
Come ci si sentirà mai a lavorare per il più famoso motore di ricerca del mondo (e della Storia)? Mi immagino tempi di consegna e scadenze al centesimo di secondo, un’atmosfera ‘elettrica’ e stimolante, con la consapevolezza di stare collaborando a qualcosa di grandioso. Oltre a una grande disponibilità di mezzi e informazioni per migliorare il proprio know-how.
Mountain View forse non è il paradiso dei geek, ma è lecito pensare che ci si avvicini non poco. Cittadina della famigerata Silicon Valley, è la sede -tra le altre- di compagnie del calibro della Mozilla Foundation, di FriendFeed, della Red Hat e, ovviamente, del gigantesco Googleplex.
Nella gallery che vi presentiamo dopo il salto, vengono svelati alcuni spazi comuni degli uffici di Google. E qualche dettaglio per curiosare nella vita quotidiana di chi lavora per il “Colosso di Mountain View”. Una gran quantità di elementi di arredo insoliti (e bellissimi), zone comuni in cui consumare i pasti tutti insieme scambiandosi idee e intuizioni, postazioni per il relax dopo lunghe ore di programmazione. Ma non solo.
Continua a leggere: Mountain View: un giro per gli uffici di Google

Check-in Architecture invita artisti, architetti, designer, sociologi, studenti e persone comuni a partecipare ad un progetto crossmediale che attraverso la realizzazione e la diffusione di 300 video-documentari-reportage, si prefigge l’obiettivo di indagare come l’architettura incida sulla trasformazione del tessuto urbano sotto ogni punto di vista: estetico, artistico, sociale, culturale, sociologico ed economico. Ogni aspirante partecipante è invitato a viaggiare gratuitamente allo scopo di filmare il tessuto urbano delle città italiane ed europee e produrre documentari di circa tre minuti sulla base di uno script e alcune istruzioni.
Tutto il materiale raccolto animerà una free press, un Urban Screen, un blog e due mostre, la prima a Torino durante il XXIII Congresso d’Architettura e la seconda alla Biennale di Venezia. Check-in Architecture nata da un’idea di Mario Flavio Benini di Metaflow, con la collaborazione di un comitato scientifico composto da Andrea Lissoni, Luca Martinazzoli e Luca Molinari, è un iniziativa promossa da MINI e patrocinata dal XXIII UIA World Congress durante Torino World Design Capital, che si avvale della collaborazione di partner istituzionali quali la Biennale di Venezia e il Comune di Milano.
Oltre a mettere a disposizione 100 missioni, MINI ha fatto proprio lo spirito innovativo del progetto offrendo uno spazio di visibilità internazionale ai contenuti prodotti e al ricco materiale di backstage sul sito Minispace. L’iniziativa ha suscitato l’interesse di main partner come Google, che ha fornito i suoi strumenti, utili per le missioni dei ragazzi. Sul portale si può accedere alle missioni, usufruendo volendo anche dei consigli on line di Tutor come il londinese direttore della fotografia Ed Rutherford o del videomaker e regista Vincent Moon.
Continua a leggere: Le missioni on the road di Check-in Architecture

Con tutto il fermento che c’è in giro, è davvero un peccato abitare troppo distanti da Miami, dove si terrà dal 28 febbraio al 1° marzo Future of the Web Apps. Un party/meeting (si svolge anche sulla spiaggia giusto per rosicare ulteriormente) dove interverranno Kevin Rose per Digg, Matt per Wordpress, Erick Schonfeld per TechCrunch , Cal Henderson da Flickr, Kevin Marks per Google, e molti altri .
I temi in agenda? “Cosa caratterizzerà la prossima startup di successo”, “il futuro delle web apps è oltre il browser”, e insomma tutto quello che può riguardare i social networks. Una cosa che fa davvero gola, soprattutto se ci si immagina a giocare a volley in quel di South Beach. Qualcuno ci va?
Ps: teniamo sempre l’agenda libera per il Future of Web Design di Londra a metà aprile!
Via Webdesignerwall

Lavorate in un angusto cubicolo aziendale, oppure siete freelance col portatile a metà strada tra i piatti da lavare e il letto sfatto? E’ arrivato il momento di rosicare (trad. “provare invidia”) perchè Smashing Magazine fa un inchiesta sui workplaces più fantasiosi e creativi.
Guardando le immagini sono rimasto a bocca aperta: atmosfere fiabesche, tecnologie da sogno, architetture da bava alla bocca come quelle che Google o Pixar riservano ai loro lavoratori. Ma sarà tutto oro quello che luccica?

Google riesce a trovare tutto, tranne forse l’anima gemella. A questo punto qualche smanettone avrà pensato bene di usare la potenza del motore di ricerca più famoso del mondo per avere risultati rilevanti anche con il gentil sesso, creando un profumo dal nome inequivocabile.
Non è chiaro se si tratti di una bufala o di una trovata pubblicitaria illegale, ma l’idea di uscire di casa emanando profumo di Google francamente mi provoca un certo ribrezzo! Però la trovata umoristica fa comunque pensare: se davvero il colosso della ricerca si dedicasse alla produzione di gadgets,abbigliamento,complementi d’arredo, potrebbe avere davvero successo?
Personalmente credo di no, nel senso che identifico Google (e tutto il corollario dei servizi aggiuntivi che offre) come un “servizio utile”, efficiente, imprescindibile, veloce, ma il suo essere “tecnologicamente cool” non ha niente a che vedere con l’immagine che anzi è sempre stata volutamente un pò dimessa proprio per esaltare il concetto di servizi snelli, potenti e senza fronzoli.
Se però siete degli inguaribili geeks e l’idea del google-effluvio vi fa andare in brodo di giuggiole altre foto le trovate qui.