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Nuovo Logo Eni: svegliatemi.

pubblicato da Antonio Moro in: Made in Italy Brand Design




Quando hai uno dei marchi più belli al mondo, progettato da Bob Noorda e seguito dallo studio Unimark, con una tipografia tra le più riconoscibili tanto da diventare essa stessa marchio all’occorrenza e decidi di unificare tutte le tue aziende sotto uno stesso nome cosa fai? ovviamente crei un marchio nuovo distruggendo la tipografia, spostando un pò le simmetrie e aggiungedo un pò di gradient!

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Italia.it 2: sono tornati!

pubblicato da Antonio Moro in: Curiosità Web design



Come già si era accennato in altri post e in altri siti Italia.it non è morto definitivamente, ma sarà al contrario al centro di un “rilancio strategico” nei prossimi mesi (o anni..).

Sono infatti i famosi 21 milioni inizialmente stanziati per l’apporto delle regioni (mai arrivato) al centro del mirino del ministro Luigi Nicolais: lo stanziamento dei fondi previsti per Italia.it consentirà di dar vita a una nuova piattaforma, protagoniste questa volta le regioni.

Continua dopo il break..

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italia.it down?

pubblicato da Antonio Moro in: Curiosità Web design



italia.it il tristemente famoso portale ufficiale dell’Italia è attualmente down. Nella mia ingenuità voglio sperare sia un problema temporaneo, non la minacciata messa offline del progetto costato decine di milioni di euro e mai decollato veramente. Mi tengo i dovuti commenti quando avrò informazioni certe.

Update:
è confermato, il portale italia.it è stato fatto mettere offline ieri dal Ministero dell’innovazione tecnologica come riporta Anna Masera sul blog della Stampa.

La spesa dichiarata nell’articolo dal caporedattore del portale di 5.8 milioni di euro è tutta da verificare: ad oggi la spesa globale del portale non è stata resa nota in nessun modo ufficiale, nonostante sia diritto del cittadino conoscerla in quanto spesa pubblica… ma il DIT ha negato tale diritto in quanto “l’interesse al buon andamento della Pubbblica Amminsitrazione da parte dei cittadini non è una posizione giuridicamente tutelata”..

altro dopo il break

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PD: la morte del simbolo

pubblicato da Antonio Moro in: Curiosità Comunicazione Brand Design



Presentato oggi alle 17 il nuovo e tanto atteso logo del Partito Democratico di Walter Veltroni.
Disegnato da un giovane neolaureato IUAV, tale Nicola Storto, per INAREA (uno dei migliori studi italiani di brand design, non certo l’ultimo arrivato) che ha fatto il compitino per niente facile di realizzare il logo del primo partito italiano.
Niente male come inizio direi, la responsabilità era altissima e INAREA ha puntato sui suoi migliori designers a quanto pare.
Sorvolando sulle facili ironie devo dire che mi piacerebbe parlare di altro. Già immagino mezza internet a sparare giudizi sulla validità grafica di questa creatura e il povero Nicola messo in croce come sempre avviene. Beh, è normale.
La cosa che più mi colpisce è l’assenza di originalità, di personalità, di ricordabilità e in definitiva di longevità di questo logo: in sintesi l’assenza del simbolo.
I grandi partiti della storia hanno una cosa in comune: un simbolo forte, longevo, significativo, riproducibile.
Pensiamo alla svastica, alla falce e martello, allo scudo crociato.. o anche all’elefante e all’asinello di oltreoceano. Tutti simboli forti che si riconducono al partito facilmente nella testa di chi li pensa, che si disegnano sui muri e diventano, appunto, simbolo di un partito, di un’ideologia, di un pensiero.
Il PD nasce dall’unione di partiti, arranca per trovare un’identità ideologica, fatica a diventare realtà concreta nella testa degli italiani: aveva l’occasione di farlo almeno graficamente (e certo non sarebbe stato poco), ma ha fallito miseramente. Anzi, non ci ha neanche provato.
Ah dimenticavo, c’è anche l’ulivino, ho dimenticato di nominarlo.. sarà perché è insignificante, ridicolmente piccolo, stupidamente legato al passato e graficamente orribile?

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Rutelli: "Italia.it o cambia o è meglio chiuderlo"

pubblicato da Antonio Moro in: Made in Italy Comunicazione Web design Social Design Professione



Italia.it il nostro portale preferito, di cui tanto abbiamo parlato in passato, costato 45 milioni di euro, pare non piacere più al ministro Rutelli che non ci gira attorno e proclama “Quel sito o cambia oppure è meglio chiuderlo”.
La nuova società che ha da poco vinto la gara d’appalto per la gestione dei siti della PA ha annunciato che ha bisogno di almeno tre mesi di rodaggio prima di poter cominciare a lavorare seriamente allo svecchiamento del sito, saltando così la BIT, la borsa del turismo, appuntamento strategico per chiunque faccia turismo online…
Nel frattempo il sito è al 2.539/mo posto nella classifica degli accessi dei web nazionali.. come dire che non lo visita nessuno. Ovviamente la situazione europea non è poi tanto migliore, se confrontiamo il sito italiano con quelli di altri importanti paese europei vediamo che siamo si ultimi, ma non poi di tanto:


La cosa inquietante è poi vedere come il traffico di Italia.it sia rimasto uguale prima e dopo il lancio del portale (picco blu): come dire che quando non c’era nulla (se non un “in costruzione”) faceva gli stessi accessi di ora che ha contenuti. Allucinante. In pratica questo vuol dire che i visitatori di Italia.it sono in gran parte visitatori casuali, che digitano il dominio manualmente e non arrivano da motori di ricerca o altri siti.. un disastro.
Triste poi vedere come in occasione del suo lancio il portale italiano ha largamente surclassato non solo se stessa, ma anche tutti gli altri portali europei. Insomma i portali turistici nazionali non funzionano e basta: il problema non è certo solo italiano.

Ovviamente questo non giustifica nulla, per italia.it non si è fatto neanche un minimo di SEO (Search Engine Optimization) e se cerchiamo “Italy” o “Italia” su Google i risultati sono sconfortanti per il povero portale ufficiale italiano. Ho specificato “ufficiale” perché per fortuna su internet ci sono decine di altri siti dedicati all’Italia meglio indicizzati percui certo al turista che vuol venire in Italia non mancano informazioni utili.

Ma allora a cosa serve Italia.it? se anche i pochi contenuti presenti sono stati più volte contestati dalle regioni come non accurati se non addirittura sbagliati? non dovevano essere le regioni stesse a dover compilare questi contenuti? una grossa parte del famoso budget milionario era proprio destinato alle singole regioni che avrebbero dovuto occuparsi di riempire il portale di contenuti specifici ed aggiornati per arrivare alla creazione del più completo ed utile sito dedicato all’Italia.
Se pensiamo all’enormità del progetto iniziale e all’impegno richiesto si giustifica anche un pochino di più il budget stanziato: ovviamente non è accaduto niente di quello che si era prefissato, in puro italian style che non ha ormai più bisogno di commenti.

Siamo talmente abituati a queste cose che il commento di Rutelli non è stato “il progetto non è stato rispettato, prenderemo provvedimenti al più presto perché italia.it venga rifatto come doveva essere e ovviamente a spese zero”, ma piuttosto “non funziona, chiudiamolo e buttiamo nel cesso tutto il lavoro fatto e i soldi spesi”.
Una cosa assurda, che fa venire il magone, perché di indignarsi non abbiamo più la forza: siamo semplicemente stremati da tanta incompetenza e spreco.

Avanti così.

Update:
Altro commento di Rutelli sempre dalla stessa riunione al Comitato nazionale per il turismo: «Facciano qualcosa, altrimenti è meglio lasciar perdere». Incredibile. Facciano chi? il portale è statale, sveglia! siete VOI a dover fare qualcosa, non trattare le aziende che avete assunto con appalti come se fossere degli esterni a cui addossare tutte le responsabilità!

Update 2:
SDZ (Rivista online di AIAP) riporta la notizia e si augura che venga cambiato anche il tristemente famoso logo Italia.. sul logo sono d’accordo (affrontando anche lo spreco di denaro che ne deriverebbe), ma è bene capire che il portale italia.it deve essere aggiornato, completato e promosso: NON CHIUSO. Chiuderlo significherebbe buttare nel water 45 milioni di euro e 13 anni di speranze, non ci vuole un gran genio per capirlo.

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