
I ‘cugini’ di Gamesblog, ovviamente, ne stanno già parlando da tempo. Eppure qualche parola sul nuovo controller di Sony previsto per la fine dell’anno, che andrà a fare concorrenza diretta al Nintendo WiiMote, vogliamo spenderla anche noi.
Innanzi tutto perché quello presentato alla Game Developers Conference di San Francisco è un oggetto dal design davvero valido. Altissima ergonomia, perfettamente integrata con le linee e i toni della console e l’ormai caratteristica ’sfera’ posizionata in cima che cambia colore a secondo dell’esperienza di gioco.
Ci incuriosiscono anche i possibili sviluppi nel campo dell’interaction design. Se finora il WiiMote non è stato sfruttato a sufficienza, diversamente potrebbe accadere per il PlayStation Move che include nella confezione anche una telecamera per catturare non solo i movimenti impressi con braccia e mani, ma anche quelli del busto. Dopo il salto, due puntate del video diario che racconta lo sviluppo del nuovo controller.
Ispirati dalle tristi vicende di Haiti, gli organizzatori di “The 1 Hour Design Challenge” hanno deciso di darsi come tema gli “Emergency Shelter”: i rifugi di emergenza. Sessanta minuti concessi ai partecipanti per ideare una struttura robusta, leggera, pratica da trasportare e innovativa nella realizzazione.
I dieci vincitori sono stati proclamati dalla giuria e Core77, uno dei promotori, ha donato 500 dollari a Architecture For Humanity il progetto per aiutare l’Haiti Earthquake Support Program. Ad aggiudicarsi il primo premio (e la possibilità di vedere l’idea costruita nel concreto), è stato il l’industrial e interaction designer Dan Ostrowski con la sua “Life Tent”: una tenda gonfiabile munita di un sistema di localizzazione GPS e costruita in materiale repellente per gli insetti così da evitare il rischio di malaria.
Continua a leggere: The 1 Hour Design Challenge "Emergency Shelter": i vincitori
Una delle nuove frontiere della street-art e in particolare dei graffiti sembra essere quella che prevede l’interazione con la video arte e tutte le nuove tecnologie legate all’immagine digitale. Si evita l’invasione (spesso indesiderata) delle superfici urbane e i conseguenti costi dei materiali ed eventuale, successiva copertura.
Nascono quindi continuamente dei dispositivi che hanno anche il vantaggio di poter essere trasportati ovunque e garantire divertimento durante delle performance ‘a noleggio’. Proprio quello che è accaduto in occasione del party al villaggio degli atleti commissionato dal Vancouver Organizing Committee per le Olimpiadi invernali di quest’anno.
La Tangible Interaction di Alex Beim ha realizzato “Digital Graffiti”, uno strumento che permette di disegnare su grande schermo come se si utilizzasse un qualsiasi software per l’illustrazione. Affidandosi all’esperienza in fatto di workshop di Carson Ting e Denise Cheung della Chairman Ting Industries, ha conquistato il pubblico con una serie di lavori prodotti sul momento per poi essere rapidamente cancellati e sostituiti. Il futuro dell’arte di strada passa anche da qui (?).

Pong è stato il primo videogioco a larga diffusione della storia. Nato nel 1966, commercializzato per la prima volta nel 1971 e portato nelle case l’anno successivo dalla Magnavox con il nome di Odyssey (poi in versione digitale dalla Atari nel 1975), era un simulatore di ping pong (da qui, ovviamente il nome). Due manopole per controllare i movimenti, grafica spartana e rudimentali effetti sonori.
L’antenato dei moderni videogames, torna ora in versione street. Sportpong altro non è infatti che il classico Pong proiettato su qualsiasi superficie, all’interno della quale i giocatori possono comandare le ‘racchette’, collegate ai piedi interattivamente.
E’ prevista una modalità multiplayer e numerosi scenari di gioco. A metà strada tra l’interaction design e l’installazione, Sportpong è un lavoro che esplora in maniera intelligente (e decisamente divertente) l’estetica e le risorse di ciò che, decenni prima di noi, ha rivelato un nuovo modo di intendere l’elettronica. L’effetto è notevole e suggestivo, come potete vedere nel video dopo il salto.
Multitouch Barcelona è uno gruppo di interaction designers votato alla realizzazione di modi di comunicazione tra la persona e la tecnologia. Puntando sull’esperienza sensoriale delle nuove frontiere del multi touch -appunto- creano situazioni in cui, interagire in un contesto digitale, diventa un momento per riappropriarsi dell’umanità nascosta dietro ogni esperienza tecnologica.
Dita che diventano pennelli mentre un software processa pressione e velocità modificando i colori, o una versione di Space Invaders in cui al posto del tradizionale ‘cannoncino’ manovrato da un joystick, possiamo respingere gli invasori a colpi di palline di spugna colorate.
Fino all’installazione che vi presentiamo prima del post: una ironica e intelligente interfaccia grafica umana, con cui interagire osservando le risposte di un essere umano rinchiuso sotto lo schermo. Si chiama “Hi” che sta per “Human Interface”, ma anche -ovviamente- per il saluto che una persona potrebbe rivolgerci ogni volta che accediamo al nostro terminale quotidiano con il mondo.

Per gli addetti ai lavori non stiamo parlando di tecnologie così nuove (anche se al grande pubblico queste tipologie di oggetti potranno sembrare molto futuristiche), ma l’ultima generazione di “navigatori satellitari” Virtual Cable™ consente addirittura di vedere indicata la strada da seguire grazie ad una proiezione sul parabrezza della propria auto.
Nei video (che potete visionare nel sito) questo tipo di realtà aumentata viene rappresentata in modo semplice: le indicazioni sono infatti rappresentate da linee rosse che segnano la strada da percorrere.
Ma pensate alle immense potenzialità che hanno queste tecnologie, sia dal punto di vista grafico, sia da quello dei possibili utilizzi.
E la cosa ancor più positiva, soprattutto per gli appassionati del settore, è che questi gioielli sono già in commercio…

Mi segnalano e riporto volentieri questa conferenza gratuita organizzata dall’Università Bicocca di Milano che penso interesserà, ecco un breve abstract di cosa si tratta:
Dopo le interfacce naturali (2005) e quelle emotive (2006), arriva una edizione di Frontiers che mette a confronto due diverse visioni della tecnologia, ovvero: la via del pervasive computing, degli spime di Sterling e -più in generale- dell’Interaction Design, con la via dell’immersività più o meno profonda, dei mondi virtuali alla SecondLife e della Realtà Virtuale.
Jeffrey Schnapp della Stanford University sarà il keynote speaker a cui si aggiungeranno speaker stranieri e italiani per una intera giornata “alle Frontiere”.
La partecipazione e’ gratuita ma e’ richiesta la registrazione; a tutti gli iscritti in omaggio una t-shirt Bastard disegnata ad-hoc per l’occasione (fino ad esaurimento).
Milano - June 28th 2007 - 9 a.m.
Università Bicocca - Piazza dell’ateneo nuovo 1 - Aula Marco Martini - Palazzo 6
> Frontiers of Interaction III - Sito ufficiale
Grazie a Marco per la segnalazione