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Oggi vi proponiamo un’intervista che abbiamo rivolto al giovane designer Luca Ferigo, un vero e proprio vulcano di idee che milita in vari settori del design e collabora con aziende interessanti come Domodinamica e Modular.
Ecco cosa ci ha raccontato:
1) Parlaci di te: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
Luca Ferigo: Il progetto e la voglia di creare qualcosa che prima non c’era, l’ho avuta fin da bambino, quando imitavo mio padre nel suo studio mentre progettava, o in laboratorio a realizzare le proprie idee.
Mi sono laureato nel 2003 in Disegno Industriale presso lo IUAV e subito ho iniziato a lavorare per lo studio Wagner&Associati, confrontandomi con il mondo degli allestimenti, in particolare con quelli fieristici, per eventi di moda e sport come Pitti Immagine, Bread&Butter e ISPO.
In contemporanea, ho collaborato con l’università sia come assistente alla didattica per i workshop, sia come coordinatore per le mostre dell’istituto dal 2004 al 2006, oltre ad aver curato gli allestimenti per Fornasarig al Salone del Mobile.
Poi, forse un po’ “ubriacato” da tanti allestimenti, ho cercato di deviare il percorso verso il panorama del prodotto industriale. La selezione per il primo master del Gruppo Frau, il progetto I-Nova, e il conseguente stage presso il Centro Ricerca e Sviluppo di Cassina, hanno contribuito molto nel definire la mia concezione di design.
Dopo l’esperienza milanese, sono arrivati i primi contatti con lo studio Corde, le prime idee, i primi progetti di quello che poi è stato chiamato Mole. Un periodo molto intenso con loro, anche se breve, che ha dato a tutti molte soddisfazioni.
Dalla fine del 2007 mi sono trasferito a Bologna per collaborare in modo intensivo con Domodinamica e Modular. Qui mi occupo della grafica, dello sviluppo prodotto e degli allestimenti, sia aziendali che esterni.
Parallelamente al mondo del design, mi occupo anche dell’organizzazione e della promozione di eventi di musica elettronica in Veneto ed Emilia.
Obiettivi futuri? Sono nel pieno dell’ennesimo trasloco, del futuro ne possiamo riparlare fra un paio di settimane?
Per adesso continuo la collaborazione con le aziende bolognesi, spostandomi però a Padova per concentrarmi meglio su Mole e su altre collaborazioni sempre in zona, ma per ora non mi sbilancio, non si sa mai!
2) Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo del design?
Luca Ferigo: I maestri come Castiglioni, Magistretti, Bellini, De Lucchi e Scarpa sono sempre dei riferimenti da considerare per il loro approccio progettuale, per la cura del particolare, per l’intuito e la loro armonia e purezza nel disegno.
Santachiara è il designer-inventore che non pone limiti alla fantasia e alla concretezza, e anche quando “gioca” con le tecnologie è comunque ironico ed emozionale.
Ulian è un altro designer-inventore, ma con un linguaggio molto diverso che stupisce, provoca, coccola, critica e risolve. E tutto questo con semplicità estrema, stupefacente.

Il logo della Chiquita fu ideato da Richard ‘Dik’ Browne negli anni ‘40. Illustratore del “Newsweek”, divenne famoso in seguito come fumettista, creando il personaggio di “Hagar l’Orribile” (che disegnò insieme al figlio Chris) e “Hi and Lois”, uno spin-off di Beetle Bailey.
A distanza di più di mezzo secolo, dopo alcune modifiche (la più importante negli anni ‘80), DJNeff è stato chiamato a lavorare sul logo del produttore di banane più famoso al mondo, tanto da diventarne quasi il sinonimo. Nella tradizione dell’azienda, è stato scelto un altro illustratore, molto vicino al mondo del fumetto. Sui comics è basata inoltre tutta la nuova campagna del brand.
Creatività, espressività e intrattenimento. Tre punti nodali su cui Neff ha lavorato, approcciando in due maniere differenti il logo giallo e blu. Da un lato portando in evidenza il viso della donna che indossa un cesto di frutta come cappello. Dall’altro, dissacrando lo stesso logo, lasciando indenni solo la forma dell’adesivo e la cornice.

Dopo l’intervista ad Alberto Brogliato, oggi vi vogliamo presentare lo studio di Vicenza IV Design che parteciperà a Young Designer Home.
1) Parlateci di voi: percorso di studio e lavoro, obiettivi futuri.
IV Design: Siamo due architetti che uniscono momenti di progettazione architettonica alla creazione di oggetti.
2) Quali sono i vostri punti di riferimento nel mondo del design?
IV Design: Non ci sentiamo particolarmente legati al mondo del design, cerchiamo di progettare degli oggetti guardando sempre all’architettura, fatta di spazio, volumi, ecc. Pensiamo che ogni forma deve sostenere la forza di un’idea.
3) Come nascono i vostri progetti e da dove prendete l’ispirazione per dar vita alle vostre creazioni?
IV Design: Oltre che da un metodo progettuale, prendiamo spunto dalla costate osservazione della vita quotidiana.
4) Il progetto a cui siete più legati e perchè?
IV Design: Tutti i progetti hanno una loro lunga gestazione e per questo siamo a tutti ugualmente e fortemente legati.
Continua a leggere: Designerblog.it intervista lo Studio IV Design

Cosa si prova ad essere nel team di designer che lavorano per CollegeHumour.com, uno dei primi siti web al mondo che ha saputo creare un vero business con il materiale “da cazzeggio”? E’ una delle prime domande rivolte alla bella Anna Hiort nell’intervista che potete leggere su Inside the Webb.
Hiort lavora per CH da aprile 2008 dopo un banale colloquio e si occupa principalmente delle campagna pubblicitarie all’interno del sito, interamente personalizzate per il cliente. Assieme al suo collega studia e applica modifiche all’interfaccia del sito per migliorare l’usabilità, aspetto non da trascurare perché si tratta di una community, oltre che di un raccoglitore di video divertenti.
La ragazza è giovanissima e confessa che la sua giovane età (ha poco più di vent’anni!) le reca non pochi problemi con i potenziali clienti:
Dopo aver visto in che anno mi sono diplomata, ho dovuto sfondare porte e tempestare la gente di email per convincerli a guardare il mio portfolio. Il mio consiglio è di insistere, non lasciare che la gente dubiti di te e fai sempre del tuo meglio perché se non lo fai, gli altri lo notano.
Non perdetevi l’intervista completa e il suo blog!

Aaron Zenz è un illustratore, graphic e multimedia designer che vive e lavora in Michigan. Ha una biblioteca di più di 3000 libri per bambini. Aaron Zenz ha tre figli: Lily (6 anni), Gracie (9 anni) e Isaac (11 anni).
Ogni settimana scelgono un libro tra quelli che hanno letto, si siedono (non so perché ma me li immagino a terra, su un gran tappeto), Aaron accende il registratore e insieme danno vita alle più esilaranti, tenere, intelligenti, folli recensioni che possano venirvi in mente. Bookie Woogie è l’apoteosi del caos casalingo applicato alla critica letteraria.
Non contenti, alla fine, i tre arraffano colori e fogli e disegnano la loro personalissima versione della storia di cui hanno appena parlato. Il miracolo si compie ogni lunedì. Generano dipendenza, siete avvertiti: da quando li ho scoperti, non ho mai saltato una puntata. Illustrazione e letteratura per l’infanzia come non le avete mai viste (e sentite!)
cartadazucchero è una parola semplice che fa pensare ad un colore e ancor prima a qualcosa capace di contenere la cosa più dolce e preziosa del modo, proprio come un tempo. Una parola con un bel suono, come quello scricchiolante della carta delle caramelle, che allerta il gusto ancor prima dell’olfatto, una parolina semplice, concreta ed evocativa trasformata dalla passione, dedizione e ostinazione di Roberta Antonioni, in un vero e proprio laboratorio di idee creative, tutte da indossare, amare ed esibire.
Oggetti comuni, quotidiani, semplici, trasformati in oggetti unici o in edizione super limitata, comunque preziosi. Ogni progetto, scaturito dalla creatività di un gruppo di artiste e designer tutto al femminile, è completamente hand-made, autoprodotto, assolutamente made in Italy e ha la vocazione di esprimersi attraverso borse piene di favole, t-shirt spiritose, fatine per le orecchie e cuscini morbidi come i sogni che raccontano.
Il progetto cartadazucchero ha origine da chi crede che non bisogna mai smettere di lottare per i propri sogni e desideri, da chi non ha mai smesso di crederci. Ho quindi rivolto qualche domanda direttamente a Roberta Antonioni, che ha dato origine a tutto.
Roberta iniziamo dal principio, come nasce un’iniziativa come cartadazucchero e quali sono i suoi ingredienti principali?
cartadazucchero nasce da un desiderio: creare e diffondere la giovane arte, creatività e l’artigianalità made in Italy. Volevo creare dei piccoli pezzi unici, fatti a mano e personalizzati da giovani creative. A poco a poco ho proposto l’idea ad alcune artiste e tutte, con molto entusiasmo, hanno accettato di collaborare al progetto. Gli ingredienti principali sono: il desiderio di oggetti unici, l’amore per l’arte, la voglia di creatività e un pizzico di pazzia. Realizzare questo piccolo progetto è stato difficile e costoso, ma le soddisfazioni sono state tante!
Continua a leggere: cartadazucchero. Un piccolo laboratorio con la testa tra le nuvole
Mood anni settanta, estetica rigorosamente e deliziosamente retro, sono i tratti distintivi del mondo illustrato da Hisknibs aka Steve Millington, designer inglese che si ispira al contempo a Mister Magoo e alla Pop Art, usa la la matita su carta e fa un tuffo nell’inchiostro, rifinendo il tutto con Photoshop e Illustrator.
Su Diskursdisko, ho trovato una sua intervista, nel suo sito un mondo maledettamente intrigante per chi desidera fare due passi nella cultura vintage e chi ama prendere il meglio da tutte le epoche per viverle e goderle qui e ora.
Italia: Design_kit è un’iniziativa di designerblog, una serie di interviste, che si propone di creare una geografia del panorama del giovane design italiano, evidenziando quali sono le icone di riferimento della nuova generazione e le direzioni intraprese dalla nuova creatività. Il bello di questa mappa è che si autogenera ogni volta che un intervistato suggerisce il nome del suo successore.
L’ospite di oggi è Andrea Vecera di Venaria Reale in provincia di Torino, invitato da Asterisco*lab.
Descrivi chi sei, cosa fai e come ti piace farlo.
Sono un designer anche un po’ artista, cosa che non condivideva, giustamente, il maestro Munari, ma se progettare è diventato il mio lavoro, avevo necessità di trovarmi un hobby come tutte le persone, fare arte è dunque il mio svago. Sono un sognatore, credo alle favole e adoro parlare con chi mi trovo bene, nonostante ciò sono capace di tenere i piedi ben saldi al terreno e la testa sulle spalle. Mi piace il cioccolato, ne mangio davvero tanto ed è interessante usarlo come materiale. Per lavorare ho bisogno di ascoltare musica, mi deve entrare in testa e mescolarsi ai mille pensieri che fluttuano al suo interno. Adoro passeggiare e macinare chilometri in città soprattutto di notte, quando tutto sembra assumere un altro aspetto. Tutti i miei progetti sono nati di notte e con la luce del sole si sono definiti … d’altra parte come avviene in natura.
Scilla Mantovani ha una vasta esperienza come Set Stylist, si occupa di tutto quello che concerne il backstage di un catalogo di design, dalla ricerca di location a quella di uno stile particolare, con un approccio innovativo e una passione per le vecchie icone anni 50.
Collabora con molte riviste e progetti di design, insieme a fotografi, grafici e architetti come Sergio Chimenti, Marco Covi, Beatrice Santiccioli, Tullia Pavesan, Moreno Di Giorgio, Alberto Moreu, Federico Ferrari, Artemio Croatto, e tanti altri…
… Nel tentativo di approfondire la conoscenza con il suo stile, gli abbiamo rivolto una serie di domande che in genere riserviamo a giovani designer o aspiranti tali, perché la sua esperienza è tanta ma il suo spirito e la voglia di crescere è quella di una giovanissima.
Tu non sai è un piccolo libro che contiene una piccola storia, narrata con parole, grafica e poesia, da una copywriter e un’art director di Milano, che condividono lavoro, passione e amicizia. Sapendo che Tu non sai è scritto da Barbara Volpini, illustrato da Azzurra Bacchetta, stampato su carta acquarello, confezionato artigianalmente e sigillato in una busta sottovuoto, ho chiesto direttamente a loro tutto quello che non so.
Com’è nata l’unione tra Azzurra Bacchetta e Barbara Volpini, cosa condividete?
Barbara) Io e Azzurra viviamo a Milano ma, come la maggior parte della gente che vive in questa città, non siamo milanesi. Ci siamo incontrate per questioni lavorative 5 anni fa, e da allora siamo amiche, oltre che colleghe. Il nostro legame deriva anche dalla natura della nostra professione: io sono copywriter, lei art director e formiamo da sempre una coppia creativa. Capisci quindi che la condivisione è davvero intensa: giorni, notti, successi, delusioni, interessi, segreti e… racconti.
Continua a leggere: Il libro Tu non sai di Barbara Volpini e Azzurra Bacchetta