
Blanch è un carattere creato appositamente per il marchio Fruita Blanch, un’azienda a conduzione familiare che da ben quattro generazioni si occupa di frutta e i suoi derivati, come succhi, marmellate, conserve.
Come la maggior parte delle aziende storiche che decidono di darsi una svecchiata, c’è stato bisogno di un’immagine coordinata che guardasse al futuro, ma che avesse le solide basi della tradizione.
Blanch e tutta l’identity è riuscita in maniera eccellente in questa impresa spesso difficile, se non impossibile. Nella fattispecie il carattere è modulare, con una componente derivante da uno stile anni ‘50, sans serif, e la più moderna caratteristica delle font utilizzate per le etichettature della merce.
Blanch si presenta con sei differenti versioni, ed è scaricabile gratuitamente qui. Infine vi consiglio caldamente di fare una visita al sito della Fruita Blanch che merita particolarmente per la cura, specialmente per la scelta dei colori utilizzati.
Surreale (e surrealista) fin dal nome del marchio. Splendido ed elegante il lavoro svolto per l’identity di questa “Baker D. Chirico”, realizzato dallo studio di Fabio Ongarato. La panetteria australiana ha celebrato l’apertura del secondo negozio affidandosi anche al lavoro congiunto di FOD, lo studio di architettura March Studio, gli artisti e fashion designer PAM e lo stesso Daniel Chirico.
Il risultato è una identity fortemente retro, che gioca con il cognome dell’artigiano e quello del più famoso pittore: superfici a scacchi bianchi e neri, un lettering minimale che richiama spiccatamente quello degli anni ‘20 e ‘30 e una serie di immagini-collage molto ironiche, in bianco e nero.

Della identity di questo “Illegal Burger”, ristorante fast food di Oslo, si sono occupati in tre: Metric System per la grafica, Frode Skaren ha pensato alle illustrazioni e Al Coulson all’interior design. Contrasti e equilibri ottimi, con un vago accenno alla street-art negli ingredienti antropomorfizzati da Skaren, un graphic design molto classico e ordinato ottenuto dallo studio Metric System per finire con gli interni di Coulson.
L’arredo ricorda una stanza dei giochi: linee molto morbide, colori dalle tinte accese e a contrasto. Il risultato finale è divertente, ironico come il nome stesso dell’attività e molto caratterizzato.