Ci sono Madonne, santini e Padri Pii, ma anche un’atmosfera che sfugge sottilmente al cliche. Sarà che negli scatti che la fotografa Stefanie Fiore ha realizzato nelle case degli immigrati italiani di prima generazione in Canada, una certa ibridazione culturale si fa sentire, non fosse altro per la scelta della carta da parati (di fattura anglosassone) che colma l’horror vaqui in salotti e tinelli. Per un’atmosfera da museo, celebrativa, controllata ed ansiogena. Gli scatti di “A new Home” sono stati realizzati nel 2009.
Via | Mocoloco
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La Delfin & Pastego house è la residenza madrilegna del fashion designer David Delfin e del fotografo Gorka Postigo. Il loro stile, già etichettato come “sexual elegance“, combina icone dell’arredamento moderno (Mouille, Jielde, la Scandinavia degli anni ‘60) a complementi d’arredo contemporanei vicini al linguaggio del multiplo d’arte. Nello spazio, articolato su due livelli, il predominio del bianco favorisce gli accostamenti inediti e valorizza la bella collezione di fotografia contemporanea (questa sì molto sexual).
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In occasione del cinquantesimo anniversario dell’apertura del Guggenheim di New York, è stato inaugurato nell’Upper East Side il ristorante The Wright. Un omaggio, fin dal nome, al celebre architetto americano che ha progettato il più celebre museo della Grande Mela, Frank Lloyd Wright, ma anche una scusa per riprenderne le cifre architettoniche. Ma siamo poi sicuri che la citazione sia poi così evidente? Il progetto di The Wright è di Andre Kikoski.
Via | The Contemporist

Il Demian Conrad Studio è un laboratorio creativo con sede a Losanna e Bellinzona. Lavorano progettando oggetti e interni, alternandosi tra commissioni istituzionali e altre più legate al mondo dell’arte.
Per Ondemedia, società che offre servizi culturali e promozione editoriale, hanno realizzato questi poster in occasione di “Mercantico”, rassegna periodica di antiquariato a Bellinzona.
Utilizzando oggetti e icone vintage, hanno assemblato delle sculture in equilibri impossibili, in cui il gioco delle forme cattura chi osserva e genera curiosità. Ogni singolo pezzo, richiama l’idea della rassegna e insieme propongono un approccio non convenzionale all’uso dei materiali d’epoca.
Come si lavora negli uffici della più importante applicazione del web 2.0? Direi abbastanza bene, a giudicare dalla qualità della ristrutturazione appena effettuata nel quartier generale di Facebook a Palo Alto. Una revisione, a quanto pare, preceduta dal coinvolgimento dei 700 dipendenti, interpellati ovviamente attraverso lo stesso social network.
La sede, un vecchio capannone degli anni ‘60, non ha subito interventi a livello strutturale, lasciando il campo ad un’estetica volutamente grezza che i progettisti di Studio O+A non esitano a definire “cool”. Il restyling, piuttosto, è stato affidato all’uso del colore per le pareti e alla scelta di un arredamento un po’ vintage, mescolato anche agli arredi originari, come tavoli e scrivanie. Braccio corto più che amore per il vintage? Alle pareti artworks realizzati dagli stessi dipendenti.
Via | Dezeen
I nuovi uffici di Facebook a Palo Alto



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Lo showroom del marchio Vitra a San Paulo gioca con l’estetica dei materiali edili in maniera un po’ estrema: mentre l’uso del cemento dilaga sulla facciata e nello spazio interno, rivestendo non solo il pavimento ma anche le pareti, il muro di cinta del cortile interno è realizzato con una rete metallica volutamente mangiata dalla ruggine.
L’impatto è certamente scenografico, complice l’altezza del padiglione, il sapore un po’ industriale del luogo e un’illuminazione capace di valorizzare lo spazio ed i prodotti in esposizione. Tra cui non potevano mancare i grandi classici Vitra, dalla Panton Chair fino alla Coconut Chair di Nelson. Il progetto è stato curato dall’architetto Marcio Kogan.
Via | Daily Icon
Questo appartamento, che certo non troverà dalla sua gli estimatori del feng shui, rappresenta un esempio insolito in fatto di interior design proveniente dalla Russia. Un paese, infatti, dal quale difficilmente ci arrivano grandi novità, e dove i progetti sono spesso caratterizzati da un’opulenza a tratti squisitamente kitsch.
Peter Kostelov, l’architetto moscovita che ha curato questo progetto di ristrutturazione, ha preferito abbandonare i più noti clichè proponendo uno stile industriale dominato dalla presenza del ferro e da una cartella colori tutta incentrata sulle sfumature del grigio. Come nel grande open space centrale, esclusivamente arredato con mobili in ferro su misura, in un total look mai contaminato da nessun segno eclettico. A scaldare l’ambiente, un pavimento in cemento con tono sabbia e delle belle mattonelle effetto pietra per il bagno e parte dell’appartamento.
L’appartamento a Mosca di Peter Kostelov
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Nella casa di Colonia di Mike Meiré, artista e art director di origini fiamminghe, il fascino e l’originalità sono il risultato di una convergenza senza remore tra oggetti e stili dei più diversi, come modernismo, pop e pezzi vintage.
Alcuni esempi? Nella sala da pranzo, sopra il tavolo di Knoll disegnato da Saarinen e le sedie imbottite di Cappellini troneggia un’opera in rosa di Damien Hirst. Oppure nel salotto, dove ai fregi primo Novecento del palazzo, ubicato nel quartiere belga della città, si sposano punti luce eterogenei come un lampadario di Murano e uno di Serge Mouille.
Vasta, accogliente e funzionale la cucina, di Lissoni per Boffi, con isola centrale per dare vita ad un vero e proprio laboratorio culinario immerso di vasi di piante aromatiche. Non mancano infine pezzi di design più recenti, come la lampada Light Shade di Jurgen Bay per Moooi, sempre contaminati con elementi in contrasto. In un’esaltazione della vitalità a scapito di un iù freddo effetto vetrina.
Via | At Casa
L’abitazione di Colonia di Mike Meiré
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Una selezioni di interiors danesi particolarmente curati, che convinceranno sia gli amanti dello stile scandinavo, sia chi in generale è più orientato verso il design proveniente da altre latitudini.
Piace, in particolar modo, la capacità di adattarsi e raccontare la vita di tutti i giorni, allontanandosi dagli eccessi patinati e glamour delle tipiche case firmate dall’architetto. Un uso accorto del colore per i dettagli, a cui si unisce qualche sfondo total white, contribuisce ad esaltare la matericità di oggetti e superfici.
Le immagini sono estratte dal sito del giornale danese Rum Interior design, una bella risorsa - a parte le difficoltà linguistiche- per tenersi aggiornati sulle ultime novità del design danese e non solo.
Via | Les carnet du design
Foto | Rum Interior Design
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La casa del duo Doshi Levien, la celebre coppia di designer nota per l’originale sintesi pakistano-europea incarnata dai loro mobili, scalza le aspettative e ci sorprende con un ambiente affascinante quanto privo dell’aspetto patinato che caratterizza spesso le case “firmate”.
L’orientamento, piuttosto, è quello di restituire la percezione di uno spazio fatto per vivere le necessità della vita di tutti i giorni, tra una lavatrice a vista, scaffalature da ufficio e mobili da rigattiere. L’allegra spontaneitàè rafforzata da un uso spensierato del colore: ogni stanza, infatti, presenta almeno una parete colorata su cui sono appesi poster, souvenir e oggetti in un piacevolissimo mix and match.
Nessuna traccia, invece, dei pezzi progettati dal duo, come per My Beautiful Backside e Charpoy per Moroso.
Via | Madame Hervè
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