Un concept store fondato sul principio della valorizzazione del dono, che non rinuncia però ad una scenografia di oggetti ad alto valore aggiunto. Questa l’idea che ha dato vita a Merci, concept store recentemente inaugurato negli spazi di una vecchia fabbrica tessile ubicata nell’Haut Marais, tra il 3 e l’11 arrondissement. Più o meno, si fa per dire, lungo la linea di confine che separa il più patinato “bon chic, bon genre” da un gusto più meticcio ed alla buona.
Lo spazio, articolato su due piani con ampia corte coperta, offre differenti spunti per l’acquisto a seconda delle categorie merceologiche di interesse, dai libri, per lo più dono di creativi e intellettuali, ai vestiti griffati, anch’essi dono di privati o di maisons grandi e piccole, fino a pezzi di design vintage o contemporanei.
Esemplare l’allestimento, pur nella semplicità dei mezzi: dalla vecchia 500 piena di oggetti di ogni tipo al grande elefante che troneggia di fronte al corner degli abiti per bambino. La supervisione e la scelta degli oggetti è affidata a Marie-France Cohen, madrina dell’iniziativa che non viene mai meno ad una doverosa politica di contenimento dei prezzi.
Via | The Factualist
Il concept store Merci a Parigi
Continua a leggere: Merci, a Parigi il concept store che mette in vendita doni straordinari
A Seattle, una famiglia organizza in un bungalow dagli spazi concentrati un ambiente allegro e funzionale. La personalità degli interiors è data tutta dall’accento sui colori, che staccano sullo sfondo bianco e salvia per connotare i diversi angoli della casa. Tra i pezzi di arredamento, qualche classico come la Y Chair o la lampada PH5 di Poulsen si affiancano a mobili in legno robusti e di grande praticità. Interessante la scelta, pur in uno spazio risicato, di una parete attrezzata per gli oggetti dei bambini: la bellezza di una casa non è anche data dalla capacità di organizzare gli oggetti senza lasciare a vista l’ovvia confusione della vita di tutti i giorni?
Via | Apartment Therapy
Continua a leggere: A Seattle, l'allegra praticità di un bungalow per famiglia
Neanche una cifra enorme - ho pensato leggendo l’annuncio - per una casa di 650mq nel cuore del Marais, tra place des Vosges e il Museo Picasso. Due milioni di euro è infatti il prezzo richiesto per l’appartamento in cui Christian Lacroix, glorioso coutourier francese fondatore dell’omonimo marchio di alta moda, ha abitato fino a poco tempo fa.
Se l’offerta vi solletica, considerate che la cifra comprende anche tutti gli arredi originali scelti personalmente dallo stilista. Si tratta per lo più di mobili vintage anni ‘60, con un forte orientamento alla sperimentazione cromatica, inseriti in un contesto assai borghese e raffinato dove predominano stucchi, parquet e caminetti originali. Una sintesi con molta personalità. Del resto, c’era da dubitarne?
Via | At Casa
La casa in vendita di Christian Lacroix


Continua a leggere: In vendita a due milioni di euro la casa di Christian Lacroix
A quanti è capitato di vivere in 40 metri quadri? Certamente a molti di voi, che hanno sperimentato sulla propria pelle quanto non sia scontato conciliare tutte le funzionalità domestiche in uno spazio ristretto, magari senza compromettere bellezza e stile del proprio monolocale.
Angela Lawrence nel suo libro “One Room Living” ci dà qualche dritta: innanzitutto creare un look consistente, ad esempio per uniformità dei materiali impiegati, in modo da sottolineare l’unitarietà dello spazio, salvaguardandone il fascino. Quindi, usare i mobili per creare divisioni tra spazio giorno, notte e lavoro, per esempio con una libreria che separi il divano dal letto. Infine, utilizzare alcuni oggetti - uno specchio, un quadro, un caminetto- come punti focali di attrazione dello sguardo, posizionando il resto dell’arredamento di conseguenza.
Consigli, forse, che non risolveranno gli annosi problemi di ordine e comfort, ma che si possono rivelare utili per suggerirci qualche spunto di riflessione.
Via | Apartment Therapy
Per smussare l’aspetto autoritario della scuola elementare Erika Mann di Berlino, un edificio razionalista del 1915, lo studio Baupiloten ha elaborato un concept molto fantasioso: ricreare il mondo fantastico di un immaginario Drago Argentato, la cui presenza aleggia brillando e strisciando nelle diverse sale. L’arredamento, di conseguenza, ha prediletto l’utilizzo di forme modulari, perfette per un approccio multifunzionale vicino alle esigenze di gioco e movimento dei bambini.
Del tutto inedito, almeno in questa formula, anche il coinvolgimento degli studenti di architettura del Politecnico di Berlino, che hanno affiancato gli architetti in una sorta di esperimento partecipativo secondo un metodo già sperimentato dagli stessi Baupiloten per la realizzazione del kindergarten Taka-Tuka.
Via | The Coolhunter
Intuizione interessante quella di Onno Donkers dello studio OD-V, che è riuscito a mascherare con una soluzione non posticcia la colonna portante che capeggiava dentro il Centro di Arte e Cultura della municipalità di Rottedam. Dimostrando che a volte basta poco per ridare vitalità ad uno spazio che sembra condannato alla tristezza e al grigio.
Nello specifico, la colonna è stata rivestita con una struttura di legno simile all’icona di un albero, a sua volta circondata da librerie e panche per la lettura e il relax. Solo una perplessità: il controsoffitto dipinto di verde sarà certo un espediente colorato per simulare una chioma folta, ma non sarebbe stato meglio toglierlo completamente?
Via | FFFFound
Dopo essere già stata rilevata dai blogger del nostro circuito a due ruote, la notizia dell’apertura del Ducati Caffè a Roma approda a ragione anche su designerblog. L’operazione di brand extension, infatti, ci pare abbastanza inedita per un marchio del settore automotive, anche se c’è da scommettere che sarà presto seguita da altri illustri competitor.
Gli interni, com’era ovvio, riprendono i colori storici della casa di Borgo Panigale, il nero, il bianco e il rosso, declinandoli in tutti i diversi spazi, dall’angolo bar fino al corner con gadget ed accessori. Quanto al colpo di scena non potevano mancare, appese alle pareti o su pedane traslucide, le grandi moto da corsa, presenza d’impatto sia per fan agguerriti che passanti distratti.
Un unico rammarico: privilegiando la fedeltà alla corporate image, questo caffè non si è un po’ trasformato in un corpo estraneo nel tessuto urbano del centro storico?
Via | Trend Hunter

Il Social Club è l’indirizzo del momento per le notti parigine più à la page. Molti i vip, per chi interessa, e rigida la selezione all’ingresso, ma lo sforzo potrebbe essere ricompensato anche per godersi lo charme essenziale di questo basement mai sovraccarico di futili arredi decor.
Recentemente, il club si è rinnovato con un’installazione luminosa temporanea dal fascino rigoroso, una griglia di luci che rimanda ad un immaginario neon mai passato completamente di moda. Un’estetica anni ‘80, peraltro in linea con la natura musicale del club, che ospita spesso le nuove generazioni di electro d’oltralpe. Il progetto, realizzato dal collettivo Exyzt in collaborazione con la crew del Social Club, sottolinea l’asperità di ogni angolo ed insieme gioca con la composizione volumetrica dello spazio.
Continua a leggere: Social Club, l'istallazione luminosa che accende la scena dance parigina
Un sogno di casa, che sembra una serra ma con la serra non ha niente a che vedere. L’ha progettata il giapponese Yukihide Mizuno, ossessionato a quanto pare da qualsiasi struttura che abbia forma piramidale. In questo caso, la piramide è stata rivestita interamente di vetro, facendo di questa abitazione una scatola luminosa che si apre alla vista altrui e che, dall’interno, gioca a 360° con l’ambiente esterno.
La divisione interna dello spazio, di conseguenza, gioca per sottrazione e predilige spazi comunicanti che ricordano il presupposto del loft, sebbene più labirintico. Ripidissime le scale per comunicare tra un piano e l’altro, dove si affacciano balconi interni rivestiti in legno e decorati con ceramiche giapponesi. E per rifugiarsi dalla luce, pareti scorrevoli in legno per le camere da letto.
Continua a leggere: Glass Pyramid, a Tokyo il tetto è di vetro
Il Principato di Montecarlo è certamente un luogo fuori dal tempo, con quei tre chilometri di lunghezza e una famiglia reale da prime pagine dei giornali. Sarà questo ad aver influenzato la scelta del nome per Notime, il ristorante monegasco recentemente progettato da Federico Delrosso?
Sembra in realtà di no: il concept a cui si è ispirato il lavoro di restyling parla piuttosto di un ambiente sospeso, dove il tempo si ferma ed esclude quanto ci circonda. Gli interni, non a caso, sono caratterizzati da uno stile minimalista che esalta la bellezza dei materiali impiegati quali il legno, la pietra grezza e il vetro.
Bella la scelta di scandire lo spazio con listelli di legno vagamente irregolari, che danno un tocco di originalità all’ambiente pur senza tradirne il rigore. Alle pareti, massime di grandi filosofi e scrittori sul tema del tempo.
Via | Design Republic
Continua a leggere: Notime, a Montecarlo il ristorante è fuori dal tempo