
Cosmic Quilt, luce e movimento nell’installazione dell’Art Institute of NYC
Poetica, divertente, tecnologicamente all’avanguardia: è appena stata presentata e già sta facendo il giro della rete l’installazione Cosmic Quilt, curata dal collettivo di Brooklyn The Principals insieme a 20 studenti dell’Art Institute di New York, anche grazie al supporto finanziario scaturito dal crowdfunding messo in piedi attraverso il sito Kickstarter.
In anteprima all’ultima edizione di ICFF, questo inedito tappeto volante applica i presupposti dell’interazione naturale ad un rivestimento modulare sospeso: sensibile ai movimenti degli utenti che camminano sotto il suo manto, la coperta cosmica si ondula in relazione agli spostamenti che percepisce, alzandosi in corrispondenza della testa delle persone e modificando di conseguenza anche i suoi effetti luminosi nel contesto spaziale che la circonda.
E se ancora le dimensioni del quilt e la tipologia di interazione prefigurano una ricerca appena agli inizi, già se ne intravedono le applicazioni nel campo degli interiors, magari in quei luoghi pubblici (ristoranti, club) che beneficiano di soluzioni spettacolari ad alta intensità visiva ed emotiva. Per saperne di più, non perdetevi il video che accompagna il progetto, un compendio utile per addentrarsi nelle specificità tecniche, e, dopo il salto, alcune immagini di dettaglio.
Via | Design Milk
Oshibe, che in giapponese vuol dire stame, come l’organo riproduttivo di un fiore, è una scultura luminosa interattiva creata dalla designer londinese Tomomi Sayuda, ispirandosi ai fiori, ma anche alla luna, alle uova e in genere a tutto ciò che in natura è simbolo di vita e di fertilità.
La base ha la forma e la consistenza di un bozzolo o di un nido, in grado di accogliere i cristalli a forma di uovo che, posizionati sugli stami, accendono luci che li fanno risplendere e attivano suoni ambientali diversi a seconda della combinazione. Oshibe è stata presentata all’ICFF 2010 di New York.
Via | Contemporist.com

Non è solo un’installazione luminosa, ma qualcosa di più. I fondatori di KMA, gli artisti digitali Kit Monkman e Tom Wexler, hanno dato vita ad un percorso sportivo interattivo dedicato al gioco dell’atletica negli spazi pubblici.
Commissionato dall’associazione The Great North Run, Great Street Games combina l’impiego di proiezioni luminose ad una tecnologia che si basa su immagini termiche: per vincere, i giocatori debbono “spingere” le palline verdi luminose entro il perimetro, anch’esso luminoso, del campo. Un software gestisce l’interazione tra movimento degli sportivi e movimento delle palline, con 3 livelli crescenti di difficoltà. Il torneo si svolgerà contemporaneamente dal 29 ottobre al 1 novembre nelle piazze di tre città nel nord-est dell’Inghilterra, Gateshead, Sunderland e Middlesbrough, in gara tra di loro per la migliore performance sportiva collettiva.
Molto interessante anche il concept implicito del lavoro: ad essere illuminato, infatti, non è tanto lo spazio urbano quanto le persone che lo occupano. Valorizzando per una volta non tanto l’architettura ma l’interazione tra i cittadini nello spazio pubblico. Il gioco, aperto a tutti, non esclude le persone con mobilità limitata.
Via | DDN

3 reti da pescatore costellate di 300 gocce di cristallo: ecco l’ultima, suggestiva installazione luminosa di Ingo Maurer presentata presso lo Spazio Krizia durante l’ultimo Salone del Mobile. Le reti, appese al soffitto, ricreano la sensazione di vivere in uno spazio sommerso. L’ispirazione? Le reti appena ritirate dall’acqua dei pescatori di Venezia.
Via | Moco Loco
La mia particolare predisposizione per le geometrie irregolari e gli accostamenti insoliti, mi ben dispone nei confronti delle sculture luminose del designer francese Arnold Goron ed in particolare di The Grappe Fruit Light.
L’installazione luminosa è composta da 13 lampade a sospensione di terracotta realizzate a mano, di diversa forma, colore e dimensione. Belle già da sole, tutte insieme hanno il fascino delle cose diverse che si completano nell’unione. Troppo romantica e poco funzionale come percezione? Forse, ma che ci posso fare se mi hanno disegnata così?
Ad ogni nuova stagione invernale l’Ice Hotel si rinnova con nuovi impensabili arredi di ghiaccio. Sforzo effimero ma non per questo meno impegnativo: la primavera cancellerà tutto in maniera implacabile, con una tabula rasa che garantirà però il rinnovamento per l’anno a venire.
Turnover da brivido. Prepariamoci a godere furtivamente delle novità: come la suite Blade, progettata dai britannici Rousseau & Drew e ispirata agli sport invernali, o come quella Tango, arredata dal duo argentino Trabb & Marcos con improbabili statue di ghiaccio. Bello, ed estremamente poetico, il progetto degli studenti del Royal Institute of Technology di Stoccolma, un’istallazione luminosa ispirata alla via lattea.
Mi rimane però un atavico dubbio: basterà la copertina di renna per riuscire a dormire a dieci sotto zero?