
Ancora dalla Shenzhen Biennale di Hong Kong, un’altra installazione per riflettere sulla natura degli spazi abitativi e su come design e architettura possano arrivare a influenzarli radicalmente per rispondere alle varie esigenze della contemporaneità.
Lo studio KUU di Shanghai, specializzato in design di interni e nuove soluzioni architettoniche, propone Shared Housing, un nuovo modello di residenze per i popolosi centri urbani della Cina. Le case sono composte da stanze di tre metri per tre, interconnesse tra loro, in modo tale da costringere i tre abitanti previsti a interagire.
L’interazione non avviene solo sul piano umano, ma è stimolata anche da come sono costruiti e affiancati gli spazi. Cortili e cucina in comune, oltre a fori quadrati nelle pareti che permettono di non dover utilizzare porte per rivolgersi a chi sta fisicamente occupando gli altri vani. Un’idea estrema e provocatoria che mostra abilmente un limite e una risorsa delle nuove forme di sovrappopolamento. Di seguito, una gallery dell’installazione.
Foto | via

Campi di panni stesi infiniti. Questo potrebbe essere il sottotitolo dell’installazione del Ball Nogues Studio, realizzata in occasione della Shenzhen Biennale di Hong Kong.
Trenta volontari della mostra insieme agli organizzatori, hanno appeso ben 10000 capi di abbigliamento di American Apparel, creando una lunghissima successione di colori e forme. T-shirt e biancheria intima che verranno poi smantellati e regalati ai visitatori, sottolineando l’immaterialità dell’operazione e l’idea di una ridistribuzione senza sprechi degli elementi utilizzati.
Il colpo d’occhio è impressionante, così come l’evidente pazienza richiesta da un simile allestimento. Il consumismo e alcune delle sue icone, contemporaneamente sovrastano l’osservatore e vengono ‘distrutti’ proprio nel momento dell’esperienza artistica che li mette in mostra. Di seguito, una gallery dell’installazione.
Foto | via (courtesy of)
L’illustratrice britannica Fiona Hewitt e l’esperto di “asian kitschology” Andy Tainton, dopo anni vissuti tra Shangai Pechino e Hong Kong hanno assimilato l’estetica orientale, il gusto per i colori accesi, per le immagini ricche di dettagli e sontuose nella messa in scena.
La loro linea di prodotti Dumpling Dynasty è un omaggio a tanta ricchezza visiva: scatole di latta che contengono kit per ogni necessità, kit giochi per bambini, kit da cucito, da disegno, per il pronto soccorso sono, grazie a questo particolarissimo packaging design, una vera delizia per gli occhi.
Via | Thedieline.com

Alluminio riciclato e alta tecnologia per Chair 4a, la nuova seduta progettata dal designer inglese di stanza ad Hong Kong Michael Young. Minimal e un po’ hi-tech, si distingue per una gamba particolarmente sofisticata, un foglio di alluminio piegato in punta nei punti di appoggio.
Disegnata originariamente per il ristorante di Hong Kong SML, Chair 4a è stata inclusa nella collezione “Works in China”: la produzione, infatti, è localizzata a Shenzen, una delle maggiori città industriali cinesi, qui alle cronache per lavorazione di qualità. Disitruzione in Europa e Giappone a partire dal prossimo anno.
Via | Designmilk
Ante Vanilla è un brand di Hong Kong nato nel 2007 e costituito dai designer Tang Siu Nam, Yeung Shun Yiu e Wang Xiao Ming, i quali creano accessori per la casa tra i più disparati, dove lo spirito ludico è una costante della loro progettazione. Tra i vari prodotti che possiamo vedere nel portfolio on-line, ci soffermiamo a parlare di un oggetto pratico e sicuramente utile agli amanti dei pic-nic e delle gite fuori porta.
Mi riferisco a Wave Wine Rack, un cestello-borsa perfetto da sfruttare come porta bevande. Al suo interno ci sono infatti degli utili divisori che ci permetteranno di tenere in piedi le varie bottiglie, inoltre lo spazio è adibito per poter inserire al suo interno anche del ghiaccio, in caso vogliamo tenere al fresco le nostre bevande.
Il manico è disposto al centro di questo prodotto, per rendere più comodo e sicuro il suo trasporto. I colori proposti dal brand sono il bianco e l’arancione, l’unico problema è che non è segnalato il suo prezzo. Se siete interessati all’acquisto del prodotto, vi consiglio di inviare una mail direttamente ai designer.
Via | yanko design
Il brand di Hong Kong Chic Sin Design si occupa di prodotti per la casa, in modo particolare di cuscini davvero molto originali. Si tratta di una ricca e curiosa collezione di pouf di ogni forma e dimensione, dove le texture utilizzate spesso ci vogliono dare l’illusione di questo o quel materiale.
In realtà sono dei semplici cuscini lavorati a maglia, anche se a volte le stampe rendono davvero insospettabile il vero materiale di cui sono fatti. Un esempio su tutti può essere la collezione che vede le texture di vari tronchi di albero che ci danno l’impressione di abbracciare un vero e proprio tronco.
Questi cuscini sono infatti cilindrici, e hanno una parvenza di piccoli pezzi di tronco tagliati. Tutti i prodotti di questo brand sono acquistabili on-line su Etsy, qui di seguito inseriamo la collezione di cuscini di “legno”.
Via | killahbeez

Guai in vista per lo street artist francese Zevs, il quale è stato recentemente arrestato ad Hong Hong per aver riprodotto sulla facciata del flagship store di Giorgio Armani il logo liquefatto di un brand concorrente, Chanel.
Il responsabile locale del marchio italiano, a quanto pare, non ha lesinato sulla richiesta di danni, pari a 850.000$ in valuta locale, che sarebbero stati motivati dagli alti costi di pulizia della pietra arenaria dal logo “imbrattante”. Zevs, dal canto suo, si è detto semplicemente allibito, visto che la vernice utilizzata, ad acqua, è a suo parer suo facilmente lavabile. Dunque solo una questione di vernice?
I lavori di Zevs sono attualmente esposti alla galleria Art Statements di Hong Kong per una sua personale.
Probabilmente anche gli esponenti della finanza internazionale hanno oramai superato la sindrome della grande catena alberghiera, sempre fedele alle aspettative ma immancabilmente uguale a se stessa. Non è forse meglio rincorrere emozioni sempre nuove?
A loro, infatti, è implicitamente dedicato questo boutique hotel ubicato nel distretto finanziario di Hong Kong. La struttura, appartenente al Gruppo W, ha optato per una marcata differenziazione degli spazi, affidati non a caso a due diversi interior designer, l’australiano Nicholas Graham e il giapponese Yasumichi Morita.
Il risultato crea scenografie di impatto caratterizzate da un efficace mix&match contemporaneo (tra cui anche Twiggy di Foscarini), che predilige una organizzazione ritmica degli ambienti su base cromatica e che vede come unico letimotiv un pattern con il motivo di farfalle in volo. Come nella bellissima piscina sul tetto, immersa nella diffusa rosa della luce del tramonto.
Via | The Cool Hunter
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Chi non ha mai fatto a botte, metaforicamente parlando, con i metri quadri contati? L’architetto di Hong Kong Gary Chang ha appena sperimentato uno stratagemma per coniugare 24 funzioni abitative diverse nel suo piccolo appartamento. L’escamotage passa da un approccio multifunzionale: alcuni pannelli scorrevoli attrezzati, sospesi al soffitto attraverso cavi in acciaio, trasformano i diversi angoli della casa, a seconda delle esigenze del momento, in uno spazio cucina, libreria, zona living, guardaroba, e persino in un comodo playground per i videogiochi.
La trovata potrebbe tornare utile nella metropoli cinese: la popolazione cittadina è infatti cresciuta negli ultimi anni di circa mezzo milione di unità, con conseguente contrazione del numero di metri quadri medi disponibili.
Via | Architonic
Quello appena concluso è stato un anno fortunato per Michael Young, che nel 2008 si è guadagnato importanti riconoscimenti tra cui la direzione artistica della settimana del design di Tokyo.
Non fa però eccezione il progetto di Pissarro, ristorante francese di Hong Kong che Young ha progettato con l’obiettivo di restituire calore e autenticità attraverso la scelta dei materiali e delle tecnologie impiegate. Fuggendo dai pastiche senza gusto né accoglienza che caratterizzano a detta sua la maggioranza dei ristoranti della città cinese.
Ecco dunque il perché della scelta dell’oro come leitmotiv per tutti gli interni, caratterizzati dal grandioso impatto dei pannelli in alluminio con pattern dal sapore digitale. Esemplare poi la realizzazione di quelli in carta, fatti con 26.400 pezzi di carta piegata ed assemblata. Per muri e soffitto, invece, il rivestimento utilizzato è stato il Di-Noc, un prodotto della 3M particolarmente leggero ed adatto all’impiego in luoghi pubblici.
L’arte del fatto a mano è stata invece rispolverata per le lampade, realizzate in vetro soffiato dallo stesso Young sotto la guida di un gruppo di artigiani giapponesi del Monte Fuji. Le sedute, invece, sono tutte una riedizione in teak della Coen Chair, anch’essa progettata da Young nel 2007.
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