Jacob Gilbreath // Reel 2011 from Jacob Gilbreath on Vimeo.
Mi sforzo di espandere la mia base di conoscenze personali attraverso l’esperienza e l’esplorazione, sia nel design che nella vita. Mi spingo oltre finché non supero i miei
obiettivi, e sfido me stesso ignorando i miei limiti. Sono molto motivato da una passione per un problem solving creativo, alimentato dalle idee e da innovative soluzioni progettuali specifiche per ciascun progetto. Adoro questa roba.
Jacob Gilbreath è impressionante come si presenti, così determinato e con le idee tanto chiare, ma d’altronde anche i suoi lavori e il suo curriculum non sono da meno e gli permettono di apparire finanche sfrontato. Le sue capacità sono espresse nella motion graphics, nel graphic design, nella fotografia, nei multimedia, e come tecnico di computer.
Subito dopo gli studi lavora per nomi come History Channel, Red Bull, American Express, e altre aziende che lo assumono, intromettendosi nella serie di premi che prendono una buona pagina del suo curriculum. Di fronte a questo giovanissimo designer, gli altri impallidiscono.
Prendetevi dieci minuti scarsi di tempo e guardate questo “What is Motion Design?”: splendido compendio realizzato dallo staff di Motion Plus Design, progetto della art director Paola Boileau e del film title sequence designer Kook Ewo. L’idea è ammirevole: realizzare a Parigi il primo centro al mondo dedicato interamente al motion design.
Il video spiega bene come e quanto la grafica animata (’motion design’ infatti è la forma contratta di “Motion Graphic Design”) sia stata fondamentale per la transizione dalla cultura delle immagini statiche al linguaggio cinematografico attraverso i titoli di testa dei film o come grazie a nomi come Norman McLaren e Saul Bass si sia potuti arrivare alle produzioni attuali con soluzioni grafiche più avanzate. Se - come speriamo - il progetto del centro diventerà realtà, ci prenotiamo già da ora per visitarlo.
Qui su Designerblog vi segnaliamo spesso le infografiche. Non solo perché alcune sono un’ottimo esempio di graphic design, ma anche perché le migliori, spiegano in modo chiaro, efficace e sintetico concetti o realtà che la visualizzazione rende più comprensibili. Uno degli studi più abili e assidui nel loro utilizzo è Column Five.
“We create great visual content that brings people to your site”, ci avvisano immediatamente dal header del sito ed è una buona dichiarazione di intenti che viene confermata da questo “The Value of Data Visualization”: un video che in poco meno di due minuti spiega perché le infografiche sono importanti e quali sono i punti di forza di questa forma di comunicazione. Facendolo, ovviamente, con un’infographic.

Cosa fanno i (graphic) designer quando si sposano? Possono mai perdere l’occasione di rendere uniche le partecipazioni delle loro nozze? Figuriamoci. Quando è stato il turno di Robert Murdock noto ai più per il suo moniker Postmammal, il nostro ha pensato bene di realizzare il suo raccontando nel dettaglio ciò che è accaduto a lui e alla sua sposa, oltre alle informazioni utili per partecipare all’evento vero e proprio.
Ogni pagina è caratterizzata da un elemento tipografico, tutto è in ordine alfabetico, in elegante, particolare e rigorosa quadricromia e da ogni ‘capitolo’ della storia della coppia può essere ricavato un bellissimo poster. Non è in vendita, ma potete tranquillamente ‘ispirarvi’ all’idea originale.
Ci porta alla mente la celebre frase “Skateboarding is not a crime”, questo progetto dei londinesi “d*face” che si sono trasferiti nel sud della California per l’occasione. Unire la passione per lo skate a quella per l’illustrazione, con un tocco di ‘illecito’ che deriva dalla location scelta: un grande classico, il fondo delle piscine vuote.
Il sistema si basa su un trasmettitore - un telecomando collegato a un skateboard - e un ricevitore, collegato con il velcro alla parte inferiore della tavola, dove è posizionata una bomboletta piena di vernice. Il trasmettitore innesca un servomeccanismo sensibile alla pressione che spinge verso il basso il tappo della bomboletta spray, rilasciando pittura lungo la pista con diverse intensità. Vi sconsigliamo di provarci da soli se non volete rischiare di essere rincorsi dalla polizia, ma ci godiamo con voi il loro risultato nel video a inizio post.
Una tavolozza bianca dove imprimere segni e immagini. Ascoltando la sensibilità, le idee e il rigore compositivo di un grafico. E’ la visione di GAS per la nuova linea di magliette lanciata in occasione dello scorso Salone del Mobile. Complice anche Giorgio Camuffo, che in veste di art director ha selezionato alcuni tra i migliori talenti europei del settore, promuovendone i lavori in una mostra alla Triennale di Milano, Graphic Design Worlds, poi confluita nel circuito del Fuori Salone sotto l’egida del marchio di abbigliamento.
Autori dei progetti, i designer Anthony Burrill, Giacomo Covacich, Julia, Mathias Schweizer, Joseph Miceli, Norm, Tommaso Garner, espressioni di un design di ricerca aperto alla contaminazione di esperienze su scala internazionale (molti tra loro, non a caso, collaborano o vivono a cavallo tra più continenti) e alla fusione dei linguaggi di moda e grafica. Quanto alle magliette, invece, le possiamo già trovare nei punti vendita GAS in una capsule collection dedicata.
Le magliette di GAS al Salone del Mobile
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Lei si chiama Laia Clos, è catalana e dopo essersi laureata in Storia dell’Arte all’Università di Barcellona, ha deciso di proseguire gli studi in graphic design alla Escola Massana per poi lavorare alla Compañía General de Ideas e approdare allo studio di Enric Jardí. Il risultato di un simile curriculum è tutto espresso in questo lavoro che reinterpreta “Le Quattro Stagioni“: i primi quattro concerti per violino di Antonio Vivaldi.
Non è un’infographic (o almeno non nell’accezione stretta del termine), ma un lavoro più complesso che traspone strumenti, dinamica del volume e durata e altezza delle note. Complicato spiegarlo a parole, meno difficile capire di cosa si tratta seguendo l’elegantissimo e suggestivo schema proposto. Un esempio di come il graphic design può arrivare ad essere anche una valida chiave di interpretazione.

Non proprio economici (il prezzo di ognuno si aggira sui 75$) questi poster della collana “Edits by Edit“, ma sono realizzati da alcuni dei migliori graphic designer in circolazione (nomi come Trevor Jackson o Hey Studio) e possono essere un ottimo regalo di Natale per appassionati di design grafico così come per gli amici patiti di musica.
Sono tredici - in edizione limitata e in formato A1 - e ognuno è un’interpretazione in chiave minimal e divertente di un genere musicale. Impossibile scegliere quale preferire, sappiate solo che se siete indecisi e interessati a tutto il ‘blocco’, c’è un offerta con lo sconto del 20% (li pagate 800 dollari).

Per ora sono tre: Boston e Chicago nella versione a colori e quella in bianco e nero. Sono le mappe realizzate dal cartografo Andy Woodruff in collaborazione con Axis Maps. Mappe tipografiche in senso stretto: strade ed elementi come parchi o laghi sono disegnati alterando il verso e il formato delle lettere di ogni nome corrispondente.
L’idea non è nuovissima, eppure questi tre poster (ai quali pare si aggiungeranno quelli di altre città) spiccano per la quantità di dettagli differenziati dal colore e dalle relative proporzioni perfettamente in scala. Belle e utili, insomma. Anche se - forse - un po’ difficili da consultare…
Tralasciate per un momento che sia pizza preparata e cotta in Kansas. Spin! è un locale dove si mangia vera pizza napoletana cotta a legna. Per marcare questa differenza i suoi gestori si sono affidati ad una comunicazione che si impone allo sguardo in maniera originale, ideata e realizzata dal graphic designer Luke Lisi.
L’uso spregiudicato di caratteri che si ispirano ad un uso della tipografia d’altri tempi accostato a colori vivaci e texture sovrapposte rendono bene l’idea della vivacità napoletana che il locale rivendica. L’idea in più è nei coupon e flyer che simulano il formato e il caratteristico stile grafico delle banconote.
Via | Designworklife.com
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