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pubblicato da Francesco

populis blogo roma treProsegue ancora il sondaggio di Populis e Università degli Studi di Roma 3 sui nostri magazine. Qualunque parte della galassia Blogo seguiate, qualunque angolo del network amiate leggere o commentare questa è una possibilità in più per interagire con la redazione e far sentire la vostra voce, quella della community.

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Robert Wilson e Kartell per "7 electric chairs... As you like it"

pubblicato da Francesco

Robert Wilson e Kartell per

Per i suoi 70 anni Robert Wilson - regista e scenografo americano - ha creato con Kartell una serie di sette sedie-scultura in mostra nel foyer della Scala di Milano fino al 30 settembre. Ieri siamo andati a darci un’occhiata, e negli spazi del tempio della musica i sette troni di Wilson e Kartell facevano decisamente il loro effetto. Direi che le immagini della gallery valgono più di mille parole.

Le sette sedute hanno un concept simile, ma vanno “in crescendo” dalla numero uno, la più essenziale, e si arricchiscono fino alla settima, la più complessa - nelle foto, è quella dove c’è seduta Lorenza Luti, direttore marketing di Kartell. I neon galleggiano all’interno del policarbonato e giocano con i riflessi del salone. Ma che fine faranno le sette sedie una volta terminata l’esposizione?

Si pensa di portarle in tour per qualche tempo, sempre in giro per il mondo e in spazi prestigiosi. Infine, sette serie di sette pezzi dei troni di Wilson e Kartell verranno messe all’asta attraverso gallerie d’arte di Milano e New York. Base d’asta? Naturalmente non ufficializzata, ma si dice intorno ai 20mila dollari. Si dice anche che Stéphane Lissner, sovrintendente e direttore artistico della Scala, ne abbia già riservata una.

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Pirelli corso Venezia 1: le foto del flagship store e l'intervista a Renato Montagner

pubblicato da Francesco

Pirelli corso Venezia 1: le foto del flagship store

Stamattina a Milano è stato inaugurato il flagship store Pirelli in corso Venezia 1. Uno scenario di design progettato da Renato Montagner, già direttore creativo delle collezioni P-Zero. Articolato su due livelli di 1500 metri quadrati, il Pirelli Corso Venezia è il primo negozio di questo tipo per la P lunga, ma parlando con gli addetti ai lavori presenti non sarà sicuramente l’unico. Per ora, bocche cucite sui prossimi: ma è facile prevedere che si apra ad Oriente, magari in Cina, vista la massiccia presenza di inviati e giornalisti del Celeste Impero.

Tra memorabilia - una Lamborghini Miura, la Maserati 250F di Juan Manuel Fangio e altro - abbiamo fatto quattro chiacchiere con Renato Montagner, mente del progetto store e direttore creative di Pirelli dal 2009. Se volete dare un’occhiata agli ospiti della conferenza stampa, sono tutti su Fashionblog.it: per dire un nome, c’era Naomi Campbell.

Renato Montagner, come è nato il rapporto con Pirelli?

Il mio rapporto con Pirelli è nato così, per caso: mi hanno contattato, fatto vedere il progetto, poi non ci siamo più sentiti per un po’ di tempo. In seguito le nostre strade si sono incrociate di nuovo: poi anche per la mia passione per il motorsport, è nata una storia, un rapporto più tra persone, che tra professionisti.

Facciamo qualche nome

Andrea Imperiali l’ad, Marco Orseniga, a capo del progetto, insieme abbiamo cominciato a condividere l’idea di cosa significhi il progetto Pirelli e il design, e scrivendoci qualche mail ci è venuta un’idea di brief, poi abbiamo cominciato a fare qualcosa, è stato tutto un work in progress.

Pirelli corso Venezia 1: le foto del flagship storePirelli corso Venezia 1: le foto del flagship storePirelli corso Venezia 1: le foto del flagship storePirelli corso Venezia 1: le foto del flagship storePirelli corso Venezia 1: le foto del flagship storePirelli corso Venezia 1: le foto del flagship storePirelli corso Venezia 1: le foto del flagship storePirelli corso Venezia 1: le foto del flagship store

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I ventuno punti di Metacool per i designer

pubblicato da Francesco

design infografica ventun punto metacool

Oggi è la giornata dei ventun punti: su Downloadblog i ventuno punti di Bob Sutton per la leading innovation, qui ci occupiamo d’altro. Di Metacool e di “A Declaration of innovation”, una bullet list che riprende quella di Sutton, ma non la applica solo ai leader e agli executive, ma anche ai comuni mortali.

In questo caso i comuni mortali siamo noi e i nostri progetti. Se volete leggervi i ventun punti, tenete per buoni quelli su Downloadblog, qui quelli strettamente legati al design:

1. Scopri il mondo, invece di pensare a come scoprirlo.

2. Osserva e ascolta come se fossi un bambino.

4. Crea un prototipo come se fossi sicuro di realizzarlo (…) non presentarti mai a un incontro senza un prototipo costruito, senza un test, senza un collaudo.

5. Si può realizzare un prototipo di tutto.

8. La maggior parte delle nuove idee non lo sono.

L’infografica che illustra il post non c’entra nulla con i ventun punti, ma mi sembrava comunque interessante: la trovate su Flickr.

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I mobili retro-moderni di Jory Brigham e lo stand della Wesc

pubblicato da intweetion

i mobili di Jory Brigham

Jory Brigham ha iniziato a lavorare il legno insieme al padre, Tim Brigham, fin da quando era molto giovane. Il risultato di un simile apprendistato è molto evidente nel suo lavoro: uno stile che sintetizza perfettamente l’abilità di artigiano con un gusto molto particolare nell’unire tradizione retro e modernità. Un modernariato attualissimo che beneficia anche del sapiente uso di legni dai toni diversi e inserti di altri materiali.

Somigliano a sculture, i mobili di Brigham: questo per dire che, nei suoi lavori, la funzione d’uso passa talvolta in secondo piano rispetto all’armonia delle forme. Anche in presenza di una specifica commissione come per lo stand di prodotti della arcinota casa di accessori audio e abbigliamento Wesc. In ogni caso, un nome da tenere sott’occhio (qui il suo blog dove racconta dettagliatamente il suo lavoro).

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Nuovo Logo Eni: svegliatemi.

pubblicato da Antonio Moro




Quando hai uno dei marchi più belli al mondo, progettato da Bob Noorda e seguito dallo studio Unimark, con una tipografia tra le più riconoscibili tanto da diventare essa stessa marchio all’occorrenza e decidi di unificare tutte le tue aziende sotto uno stesso nome cosa fai? ovviamente crei un marchio nuovo distruggendo la tipografia, spostando un pò le simmetrie e aggiungedo un pò di gradient!

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Italia.it 2: sono tornati!

pubblicato da Antonio Moro



Come già si era accennato in altri post e in altri siti Italia.it non è morto definitivamente, ma sarà al contrario al centro di un “rilancio strategico” nei prossimi mesi (o anni..).

Sono infatti i famosi 21 milioni inizialmente stanziati per l’apporto delle regioni (mai arrivato) al centro del mirino del ministro Luigi Nicolais: lo stanziamento dei fondi previsti per Italia.it consentirà di dar vita a una nuova piattaforma, protagoniste questa volta le regioni.

Continua dopo il break..

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italia.it down?

pubblicato da Antonio Moro



italia.it il tristemente famoso portale ufficiale dell’Italia è attualmente down. Nella mia ingenuità voglio sperare sia un problema temporaneo, non la minacciata messa offline del progetto costato decine di milioni di euro e mai decollato veramente. Mi tengo i dovuti commenti quando avrò informazioni certe.

Update:
è confermato, il portale italia.it è stato fatto mettere offline ieri dal Ministero dell’innovazione tecnologica come riporta Anna Masera sul blog della Stampa.

La spesa dichiarata nell’articolo dal caporedattore del portale di 5.8 milioni di euro è tutta da verificare: ad oggi la spesa globale del portale non è stata resa nota in nessun modo ufficiale, nonostante sia diritto del cittadino conoscerla in quanto spesa pubblica… ma il DIT ha negato tale diritto in quanto “l’interesse al buon andamento della Pubbblica Amminsitrazione da parte dei cittadini non è una posizione giuridicamente tutelata”..

altro dopo il break

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PD: la morte del simbolo

pubblicato da Antonio Moro



Presentato oggi alle 17 il nuovo e tanto atteso logo del Partito Democratico di Walter Veltroni.
Disegnato da un giovane neolaureato IUAV, tale Nicola Storto, per INAREA (uno dei migliori studi italiani di brand design, non certo l’ultimo arrivato) che ha fatto il compitino per niente facile di realizzare il logo del primo partito italiano.
Niente male come inizio direi, la responsabilità era altissima e INAREA ha puntato sui suoi migliori designers a quanto pare.
Sorvolando sulle facili ironie devo dire che mi piacerebbe parlare di altro. Già immagino mezza internet a sparare giudizi sulla validità grafica di questa creatura e il povero Nicola messo in croce come sempre avviene. Beh, è normale.
La cosa che più mi colpisce è l’assenza di originalità, di personalità, di ricordabilità e in definitiva di longevità di questo logo: in sintesi l’assenza del simbolo.
I grandi partiti della storia hanno una cosa in comune: un simbolo forte, longevo, significativo, riproducibile.
Pensiamo alla svastica, alla falce e martello, allo scudo crociato.. o anche all’elefante e all’asinello di oltreoceano. Tutti simboli forti che si riconducono al partito facilmente nella testa di chi li pensa, che si disegnano sui muri e diventano, appunto, simbolo di un partito, di un’ideologia, di un pensiero.
Il PD nasce dall’unione di partiti, arranca per trovare un’identità ideologica, fatica a diventare realtà concreta nella testa degli italiani: aveva l’occasione di farlo almeno graficamente (e certo non sarebbe stato poco), ma ha fallito miseramente. Anzi, non ci ha neanche provato.
Ah dimenticavo, c’è anche l’ulivino, ho dimenticato di nominarlo.. sarà perché è insignificante, ridicolmente piccolo, stupidamente legato al passato e graficamente orribile?

Rutelli: "Italia.it o cambia o è meglio chiuderlo"

pubblicato da Antonio Moro



Italia.it il nostro portale preferito, di cui tanto abbiamo parlato in passato, costato 45 milioni di euro, pare non piacere più al ministro Rutelli che non ci gira attorno e proclama “Quel sito o cambia oppure è meglio chiuderlo”.
La nuova società che ha da poco vinto la gara d’appalto per la gestione dei siti della PA ha annunciato che ha bisogno di almeno tre mesi di rodaggio prima di poter cominciare a lavorare seriamente allo svecchiamento del sito, saltando così la BIT, la borsa del turismo, appuntamento strategico per chiunque faccia turismo online…
Nel frattempo il sito è al 2.539/mo posto nella classifica degli accessi dei web nazionali.. come dire che non lo visita nessuno. Ovviamente la situazione europea non è poi tanto migliore, se confrontiamo il sito italiano con quelli di altri importanti paese europei vediamo che siamo si ultimi, ma non poi di tanto:


La cosa inquietante è poi vedere come il traffico di Italia.it sia rimasto uguale prima e dopo il lancio del portale (picco blu): come dire che quando non c’era nulla (se non un “in costruzione”) faceva gli stessi accessi di ora che ha contenuti. Allucinante. In pratica questo vuol dire che i visitatori di Italia.it sono in gran parte visitatori casuali, che digitano il dominio manualmente e non arrivano da motori di ricerca o altri siti.. un disastro.
Triste poi vedere come in occasione del suo lancio il portale italiano ha largamente surclassato non solo se stessa, ma anche tutti gli altri portali europei. Insomma i portali turistici nazionali non funzionano e basta: il problema non è certo solo italiano.

Ovviamente questo non giustifica nulla, per italia.it non si è fatto neanche un minimo di SEO (Search Engine Optimization) e se cerchiamo “Italy” o “Italia” su Google i risultati sono sconfortanti per il povero portale ufficiale italiano. Ho specificato “ufficiale” perché per fortuna su internet ci sono decine di altri siti dedicati all’Italia meglio indicizzati percui certo al turista che vuol venire in Italia non mancano informazioni utili.

Ma allora a cosa serve Italia.it? se anche i pochi contenuti presenti sono stati più volte contestati dalle regioni come non accurati se non addirittura sbagliati? non dovevano essere le regioni stesse a dover compilare questi contenuti? una grossa parte del famoso budget milionario era proprio destinato alle singole regioni che avrebbero dovuto occuparsi di riempire il portale di contenuti specifici ed aggiornati per arrivare alla creazione del più completo ed utile sito dedicato all’Italia.
Se pensiamo all’enormità del progetto iniziale e all’impegno richiesto si giustifica anche un pochino di più il budget stanziato: ovviamente non è accaduto niente di quello che si era prefissato, in puro italian style che non ha ormai più bisogno di commenti.

Siamo talmente abituati a queste cose che il commento di Rutelli non è stato “il progetto non è stato rispettato, prenderemo provvedimenti al più presto perché italia.it venga rifatto come doveva essere e ovviamente a spese zero”, ma piuttosto “non funziona, chiudiamolo e buttiamo nel cesso tutto il lavoro fatto e i soldi spesi”.
Una cosa assurda, che fa venire il magone, perché di indignarsi non abbiamo più la forza: siamo semplicemente stremati da tanta incompetenza e spreco.

Avanti così.

Update:
Altro commento di Rutelli sempre dalla stessa riunione al Comitato nazionale per il turismo: «Facciano qualcosa, altrimenti è meglio lasciar perdere». Incredibile. Facciano chi? il portale è statale, sveglia! siete VOI a dover fare qualcosa, non trattare le aziende che avete assunto con appalti come se fossere degli esterni a cui addossare tutte le responsabilità!

Update 2:
SDZ (Rivista online di AIAP) riporta la notizia e si augura che venga cambiato anche il tristemente famoso logo Italia.. sul logo sono d’accordo (affrontando anche lo spreco di denaro che ne deriverebbe), ma è bene capire che il portale italia.it deve essere aggiornato, completato e promosso: NON CHIUSO. Chiuderlo significherebbe buttare nel water 45 milioni di euro e 13 anni di speranze, non ci vuole un gran genio per capirlo.