
Già responsabili del nuovo spazio del New Museum Of Contemporary Art di New York (quello con la gigantesca scritta arcobaleno “Hell Yes!” sulla facciata), Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, gli architetti giapponesi dello studio SANAA mettono a segno un altro capolavoro di urbanistica e design con il Rolex Learning Center.
Meno di una settimana all’inaugurazione di questa spettacolare struttura situata nel campus dell’EPFL: l’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna. Un progetto ambiziosissimo che ospiterà laboratori per l’insegnamento e una libreria con 500.000 volumi aperta a studenti e visitatori.
Votato alle scienze e all’abbattimento dei confini tra le discipline, l’EPFL richiama nella progettazione lo spirito che lo anima. Una struttura innovativa, coperta da un tetto curvo che nasconde gradinate, pendenze e patii, con poche, enormi aperture circolari e lunghi corridoi di vetrate. Seguendo questo link, un filmato che vi mostra tutte le caratteristiche. Dopo il salto, la nostra gallery.
Dopo i saloni di Lim Code, ecco un altro parrucchiere giapponese a far parlare di sé.
Lodge è il nuovo spazio progettato a Hiroshima da Suppose Design Office. Una la caratteristica su tutte: la fascia specchiata che, come un nastro, fa il giro della stanza dedicata al taglio e rende libera (prese per il phon permettendo) la distribuzione delle sedie nella stanza. Con un altro valore aggiunto: proteggere da sguardi indiscreti tutti i clienti “sotto i ferri”.
Il resto, poi, è una nuova celebrazione del nude look per gli interni, con rivestimenti in cemento effetto non finito, legno chiaro e luci al neon. Bello.
Via | Dezeen
Lodge by Suppose Design Office
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Il designer giapponese Jin Kuramoto ha realizzato il suo Tea Set, una collezione di tazze da tè in linea con la tradizione nipponica: in legno, prive di manico, del tutto differenti dalla tipica tazzina da tè all’occidentale, o addirittura dai mug inglesi.
Impilabili a formare dei piccoli totem, i set di Kuramoto sono stati realizzati in collaborazione con un team di artigiani che ha suggerito il processo di realizzazione per molatura: ogni set, creato a mano, è diverso dagli altri, per forma e anche per i colori brillanti che creano contrasti con il legno chiaro.
Via | Stilsucht.de

Dopo la prima mondiale tenutasi a Milano, parte il tour internazionale di Hello Kitty the Show. Una nuova, gettonatissima declinazione del tema kawaii riadattata stavolta per il linguaggio del musical.
A differenza del caso Winx, le scenografie di Hello Kitty non hanno preso ispirazione dagli omonimi fumetti, considerati oramai troppo datati, quanto dai gadget lanciati per il 35 anniversario del marchio, mentre Hello Kitty è stata impersonata da ragazzina in carne ed ossa con, in testa, un enorme peluche.
Potenzialmente enorme il target coinvolto nell’operazione, che include bambine in età prescolare, teenagers, ma anche trentenni e quarantenni colte da regressione per un’infanzia in rosa e in versione cartoon.
Via | Cool Hunting
Indovinello: “parla, cammina e risponde ma non è un uomo”. Si tratterà forse di un robot umanoide? Beh, avete indovinato. Palro (pal + robot), ultimo nato in casa Fujisoft (in Giappone, naturalmente), è un piccolo automa dotato di funzioni tecnologiche equiparabili ad un comune netbook: processore da 1.6 GHZ, 1GB di Ram, una videocamera-occhio da 3 Mpx, microfoni, speaker (grazie ad un software di riconoscimento vocale il robot può rispondere a facili comandi), un display LED sulla testa e sul petto. Il tutto in 40 cm e 1,5 kg.
Niente male anche la mobilità. Alle 20 giunture dislocate tra braccia, capo, busto e gambe si aggiungono sensori avanzati di distanza, posizione e pressione, che permettono a Palro un’agile camminata in stile “moonwalk”. Il lancio sul mercato è previsto per il 15 marzo, mentre il prezzo al pubblico dovrebbe aggirarsi sui 3300 dollari. Solo 100, per ora, gli esemplari destinati alla produzione.
Via | Designboom
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Quante fenomenologie può avere la lampada di Aladino? In questo caso ne abbiamo trovata una culturalmente ibrida, visto che il grande genio è stato scomodato addirittura dal Giappone per dare il nome ad una nuova linea di sake.
I desideri si esprimono alzando un po’ il gomito? Chissà. C’è da dire, però, che la raffinatezza giapponese del packaging non si scompone neanche di fronte a gradi alcolici elevati.
Via | The Dieline

Gli eschimesi sono un popolo strano. Prima di tutto si arrabbiano se li chiamate così. Sul serio. E’ un termine che deriva da un dialetto indigeno dell’America del Nord e significa “fabbricante di racchette da neve”. Io mi arrabbierei. Come se un abitante di Varese venisse chiamato “fabbricante di calzature”: in effetti non è carino.
Chissà se gli eschimesi si innervosirebbero altrettanto guardando il ristorante realizzato dallo studio di Takeshi Hosaka. Inizialmente forse no. E’ un igloo e a loro piacciono. Però è alle pendici del monte Fuji, in Giappone. Il posto si chiama “Hoto Fudo” (che suona un po’ come “cibo caldo”, ironicamente).
La struttura funziona come un’enorme conchiglia: linee morbide con 140 metri quadri adibiti a cucina e 530 per mangiare sotto la parte di igloo che serve da veranda. La particolarità è che il posto non ha aria condizionata, quindi gli avventori, pioggia a parte, devono adattarsi alle condizioni atmosferiche.
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Dopo l’overdose di pandori, panettoni, torroni e dolciumi vari, probabilmente non avete voglia di sentir parlare ancora di cioccolata. Applichiamo la Legge di Gumperson, invece e vi parliamo di una boutique che è un incubo di zuccheri, un tripudio di cacao.
Harajuku è quella zona di Tokyo dove i giapponesi (ma non solo) facoltosi spendono enormi quantità di denaro in un vortice di lusso e appuntamenti d’affari poco convenzionali. Godiva è una delle case produttrici di cioccolata più famose al mondo. Dedicata alla leggendaria Lady Godiva, nata in Belgio 80 anni fa a Brussels, è una specie di istituzione nel settore.
Completa la divina triade l’architetto e designer Masamichi Katayama. Il capo del Wonderwall Design Studio, ideatore di alcuni degli spazi più innovativi e incredibili in cui vi potrete mai imbattere, ha deciso di caratterizzare il Godiva Chocoiste Store facendo sentire il cliente come all’interno di uno dei prodotti della Godiva.
Continua a leggere: Lo store al cioccolato "Godiva Chocoiste" di Tokyo

Noi bambini degli anni ‘80 eravamo costretti a gesti molto analogici nonostante fossimo vittima della prima, massiccia invasione del digitale da parte dei miniaturizzatori dagli occhi a mandorla. Portavamo gli stessi strepitosi orologi Casio che attualmente fanno tanto hype (li avessi conservati sarei ricco) e giocavamo con le console ad una risoluzione grafica che oggi non hanno neanche i display dei microonde.
Una delle rivoluzioni fu il Walkman. Che fosse un originale Sony o assemblato da improbabili fabbriche nel nulla nella periferia di Osaka, tutti eravamo costretti a sostituire frequentemente le batterie scariche. Per alleviare il dispendio energetico, riavvolgevamo le cassette usando il corpo esagonale delle penne Bic come perno.
Ho ripensato a quell’astuto espediente imbattendomi in questo prototipo di Song Teaho e Hyejin Lee. Infilate il dito, fate roteare per 130 volte e ricaricatevi la batteria del cellulare. Se riuscite ad assumere la giusta espressione nel farlo, probabilmente diventerà anche un accessorio sufficientemente dandy.
Foto | via
Chissà se sia la soluzione per risolvere la drammatica situazione parcheggi. Oppure quella del costo del metro quadro nelle grandi città. In Giappone, e dove altrimenti?, Masaya Kawai ha risolto così il suo personale problema di relazione con i principali drammi del vivere in città.
Alzato il bandone del pian terreno, c’è il posto per parcheggiare una macchina. Accanto, una scala a chiocciola porta al piano di sopra, dove in spazi calcolati al millimetro troviamo una piccola zona notte e giorno. Angosciante e pragmatico.
Via | What we do is secret