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Tutti gli articoli con tag legno

Gli oggetti in 'tensione' di Itay Laniado

pubblicato da intweetion in: Accessori Designer Young designer Design sostenibile

ItayLaniado

Itay Laniado è un designer israeliano che studia tutt’ora all’Accademia di Arte e Design di Gerusalemme. Un giovane designer fissato con le strutture in tensione, con l’utilizzo di pochi, funzionali materiali e con l’ansia del minimo ingombro possibile. Un ‘purista’, a suo modo.

Laniado ci propone tre nuovi oggetti nati dalla sua creatività e dalla ricerca intrapresa. Una stampella, una scala e un portafoglio. Tre oggetti apparentemente distanti, quanto a utilizzo, ma resi vicini dall’approccio nel realizzarli.

Legno, innanzi tutto. Poi corda e spessi elastici di gomma. Infine cinghie e cremagliere. Sembra una puntata di MacGyver, ma non lo è. Piuttosto la dimostrazione di come si possa approntare la progettazione di oggetti in modo intelligente e con il minimo dispendio di materiali.

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Una lampada, una bicicletta e una panchina: da montare

pubblicato da intweetion in: Accessori Illuminazione Designer Eco design Arredamento

WedgeBenchTre oggetti. Unici denominatori comuni: legno, ingegno e un po’ di manualità. Partiamo con la Wedge Bench di Richard Beumer, Jonny Wray e Daniel Rossi. Una panchina composta da quattordici pezzi. Si incastra tutto. Colori bellissimi. Tempo stimato: cinque minuti, ma anche meno. Bye-bye Ikea.

Clamp LampQuesta invece è una lampada da tavolo. Si chiama Clamp Lamp, l’ha ideata Dana Cannam, una designer olandese. Filo a parte, i pezzi sono tre. Minimal, elegantissima. Provvede all’illuminazione una striscia di LED. Semplice e super pratica. Tempo stimato per il montaggio: due minuti (se la presa di corrente è nei paraggi).

FlatPackBikeIl terzo oggetto sono in realtà due, ma il concept è unico. Sono il Flat Pack Bike e il Flat Pack Scooter. Rimuovete i pezzi dalla base e lasciate che i bimbi scorrazzino per casa. Il designer è Nicolas Belly, che con l’idea ha vinto l’Argus Design Competition. Il tema, ‘manco a dirlo, era “Less is More: Traveling in the Era of Simplicity”. Tempo stimato per il montaggio: dieci, quindici minuti. Tempo stimato perché il pargolo scaraventi a terra qualcosa: zero.

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Hoto Fudo: il ristorante di Takeshi Hosaka

pubblicato da intweetion in: Interior design Designer Eco design Arredamento

HotoFudoRestaurant

Gli eschimesi sono un popolo strano. Prima di tutto si arrabbiano se li chiamate così. Sul serio. E’ un termine che deriva da un dialetto indigeno dell’America del Nord e significa “fabbricante di racchette da neve”. Io mi arrabbierei. Come se un abitante di Varese venisse chiamato “fabbricante di calzature”: in effetti non è carino.

Chissà se gli eschimesi si innervosirebbero altrettanto guardando il ristorante realizzato dallo studio di Takeshi Hosaka. Inizialmente forse no. E’ un igloo e a loro piacciono. Però è alle pendici del monte Fuji, in Giappone. Il posto si chiama “Hoto Fudo” (che suona un po’ come “cibo caldo”, ironicamente).

La struttura funziona come un’enorme conchiglia: linee morbide con 140 metri quadri adibiti a cucina e 530 per mangiare sotto la parte di igloo che serve da veranda. La particolarità è che il posto non ha aria condizionata, quindi gli avventori, pioggia a parte, devono adattarsi alle condizioni atmosferiche.

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Typeface: un film di Justine Nagan

pubblicato da intweetion in: Mostre Designer Tipografia Video Modernariato Professione Illustrazione

La componente artigianale del design ci piace. Giriamo con i laptop nelle borse a tracolla e negli zaini, abbiamo ogni sorta di device che ci aiuta per realizzare le nostre idee ovunque eppure chi può mai resistere agli esempi di quanti hanno creato con le loro mani (e una pazienza monumentale) gli elementi di cui oggi ci serviamo con tanta facilità?

Se applichiamo il concetto alla tipografia, la rivoluzione è stata ancora più incredibile. La manualità necessaria e la conoscenza di macchine e calcoli per realizzare un buon carattere, sono qualcosa di così lontano dalle raccolte di font scaricate in meno di un minuto, che forse vale la pena guardare più spesso a chi conosce il processo tradizionale.

Justine Nagan è l’Executive Director della Kartemquin Films. Si è imbattuta per caso nel “Hamilton Wood Type Museum” mentre viaggiava attraverso Two Rivers, nel Wisconsin e aveva fatto una pausa per mangiare un gelato (!). Affascinata dalla costruzione e dagli 1,5 milioni di modelli di lettere in legno che contiene, ha deciso di girare un documentario.

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Tom Rossau: come si costruisce una lampada

pubblicato da intweetion in: Accessori Illuminazione Designer Eco design Arredamento Professione Design sostenibile

TomRossauLamp

Narra la leggenda (non è vero: sono le note biografiche) che il designer Tom Rossau ha iniziato la sua carriera a Faarevejle in Danimarca, nella cantina dell’appartamento dei suoi genitori. Come tutti i bambini danesi (occhei, non solo) era un patito dei Lego, poi, negli anni ‘90 ha cominciato a disegnare abiti in pelle e una serie di oggetti in legno.

Il successo è arrivato nel 2006, quando ha presentato le sue lampade TR4 e TR7 (non sono i nomi di due robot di Guerre Stellari) al Copenhagen Furniture Fair (poi ribattezzato CODE) e la TR7 ha ricevuto l’ “Audience Favorite Award”.

Probabilmente ispirato dalle torsioni di Frank Gehry, Rossau costruisce lampade che sono prima di ogni cosa lievi, impeccabili esempi di funzionalità, sostenibilità e attenzione al consumo energetico. Esplora le possibilità dei materiali (utilizza anche la carta) testandone la resistenza e l’adattabilità alle forme. Di seguito (via) potete ammirare in una gallery le varie fasi del suo lavoro.

Tom Rossau: come si costruisce una lampada
Tom Rossau: come si costruisce una lampadaTom Rossau: come si costruisce una lampadaTom Rossau: come si costruisce una lampadaTom Rossau: come si costruisce una lampadaTom Rossau: come si costruisce una lampadaTom Rossau: come si costruisce una lampadaTom Rossau: come si costruisce una lampada

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Accendere la memoria con Phillu

pubblicato da intweetion in: Accessori Designer Gadget

phillu

C’è gente che colleziona le scatole di fiammiferi. Non sapevo che, in inglese, la cosa avesse un nome. Il termine è Phillumeny e, proprio a questa singolare mania è ispirato il Phillu -appunto- dell’industrial designer turco Emir Rifat.

Phillu è una via di mezzo tra una pen-drive e un (mini) hard disk esterno della capacità di 45 gigabyte. La particolarità sta nel fatto che è realizzato come una scatola di fiammiferi. Ognuno dei 9 cerini è una memoria di 5 giga che può essere rimossa dal contenitore e va ‘attivata’ sfregando la ‘testa’ sul lato ruvido dell’oggetto.

Successivamente, possiamo scambiare solo il singolo fiammifero -sempre con altri possessori del Phillu- o solo alcuni, nei quali avremo inserito i dati da trasferire. Basterà reinserire il cerino nella scatola e connettere il tutto via usb. Se l’idea è quanto meno macchinosa, l’oggetto è invece molto accattivante: linee morbide, colori scuri ed eleganti, materiali diversificati (l’interno è in legno). Vedremo se e come raggiungerà il mercato.

Phillu: accendere la memoria
Phillu: accendere la memoriaPhillu: accendere la memoriaPhillu: accendere la memoria

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Dear Diary 1.0: il computer di legno di Marlies Romberg

pubblicato da intweetion in: Hi-tech Designer Eco design Complementi d'arredo Arredamento

DearDiary1.0

Altro che laptop di alluminio ultrasottili, mobili minimal in policarbonato o monitor ultrapiatti: il legno. Ci vuole il legno. Un bel massello leggero leggero che non impegna e arreda in puro stile country-chic. Se trovate un centrino, poi, sarà perfetto come mouse pad.

Dear Diary 1.0
è l’idea di Marlies Romberg, recentemente diplomata alla Utrecht School of Arts in Olanda. Un po’ di sana nostalgia applicata alla fredda estetica delle nuove tecnologie. Un’intera postazione intagliata con il laser all’interno di una scrivania vecchio stile per celebrare un auspicato (da chi?) ritorno ad un favolistico 1.o (lo step precedente del progresso informatico).

Posto il fatto che il design di molte delle periferiche unopuntozero (tranne rare eccezioni) era ingombrante e scomodo come una cassapanca in travertino, viene da chiedersi quanti alberi sono stati necessari per la materializzazione delle nostalgie della signorina Romberg. Nel frattempo, mi raccomando, tutti a chiamare con l’iPhone la Casa Nella Prateria.

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Brio: un catalogo degli anni '80

pubblicato da intweetion in: Designer Gadget

BrioToys

I giocattoli in legno sono belli, c’è poco da aggiungere. Una delle marche che non ne ha mai abbandonato la produzione è la Brio, storica azienda svedese fondata nel 1884 dal cestaio Ivar Bengtsson. Spedito fuori casa per lavorare da giovanissimo, Bengtsson diventò un imprenditore anche grazie a una semplice rivelazione: la qualità paga.

E la qualità ha pagato molto, negli anni, visto che i giocattoli Brio non solo non hanno mai smesso di vendere, ma hanno mantenuto standard altissimi, vincendo numerosi premi di design e architettura. L’unione di caparbietà negli intenti e capacità di adattarsi con cautela e intelligenza al cambiamento dei gusti dei più piccoli, hanno rafforzato il brand e mantenuto gli estimatori.

Di seguito, vi mostriamo una gallery (via), con le scansioni di un catalogo del 1980, più delle immagini di alcuni prodotti attualmente in vendita, in cui la continuità (nell’innovazione) è evidente.

Brio: un catalogo degli anni ‘80
Brio: un catalogo degli anni '80Brio: un catalogo degli anni '80Brio: un catalogo degli anni '80Brio: un catalogo degli anni '80Brio: un catalogo degli anni '80Brio: un catalogo degli anni '80Brio: un catalogo degli anni '80Brio: un catalogo degli anni '80

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Curve by Akemi Tanaka

pubblicato da marta-cosca in: Accessori Designer Curiosità



Il designer Akemi Tanaki ha progettato un modello di cuccia per gatto davvero inusuale: è infatti una sorta di mensola che può essere attaccata al muro a diverse altezze.

Realizzata in legno multistrato curvato e ricoperto da una morbida impiallacciatura di acero o noce, il lettino può sostenere fino a 35 chili e il comodo cuscino amovibile in dotazione può essere comodamente lavato in lavatrice.

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Pitch stool, lo sgabello di Nicolai Czumaj-Bront

pubblicato da Cut-tv in: Complementi d'arredo Arredamento

Pitch stool, lo sgabello di Nicolai Czumaj-Bront

La bellezza del legno è che non è mai uguale a se stesso e che, sia all’interno di un processo industriale, sia con una lavorazione artigianale, ogni pezzo realizzato sarà sempre unico, differente da tutti gli altri, anche solo per una venatura o una sfumatura di colore.

Il designer americano Nicolai Czumaj-Bront gioca proprio su questa qualità del materiale naturale per eccellenza e presenta Pitch, uno sgabello realizzato con pezzi di scarto dell’industria del legno: imperfetto nell’unione di materiali grezzi ma perfettamente equilibrato nella realizzazione e nell’assemblaggio.

Via | Yatzer.com

Pitch stool, lo sgabello di Nicolai Czumaj-Bront
Pitch stool, lo sgabello di Nicolai Czumaj-Bront Pitch stool, lo sgabello di Nicolai Czumaj-Bront Pitch stool, lo sgabello di Nicolai Czumaj-Bront Pitch stool, lo sgabello di Nicolai Czumaj-Bront

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