
Davvero affascinante l’idea delle guide Whaiwhai. Un modo nuovo per esplorare le città visitate, tenere traccia dei propri spostamenti e delle informazioni più interessanti e giocare scoprendo storie e racconti.
Si acquista una guida (per ora ce ne sono cinque a disposizione: Roma, Venezia, Firenze, Verona e Milano), ci si reca sul posto designato per il viaggio, si conoscono i luoghi in modo divertente attraverso le ambientazioni delle storie e poi si invia un sms e si attendono istruzioni sul passo successivo da compiere. Il tutto esplorando da vicino le mete, ricevendo degli indizi e risolvendo gli enigmi nascosti.
Con un’esperienza di gioco media vengono svelati 6 racconti e 6 luoghi della città e con la stessa guida si può giocare per due volte visto che il sistema si ‘ricorda’ di ogni partecipante, proponendo luoghi e racconti nuovi. Dopo il salto, un video promo che spiega meglio il funzionamento delle Whaiwhai.
Continua a leggere: Whaiwhai le guide multimediali alle città che diventano un gioco interattivo

Molte delle cose migliori nell’ambito del graphic design accadono quando diversi linguaggi riescono a trovare un mix azzardato ma suggestivo. Se poi la combinazione è tra medesimi linguaggi su piattaforme distanti nel tempo, lo straniamento produce -spesso- una variante decisamente accattivante.
E’ la chiave di successo della pixel art e, più nello specifico, di tutto il retrogaming: una combinazione micidiale di nostalgia, recente modernariato e nuovi utilizzi grazie alle innovazioni. Superbrothers, pixel artist di Toronto ha fatto centro proprio sfruttando queste intelligenti ’scorciatoie’.
Realizzando un gioco per iPhone/iPod Touch modellato sullo stile dei vecchi arcade a otto bit. Sword and Sworcery racchiude tutti gli stilemi di quegli anni, pieni di maghi e castelli (Dungeons & Dragons era ancora in voga) e sprite colorati. Atmosfera perfettamente ricreata grazie al lavoro con il musicista Jim Guthrie.
Continua a leggere: Dal retrogaming all'iPhone: “Sword and Sworcery”

I ‘cugini’ di Gamesblog, ovviamente, ne stanno già parlando da tempo. Eppure qualche parola sul nuovo controller di Sony previsto per la fine dell’anno, che andrà a fare concorrenza diretta al Nintendo WiiMote, vogliamo spenderla anche noi.
Innanzi tutto perché quello presentato alla Game Developers Conference di San Francisco è un oggetto dal design davvero valido. Altissima ergonomia, perfettamente integrata con le linee e i toni della console e l’ormai caratteristica ’sfera’ posizionata in cima che cambia colore a secondo dell’esperienza di gioco.
Ci incuriosiscono anche i possibili sviluppi nel campo dell’interaction design. Se finora il WiiMote non è stato sfruttato a sufficienza, diversamente potrebbe accadere per il PlayStation Move che include nella confezione anche una telecamera per catturare non solo i movimenti impressi con braccia e mani, ma anche quelli del busto. Dopo il salto, due puntate del video diario che racconta lo sviluppo del nuovo controller.
Tre video di altrettanti artisti della motion graphic. Designer o ’semplici’ creativi che utilizzano le immagini in movimento per comunicare e tentare di definire il ruolo dell’animazione. Partiamo con il lavoro di Lucas Zanotto, animatore berlinese. Carta e fili per creare un set di marionette che cambia nel momento stesso in cui i personaggi interagiscono con il materiale che li compone.
“Paperkrieg” è una sorta di cortometraggio in cui Makaio Tisu racconta un gioco da bambini. Quello dello sfidarsi a colpi di parole e esagerazioni rilanciate di continuo. Poetico e realizzato ottimamente, è un connubio in equilibrio tra filmato, animazione e origami.

Trasformare oggetti apparentemente insignificanti. Dargli vita e far sì che non rimangano ‘abbandonati’ su tavoli e mensole per settimane. Cosa succederebbe se tutto ciò che trascuriamo avesse vita propria? Se si muovesse senza il nostro apporto e in modi che magari neanche immaginiamo?
Se lo sono chiesto Julien Vallée e Nicolas Burrows. Uno è un graphic designer canadese di cui vi abbiamo già parlato. L’altro è un illustratore inglese che fa parte dello studio creativo Nous Vous. Insieme hanno lavorato a Dansedance un esperimento interattivo presentato in occasione di “Collaborate”: quarta edizione di If You Could, progetto degli art director londinesi Will Hudson e Alex Bec che riunisce designer e illustratori per produrre pubblicazioni, esibizioni e eventi.
Il ‘gioco’ interattivo è sul sito. Con la tastiera comandate gli oggetti ‘disubbidienti’, che prendono vita davanti a un ignaro Vallée e ripetono in loop il loro movimento una volta attivati. Quello che invece trovate subito dopo il salto, è il making-of del progetto, tutto a base di montaggio, carta e talento creativo.
Continua a leggere: "Dansedance" di Julien Vallée e Nicolas Burrows: gli oggetti prendono vita

Se da un lato il marchio delle tre strisce guarda al futuro con la collaborazione con Porsche Design per la prossima estate 2010, dall’altro Adidas non ha mai smentito il suo talento nel reinterpretare il meglio del design e dell’immaginario del passato. Archiviato il capitolo “Star Wars”, parliamo ora della linea ZX, dichiaratamente ispirata al mondo dei videogiochi anni ‘80.
La sigla è presa in prestito da uno degli home computer più famosi di quel decennio: il Sinclair ZX (appunto) Spectrum. Lo stesso vale per i colori (nero e grigio: case e tasti) e per gli elementi colorati. Poche tinte, molto elettriche, come fossero emesse da un tv-color con il tubo catodico.
L’idea che fa la differenza è nella confezione delle “ZX 500 running shoes”. Una chiavetta USB in cui trovate “ZX Runner”: un platform game da completare in cinque minuti, in cui dovete fare in modo che il protagonista, DJ Zed, si precipiti per la città per arrivare in tempo per il suo DJ set. Dopo il salto, il video trailer del gioco.
Continua a leggere: Adidas ZX Collection: i videogiochi nelle scarpe

Pong è stato il primo videogioco a larga diffusione della storia. Nato nel 1966, commercializzato per la prima volta nel 1971 e portato nelle case l’anno successivo dalla Magnavox con il nome di Odyssey (poi in versione digitale dalla Atari nel 1975), era un simulatore di ping pong (da qui, ovviamente il nome). Due manopole per controllare i movimenti, grafica spartana e rudimentali effetti sonori.
L’antenato dei moderni videogames, torna ora in versione street. Sportpong altro non è infatti che il classico Pong proiettato su qualsiasi superficie, all’interno della quale i giocatori possono comandare le ‘racchette’, collegate ai piedi interattivamente.
E’ prevista una modalità multiplayer e numerosi scenari di gioco. A metà strada tra l’interaction design e l’installazione, Sportpong è un lavoro che esplora in maniera intelligente (e decisamente divertente) l’estetica e le risorse di ciò che, decenni prima di noi, ha rivelato un nuovo modo di intendere l’elettronica. L’effetto è notevole e suggestivo, come potete vedere nel video dopo il salto.

Un po’ gioco del 15, un po’ lavagna, un po’ oggetto di arredamento fuori dagli schemi, il Communicative Coffee del designer Di Wu è un oggetto per comunicare in modo divertente quando si fa colazione (o magari si invita qualcuno per un caffé).
Sotto i nove pannelli scorrevoli c’è una lavagna su cui scrivere il proprio messaggio e lasciarlo a chi siederà dopo di noi o a chi è dall’altra parte del tavolo. Spostando uno dei riquadri, ciascuno dotato di cancellino, si cancella il messaggio precedente e si libera un nuovo spazio per disegnare o scrivere qualcos’altro.
Idea semplice con una vena romantica. Unico inconveniente: tazze, bicchieri e altri oggetti per servire il caffé se ne andranno ‘in giro’ per la superficie. Una piccola, tollerabile scomodità per un modo diverso di approcciare l’arredamento. Dopo il salto, la gallery.
Foto | via
Nati come duo musicale con sonorità minimalistiche di pura elettronica lo-fi, i Lullatone hanno progressivamente ampliato la loro ricerca nella direzione di un pop ‘casalingo’, rivolto soprattutto ai bambini. Shawn James Seymour e Yoshimi Tomida, che fanno coppia anche nella vita, uniscono la passione per le note alla capacità di creare e costruire suoni vicini al mondo dell’infanzia.
Un’intera discografia per i più piccoli (utile anche per rilassare gli adulti) si accompagna infatti ai workshop che tengono nei musei di tutto il mondo, per insegnare ad assemblare strumenti musicali utilizzando cartone e materiale semplice da trovare in casa (nel video in apertura, viene mostrato come realizzare uno xilofono).
I Lullatone hanno trovato una via particolare per educare all’ascolto attraverso immagini (sono ottimi illustratori), suoni (campionano ogni sorta di giocattolo con incredibile precisione) e installazioni (le loro ‘lezioni’ sono sempre disseminate di oggetti in cartone da esplorare). Una incredibile ‘famiglia felice’ che promuove con intelligenza la propria idea di sound design solo in apparenza infantile. Dopo il salto, un album da ascoltare o scaricare gratuitamente e il link a un loro gioco in Flash.
È uno splendido esempio di come gli effetti digitali possano essere utilizzati per far rivivere delle emozioni lo spot in programmazione in questi giorni sulle reti nazionali per pubblicizzare l’attesissimo videogioco Rock Bands: The Beatles, di cui vi avevamo dato anticipazioni già lo scorso giugno.
Footage della session fotografica sulle celebri strisce pedonali di Abbey Road, l’ultima dei FabFour insieme, sono stati animati per riconsegnarci John e George ancora una volta sorridenti in mezzo alla folla e Paul ancora scalzo, per la gioia di chi vorrà trovare anche in questo spot nuove simbologie complottistiche.