In occasione del “F8“, la conferenza per gli sviluppatori di Facebook, la Obscura Digital ha ideato “Connections”, un progetto per condividere visivamente le relazioni legate al social network, attraverso l’esperienza della realtà aumentata. I partecipanti (utilizzando il proprio badge abilitato via RFID), potevano aggirarsi su una mappa grafica riprodotta su un pavimento dove, tramite una serie di telecamere 3D, è stata tracciata la loro attività online.
Una volta loggati, “Connections” inizia a generare una visualizzazione radiale a partire dai dati dell’utente, creando una sorta di “impronta digitale” unica. Un’infografica in movimento, con le linee colorate che si estendono e avvicinano i cerchi tra le persone che condividono uno o più dei parametri osservati (amici comuni, interessi, luoghi di lavoro, studi, segno zodiacale o lingue diverse dall’inglese), i quali compaiono poi proiettati tra di loro.
Il mondo è ossessionato da Facebook, questo è quanto emerge da onlineschools.org, e quanto riprende Alex Trimpe nel suo informational motion graphics. Tale ossessione è probabilmente una delle poche consapevolezze di cui eravamo già in possesso anche solo a sensazioni, ma con le cifre alla mano tutto ci pare più enorme e spaventoso; per fortuna il video non procura allarmismi e riporta informazioni in maniera abbastanza asettica.
Immancabili colori sono il blu e il bianco, per richiamare inequivocabilmente l’argomento di cui si tratta, pur non mancando altri accostamenti comunque opportuni. Il ritmo è vivace e accattivante, e le informazioni vengono date con estrema chiarezza, senza troppi giochi con il lettering come magari abbiamo potuto vedere in altre infografiche.
Alex Trimpe, italo-americano, è un video e motion designer con all’attivo diversi video che vanno da quello musicale a quello con grafiche 3D. Tra questi è da segnalare per la sua diversità quello che tratta della madre che racconta della sua storia da emigrante.
Di “Social Memories” si sono già occupati i cugini di downloadblog, noi però vogliamo dargli un’occhiata soprattutto dal punto di vista grafico. Tecnicamente quella di cui vi parliamo è un’applicazione che - una volta consentito l’accesso ai propri dati personali - realizza un volumetto che racchiude la propria ’storia’ su Facebook. Tutto elegantemente stampato, scegliendo l’intervallo di tempo, le fotografie e un layout tra i tre modelli disponibili.
Graficamente siamo molto vicini allo stile in voga nelle infografiche più apprezzate. Minimale e discreto l’uso di font e colori, impaginazione elegante, chiara e semplice la resa dei dati. Il libro può poi essere acquistato a 19 (più le spese di spedizione). Nota spiacevole per l’Italia, le uniche due lingue disponibili sono infatti inglese e tedesco.
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Dell’impatto che ha avuto e continua ad avere Facebook nelle vite di tutti (anche di quelli che resistono e si rifiutano di registrare il proprio profilo sul social network più famoso al mondo) si è scritto molto, ragionando su tutti i possibili aspetti e le relative implicazioni. Molti anche gli esempi che hanno sfruttato l’interfaccia grafica (essenziale ma fortemente caratterizzata) per rileggere simboli e icone già esistenti.
In questo caso, Leonard Savage creative director di base a Praga, supplisce con ironia e intelligenza alle ormai famose limitazioni del ‘mi piace’ di Facebook. Varianti chieste a gran voce dagli utenti (tanto da aver suggerito una serie di modifiche via browser), che Savage immagina graficamente con una serie di possibili alternative. Ve le mostriamo tutte nella gallery qui di seguito.
Proprio come One Million People, il progetto di Alex Tew di cui parlavamo poche settimane fa, anche The Friend Poster parte dalle foto di Facebook, quei francobolli di pochi pixel che ci identificano agli occhi dei nostri amici e del resto del mondo: il designer e performer Benjamin Lotan vende poster ad alta qualità fotografica personalizzati con le foto dei propri amici su Facebook.
Probabilmente era inevitabile che cominciassero a spuntare progetti che provano a raccontare e raccogliere testimonianze del fenomeno Facebook. Sarà forse la voglia di fotografare un fenomeno che sta invadendo gli aspetti più intimi della nostra vita. Sarà per quell’istinto insopprimibile che spinge ognuno di noi almeno una volta a dire “c’ero anch’io”.
O magari solo tentativi più o meno riusciti per provare a guadagnarci su qualcosa in maniera originale. Alex Tew, come ci segnalava un lettore, ha deciso in corso d’opera di cambiare il funzionamento economico del suo libro dei volti: invece che far pagare tre dollari a persona, per avere una maggiore adesione, venderà uno spazio per pagina a degli sponsor. Funzionerà? Andrà meglio a Benjamin Lotan? Staremo a vedere.

Si era fatto conoscere già qualche anno fa, lanciando un esperimento che nella sua follia aveva qualcosa di geniale: The Million Dollar Homepage, la pagina web composta da 1.000.000 pixel in vendita, a un dollaro per pixel. Nel gennaio del 2006 il progetto era ormai concluso, con gli ultimi mille pixel disponibili battuti all’asta su Ebay per 38,100 dollari.
Ora Alex Tew ci riprova, forte del suo precedente successo, con One Million People, lanciato lo scorso 23 settembre, un progetto apparentemente più semplice, ma in realtà ancora più ambizioso, con lo scopo di raccogliere un milione di volti da pubblicare in un volumone che diventi lo specchio dei nostri tempi. E quale strumento può raccontare meglio i nostri giorni se non Facebook?
Continua a leggere: One Million People, il nuovo esperimento di Alex Tew
Sembrerà strano, ma Ikea non era fino a pochi giorni fa approdata in maniera massiccia sui social network. Ora lo fa, attraverso il club Ikea Family e la rivista Ikea Family Live, che diventa un sito su cui trovare ispirazioni, idee e soprattutto molte immagini.
Per questo connesse al sito (ancora in fase Beta) ci sono l’immancabile pagina Facebook e una pool su Flickr che raccoglie le foto degli utenti che possono mostrare le proprie case, a patto, naturalmente, che sfoggino almeno qualche elemento made in Ikea.
Un’operazione di marketing che, come accade nelle migliori occasioni, tende a ricalcare modelli di connessione e diffusione di contenuti nati spontaneamente, testati e funzionanti in rete. Riuscirà questo nuovo network a superare le diffidenze degli utenti e ad attestarsi come una vera e propria community?
La citazione cialtronesca del titolo viene dallo storico brano dei Police, l’idea invece è di combinare il meglio di due secoli. Il 18esimo per quanto riguarda il gusto, con una vodka importata da Schiedam, in Olanda, dove risiede una delle più rinomate distillerie. Sette generazioni di lavoratori artigianali che sanno il fatto loro.
Dal 21esimo secolo arriva invece la tecnologia. Tutta la voglia di esprimersi e di lasciare traccia di sé dell’epoca digitale, riassunta in un meccanismo antico (il romantico messaggio nella bottiglia, appunto) e insieme moderno, come tutti i social network impongono. 255 caratteri illuminati da led, per raccontarsi al mondo.
Ovviamente la Medea ha il suo spazio Facebook e Twitter e, come è facile immaginare, ’suggerisce’ che l’ispirazione possa arrivare più facilmente con il consumo del prodotto. Voi, come sempre, bevete in maniera responsabile.
Continuiamo imperterriti a darvi idee alternative ed economiche per decongestionare la febbre da iPad. Dopo lo sketchbook a forma di laptop Apple, vi proponiamo la Boogie Board: un tablet LCD per scrivere e disegnare.
Basata sulla tecnologia Reflex LCD, la Boogie Board non richiede nessun consumo di energia per generare un’immagine e pochissima per memorizzarle o cancellarle. Infatti è sufficiente una mini-batteria come quelle che vengono utilizzate per alimentare gli orologi. Ogni refill garantisce 50000 cicli e i materiali consentono alta flessibilità e prezzi molto ridotti.
Aggiungeteci che, mentre gli LCD tradizionali offrono una risposta molto imprecisa, il Reflex LCD garantisce una sensibilità altissima anche nel dettaglio e nella diversa pressione applicata. Il prezzo poi è davvero invitante: appena 30$ per accaparrarsi un degno sostituto tecnologico di carta e matita.
Continua a leggere: Boogie Board: una tavoletta LCD per disegnare

Come ci si sentirà mai a lavorare per il più famoso motore di ricerca del mondo (e della Storia)? Mi immagino tempi di consegna e scadenze al centesimo di secondo, un’atmosfera ‘elettrica’ e stimolante, con la consapevolezza di stare collaborando a qualcosa di grandioso. Oltre a una grande disponibilità di mezzi e informazioni per migliorare il proprio know-how.
Mountain View forse non è il paradiso dei geek, ma è lecito pensare che ci si avvicini non poco. Cittadina della famigerata Silicon Valley, è la sede -tra le altre- di compagnie del calibro della Mozilla Foundation, di FriendFeed, della Red Hat e, ovviamente, del gigantesco Googleplex.
Nella gallery che vi presentiamo dopo il salto, vengono svelati alcuni spazi comuni degli uffici di Google. E qualche dettaglio per curiosare nella vita quotidiana di chi lavora per il “Colosso di Mountain View”. Una gran quantità di elementi di arredo insoliti (e bellissimi), zone comuni in cui consumare i pasti tutti insieme scambiandosi idee e intuizioni, postazioni per il relax dopo lunghe ore di programmazione. Ma non solo.
Continua a leggere: Mountain View: un giro per gli uffici di Google