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Tutti gli articoli con tag industrial design

La lampada idroelettrica di Hierve-Diseñería

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La lampada idroelettrica di Hierve-Diseñería

Questa “Hydroelectric Lamp”, realizzata dai messicani Hierve-Diseñería sfrutta la stessa logica di una centrale idroelettrica, anche se ovviamente in scala molto ridotta. E’ composta da un contenitore di vetro stampato che è collegato al sistema principale tubo dell’acqua. Ogni volta che qualcuno usa qualsiasi apparecchio collegato (che sia una doccia o la lavastoviglie), il flusso attiva una micro turbina che converte a sua volta il movimento in corrente elettrica.

A quel punto, la corrente viene inviata ad una batteria posta sul pensile della lampada, che a sua volta illumina la lampadina di luce verticale. “Hydroelectric Lamp”. Oltre agli indubbi vantaggi in termini di consumi e sostenibilità del progetto, la linea retro e assimilabile allo steampunk meno eccessivo, rende l’oggetto molto affascinante e lo integra perfettamente con le necessarie tubature a vista.

La lampada idroelettrica di Hierve-DiseñeríaLa lampada idroelettrica di Hierve-DiseñeríaLa lampada idroelettrica di Hierve-DiseñeríaLa lampada idroelettrica di Hierve-DiseñeríaLa lampada idroelettrica di Hierve-Diseñería

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Spencer Nugent: ripensare le forbici

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Spencer Nugent - Scissors

Quella di reinterpretare gli oggetti più comuni è una sfida difficile per un designer. Forse la più difficile. Se qualcosa funziona (e funziona da anni -secoli, in certi casi) perché cambiarla? Senza poi contare l’impatto estetico e funzionale che può avere l’utilizzatore finale.

Spencer Nugent è un designer per gli A*S*T*R*O Studios di San Francisco e gestisce il portale (e la relativa community) idsketching nel quale posta tutorial utili e interessanti per chi si occupa di design industriale. Nugent ha raccolto la sfida cercando di dare la sua interpretazione delle forbici.

La considerazione da cui è partito è l’inutilità della lama inferiore che si muove su e giù mentre cerchiamo di tagliare del materiale che è poggiato sul piano di lavoro. Il suo concept prevede infatti che la lama rimanga ferma e che in un unico ‘anello’, le dita possano esercitare di volta in volta la pressione necessaria al taglio effettuata dalla lama superiore. Funzionerà?

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"L'erba del vicino...": il divano di Christian Vivanco

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The grass is always greener on the other side of the fence

Arriva dall’industrial designer messicano Christian Vivanco questo divano dal nome che ricorda un noto proverbio. L’idea di “The grass is always greener on the other side of the fence” nasce infatti dall’innato bisogno di desiderare ciò che non si ha e, allo stesso tempo, dall’esigenza di ristabilire il dialogo tra uomo e natura.

Libertà e comfort in un solo elemento di arredo, questo l’obiettivo di Vivanco. Che spiega come sia i materiali, le finiture e la configurazione possano essere disposti a piacere in base alle esigenze di chi lo utilizza. Può diventare uno spazio giochi per bambini così come il divano da sistemare nel salotto di una giovane coppia.

Il divano “The grass is always greener on the other side of the fence” include quattro cuscini ed è disponibile in altrettante diverse combinazioni di colori. Dopo il salto, una gallery per osservarlo più nel dettaglio.

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I nuovi autobus di Londra: ecco il vincitore

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Della gara indetta dalla città di Londra per ripensare il “Double-decker bus” vi avevamo parlato a gennaio. Il governo del Regno Unito aveva indetto un concorso per il restyling del mezzo di trasporto più caro agli inglesi nonché una delle icone più note di tutti i tempi.

Finalmente è stato svelato il design vincente. Linee morbide con ampio uso del vetro per un abitacolo più ampio e arioso, due scale e pedane per l’accesso posteriori: il nuovo bus a due piani ideato da Thomas Heatherwick, entrerà in servizio nel 2012 in occasione delle Olimpiadi e il motore verrà costruito secondo le migliori tecnologie per ridurre l’emissione dei gas di scarico.

Il prodotto finale è frutto di una join-venture tra Foster And Partners, Aston Martin e la Capoco Design Ltd., mentre la realizzazione sarà opera della Wrightbus, una ditta dell’Irlanda del Nord. Dopo il salto, un video più lungo che ci mostra il nuovo double-decker nel dettaglio.

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Le raccolte dell'Industrial Design Magazine dagli anni '50 ai '70

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Weetstraw

Sempre sia lodata la pazienza dei collezionisti che scansionano il materiale gelosamente custodito. Applausi e riconoscenza a quelli che poi decidono di metterlo anche a disposizione online.

I nostri più sinceri ringraziamenti vanno oggi a Peter Surrena di Philadelphia, colui che gestisce Weetstraw: un sito che raduna alcune delle migliori immagini provenienti dalle pubblicazioni del passato riguardanti il design. Si passa dall’arredamento di interni ai volumi che trattano il merchandising, fino a libri e riviste come quelli che vi presentiamo oggi.

Sull’ “Industrial Design Magazine” e su “Industrial Design in America” tra gli anni ‘50 e ‘70 vennero pubblicati articoli e saggi su alcuni dei prodotti più innovativi (per l’epoca) in circolazione. Grazie al lavoro di Weetstraw, possiamo farcene un’idea scorrendo le immagini e scoprendo oggetti il cui design ha influenzato notevolmente anche molto di quanto ci circonda oggi. Dopo il salto, una gallery.

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"The Astonishing Jack": le sedie 'vive' di Arthur Bodolec

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The Astonishing Jack - Arthur Bodelec

Designer parigino specializzato in industrial design, packaging e design di interni, Arthur Bodolec ha pensato bene di sfidare con la sua creatività, uno degli elementi di arredo più difficili da innovare: la sedia. Il risultato sono queste due “Astonishing Jack”: una più ’seriosa’, nascosta in un cubo, l’altra di ispirazione ‘floreale’, colorata e più simile a un bocciolo.

In entrambi i casi, imprimendo pressione allo spazio della seduta, i contenitori si ‘aprono’ e rivelano il resto del mobile. Negli intenti di Bodelec, la sedia accoglie la persona e si muove come animata dall’esigenza di chi la utilizza.

Per rendere l’effetto non bastano le immagini né le foto. Arthur Bodelec ha quindi realizzato un video che illustra in maniera elegante e precisa il funzionamento. Lo trovate dopo il salto.

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"Land Peel": il tappeto pieghevole di Shin Yamashita

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Land Peel Shin Yamashita

Ideato da Shin Yamashita, studentessa giapponese di design industriale al Kyoto Institute of Technology, “Land Peel” è praticamente un tappeto che prende spazio nella terza dimensione, trasformandosi in un rettangolo che ospita mobili ripiegabili.

Tre i pezzi inclusi: un tavolo, uno schienale e una sorta di comodino, vengono aperti piegando gli angoli e i tagli presenti sulla stuoia, per poi scomparire a filo con la superficie quando non servono. Il materiale è morbido e flessibile e rende Land Peel adatto per trascorrere molto tempo in una posizione rilassata.

Un prodotto molto semplice, con un aspetto minimale decisamente elegante (i colori sono pochissimi e ben nascosti quando i ‘mobili’ vengono riposti), al limite estremo della funzionalità. Dopo il salto, una gallery (via) per apprezzarne al meglio i dettagli.

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The 1 Hour Design Challenge "Emergency Shelter": i vincitori

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Ispirati dalle tristi vicende di Haiti, gli organizzatori di “The 1 Hour Design Challenge” hanno deciso di darsi come tema gli “Emergency Shelter”: i rifugi di emergenza. Sessanta minuti concessi ai partecipanti per ideare una struttura robusta, leggera, pratica da trasportare e innovativa nella realizzazione.

I dieci vincitori sono stati proclamati dalla giuria e Core77, uno dei promotori, ha donato 500 dollari a Architecture For Humanity il progetto per aiutare l’Haiti Earthquake Support Program. Ad aggiudicarsi il primo premio (e la possibilità di vedere l’idea costruita nel concreto), è stato il l’industrial e interaction designer Dan Ostrowski con la sua “Life Tent”: una tenda gonfiabile munita di un sistema di localizzazione GPS e costruita in materiale repellente per gli insetti così da evitare il rischio di malaria.

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Design, LifeStyle e Minimalismo: tre siti di cui non potete (?) fare a meno

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UnhappyHipstersTre siti (due blog e un tumblr) da consultare ogni giorno per approcciare in modo diverso la passione per il design declinata secondo i vostri gusti. Il primo che vi proponiamo è Unhappy Hipsters. Un tumblr in cui a foto di abitazioni dall’architettura a-la page vengono abbinate frasi che, in modo ironico, sottolineano la solitudine dei soggetti ritratti. Tutta questa perfezione ed eleganza dei dettagli finiranno per renderci infelici? Forse. L’antidoto è riderne prima che accada (e che iniziamo a prenderci troppo sul serio).

MinimalissimoIl secondo è Minimalissimo, blog che con stile spartano e gran passione, cerca di tenerci aggiornati su tutto ciò che è (ma dai?) minimal. Arte, archittura, graphic design e design industriale, passati al setaccio. Sfondo bianco ‘che più bianco non si può’ e un manipolo di volenterosi. Potete aggiungervi alla lista inviando una mail (concisa, ovvio).

PortastylisticIl terzo è un sito che fa dello stile la misura di tutte le proposte. In The Portastylistic non c’è un unico tema comune: si spazia dalla musica alla fotografia, dalla moda al design. Ogni tanto trovate anche dei dischi da -ehm- scaricare non proprio secondo le regole del mercato. Il risultato finale è un’immersione nel gusto e nella ricercatezza: non quella affettata e snob, ma quella che nasce da un’attitudine vera nel cercare tutte le connessioni di stile possibili tra i vari ambiti di interesse.

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Il Vitra Campus di Weil-am-Rhein

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CampusVitra

Nato alla fine degli anni ‘80, in seguito all’incendio dei cantieri dell’azienda omonima, il Campus Vitra rappresenta un caso più unico che raro di connubio tra il mondo dell’architettura e quello dell’industrial design. Il progetto venne in mente all’amministratore, lo svizzero Rolf Fehlbaum che, dopo il disastroso incidente, cerco un modo per affermare la corporate identity della ditta attraverso due operazioni contemporanee.

Da un lato una collezione delle cento sedute che hanno fatto la storia del design del ‘900. Dall’altro, una ‘collezione’ architettonica con gli edifici del Campus commissionati a vari architetti con la supervisione di Nicholas Grimshaw: un museo di Frank Gehry, un centro congressi di Tadao Ando, una stazione dei vigili del fuoco di Zaha Hadid, una fabbrica di Álvaro Siza.

Lo straniamento -voluto- è completo. Lavori distanti tra loro, che generano uno spaesamento fortissimo eppure con dei tratti riconducibili. L’arte funzionale in un contesto industriale niente affatto omogeneo che però, svela il valore altissimo del design e dell’architettura applicate ai bisogni e le esigenze della contemporaneità.

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