
Un sistema affascinante, creato per scoprire il colore di qualsiasi cosa, interrogando e aggregando i dati delle immagini presenti nel database di Flickr, la popolarissima comunità online per condividere le proprie foto. “The Color Of” è un tentativo di rispondere ad una domanda potenzialmente complessa e decisamente ‘astratta’ in modo obiettivo, utilizzando un semplice algoritmo e applicandolo a dei dati provenienti da percezioni soggettive.
Ideato da Fung Kwok Pan, l’algoritmo nello specifico, calcola la media dei valori del colore dei pixel contenuti nelle immagini legate alla parola di ricerca, visualizzando il risultato in modo incrementale, man mano che ogni immagine viene caricata. Le ulteriori interpretazioni sono poi lasciate completamente alle intuizioni dell’utente.
A volte la stessa idea arriva fulminante a più persone che non possono conoscersi. A volte il lavoro di una persona ingloba in maniera inconsapevole quello di un’altra. A volte invece è un omaggio dichiarato a causare il richiamo tra un’opera e l’altra, o una semplice ispirazione di cui non è detto che l’artista sia consapevole.
Un set su Flickr, Similarities, raccoglie moltissimi parallelismi, nel campo del graphic design e dell’illustrazione, che colpiscono l’occhio e che possono avere diverse cause: poster, locandine, illustrazioni su magazine e cover di libri che, magari a distanza di anni, si somigliano, si influenzano, si citano, forse si copiano.
Come una volta disse Albert Einstein, “Il segreto della creatività sta nel saper ben nascondere le proprie fonti”, perché la creatività è fatta di corsi e ricorsi, tutto è già stato detto e tutto è già stato immaginato.
Via | Brainpickings.org
Sembrerà strano, ma Ikea non era fino a pochi giorni fa approdata in maniera massiccia sui social network. Ora lo fa, attraverso il club Ikea Family e la rivista Ikea Family Live, che diventa un sito su cui trovare ispirazioni, idee e soprattutto molte immagini.
Per questo connesse al sito (ancora in fase Beta) ci sono l’immancabile pagina Facebook e una pool su Flickr che raccoglie le foto degli utenti che possono mostrare le proprie case, a patto, naturalmente, che sfoggino almeno qualche elemento made in Ikea.
Un’operazione di marketing che, come accade nelle migliori occasioni, tende a ricalcare modelli di connessione e diffusione di contenuti nati spontaneamente, testati e funzionanti in rete. Riuscirà questo nuovo network a superare le diffidenze degli utenti e ad attestarsi come una vera e propria community?

Sbalorditivo il lavoro di questi tre designer di Portland. Mathew Foster, Fritz Mesenbrink e Jeremy Pelley sono le tre menti dietro al nome The Official Manufacturing Company, uno studio che non solo riesce a interpretare in maniera eccellente i marchi e le aziende per cui lavora, ma le caratterizza con idee in cui è lo stile a farla da padrone.
Stile -appunto- ma anche una notevole dose di creatività. Il lavoro più emblematico è quello per la catena degli Ace Hotel, a cui hanno messo a disposizione il loro talento prima di decidere di proporsi come freelance. Le commistioni sono moltissime: prima fra molte quella con il mondo della musica. Proprio per gli Ace Hotel infatti, hanno realizzato una serie di guide cittadine in occasione del tour dei Sonic Youth per l’uscita dell’album “The Eternal”.
Da vedere, anche i tre profili Flickr dei The Official Manufacturing Company che trovate rispettivamente a questi indirizzi: Flickr: Fritz | Flickr: Jeremy | Flickr: Mathew. Dopo il salto, come al solito, una gallery del brand design effettuato sulla compagnia di alberghi.
Continua a leggere: Il brand design di The Official Manufacturing Company

Come ha dimostrato con la discussa campagna di guerrilla marketing in Austria, Ikea non si è mai tirata indietro quanto a voglia di stupire e ‘invadere’ gli spazi pubblici con la forza del suo brand (e dei suoi prodotti ormai presenti ovunque).
‘Stavolta ci riprova in Francia, sfruttando uno dei luoghi-simbolo della quotidianità transalpina: la metropolitana di Parigi. Dal 10 al 24 marzo infatti, quattro stazioni della metro sono state ‘arredate’ con i famosi mobili della ditta svedese. Rispettivamente alla stazione “Champs Elysées Clémenceau” della linea 13, a “St Lazare” sulla linea 12, a “Concorde” sulla linea 8 e alla fermata “Opéra” della linea 8. L’azienda aveva già tentato qualcosa di molto simile su un treno della linea urbana di Kobe, in Giappone.
Lo scopo dichiarato è quello di lasciare che i potenziali acquirenti sperimentino in prima persona la qualità e la comodità dei mobili, soprattutto in un momento in cui magari, presi dalla stanchezza di una giornata lavorativa che inizia o finisce, possono ricavarne maggiore beneficio. I grandi poster alle pareti, completano l’arredo con il resto degli ambienti suggeriti dal design degli oggetti. A questo indirizzo, una gallery degli allestimenti.

Se ve lo state chiedendo, la risposta è: “No, non ci paga. Ci piace proprio”. Terzo pseudonimo (chi dice che servono solo a confondere le idee?), per il nostro amatissimo Stéphane Massa-Bidal, il graphic designer francese più bravo che ci sia. Va bene, forse non è il più bravo. E’ uno dei più bravi. E uno dei più divertenti, soprattutto.
E poi il ragazzo lavora sodo, una ne fa, cento già ne sta pensando, aggiorna il suo spazio su Flickr così spesso che è un piacere. Forse soffre la sindrome dell’abbandono e ha paura che ci dimentichiamo di lui. Giammai. Bando alle sciocchezzuole, allora. Dopo Web Services Covers Therapy, Sociology of Objects e Software Owner’s Manual (mica ve li sarete persi, no?), siamo all’ennesimo update.
“Miniseries Instant Messassing (MIM)”: brevi messaggi al mondo su foto d’epoca appena ritoccate. Messaggi di speranza e delusione, una visione bella e ironica dei sentimenti, delle piccole nevrosi quotidiane. Massa-Bidal ci regala un altro po’ del suo talento e della giusta dose di ispirazione, casomai il grigiore di questo inverno ci avesse addormentati. Veloci, fulminanti e misurati: cosa volete di più? Ah, giusto. La gallery. Un piccolo sforzo ancora, è dopo il salto.
Continua a leggere: Hulk4598: Miniseries Instant Messassing (MIM)

Mad Men è una di quelle serie che rappresentano già in sé quanto di meglio si può fare con uno studio approfondito del design di un’epoca e delle icone di quei tempi. Eccellente ricostruzione del mondo degli anni ‘60, ha avuto anche il merito di riportare in auge lo stile e l’estetica del periodo.
Dyna Moe è una illustratrice, animatrice e graphic designer freelance di base a New York. Visto il suo stile pieno di rimandi alla golden age degli illustratori classici, ha deciso di cimentarsi in una serie di lavori ispirati alla serie ideata da Matthew Weiner. Alcune delle tavole sono screenshot rielaborati, altre invece sono immagini che la Moe ha realizzato prendendo spunto dai vari personaggi.
Disponibili anche come sfondo per l’iPhone, i suoi “Mad Men Illustrated” stanno riscuotendo successo ovunque. Non dimenticate di dare un’occhiata anche alle due illustrazioni che elencano tutti i cocktail proposti durante le tre serie della stagione (con tanto di istruzioni per prepararli). Dopo il salto, la gallery con alcuni dei lavori. Qui, invece, i set completi.

Occhei, confesso: ho usato un altro dei moniker del nostro amato Stéphane Massa-Bidal nel titolo per non ripetermi. Detto questo, siamo davanti alla nuova, ennesima ideona di uno dei nostri graphic designer preferiti. Il talentaccio francese anche conosciuto come Hulk4598 non sbaglia nel mettere a segno neanche un colpo.
Dopo aver preso in giro i social network con la serie Web Services Covers Therapy e aver analizzato i limiti dell’attaccamento alle innovazioni tecnologiche con la sua Sociology of Objects, indirizza la sua dissacrante creatività verso i manuali dei software più noti di casa Adobe.
L’approccio è il solito: eleganza retro, caratteri da tipografia vecchio stampo e poche, incisive frasi ben piazzate nel montaggio della pagina a farci riflettere su quanti troppo spesso si credono partecipi del processo creativo solo perché padroneggiano i mezzi per realizzare le proprie idee. Fare qualcosa di buono va ben oltre un’immagine da decine di mega o la maestria con le curve di Bezier. D’altronde, come stigmatizza lui stesso: “To draw you must close your eyes and sing“. Impagabile.
Dopo il salto, la gallery dei poster. Potete informarvi per l’acquisto a questo indirizzo.
Chi l’ha detto che le installazioni devono per forza essere seriosi studi che lasciano il pubblico interdetto o, nel migliore dei casi, assorto in profonde riflessioni sul rapporto uomo-macchina-territorio? Non vogliamo certo screditare lavori più ragionati e legati a premesse che molto spesso producono un’esperienza importante nello spettatore (ci mancherebbe!).
Eppure sarà che oggi è venerdì e la settimana volge al termine, sarà che il brano che fa da colonna sonora a questo video (”Under My Skin” di Gin Wigmore) è uno di quei pezzi soul che conquistano, sarà che ogni tanto è bello vedere facce sorridenti grazie all’arte e al design, vogliamo proporvi “Night Lights”, l’installazione del collettivo YesYesNo.
Lo studio, con sede a Londra, New York e Amsterdam ha realizzato questo spettacolo di luci e ombre proiettando il tutto sull’ Auckland Ferry Building: il palazzo da cui partono i traghetti nella città della Nuova Zelanda. Tre le diverse tipologie di interazione. Una tramite il movimento del corpo sui due palchi, una muovendo la mano sul tavolo luminoso e l’ultima tracciando le onde dei cellulari in movimento.
Continua a leggere: Night Lights: l'installazione che diverte

Di Stéphane Massa-Bidal, graphic designer francese (conosciuto come Hulk4598 o Rétrofuturs) abbiamo già parlato in occasione delle sue rivisitazioni ironiche dei principali social network con la serie Web services covers therapy che ironizzava sulla febbre da onnipresenza in rete.
‘Stavolta, il brillante designer ci riprova con gli oggetti a cui siamo quotidianamente assuefatti, quasi in modo feticistico. Con il suo solito stile retro legato al mondo dell’illustrazione classica e della pubblicità d’impronta vintage, analizza i limiti dell’attaccamento alle innovazioni tecnologiche.
“Sociology of objects” è un set che gioca con accostamenti tra passato e presente, sottolineando il cambiamento quasi antropologico che le apparecchiature informatiche hanno apportato. Anche nel modo di rendere in qualche modo ’schiavo’ chi le utilizza. Dopo il salto, la gallery dei nuovi lavori.
Continua a leggere: Stéphane Massa-Bidal colpisce ancora: la sociologia degli oggetti