Continua il viaggio nel mondo della progettazione dello studio en&is design di Milano che in questo inizio di 2010 lancia una serie di progetti piuttosto interessanti a dimostrazione della versatilità di un duo che ama osservare la realtà, sperimentare forme e suggerire funzioni.
Dalla consolidata collaborazione con la Posaterie Eme nascono alcuni accessori per l’homewear piuttosto ingegnosi, come la lampada e il portafrutta Nido, nati dallo stesso concept, un festone semitrasparente di polipropilene da intrecciare su se stesso, il tappo gonfiabile Mascotte che si adatta al collo di qualsiasi bottiglia, o il nastro per dosare gli spaghetti Me and You and Everyone else.
Mentre tutti questi oggetti sono stati presentati durante la Settimana del Design come parte della collezione dell’osservatorio Daily Review, un’altra novità allarga la linea di prodotti di en&is fino a includere l’arredamento, ovvero la sedia Shine, dalla struttura in legno su cui poggia una leggerissima scocca in plastica lucida, progettata per Midj.

Smogmilano è uno studio eclettico nato dalla commistione di persone che provengono da diversi ambiti, ma sono riuscite a trovare un modo comune per comunicare e innovare, divertendosi!
Ecco quello che ci hanno raccontato:
1)Parlateci di voi: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Smogmilano: Siamo un gruppo eterogeneo, un fashion designer, un product designer, un interior designer e una accessories designer.
Tutti portano, attraverso il loro percorso lavorativo, le proprie esperienze allo studio. Obiettivi futuri? Quello di far crescere lo studio, definire meglio gli aspetti della commercializzazione, e sempre più, cercare di collaborare il più possibile con altri artisti e designer con i quali costantemente ci confrontiamo. Crediamo in Smog, come in un contenitore con una sua identità, ma anche aperto a diverse esperienze e influenze.
2) Quali sono i vostri punti di riferimento nel mondo del design?
Smogmilano: Nessun riferimento preciso…è chiaro che certe tendenze in corso influenzano il nostro lavoro, ma cerchiamo di attingere il più possibile da mondi che non appartengono nello specifico al design.
Crediamo molto nella trasversalità dell’approccio quando siamo in fase progettuale e questo ci porta a sconfinare spesso e volentieri in settori che niente hanno a che vedere con le logiche del design…questo succede anche con le aziende che scegliamo per la produzione dei nostri oggetti.
3) Come nascono i vostri progetti e da dove prendete l’ispirazione per dar vita alle vostre creazioni?

Conosciamo meglio oggi Alberto Caiola, designer che ha preso parte all’evento Young Designer Home.
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Alberto Caiola: Mi sono laureato al Politecnico di Milano nel 2005 in industrial design, e subito dopo ho iniziato a collaborare con lo studio Cibic&partners di Milano.
Entrato in contatto con Fabrica, il centro di ricerca e sviluppo di Benetton, dove lavoravano amici, rimasi incantato da questo scenario anticonvenzionale e capii in un attimo che avevo bisogno di un laboratorio dove potermi muovere liberamente. Dopo un’attenta ricerca e su consiglio del principale collaboratore dello studio, il buon Tommaso, decisi poco dopo di trasferirmi in Olanda per seguire il master in conceptual design presso la Design Academy Eindhoven.
Qui compresi l’importanza del gruppo che come insieme di persone altamente motivate crea quel giusto mix di genuina tensione-competizione assolutamente costruttiva e indispensabile alla ricerca e alla sperimentazione.
In più la mescolanza di persone provenienti da tutto il mondo con background culturali e scolastici assolutamente insoliti simboleggia l’anima di questo luogo.
Tornai in Italia e lavorai per un periodo presso Antonio Iraci & Partners nel retail e nella progettazione di interni per poi collaborare con il Centro di ricerca Cibicworkshop a Vicenza.
In questo momento sono concentrato nella realizzazione di allestimenti e prodotti per le aziende oltre che a produzioni sperimentali più limitate che fanno riferimento ad altri circuiti.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Alberto Caiola: Molti..
Achille Castiglioni è stato una rivelazione ancora prima dell’università quando gaurdavo lezioni di design su Rai Educational.
Ugo Gregoretti conduceva il programma e raccontava il lavoro di questi grandi maestri; ne ho avuto subito una grande fascinazione.
Tra questi ancora Ettore Sottsass, per la sua poetica e il suo coraggio e Aldo Cibic, nel cui studio ho avuto la fortuna di trovarmi finita l’università. Qui ho imparato un po’ a vivere oltre ad essere estremamente determinato.
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Alberto Caiola: All’inizio nasce tutto da una ricerca libera. Parto da degli indizi, dei concetti, colleziono immagini e memorie, ragiono per collegamenti di idee, poi inizio a schizzare. “Look at things with unusual eyes”, è una frase storica che ritengo particolarmente significativa; è da questo principio che nascono idee dagli esiti imprevisti che se finalizzate possono poi tradursi in progetti interessanti.

Designerblog.it oggi vi presenta Design dOt, eclettico studio torinese dietro cui si cela il desinger Alberto Caramello, vero e proprio vulcano di idee che parteciperà a Young Designer Home e che vi invitiamo a conoscere meglio.
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Design dOt: Quando avevo 8 anni la mia maestra disse che seguivo poco in classe ma che ero un vulcano di idee.
Ho sempre studiato poco perché volevo imparare le cose che mi interessavano a basta. Dopo il liceo mi iscrivo ad ingegneria, ma al terzo anno ho capito che non volevo fare l’ingegnere e approdo ad architettura per il restauro.
Sono convinto che si debba conoscere il passato per disegnare il futuro.
I prossimi obiettivi? Lasciare un segno tangibile che il design non è solo una parola, ma il risultato di un processo.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Design dOt: Dal punto di vista della produzione quelle aziende che fanno progetti reali e non finanza.
Come designers quelli che si cimentano nell’autoproduzione perché solo facendo le cose si impara (come diceva Munari) mettendosi “dall’altra parte della barricata”.
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Design dOt: I progetti possono nascere in modi diversi: ci può essere una genesi romantica come un’intuizione sotto la doccia oppure il riflettere su quello che non va negli oggetti che ci circondano cercando di migliorarli.
Si può anche pensare ad un oggetto e immaginare un altro utilizzo, comunque bisogna osservare il mondo, non passarci solo attraverso.
4) Il progetto a cui sei più legato e perchè?
Design dOt: Sicuramente a dOt, la mia piccola casa editrice di oggetti.
In particolare a Boat. Avere l’idea di una piccola flotta di portacandele galleggianti e vederle poi dopo molti prototipi accese e galleggiare in piscina è stato davvero emozionante.

Continuiamo le nostre interviste ai giovani designer che parteciperanno a Young Designer Home presentandovi oggi CAIRA Design, giovane brand di moda dall’elevato contenuto creativo e nato dalla passione di Francesca Caira per la moda.
CAIRA Design propone, ad un pubblico di persone attente ai cambiamenti ed alla propria immagine, un prodotto elaborato nella ricerca, nei dettagli, nelle qualità dei tessuti e nella realizzazione.
Ma conosciamo un po’ meglio questa eclettica designer:
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
CAIRA Design: Dopo un diploma di Industrial Design allo IED ho avuto alcune esperienze come stylist per pubblicità e videoclip, ho lavorato in un laboratorio di vetrate policrome, nell’atelier di una ceramista e in uno studio di grafica. Finchè ho scoperto il piacere di costruire il vestito sul corpo umano e nel 2004 è nato il marchio CAIRA design.
L’obiettivo futuro è di rimanere coerente con la filosofia che ha ispirato la mia scelta di fare moda.
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
CAIRA Design: Antorio Marras e Vivienne Westwood
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
CAIRA Design: Nascono da un veloce bozzetto, per poi passare immediatamente alla realizzazione di un prototipo costruito su manichino.
La fonte di ispirazione sono le persone che vedo quotidianamente in vari ambiti e contesti, osservando con attenzione appariamo così diversi e variopinti!
Viaggi e film poi ampliano la visuale di osservazione nel tempo e nello spazio.

Come vi avevamo anticipato non molto tempo fa, Young Designer Home è l’evento che porterà alla ribalta una serie di giovani talenti del mondo del design e che avrà luogo a Vicenza nei giorni 16 e 17 gennaio 2010.
Noi di Designerblog lo stiamo seguendo da vicino e in particolare stiamo cercando di conoscere più a fondo i suoi protagonisti.
Per questo abbiamo deciso di proporvi delle interviste rivolte proprio ai giovani partecipanti all’evento e il primo designer che vi vogliamo presentare oggi è Alberto Brogliato, di seguito ecco l’intervista a lui dedicata:
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Alberto Brogliato: Mi sono laureato qualche anno fa (non ricordo mai quanti siano) presso lo IUAV di Venezia, con specializzazione in design del prodotto.
Fresco di laurea specialistica ho iniziato a lavorare per Euro3Plast, un’azienda vicentina che aveva come obiettivo la creazione di una linea di prodotti di arredamento in plastica con un DNA fortemente creativo…e il sodalizio deve ancora finire!
Attualmente sto gestendo assieme all’art director dell’azienda la quarta collezione di PLUST Collection, con alcuni prodotti da me firmati a catalogo ed alcune collaborazioni illustri che mi hanno dato molte soddisfazioni. Obiettivi futuri? Aprire uno studio?
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Alberto Brogliato: I miei punti di riferimento nel mondo del design non sono oggetti né correnti di pensiero, ma alcuni designers che hanno saputo interpretare e addirittura plasmare il nostro gusto del bello.
I nomi? Beh, da Joe Colombo a Panton, da Sapper a Ron Arad, da Zanuso a Marc Sadler,
da Castiglioni a Philippe Starck, da Marc Newson a Jonathan Ive, da Marcel Breuer a Chris Bangle.
E potrei andare avanti ancora…
3) Come nascono i tuoi progetti e da dove prendi l’ispirazione per dar vita alle tue creazioni?
Alberto Brogliato: Sarà che non sono ancora un designer affermato e quindi non posso permettermi di disegnare quel che voglio sapendo che qualcuno risolverà al posto mio gli infiniti problemi che sorgono dal bozzetto all’oggetto in produzione, ma il mio modo di progettare è strettamente basato sui vincoli.
Target, esigenze commerciali, limiti produttivi, dimensioni, articoli già presenti nel mercato e costi non sono che alcuni dei tantissimi vincoli che determinano le caratteristiche di un progetto.
Io non faccio altro che metterli tutti dentro un enorme calderone, e, a forza di mettere vincoli e paletti, il progetto comincia a prendere forma (non è molto poetico come procedimento, ma ho imparato a mie spese che raramente le cose poetiche sono anche fattibili).
Poi, una volta che le caratteristiche principali sono definite, cerco di dare al progetto/oggetto un qualcosa in più, un plus, qualcosa che ne giustifichi l’acquisto tra la selva di oggetti analoghi.
Intendiamoci, a volte ci si riesce, a volte meno…
Continua a leggere: Designerblog.it intervista Alberto Brogliato
Italia: Design_kit è un’iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenera ogni volta che un intervistato suggerisce il nome del suo successore.
Gli ospiti di oggi sono i product e graphic designer Enrico Bosa e Isabella Lovero dello Studio en&is design di Milano, invitati da Daniela Maurer.
Descrivete chi siete, cosa fate e come vi piace farlo.
Siamo un giovane e dinamico studio. Ci occupiamo di product design e di grafica. Lo studio nasce due anni fa unendo le esperienze pluriennali di Isabella Lovero e Enrico Bosa, maturate in prestigiose aziende come Sector Group e Swarovski Internazionale d’Italia per Isabella, e Studio Giovannoni Design per Enrico che ha la possibilità di sviluppare progetti per aziende come Alessi, Deborah Italia, Magis, 3m, Veneta Cucine, Edra. Queste esperienze ci hanno portato ad affrontare diverse tipologie di oggetti, dall’homewear, all’allestimento stendistico, a gioielli e orologi. Ogni progetto ha inizio dall’analisi di nuovi modi di utilizzo, del mercato, il tutto unito ad una ricerca formale che esprima la funzione.
Italia: Design_kit è un’iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenera ogni volta che un intervistato suggerisce il nome del suo successore.
Gli ospiti di oggi sono il team di designer di yet|matilde di Torino, invitati da Andrea Vecera.
Descrivi chi siete, cosa fate e come vi piace farlo.
yet|matilde è figlia di matilde, collettivo fondato nel 2001, e che per motivazioni attitudinali ha deciso di creare due dipartimenti differenti: matilde progetti più diretta alla fase esecutiva e produttiva del progetto e appunto yet|matilde più attenta al processo creativo. Ad unire yet|matilde sono state tre situazioni:
- la collaborazione con una persona a cui siamo tutti molto legati, la professoressa Chiara Comuzio, docente di Teoria e Storia del Design al Politecnico di Torino, a cui dobbiamo molta della nostra passione del design; da subito ci ha detto “se non siete curiosi lasciate perdere” (memore della sua collaborazione con Achille Castiglioni) e la curiosità è l’unica cosa che non ci manca;
- Torino; viviamo a Torino e crediamo nella sua crescita come centro internazionale di avanguardia creativa.
Italia: Design_kit è un’iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenera ogni volta che un intervistato suggerisce il nome del suo successore.
L’ospite di oggi è l’eclettico artista nonché graphic, product, fashion ed eco-designer Alessandro Acerra, nato ad Avellino ma cresciuto a Milano.
Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Dunque vediamo … Alessandro Acerra nasce ad Avellino (NA) nel 1980. Cresce e studia a Milano dove si diploma come maestro d’arte presso la facoltà di Belle Arti di Brera nel 2005 con tesi in eco-design dal titolo “Niente si crea, tutto si ricicla”. Mentre termina gli studi frequenta numerosi corsi di aggiornamento professionale in comunicazione visiva, modellazione e fotografia presso il Politecnico di Milano. Parallelamente all’eco-design continua con lo stesso entusiasmo creativo la sperimentazione artistica, portando in galleria, luoghi pubblici e mostre collettive i suoi lavori, concettualmente dirompenti che non passano inosservati e generano profonde spaccature di pensiero in Stampa e Media … Direi che “Curiosità ed energia in continua crescita per comunicare sempre nel modo più creativo e innovativo” descrive abbastanza quello che mi spinge.
Italia: Design_kit è un’iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenera ogni volta che un intervistato suggerisce il nome del suo successore.
L’ospite di oggi è il Graphic Designer Stefano Marra di Eboli.
Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Mi chiamo Stefano, non so se posso già definirmi un graphic designer, mi manca ancora tanto per completarmi, ma il linguaggio delle immagini è quello che parlo meglio. La passione per il progetto grafico, il disegno ed in generale il design, anche incosciamente, sono sempre stati delle cose che mi hanno seguito (ed inseguito) sin da piccolo. Mi sono formato alla Scuola di Design di Salerno ed ho continuato la formazione da Segno Associati, una delle imprese di comunicazione migliori della regione Campania, lì ho incontrato Ilaria Grimaldi, una bravissima illustratrice che mi ha insegnato tantissimo e mi ha spinto a non trascurare l’illustrazione. Ho proseguito il percorso formativo a nju:comunicazione, lo studio di progettazione grafica dove tutt’ora lavoro. Anche qui ho incontrato persone molto competenti come Mario Cavallaro, art director dello studio, che mi dà gli spazi per creare e per crescere.