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Drainspotting: un volume raccoglie l'arte giapponese di decorare i tombini.

pubblicato da Cut-tv*e

Drainspotting

Negli anni ottanta Manhole era uno dei giochi più diffusi della Nintendo: bisognava aiutare un omino a chiudere dei tombini su cui camminavano ignari passanti a cui si salvava la vita. I tombini sono per i giapponesi qualcosa di più di uno strumento utile per controllare di tanto in tanto cosa succede sotto le nostre strade: sono dei veri e propri elementi dell’arredo urbano, degni d’essere decorati come ogni altra cosa.

Su Designerblog ne avevamo parlato già molto tempo fa, nel frattempo il fenomeno è cresciuto, e il lavoro che le amministrazioni locali giapponesi portano avanti da 20 anni per riqualificare il territorio (anche attraverso i tombini) è diventato un fenomeno di culto. Tombini dai colori sgargianti, con illustrazioni pop, che raccontano miti e folklore di paesi e città giapponesi.

Il fotografo nippo-australiano Remo Camerota ha ora raccolto in un volume dal titolo Drainspotting immagini dei più interessanti esempi di questa arte da strada, scelti tra più di 6000 esemplari sparsi sul territorio. Non solo: Drainspotting è anche un’applicazione per iPhone che con la collaborazione degli utenti, cataloga e geo-localizza i tombini rimasti fuori dal volume.

Drainspotting
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Voi siete qui: l'ombrello dello studio Cabracega

pubblicato da intweetion

OmbrelloStudioCabracega

Vi abbiamo già parlato di quei matti di Cabracega, lo studio di design portoghese fondato da Hugo Tornelo, Pedro Alegria e Rita Gonzalez. Ve ne avevamo parlato in occasione di All City, un servizio di porcellane che univa le forme sontuose e classiche a colori e simboli street o a illustrazioni abbastanza estreme, vista la superficie utilizzata.

I tre designer, hanno concepito un modo di interagire con tutti i servizi di geolocalizzazione in voga. Per diventare una sorta di segnaposto ambulante, basterà munirsi di questo ombrello “You are here” così da farsi individuare più facilmente da satelliti e fotografie panoramiche.

L’idea è ironica e divertente, molto immediata nella realizzazione. Meno immediata, ma decisamente intelligente nelle intenzioni: un’occasione per interrogarsi sul controllo esercitato dalle nuove tecnologie di identificazione e sui rapporti tra identità e privacy.

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