The King of Legoland from dunun on Vimeo.
The King Of Legoland, il video realizzato dall’animatore Micaël Reynaud in stop-motion sta facendo velocemente il giro del web in queste ore, andando a solleticare le corde di quanti provano nostalgia per gli anni Ottanta e in particolare per i giocattoli di quel periodo.
Macchinine, Transformers, LEGO, e Nintendo: oggetti che negli anni sono diventate vere e proprie icone, insieme alle Barbie e a pochi altri giocattoli. Aldilà dell’emozione del bambino che è voi, o del sorriso che può strappare il montaggio, una considerazione sorge spontanea.
Quanti prodotti disegnati negli ultimi dieci anni per i bambini potrebbero finire tra altri trent’anni in un video, elevati a simbolo di un’epoca? Cosa secondo voi nei prossimi anni verrà salvato dall’oblio? Wii e Xbox hanno ucciso i giocattoli? Cosa ne pensate?

Nasce da Chronicle Books in collaborazione con il New York Museum of Modern Art (il MoMa) una linea di prodotti per bambini chiamata MoMA Modern Kids: giochi per avvicinare i più piccoli al mondo dell’architettura e del design.
Uno dei primi prodotti che verranno commercializzati, è questo set chiamato “Modern Play House”, con il quale è possibile creare degli spazi abitativi utilizzando le sei scatole modulari incluse nel kit e ideare più di 50 arredamenti diversi con mobili pop-up, pellicole adesive in vinile e altri accessori.
Una volta ‘montata’ la casa, c’è un set di personaggi che raffigurano la ‘modern family’, perfetto da utilizzare insieme e da far muovere all’interno delle stanze. Il costo di entrambi si aggira attorno ai 20$.

Il logo della Chiquita fu ideato da Richard ‘Dik’ Browne negli anni ‘40. Illustratore del “Newsweek”, divenne famoso in seguito come fumettista, creando il personaggio di “Hagar l’Orribile” (che disegnò insieme al figlio Chris) e “Hi and Lois”, uno spin-off di Beetle Bailey.
A distanza di più di mezzo secolo, dopo alcune modifiche (la più importante negli anni ‘80), DJNeff è stato chiamato a lavorare sul logo del produttore di banane più famoso al mondo, tanto da diventarne quasi il sinonimo. Nella tradizione dell’azienda, è stato scelto un altro illustratore, molto vicino al mondo del fumetto. Sui comics è basata inoltre tutta la nuova campagna del brand.
Creatività, espressività e intrattenimento. Tre punti nodali su cui Neff ha lavorato, approcciando in due maniere differenti il logo giallo e blu. Da un lato portando in evidenza il viso della donna che indossa un cesto di frutta come cappello. Dall’altro, dissacrando lo stesso logo, lasciando indenni solo la forma dell’adesivo e la cornice.

Occhei, Tina Roth Eisenberg la conoscete tutti. E’ la tenutaria di SwissMiss, uno dei blog più famosi tra chi segue tutto ciò che ha a che fare col design. Cresciuta in Svizzera, una volta completati gli studi è volata a New York dove ha lavorato come design director e ha contribuito allo sviluppo del Visual Thesaurus.
Ora gestisce uno studio in proprio (SwissMiss, appunto) e vive a Brooklyn. Molto spesso la Roth ha postato immagini del suo quotidiano, raccontando come il design finisca per essere parte integrante delle sue giornate. Dai mobili (il marito disegna cucine) ai giocattoli intelligenti da acquistare per la figlia.
Avendo un altro figlio in arrivo, si prenderà una pausa di un paio di mesi. L’idea che ha avuto è quella di affittare il suo spazio nello studio che dirige. Scrivania, sedia, connessione wi-fi e l’accesso a tutti gli oggetti presenti nel loft che accoglie i dipendenti (c’è una lunga lista dettagliata a questo indirizzo). Il prezzo è anche abbastanza ragionevole: 500$ al mese. Se siete da quelle parti, potreste farci un pensiero.

I bambini, è noto, sono creature strane. Col tempo diventano adulti e comprensibili, ma -fortunatamente- per qualche anno rimangono capaci di gesti creativi più o meno consapevoli, decisamente fuori dal comune.
Quelli della Kinetic Design and Advertising, devono aver riflettuto a lungo sull’argomento quando sono stati chiamati a realizzare i nuovi poster per il Play-Doh, la arcinota plastilina della Hasbro. La conclusione a cui sono arrivati (non sono i primi, certo) è che giocando con prodotti che stimolano l’immaginazione e l’apprendimento, ai bambini si apre la mente. In senso letterale.
Le foto sono opera di Jeremy Wong della Nemesis Pictures, lievemente inquietanti e perfette per esaltare l’effetto vagamente splatter della campagna. I più piccoli gradiranno sicuramente. Gli adulti staranno ancora lì a chiedersi se davvero i bambini sognano idee di plastilina.

I giocattoli in legno sono belli, c’è poco da aggiungere. Una delle marche che non ne ha mai abbandonato la produzione è la Brio, storica azienda svedese fondata nel 1884 dal cestaio Ivar Bengtsson. Spedito fuori casa per lavorare da giovanissimo, Bengtsson diventò un imprenditore anche grazie a una semplice rivelazione: la qualità paga.
E la qualità ha pagato molto, negli anni, visto che i giocattoli Brio non solo non hanno mai smesso di vendere, ma hanno mantenuto standard altissimi, vincendo numerosi premi di design e architettura. L’unione di caparbietà negli intenti e capacità di adattarsi con cautela e intelligenza al cambiamento dei gusti dei più piccoli, hanno rafforzato il brand e mantenuto gli estimatori.
Di seguito, vi mostriamo una gallery (via), con le scansioni di un catalogo del 1980, più delle immagini di alcuni prodotti attualmente in vendita, in cui la continuità (nell’innovazione) è evidente.

Nati dalla collaborazione tra il MoMA di New York ed il designer Goran Lelas, gli animaletti di Somewhere City sono una piacevole e intelligente idea da regalare per natale ai più piccoli -e non solo.
Lelas è praticamente un mito vivente dell’industrial design e delle arti visive in genere. Dopo aver lavorato per molte case di moda e aver collaborato con le riviste più prestigiose (Vogue, Glamour) ha iniziato a interessarsi all’illustrazione per bambini ed è stato art director per numerose agenzie anche qui in Italia.
I toys di Somewhere City sono dei buffi ibridi con elementi presi in prestito da vari animali. E’ possibile mescolare sia i pezzi dello stesso personaggio che scambiarli tra di loro. Sono consigliati per i piccoli dai tre anni in su, ma sono disponibili anche le versioni in pelouche per i piccolissimi di due diverse dimensioni. Prezzi sullo shop dai 9 euro e 90 ai 19 euro e 90.

Quest’anno, la bambola più famosa del mondo ha compiuto il 50esimo anniversario. La Barbie è sicuramente un oggetto di culto per quasi tutte le donne del mondo, qualcosa mi dice però che a Shanghai la prendono un po’ più sul serio…
Progettato dallo Slade Studio, il Barbie Shanghai è il delirio consumistico applicato a un’unica icona. Un intero palazzo (con tanto di caffetteria) per acquistare, leggere, personalizzare, collezionare tutto quello che riguarda il giocattolo più famoso della Mattel, all’interno di un luogo completamente customizzato con toni e linee legati all’universo Barbie.
Follia organizzata o geniale esplosione di design in tinta rosa shocking? A voi l’ardua -davvero- sentenza. Intanto, di seguito, una gallery del ‘tempio’.
Progetta, assembla e divertiti. Il risultato della partnership tra i due colossi Muji e Lego è un nuovo set di giochi che combina l’architettura fai da te in versione miniatura con la tradizione tutta giapponese degli origami.
Quattro le diverse confezioni, che dispongono ognuna di mattoncini in plastica, carta da origami, un attrezzo foracarta e un piccolo album di figure. Elementi, questi, che possono essere assemblati in maniera personalizzata per dare vita a piccoli personaggi, piante o animali. Un classico dei giochi per bambini capace di entusiasmare in primis anche gli adulti.
Via | Designboom

Florian Fusco è un giovane creativo berlinese che ha studiato design tessile e delle superfici. Oltre ad aver realizzato una installazione sonora nel 2008 per il Maxim Gorki Theater, ha collaborato a numerosi progetti e workshop.
Perfettamente a suo agio con pattern e illustrazioni, Fusco ha deciso di esprimere la sua passione per la musica realizzando delle sculture di carta che raffigurano alcuni degli strumenti vintage del mondo delle sette note. A metà strada tra packaging elaborati e giocattoli in cartone, i suoi sono oggetti dall’aria amatoriale che però rendono molto interessante la maniera in cui sono stati costruiti.
Registratori e sintetizzatori, ma anche videogiochi, orologi e cassettine come quelle che usavamo per i mixtape, tutti ricreati con cartone da pacchi e cartoncino bianco. L’effetto è divertente e affascinante. Di seguito, una gallery di alcuni dei suoi lavori.