.
Via | Design-milk

Della serie Lego Architecture avevamo parlato quando, dopo un primo lancio che comprendeva, nella serie Landmark, l’Empire State Building, lo Space Needle di Seattle, la Casa Bianca e Le Rockfeller Towers, era stata realizzata una seconda serie in collaborazione con la Frank Lloyd Wright Foundation, di cui le prime uscite erano state il Guggenheim Museum e Fallingwater.
Ora, a distanza di quasi due anni da queste prime due uscite, Lego Architecture festeggia il lancio del suo decimo modello in mattoncini con il capolavoro di Mies van der Rohe, Farnsworth House, costruita a Plano, in Illinois tra il 1945 e il 1951, e appartenente ora al National Trust for Historic Preservation.
Per riprodurre la sua struttura in vetro e acciaio, minimale, leggera, bianchissima, l’”artista del mattoncino” Adam Reed Tucker ha dovuto superare una vera e propria sfida, scegliendo tra la miriade di differenti pezzi modulari Lego quello che meglio avrebbe reso l’aspetto di questa architettura meravigliosa. Con sua sorpresa, la scelta è ricaduta sul più classico dei classici, il mattoncino cubico da 1cm x 1cm.

Abile e famoso illustratore, cartoonist e animatore, per avere un’idea dell’approccio fortemente ludico di Mark Anderson al suo lavoro basta farsi un giro sul suo spazio web. Quello che vogliamo segnalarvi oggi è poco più di un gioco che però riesce nell’intento di unire più livelli legati al mondo della creatività.
Esperimento a metà strada tra la tipografia, i toys e il mondo dell’animazione (potrebbero essere proprio dei prototipi per un filmato…), Anderson ha realizzato un intero alfabeto con i pezzi di Lego che servono per costruire le astronavi della saga di “Guerre Stellari”.
Lo ripetiamo: c’è più attitudine da geek che un serio approccio al design grafico e alla tipografia, eppure una volta tanto ci piace l’idea di giocare con certi risvolti seriosi del ‘mestiere’ e concederci - perché no? - un tuffo nel passato.

Minale-Maeda è uno studio di design di Rotterdam che fa capo -appunto- a Mario Minale e Kuniko Maeda. Specializzati nel realizzare mobili che reinterpretano il modo d’uso attraverso materiali non convenzionalmente legati all’oggetto in questione, sono approdati ai più famosi mattoncini del mondo già nel 2004.
All’epoca avevano ricreato la celeberrima “Red and Blue Chair” di Rietveld: dovizia di particolari e dimensioni poco più grandi del normale viste le misure standard dei ‘pezzi con le protuberanze’. La sedia non era però mai stata messa in commercio per problemi di copyright.
Ora ci riprovano con un’altra delle creazioni di Rietveld, l’armadio “Buffet”, presentato proprio in questi giorni al Global Design Forum che si svolge a Basel, in Svizzera. Ribattezzato per l’occasione “Rietveld LEGO buffet” è stato costruito montando insieme più di 25000 pezzi (potete vedere la successione nella finestra pop-up del sito) e ne verranno prodotti solo cinque esemplari. Dopo il salto, la gallery.
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