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Tutti gli articoli con tag interazione

"Urban Echo": un'installazione di LUSTlab per riflettere su come la tecnologia annulla le distanze

pubblicato da intweetion

Se la riflessione sulla familiarità dell’essere collegati in digitale viene continuamente esplorata (anche a causa dei continui progressi tecnologici dei mezzi), la fisicità delle interazioni è uno degli argomenti che rivelano alcune tra le intuizioni più interessanti. Una delle migliori è quella realizzata dallo studio LUSTlab con l’installazione “Urban Echo”.

Come comunicano i luoghi? Come collegare in un ‘qui e ora’ virtuale, persone, città e culture Estendendo lo spazio oltre i parametri fisici? Il mix utilizzato è quello che unisce le webcam e gli specchi: l’immagine filmata e quella riflessa. Il risultato è riuscire a vedere un angolo della città in un’altra e in qualche modo noi stessi, trasportati altrove. I pannelli di “Urban Echo” creano alternativamente un ‘loop’ che permette l’interazione ricorsiva tra le persone, oppure una finestra su un altro luogo.

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Whaiwhai le guide multimediali alle città che diventano un gioco interattivo

pubblicato da intweetion

WhaiWhai

Davvero affascinante l’idea delle guide Whaiwhai. Un modo nuovo per esplorare le città visitate, tenere traccia dei propri spostamenti e delle informazioni più interessanti e giocare scoprendo storie e racconti.

Si acquista una guida (per ora ce ne sono cinque a disposizione: Roma, Venezia, Firenze, Verona e Milano), ci si reca sul posto designato per il viaggio, si conoscono i luoghi in modo divertente attraverso le ambientazioni delle storie e poi si invia un sms e si attendono istruzioni sul passo successivo da compiere. Il tutto esplorando da vicino le mete, ricevendo degli indizi e risolvendo gli enigmi nascosti.

Con un’esperienza di gioco media vengono svelati 6 racconti e 6 luoghi della città e con la stessa guida si può giocare per due volte visto che il sistema si ‘ricorda’ di ogni partecipante, proponendo luoghi e racconti nuovi. Dopo il salto, un video promo che spiega meglio il funzionamento delle Whaiwhai.

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"EduMap": l'istruzione 3.0

pubblicato da intweetion

EduMapDesignaffairs

Tutto basato sull’interazione e la creatività questo sbalorditivo concept dello studio Designaffairs: un’idea che mira a sviluppare la cosiddetta “Conceptual Age”, teoria secondo la quale non solo gli insegnanti diventano ‘mediatori’ dei contenuti, ma gli studenti stessi verranno stimolati maggiormente ad imparare come accedere e processare le informazioni, più che ricordarle a memoria.

“EduMap” è, in buona sostanza quello che il nome stesso suggerisce: una mappa interattiva per organizzare e condividere i contenuti. Dedicata agli studenti delle scuole primarie, ogni mappa può essere utilizzata da sei alunni. Ci sono quattro aree di interesse, identificate da altrettanti contrassegni colorati che le delimitano: lingua madre, lingua straniera, matematica e studi sociali.

La superficie è interattiva e consente di registrare ciò che viene scritto, oltre ad associarlo ad una sorta di contenitore di tag, che registra gli argomenti e i progressi del singolo allievo e la sua collaborazione con gli altri. Dopo il salto, una breve gallery che spiega il progetto nel dettaglio (il copyright delle immagini appartiene a designaffairs GmbH)

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I "Digital Graffiti" di Tangible Interaction

pubblicato da intweetion

Una delle nuove frontiere della street-art e in particolare dei graffiti sembra essere quella che prevede l’interazione con la video arte e tutte le nuove tecnologie legate all’immagine digitale. Si evita l’invasione (spesso indesiderata) delle superfici urbane e i conseguenti costi dei materiali ed eventuale, successiva copertura.

Nascono quindi continuamente dei dispositivi che hanno anche il vantaggio di poter essere trasportati ovunque e garantire divertimento durante delle performance ‘a noleggio’. Proprio quello che è accaduto in occasione del party al villaggio degli atleti commissionato dal Vancouver Organizing Committee per le Olimpiadi invernali di quest’anno.

La Tangible Interaction di Alex Beim ha realizzato “Digital Graffiti”, uno strumento che permette di disegnare su grande schermo come se si utilizzasse un qualsiasi software per l’illustrazione. Affidandosi all’esperienza in fatto di workshop di Carson Ting e Denise Cheung della Chairman Ting Industries, ha conquistato il pubblico con una serie di lavori prodotti sul momento per poi essere rapidamente cancellati e sostituiti. Il futuro dell’arte di strada passa anche da qui (?).

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Night Lights: l'installazione che diverte

pubblicato da intweetion

Chi l’ha detto che le installazioni devono per forza essere seriosi studi che lasciano il pubblico interdetto o, nel migliore dei casi, assorto in profonde riflessioni sul rapporto uomo-macchina-territorio? Non vogliamo certo screditare lavori più ragionati e legati a premesse che molto spesso producono un’esperienza importante nello spettatore (ci mancherebbe!).

Eppure sarà che oggi è venerdì e la settimana volge al termine, sarà che il brano che fa da colonna sonora a questo video (”Under My Skin” di Gin Wigmore) è uno di quei pezzi soul che conquistano, sarà che ogni tanto è bello vedere facce sorridenti grazie all’arte e al design, vogliamo proporvi “Night Lights”, l’installazione del collettivo YesYesNo.

Lo studio, con sede a Londra, New York e Amsterdam ha realizzato questo spettacolo di luci e ombre proiettando il tutto sull’ Auckland Ferry Building: il palazzo da cui partono i traghetti nella città della Nuova Zelanda. Tre le diverse tipologie di interazione. Una tramite il movimento del corpo sui due palchi, una muovendo la mano sul tavolo luminoso e l’ultima tracciando le onde dei cellulari in movimento.

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Shared House: la casa condivisa di KUU

pubblicato da intweetion

SharedHousingKUU

Ancora dalla Shenzhen Biennale di Hong Kong, un’altra installazione per riflettere sulla natura degli spazi abitativi e su come design e architettura possano arrivare a influenzarli radicalmente per rispondere alle varie esigenze della contemporaneità.

Lo studio KUU di Shanghai, specializzato in design di interni e nuove soluzioni architettoniche, propone Shared Housing, un nuovo modello di residenze per i popolosi centri urbani della Cina. Le case sono composte da stanze di tre metri per tre, interconnesse tra loro, in modo tale da costringere i tre abitanti previsti a interagire.

L’interazione non avviene solo sul piano umano, ma è stimolata anche da come sono costruiti e affiancati gli spazi. Cortili e cucina in comune, oltre a fori quadrati nelle pareti che permettono di non dover utilizzare porte per rivolgersi a chi sta fisicamente occupando gli altri vani. Un’idea estrema e provocatoria che mostra abilmente un limite e una risorsa delle nuove forme di sovrappopolamento. Di seguito, una gallery dell’installazione.

Foto | via

Shared Housing di KUU
Shared Housing di KUUShared Housing di KUUShared Housing di KUUShared Housing di KUUShared Housing di KUU

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Voi siete qui: l'ombrello dello studio Cabracega

pubblicato da intweetion

OmbrelloStudioCabracega

Vi abbiamo già parlato di quei matti di Cabracega, lo studio di design portoghese fondato da Hugo Tornelo, Pedro Alegria e Rita Gonzalez. Ve ne avevamo parlato in occasione di All City, un servizio di porcellane che univa le forme sontuose e classiche a colori e simboli street o a illustrazioni abbastanza estreme, vista la superficie utilizzata.

I tre designer, hanno concepito un modo di interagire con tutti i servizi di geolocalizzazione in voga. Per diventare una sorta di segnaposto ambulante, basterà munirsi di questo ombrello “You are here” così da farsi individuare più facilmente da satelliti e fotografie panoramiche.

L’idea è ironica e divertente, molto immediata nella realizzazione. Meno immediata, ma decisamente intelligente nelle intenzioni: un’occasione per interrogarsi sul controllo esercitato dalle nuove tecnologie di identificazione e sui rapporti tra identità e privacy.

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Le evoluzioni del legno di Matthias Pliessnig

pubblicato da Cut-tv

Providence

Matthias Pliessnig utilizza listelli di legno curvato per creare una forte interazione tra il design e chi lo usa. Costruendo una barca ha acquisito l’esperienza e la consapevolezza necessarie, per utilizzare la leggerezza e la resistenza del legno nel design delle sue sedute. La stessa tecnica utilizzata dai fratelli Wright per le loro esperienze di volo, rende l’eco design di Matthias Pliessnig funzionale, resistente e godibile.

Dopo la poltrona Waive e la nuova Embrasure il designer statunitense ha realizzato la sinuosa e versatile Providence, una seduta libera con curve tali da accogliere chiunque in tutte le posizioni possibili.

Via|Lingni-net

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