
Ricordate l’orgoglio con cui da piccoli siete riusciti a rispondere per la prima volta alla domanda: “Che ore sono?”. Un rapido sguardo fiero al polso, qualche secondo per la lettura e poi, sicuri a snocciolare numeri e minuti. Con le lancette la questione era complicata: le cifre al quarzo invece furono una benedizione per tutti quelli che faticavano con i calcoli.
Niente in confronto a questo “Maze Of Time” del designer Andy Kurovets: un rompicapo cromatico come non se ne vedevano da tempo. Oltre l’apparente linearità del meccanismo (un colore per ogni dato: ore e minuti, decine e unità), si nasconde -è il caso di dirlo- il delirio organizzato. I numeri, infatti, compaiono contemporaneamente sul display. Bello l’effetto finale, un po’ meno decifrarlo.
All’opposto, la filosofia che caratterizza lo “Zero Watch” del designer e illustratore Robert Dabi. Via numeri, lancette, bottoni, elementi superflui. Due ‘dischi’ per segnare il tempo e una struttura di gomma e acciaio. Vari colori disponibili, design minimale: il grado zero -appunto- dell’orologio. Dopo il salto, un video di presentazione del render.
Continua a leggere: Zero Watch e Maze Of Time: due orologi agli antipodi

Ai più attenti, ricorderà non poco George Dunning e Heinz Edelmann: rispettivamente regista e art director di Yellow Submarine il film dei Beatles del 1968. Celyn Brazier, con onestà, non fa certo mistero di aver nutrito una certa ammirazione per la coppia di designer e artisti: tuttavia i suoi lavori, pur prendendo le mosse dalla lezione di Edelmann e Dunning, sviluppano uno stile personale e inconfondibile.
Animatore e illustratore di base a Londra, Celyn Brazier ha esordito lavorando per la Ninja Tune Records su alcune copertine e artwork degli album, realizzando anche dei promo animati. Poi sono arrivati degli spot per la Honda e l’approdo alla BBC come regista e designer.
Una creatività duttile e esplosiva, che trova il principale sfogo nelle coloratissime illustrazioni dal tratto molto pulito eppure ricco di dettagli, che sono state pubblicate -tra gli altri- sulle pagine del Guardian e dell’Esquire. Dopo il salto, una gallery dei suoi lavori.

Trasformare oggetti apparentemente insignificanti. Dargli vita e far sì che non rimangano ‘abbandonati’ su tavoli e mensole per settimane. Cosa succederebbe se tutto ciò che trascuriamo avesse vita propria? Se si muovesse senza il nostro apporto e in modi che magari neanche immaginiamo?
Se lo sono chiesto Julien Vallée e Nicolas Burrows. Uno è un graphic designer canadese di cui vi abbiamo già parlato. L’altro è un illustratore inglese che fa parte dello studio creativo Nous Vous. Insieme hanno lavorato a Dansedance un esperimento interattivo presentato in occasione di “Collaborate”: quarta edizione di If You Could, progetto degli art director londinesi Will Hudson e Alex Bec che riunisce designer e illustratori per produrre pubblicazioni, esibizioni e eventi.
Il ‘gioco’ interattivo è sul sito. Con la tastiera comandate gli oggetti ‘disubbidienti’, che prendono vita davanti a un ignaro Vallée e ripetono in loop il loro movimento una volta attivati. Quello che invece trovate subito dopo il salto, è il making-of del progetto, tutto a base di montaggio, carta e talento creativo.
Continua a leggere: "Dansedance" di Julien Vallée e Nicolas Burrows: gli oggetti prendono vita

Il logo della Chiquita fu ideato da Richard ‘Dik’ Browne negli anni ‘40. Illustratore del “Newsweek”, divenne famoso in seguito come fumettista, creando il personaggio di “Hagar l’Orribile” (che disegnò insieme al figlio Chris) e “Hi and Lois”, uno spin-off di Beetle Bailey.
A distanza di più di mezzo secolo, dopo alcune modifiche (la più importante negli anni ‘80), DJNeff è stato chiamato a lavorare sul logo del produttore di banane più famoso al mondo, tanto da diventarne quasi il sinonimo. Nella tradizione dell’azienda, è stato scelto un altro illustratore, molto vicino al mondo del fumetto. Sui comics è basata inoltre tutta la nuova campagna del brand.
Creatività, espressività e intrattenimento. Tre punti nodali su cui Neff ha lavorato, approcciando in due maniere differenti il logo giallo e blu. Da un lato portando in evidenza il viso della donna che indossa un cesto di frutta come cappello. Dall’altro, dissacrando lo stesso logo, lasciando indenni solo la forma dell’adesivo e la cornice.

La diciannovesima edizione dei Mondiali di Calcio (la FIFA World Cup) si svolgerà in Sud Africa la prossima estate. In collaborazione con la Sony (uno degli sponsor principali dell’evento, la Bizquit Design ha realizzato questa coloratissima animazione come spot promozionale dell’evento.
L’autore è Dirk Rauscher, pseudonimo di Bruno Tait, illustratore, visual artist e graphic designer tedesco che unisce da sempre nel suo lavoro la passione per l’uso spettacolare dei vettoriali a una fascinazione per l’animazione e la motion graphic tradizionale.
Il risultato è il filmato che trovate dopo il salto, in cui carta, pop-up, tonalità sgargianti ed elementi 3D si fondono in una vertiginosa corsa di simboli africani e calcistici. Il punto d’arrivo è, ovviamente, il logo della manifestazione. Il sound-design è opera di Clemens Haas. Un lavoro davvero ben fatto.
Continua a leggere: Inside South Africa World Cup 2010: l'animazione di Dirk Rauscher
Del talento di Jon Klassen vi abbiamo già parlato. Illustratore sopraffino e graphic designer: uno di quelli -avete presente, no?- davanti alle cui gallery la mascella raggiunge il piano del tavolo mentre scorrete le immagini. Uno che, tra le altre cose, è dietro a quel capolavoro di animazione che è Coraline. Uno bravino, insomma.
Abbiamo parlato anche delle prossime Olimpiadi invernali di Vancouver: curatissime sotto ogni punto di vista, con un merchandising da far impallidire il Ciao dei nostri poveri mondiali del ‘90 e una serie di iniziative collaterali che attingono sapientemente sia alla tradizione canadese che alle forme di comunicazione contemporanee.
Unite le due cose e otterrete il fascino di questo incredibile trailer animato appunto da Klassen con la supervisione dello StudioAka. Diretto da Marc Craste, proposto in due versioni da 20 e 40′, evoca lo spirito olimpico attraverso la leggenda di un inuit che dovette dare fondo a tutte le sue risorse e le sue abilità per riportare la luce e la pace nel suo mondo vittima del buio e del male. Trattenete il respiro e godetevi le immagini.
Continua a leggere: L'animazione di Jon Klassen per le Olimpiadi invernali di Vancouver 2010

Igor “Rogix” Udushlivy è un graphic designer e illustratore moldavo, che utilizza diversi media per dare vita alle sue idee ipercolorate. Se in ambito web i suoi lavori non sono poi troppo entusiasmanti, su carta è riuscito, con una brillante intuizione, a realizzare qualcosa di semplice e -allo stesso tempo-sorprendente.
Jacket + Bookmark, come suggerisce il nome stesso, sono una serie di copertine per alcuni dei più famosi romanzi, che includono anche il relativo segnalibro. La peculiarità è nelle illustrazioni minimali e vagamente retro elaborate da Rogix, ma soprattutto nel modo in cui il segnalibro è integrato all’immagine disegnata.
Come in un libro pop-up, un dettaglio della cover sbuca fuori dalle pagine con il duplice risultato di ricordare a che punto si è arrivati nella lettura e di aggiungere all’illustrazione che descrive il romanzo, un particolare da toccare, spostare e con cui giocare. Di seguito, una gallery del progetto.
Jacket Bookmark: i segnalibri pop-up



Continua a leggere: "Jacket + Bookmark": i segnalibri pop-up di Igor “Rogix” Udushlivy

Non potremo vederlo prima del prossimo anno, ma Tron Legacy è già un successo annunciato. Seguito (e remake?) del celebre film del 1982 che ha radicalmente cambiato il modo di concepire l’immaginario tecnologico, il film sarà una delle esperienze visive più spettacolari che ci attendono nel 2010.
Se per le novità cinematografiche potete affidarvi a Cineblog, qui vogliamo invece parlarvi di due dei personaggi più importanti dietro questo sequel: Kevin Ishioka, l’art director capo di questa produzione (già noto per Spiderman II e “Men In Black II”, di cui ha realizzato gran parte degli scenari), ma soprattutto Darren Gilford.
Product Designer e illustratore per il cinema e la pubblicità, ha avuto il difficilissimo compito di attualizzare, senza snaturarlo, tutto il lavoro fatto da Syd Mead (industrial designer che aveva già prestato il suo talento per Blade Runner), Peter Lloyd alle ambientazioni e soprattutto Jean Giraud (Moebius), il celeberrimo e visionario autore francese di fumetti che aveva ideato l’intero set e i costumi.
Continua a leggere: Darren Gilford e il design di "Tron Legacy"

Wayne Brezinka è un abilissimo designer e illustratore nato a Minneapolis, che lavora da tempo per vari progetti editoriali e promozionali, spesso a contatto con il mondo della musica.
Passato dalla direzione artistica a uno studio a suo nome, ispirato dai lavori di Saul Bass e -fra gli artisti contemporanei- dalle tavole di Edel Rodriguez, Brezinka ha maturato uno stile inconfondibile, caratterizzato principalmente dalla stratificazione intelligente di tecniche miste.
Sulla base di penne, inchiostri e acquarelli, infatti, Brezinka applica ritagli di vario materiale cartaceo, sovrapponendoli per creare non solo maggiori volumi e profondità, ma per aggiungere anche un’interpretazione diversa ai soggetti illustrati. I suoi lavori diventano quindi un misto molto strano e altrettanto efficace, di rappresentazioni e disegni: siparietti che emergono dalla linearità delle due dimensioni e -contemporaneamente- accentuano il tratto e i colori. Sul suo blog trovate molti delle sue creazioni più recenti.

Walter Wick non è propriamente un designer né un illustratore, anche se il suo interesse per l’arte è iniziato con la pittura passando poi a quello per la fotografia, che l’ha reso noto. Un autore più adatto ai cugini di Clickblog? Non proprio.
La particolarità di Wick è in come costruisce i set delle foto che poi scatta. L’intento finale di comunicare assemblando spazi, scenografie e oggetti in modo da sviluppare curiosità e attenzione per i dettagli. Quelle che realizza sono in tutto e per tutto delle sculture illustrate che poi diventano libri, attraverso le sue foto.
In particolare la serie “Can You See What I See?”, destinata ai più piccoli, in cui vengono messi in scena dei puzzle visivi con cui cimentarsi. L’enorme talento come fotografo gli permette di suggestionare il lettore con immagini surreali di fortissimo impatto, l’abilità nell’assemblare, invece, lo inserisce in quella terra di confine tra le varie discipline, restituendo il meglio da illustrazione, design e -appunto- fotografia. Dopo il salto, un video che lo vede all’opera nell’allestire uno dei suoi lavori.
Continua a leggere: Walter Wick e il design dei set fotografici