Dopo il grande successo del calendario Play! Design for Kids dedicato al design con senso ludico, lo studio tedesco Eiga Design torna a radunare, con la cura di Henning Otto e Elisabeth Plass, un folto gruppo di creativi (questa volta sono 54 tra designer, illustratori, fotografi e architetti) intorno a un unico tema, questa volta il cibo, nelle sue infinite declinazioni estetiche.
Food design all’ennesima potenza per i dodici mesi a venire, raccolti in uno splendido calendario che in realtà ha il formato di un weekly planner, ogni settimana dedicata a un tema che viene declinato attraverso illustrazioni, prodotti di design, cibi manipolati, styling con materie organiche e commestibili. EAT! Design with Food è in vendita sul sito dell’editore, Norman Beckmann Verlag & Design.
La cucina molecolare è probabilmente il massimo gradi del food design, l’ambito in cui l’alta cucina si fonde con la ricerca estetica più sofisticata e minimale. Da un anno a questa parte, i canadesi Molécule-R hanno messo in commercio una serie di kit per tutti i provetti chef che volessero misurarsi con piatti destrutturati.
Cuisine R-evolution e Cocktail R-evolution sono due confezioni (il packaging è curato dall’agenzia Chez Valois, specializzata in food design, che ha partecipato anche alla stesura delle ricette), un molecular gastronomy kit e un molecular mixology kit che contengono additivi chimici, utensili e anche un DVD, tutto il necessario per demistificare la misteriosa cucina molecolare e chissà, magari, realizzare a casa piatti degni di Ferran Adrià…
L’ultima parola su come mangeremo nel 2050? In questo progetto ce l’hanno i designer. A cui Fooda, associazione per il food design, ha chiesto di immaginare come saranno cambiate le nostre abitudini al consumo del cibo tra quarant’anni.
Molte le visioni e gli spunti proposti dai progettisti coinvolti: e se non tutti i lavori rappresentano una novità assoluta nei rispettivi ambiti di ricerca, nell’insieme funzionano perfettamente per delineare i grandi temi caldi nel campo dell’alimentazione. Ricostruendo uno scenario a tutto tondo in grado di raccontare le possibili evoluzioni del cibo sotto i profili della produzione, del consumo, degli imballaggi, della ritualità e dell’influenza della tecnologia.
Tra le immagini che vedete nella gallery, le riflessioni spaziano infatti tra packaging commestibili (come qui sopra), l’orto della Casa Bianca, gli insetti come fonte di nutrimento, l’importanza dell’infografica per la consapevolezza alimentare, o l’uso di proiettori portatili quali nuovi menu digitali al ristorante. A voi la scelta, tra tutte le opzioni, su quale tra queste ipotesi appare più plausibile, auspicabile o un po’ terrificante. Il progetto Food for Future (qui tutti i credits) è stato presentato in occasione dell’ultimo Salone del Mobile.
Via | Finedininglovers
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Lo studio grafico Raw Color, fondato a Eindhoven da Daniera ter Haar e Christoph Brach, si distingue per una particolare inclinazione a lavorare su materia e colore, sperimentando sia con la texture della carta sia con le tecniche di stampa per ottenere effetti immaginati su misura per ogni progetto e ogni cliente.
Ad esempio per i food designer olandesi di Keukenconfessies non è stato realizzato un solo logo, ma l’intera visual identity è stata declinata in un numero impressionate di icone, pittogrammi ispirati al cibo e agli utensili da cucina che, nella loro semplicità quasi astratta, possono essere mixati e sovrapposti con giochi di trasparenze, con layer colorati che si ispirano alle mescolanze di colori e sapori tipici della cucina.
Ciotole, bicchieri e provette, frutti, formaggi, pesci e salsicce caratterizzano con toni vivaci ma forme minimali tutto il coordinato grafico, dai biglietti da visita, tutti diversi, alla carta da lettere, fino ad alcuni flyer speciali in cui i cibi si sovrappongono ai contenitori attraverso sottili foglietti adesivi trasparenti.
La visual identity dei food designer Keukenconfessies

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Animazioni homemade, cartelli realizzati con stecchini da barbecue, una mise-en-place degna dei migliori chef parigini e per protagonisti dei lamponi troppo simpatici. È così che si presentano le ricette della designer francese Emilie Guelpa, come questa di un promettente Millefoglie ai frutti rossi.
Se negli ultimi mesi la cucina è diventato uno degli argomenti preferiti dai blogger, vincono gli autori che combinando la cucina alle arti visive, ottengono una marcia in più. E così, dopo le ricette illustrate di They Draw and Cook o di Recipe Look, e quelle fotografate per Ikea da Carl Kleiner in Homemade is Best, i video di Emilie Guelpa per il suo blog Griottes sembrano davvero una buona idea per far venire l’acquolina in bocca ai lettori.
In un periodo in cui il food design è di gran moda, torna a far parlare di sé Ciboh, il gruppo milanese che, precorrendo i tempi, si occupa di catering progettati con gusto architettonico e di food event gìà dal 2003. Dopo aver lavorato per Nike e Mtv, per Alessi e Yoox, le Ciboh tornano con un sito completamente nuovo.
Bella la gallery dei loro progetti passati: dai mini campi da calcio allestiti su porta-pranzo di bambù, agli stuzzichini incapsulati per il lancio del videogioco The Darkness. Ma soprattutto è interessante il loro nuovo blog su cui troverete ricette, consigli interessanti su come presentarle e news sui loro workshop.
Cibo talmente bello che sembra un peccato mangiarlo. Composizioni che ingannano gli occhi e sembrano tutt’altro. Il food design mixando sofisticazioni cromatiche, suggestioni provenienti dalla tradizione orientale, come il Bento, e alta pasticceria europea, sta diventando una disciplina capace di suscitare grande interesse e curiosità anche tra i non addetti ai lavori.
Pretty Food & Pretty Drinks ad esempio è un blog che raccoglie una gallery fotografica fatta dagli utenti che testimoniano i loro incontri con piatti talmente belli da non sembrare commestibili. Per partecipare a questa delizia per gli occhi, basta inviare le proprie immagini alla Pretty Foods Pool di Flickr.
Lo studio di comunicazione visiva olandese Mattmo è stato incaricato di disegnare il food packaging del catering al Pavillion olandese dell’Esposizione Universale di Shanghai dalla storica casa pasticcera Maison van den Boer, che rappresenta la cultura culinaria nazionale all’Expo.
Molti mulini a vento, i palazzi e le barche di Amsterdam, pale eoliche e parecchie mucche sono rappresentati in blu e rosso con uno stile a metà tra il folklore dei Paesi bassi e un videogame folle. Scatole di cartone stile doggy bag, cestini da frittura e bicchieri usa e getta: peccato non sapere per quale tipo di delicatessen siano stati progettati!
Via | Packagemachineblog.org
Questa è la storia a lieto fine di Krista Markell, ex direttore marketing di un marchio di arredamento che ha deciso di coniugare la sua passione per la grafica e i pattern con quella per i dolci: abbandonato il suo lavoro, il suo studio Sugarcoat It produce ora torte, grafiche, moderne, “di design”.
Food design nella sua declinazione più dolce, ovvero decorazioni per torte che, abbandonati svolazzi di panna e ciliegine, diventano tela bianca per pattern geometrici o floreali, per colori azzardati e glasse satinate che riescono comunque a far venire l’acquolina in bocca.

Food design, ricette, tablewear, design per la tavola, indicazioni su come come presentare i cibi, su servizi da tavola e pezzi vintage riciclati, consigli per allestimenti fai-da-te e soprattutto molte, splendide fotografie: il tutto in una nuova rivista da sfogliare, gratuitamente, sul web.
S’intitola Sweet Paul, dal nome del suo fondatore, il food e prop stylist, norvegese d’origine e newyorkese d’adozione, Paul Lowe. Già da qualche anno presente in rete con l’omonimo blog, Paul ha deciso ora di fare il salto e fondare una rivista per condividere e dare risalto al bagaglio di esperienze e contatti accumulati durante la sua intera carriera.
La convivialità e il gusto per il bello sembrano essere i valori principali su cui è costruito questo magazine che si ripromette di dare visibilità a designer e creativi, con link diretti ai prodotti presentati e interviste ai protagonisti. Sarebbe bello se in Italia, visto che quanto a cucina e stile non vogliamo farci dare lezioni da nessuno, nascessero iniziative simili.