
Come ha dimostrato con la discussa campagna di guerrilla marketing in Austria, Ikea non si è mai tirata indietro quanto a voglia di stupire e ‘invadere’ gli spazi pubblici con la forza del suo brand (e dei suoi prodotti ormai presenti ovunque).
‘Stavolta ci riprova in Francia, sfruttando uno dei luoghi-simbolo della quotidianità transalpina: la metropolitana di Parigi. Dal 10 al 24 marzo infatti, quattro stazioni della metro sono state ‘arredate’ con i famosi mobili della ditta svedese. Rispettivamente alla stazione “Champs Elysées Clémenceau” della linea 13, a “St Lazare” sulla linea 12, a “Concorde” sulla linea 8 e alla fermata “Opéra” della linea 8. L’azienda aveva già tentato qualcosa di molto simile su un treno della linea urbana di Kobe, in Giappone.
Lo scopo dichiarato è quello di lasciare che i potenziali acquirenti sperimentino in prima persona la qualità e la comodità dei mobili, soprattutto in un momento in cui magari, presi dalla stanchezza di una giornata lavorativa che inizia o finisce, possono ricavarne maggiore beneficio. I grandi poster alle pareti, completano l’arredo con il resto degli ambienti suggeriti dal design degli oggetti. A questo indirizzo, una gallery degli allestimenti.
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Le Japanese Bowl del designer messicano Manuel Estrada sono una rivisitazione della tradizionale ciotola giapponese per il riso, caratterizzata però dal bordo alto e dal taglio diagonale. Sulla parte più alta due fori ospitano le bacchette realizzate in acciaio inossidabile.
A donare carattere a queste stoviglie dal taglio moderno, al momento allo stadio di prototipo, sono le decorazioni ispirate a piccoli personaggi giapponesi: un omino che sembra essere il testimonial ricorsivo del designer, una rana che somiglia ad uno dei personaggi della Sanrio e, per gli appassionati del genere, John Travolta e Samuel L. Jackson in versione Pulp Fiction rivisitati in stile manga.
Japanese Bowl, un omaggio a Pulp Fiction su ciotole giapponesi

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Questi giapponesi di Suppose Design hanno un po’ il pallino della vista (vedi la storia del loro salone di parrucchieri di Hiroshima). O meglio, non si divertono se non sconvolgono almeno un po’ le aspettative più consolidate su prospettive e sguardi all’interno degli spazi abitati.
In questa nuova residenza privata che hanno appena firmato in Giappone, la particolarità sta tutta sui muri. Che non scendono fino a terra, ma restano sospesi a metà, lasciando parzialmente a vista quello che succede all’interno di una stanza. Addio alla privacy, dunque, visto che non sarà più un segreto sapere chi si trova dove e chi sta facendo cosa. Con un unico compromesso: il volto coperto, per nascondere gli sguardi e le emozioni (ma a patto naturalmente di trovarsi in piedi!).
Via | Dezeen
Kamiosuga House di Suppose Design
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Già responsabili del nuovo spazio del New Museum Of Contemporary Art di New York (quello con la gigantesca scritta arcobaleno “Hell Yes!” sulla facciata), Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, gli architetti giapponesi dello studio SANAA mettono a segno un altro capolavoro di urbanistica e design con il Rolex Learning Center.
Meno di una settimana all’inaugurazione di questa spettacolare struttura situata nel campus dell’EPFL: l’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna. Un progetto ambiziosissimo che ospiterà laboratori per l’insegnamento e una libreria con 500.000 volumi aperta a studenti e visitatori.
Votato alle scienze e all’abbattimento dei confini tra le discipline, l’EPFL richiama nella progettazione lo spirito che lo anima. Una struttura innovativa, coperta da un tetto curvo che nasconde gradinate, pendenze e patii, con poche, enormi aperture circolari e lunghi corridoi di vetrate. Seguendo questo link, un filmato che vi mostra tutte le caratteristiche. Dopo il salto, la nostra gallery.
Dopo i saloni di Lim Code, ecco un altro parrucchiere giapponese a far parlare di sé.
Lodge è il nuovo spazio progettato a Hiroshima da Suppose Design Office. Una la caratteristica su tutte: la fascia specchiata che, come un nastro, fa il giro della stanza dedicata al taglio e rende libera (prese per il phon permettendo) la distribuzione delle sedie nella stanza. Con un altro valore aggiunto: proteggere da sguardi indiscreti tutti i clienti “sotto i ferri”.
Il resto, poi, è una nuova celebrazione del nude look per gli interni, con rivestimenti in cemento effetto non finito, legno chiaro e luci al neon. Bello.
Via | Dezeen
Lodge by Suppose Design Office
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Il designer giapponese Jin Kuramoto ha realizzato il suo Tea Set, una collezione di tazze da tè in linea con la tradizione nipponica: in legno, prive di manico, del tutto differenti dalla tipica tazzina da tè all’occidentale, o addirittura dai mug inglesi.
Impilabili a formare dei piccoli totem, i set di Kuramoto sono stati realizzati in collaborazione con un team di artigiani che ha suggerito il processo di realizzazione per molatura: ogni set, creato a mano, è diverso dagli altri, per forma e anche per i colori brillanti che creano contrasti con il legno chiaro.
Via | Stilsucht.de
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Dopo la prima mondiale tenutasi a Milano, parte il tour internazionale di Hello Kitty the Show. Una nuova, gettonatissima declinazione del tema kawaii riadattata stavolta per il linguaggio del musical.
A differenza del caso Winx, le scenografie di Hello Kitty non hanno preso ispirazione dagli omonimi fumetti, considerati oramai troppo datati, quanto dai gadget lanciati per il 35 anniversario del marchio, mentre Hello Kitty è stata impersonata da ragazzina in carne ed ossa con, in testa, un enorme peluche.
Potenzialmente enorme il target coinvolto nell’operazione, che include bambine in età prescolare, teenagers, ma anche trentenni e quarantenni colte da regressione per un’infanzia in rosa e in versione cartoon.
Via | Cool Hunting
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Indovinello: “parla, cammina e risponde ma non è un uomo”. Si tratterà forse di un robot umanoide? Beh, avete indovinato. Palro (pal + robot), ultimo nato in casa Fujisoft (in Giappone, naturalmente), è un piccolo automa dotato di funzioni tecnologiche equiparabili ad un comune netbook: processore da 1.6 GHZ, 1GB di Ram, una videocamera-occhio da 3 Mpx, microfoni, speaker (grazie ad un software di riconoscimento vocale il robot può rispondere a facili comandi), un display LED sulla testa e sul petto. Il tutto in 40 cm e 1,5 kg.
Niente male anche la mobilità. Alle 20 giunture dislocate tra braccia, capo, busto e gambe si aggiungono sensori avanzati di distanza, posizione e pressione, che permettono a Palro un’agile camminata in stile “moonwalk”. Il lancio sul mercato è previsto per il 15 marzo, mentre il prezzo al pubblico dovrebbe aggirarsi sui 3300 dollari. Solo 100, per ora, gli esemplari destinati alla produzione.
Via | Designboom
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Quante fenomenologie può avere la lampada di Aladino? In questo caso ne abbiamo trovata una culturalmente ibrida, visto che il grande genio è stato scomodato addirittura dal Giappone per dare il nome ad una nuova linea di sake.
I desideri si esprimono alzando un po’ il gomito? Chissà. C’è da dire, però, che la raffinatezza giapponese del packaging non si scompone neanche di fronte a gradi alcolici elevati.
Via | The Dieline
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Gli eschimesi sono un popolo strano. Prima di tutto si arrabbiano se li chiamate così. Sul serio. E’ un termine che deriva da un dialetto indigeno dell’America del Nord e significa “fabbricante di racchette da neve”. Io mi arrabbierei. Come se un abitante di Varese venisse chiamato “fabbricante di calzature”: in effetti non è carino.
Chissà se gli eschimesi si innervosirebbero altrettanto guardando il ristorante realizzato dallo studio di Takeshi Hosaka. Inizialmente forse no. E’ un igloo e a loro piacciono. Però è alle pendici del monte Fuji, in Giappone. Il posto si chiama “Hoto Fudo” (che suona un po’ come “cibo caldo”, ironicamente).
La struttura funziona come un’enorme conchiglia: linee morbide con 140 metri quadri adibiti a cucina e 530 per mangiare sotto la parte di igloo che serve da veranda. La particolarità è che il posto non ha aria condizionata, quindi gli avventori, pioggia a parte, devono adattarsi alle condizioni atmosferiche.
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