Che ormai il fotoritocco sia una costante nel mondo patinatissimo della moda e dei magazine che se ne occupano non è affatto una novità. Le critiche arrivano da più parti e molte riguardano ovviamente la percezione alterata del corpo (soprattutto femminile) e le implicazioni che può avere l’ossessione di un’immagine lontana dalla realtà e artefatta digitalmente.
Ad occuparsene ’stavolta è Jesse Rosten con un video intitolato “Fotoshop by Adobé” (superfluo spiegare il riferimento). Con la giusta dose di ironia e una serie di giochi di parole, Rosten sottolinea molti degli effetti collaterali di un uso smodato del ritocco digitale. Come spiega lui stesso:
Una notte guardavo la televisione insonne. Mi sono imbattuto in uno spot su alcuni prodotti di bellezza. Le immagini mostravano una serie di ritratti ‘prima e dopo’, che mi sono sembrati la stessa immagine modificata con Photoshop. Mi sono fatto una risata e ho realizzato questo video.
Dopo il salto, trovate le immagini del making-of.
Immaginatevi alle prese col programma di fotoritocco più famoso al mondo: non riuscite a venire a capo di quel fastidioso punto di luce, i livelli sono saliti a un numero incalcolabile, l’undo è diventato il vostro migliore amico e la palette dei colori vi sta provocando la “Sindrome di Stendhal”.
Cosa accadrebbe se a quel punto sbucasse dalle finestre del software un personaggio buffo a rappare consigli e tricks come nel miglior tutorial? Noi stiamo scherzando - ovviamente - invece c’è ci ha pensato davvero. “Photoshop Tutorial Rap” è l’esilarante video del misterioso CMYKilla dallo staff di College Humor, che si è cimentato con questo delirio in piena regola. I tutorial contenuti funzionano davvero, il testo completo è nella descrizione del video sulla pagina YouTube.

Il fascino esercitato dalle Polaroid è difficile da spiegare in poche parole. Ognuno ha le sue -giuste- motivazioni che mettono l’accento sul formato, sul colore o sull’idea di un’immediatezza analogica che poche macchine fotografiche sanno restituire, persino le moderne fotocamere digitali compatte.
Se non avete voglia di procurarvene una (i prezzi salgono costantemente e, nonostante la rinascita degli stabilimenti che le producono, le pellicole sono ancora costose), avete la possibilità di ricreare l’effetto con i plugin dei software di fotoritocco o con programmi appositi. Oppure attendere l’uscita della PIC1000, la nuova ‘classica’ Polaroid in versione restyling.
C’è un’altra soluzione, proposta da UrbanOutfitters: le Snapshot Frames. Cornici che hanno la forma delle memorabili foto dallo sviluppo istantaneo in cui inserire qualsiasi immagine abbiate scattato o stampato precedentemente. Sono anche magnetiche, quindi libero sfogo alla fantasia nel disporle su superfici diverse (quella del frigorifero, in primis). L’effetto è assicurato ed economico. Con 10 dollari, vi spediscono a casa un pack da cinque.

Chi lavora con i software di grafica e fotoritocco sa bene quanto sia importante personalizzare l’area di lavoro. Per assecondare tutti quei piccoli gesti rapidi e automatici che velocizzano le operazioni standard o per trovare con pochi movimenti del mouse le finestre a cui ricorriamo più spesso.
Sul ’solito’ Think Geek (e dove, sennò?) un gadget che non solo materializza l’ossessione per il drag-and-drop, ma personalizza anche la nostra abitazione da ‘creativi DOC’. Per 24 dollari e 99 cent potete divertirvi a disporre l’interfaccia di Photoshop sul vostro frigorifero, staccando le varie sezioni magnetizzate e riordinandole a vostro piacimento.
Provate a cambiare il font alla lista della spesa. Potrebbe funzionare.

Vedute indiscrete su mondi a perdita d’occhio, al confine tra arte e design, nature morte urbane, quelle che ritrae Xing Danwen, artista e fotografa, tra manie e bisogni quotidiani. Se il paesaggio metropolitano vi affascina ma il vostro feticismo più sfrenato si scatena con i dettagli, Urban Fiction, un lavoro tra fotografia e manipolazione digitale, vi darà la spinata necessaria per trastullarvi per ore.
Osservando questi plastici di architettura urbana potrete fantasticare su quello che potrebbe succedere nel palazzo a tre isolati dal vostro, su ciò che intravedete dalla finestra della cucina, potrete partire dalla veduta di un palazzo tra i palazzi e avvicinandovi noterete in miniatura una scena di ordinaria violenza urbana. Piccoli mondi di plastica che rappresentano lo stato d’alienazione del nostro mondo. In formato digitale.