
Se ormai già da un po’ la tendenza del packaging è tutta votata al risparmio di elementi e all’utilizzo ottimale dello spazio e dei materiali (anche per ovvie ragioni ecologiche), la proposta del designer Patrick Sung sembra davvero aver raggiunto il minimo dell’ingombro con un’idea semplicissima.
Un unico foglio di cartone riciclabile, morbido e punzonato con linee perpendicolari e diagonali pronte per essere piegate e adattate al contenuto. La trovata di Sung è stata acquistata da UPS -la celeberrima ditta di spedizioni- ricorda molto il principio degli origami e sfrutta la modularità del pattern per imballare ogni tipo di oggetto.
Il colpo d’occhio finale è un po’ inquietante, viste le forme incerte che si finisce per ‘produrre’, ma vale la pena farci l’abitudine magari giocando a sperimentare qualche pacco non troppo convenzionale. Dopo il salto, una gallery del prodotto.
Continua a leggere: Il packaging 'origami' di Patrick Sung per UPS

Stanchi di dovervi accontentare di prodotti già visti ovunque per decorare le pareti della vostra casa? A.R.T. vi propone una serie di idee modulari che potete assemblare da soli, rendendo unico lo spazio abitativo.
Gli elementi, disegnati dall’artista e architetto Donald Rattner, possono essere combinati tra loro liberamente, creando una soluzione altamente personalizzata adattabile alle necessità e allo spazio di cui disponete.
A.R.T. propone 3 linee: Wall A.R.T., Mural A.R.T. e Shelf A.R.T. “Wall” è -chiaramente- dedicata alle pareti. Elementi quadrati, rettangolari e romboidali da unire e appendere. “Mural” sono invece delle carte da parati che vanno usate e abbinate agli elementi della linea “Wall”. Infine “Shelf” (conosciuta anche come “ModuLibris”) sono librerie che contengono delle copertine da sovrapporre ai volumi, per creare parole o pattern geometrici.
Continua a leggere: A.R.T. : le decorazioni di interni fai-da-te

Spesso è utile lasciar parlare chi realizza i lavori. L’entusiasmo, la passione e il talento (quando c’è…) possono essere raccontati meglio da chi ha investito tempo ed energie su un’idea. Anche -soprattutto- di questo è fatto il design. Nel caso dei ragazzi di Rocket, che uniscono musica e complementi di arredo, la regola è ulteriormente valida.
Crediamo nel design originale, divertente e non convenzionale, un design che ti ricordi che la vita è tutto tranne che noiosa. I nostri prodotti presentano oggetti comuni in una nuova luce, puntando all’interazione fra forma e contenuto. Combiniamo elementi 2D e 3D, e creiamo oggetti per la tua casa diversi da quello che puoi trovare in giro, mantenendo la qualità e lo stile tipici del “Made in Italy”, ad un prezzo accessibile a tutti.
La loro collezione 2010 è nata fra Milano e l’East-end londinese e unisce il gusto per il rock indipendente con una validissima vena ‘pop’. Chitarre, piatti da dj, vinili, cuffie, speaker: tutta l’iconografia classica di chi vive la musica viene utilizzata in maniera funzionale e creativa per arredare e colorare gli interni. Dopo il salto, una gallery con i loro prodotti.
Continua a leggere: Rocket: i complementi di arredo a tempo di musica

“Forse non tutti sanno che…” la @ era già in uso presso i mercanti veneziani nel 1500: un segno grafico che rappresentava l’anfora, (allora unità di peso e capacità). Nata come unione stilizzata delle lettere “a” e “d” che andavano a formare la parola latina ad (cioè “verso”). Furono i popoli anglofoni a modificare poi il suo significato da ad a at, e quindi da ‘verso’ a ‘presso’.
Tutto più o meno immutato fino a quando, nel 1971, l’ingegnere informatico americano Ray Tomlinson elaborò un programma che permetteva alle università americane collegate tra loro tramite la rete Arpanet di potersi scambiare messaggi scritti. usando poi il simbolo @ come separazione tra il nome del destinatario e il server.
Un simbolo che dimostra come arte, architettura, tecnologia e design possono intraprendere percorsi non convenzionali e ritrovarsi riuniti in qualcosa che attraversa il tempo e i codici in una funzionalità unificante. Lo hanno capito e sintetizzato molto bene quelli del MoMa, il Museum of Modern Art, che hanno deciso di acquistare la @, introducendola nella loro collezione.

Manca poco meno di un mese ormai al Salone internazionale del Mobile di Milano. Tra l’enormità di proposte che iniziano ad essere presentate in anteprima e la mole di quello che potremo vedere girando tra gli stand, abbiamo scelto un’idea che unisce lifestyle, arredamento e innovazione nel concept di un articolo che è da sempre una delle più grandi sfide per gli arredatori.
“Build to Resi(s)t” è il gioco di parole con il celebre pay-off della Eastpack: una delle case più note al mondo per la produzione di zaini e abbigliamento. Togliendo la ’s’ dal claim, otteniamo il significato del prodotto che verrà presentato al Salone: due sedute, assemblate come uno zaino, costellate di zip e tasche per tenere ogni tipo di oggetto a portata di mano, ma protetto dalla indistruttibile tela che ha reso famoso il marchio.
Artefice dell’idea, lo staff di Quinze & Milan: produttori belgi di elementi di arredo che si cimentano da sempre con soluzioni creative per rinnovare la cultura visuale legata all’abitare. “Build to Resi(s)t” sarà disponibile nella versione “Club Sofa” e in quella “Primary Pouf”.
Oggi vi presentiamo tre segnalazioni al prezzo (?) di una per fontmaniaci (e non). La prima è questo Dogs as Typefaces dello studio Grafisches Buro di Vienna. Se i cani fossero font, a quali somiglierebbero (e viceversa)? Il dalmata-Curier è un abbinamento perfetto.
Continuiamo con un poster semplice, minimale che riesce ad essere evocativo con il minor numero di elementi possibile. London Bus Print non è altro che la scritta “London” -appunto- ripetuta due volte. Bicromia attenta e un diverso allineamento della lettera ‘O’. Eccovi il vostro double-decker in formato A2 per sole 25 sterline.
Il terzo inno alla tipografia intelligente non poteva non essere l’ennesimo attacco ad “Arial”. La lotta dei fan di Helvetica è senza quartiere, ma uno arrabbiato come Marc Fennell per HungryBeast ancora non l’avevamo visto. Trovate il video dopo il salto.
Continua a leggere: Fontmania: cani, autobus a due piani e l'ennesimo spot anti-Arial

Ricordate l’orgoglio con cui da piccoli siete riusciti a rispondere per la prima volta alla domanda: “Che ore sono?”. Un rapido sguardo fiero al polso, qualche secondo per la lettura e poi, sicuri a snocciolare numeri e minuti. Con le lancette la questione era complicata: le cifre al quarzo invece furono una benedizione per tutti quelli che faticavano con i calcoli.
Niente in confronto a questo “Maze Of Time” del designer Andy Kurovets: un rompicapo cromatico come non se ne vedevano da tempo. Oltre l’apparente linearità del meccanismo (un colore per ogni dato: ore e minuti, decine e unità), si nasconde -è il caso di dirlo- il delirio organizzato. I numeri, infatti, compaiono contemporaneamente sul display. Bello l’effetto finale, un po’ meno decifrarlo.
All’opposto, la filosofia che caratterizza lo “Zero Watch” del designer e illustratore Robert Dabi. Via numeri, lancette, bottoni, elementi superflui. Due ‘dischi’ per segnare il tempo e una struttura di gomma e acciaio. Vari colori disponibili, design minimale: il grado zero -appunto- dell’orologio. Dopo il salto, un video di presentazione del render.
Continua a leggere: Zero Watch e Maze Of Time: due orologi agli antipodi

Dicono di essere designer, scrittori, artigiani e pensatori. Sono di Austin, in Texas. Hanno un nome abbastanza ostico da pronunciare (Ptarmak) e sfornano lavori di una classe e una qualità sorprendenti.
Molto legati alla tradizione (c’è un visibile recupero di colori, proporzioni e atmosfere), i loro lavori hanno così tanti punti di forza che è praticamente impossibile elencarli tutti. Curatissimi nella scelta dei font, nei materiali (non a caso si definiscono -anche- artigiani), nell’approccio ironico e fuori dal tempo, nell’attenzione maniacale per i dettagli.
Non bastasse, sono eccellenti anche nel presentare tutto ciò che realizzano. Foto di grande impatto eppure mai sensazionalistiche, un portfolio che include tra i clienti grandi nomi, organizzato e capace di sottolineare tutta la loro competenza. Irriverenti senza sconvolgere, mescolano elementi apparentemente estranei al prodotto. Guardate voi stessi i risultati dopo il salto (e fatevi un giro anche sul loro blog)
La componente artigianale del design ci piace. Giriamo con i laptop nelle borse a tracolla e negli zaini, abbiamo ogni sorta di device che ci aiuta per realizzare le nostre idee ovunque eppure chi può mai resistere agli esempi di quanti hanno creato con le loro mani (e una pazienza monumentale) gli elementi di cui oggi ci serviamo con tanta facilità?
Se applichiamo il concetto alla tipografia, la rivoluzione è stata ancora più incredibile. La manualità necessaria e la conoscenza di macchine e calcoli per realizzare un buon carattere, sono qualcosa di così lontano dalle raccolte di font scaricate in meno di un minuto, che forse vale la pena guardare più spesso a chi conosce il processo tradizionale.
Justine Nagan è l’Executive Director della Kartemquin Films. Si è imbattuta per caso nel “Hamilton Wood Type Museum” mentre viaggiava attraverso Two Rivers, nel Wisconsin e aveva fatto una pausa per mangiare un gelato (!). Affascinata dalla costruzione e dagli 1,5 milioni di modelli di lettere in legno che contiene, ha deciso di girare un documentario.

Quella di tracciare grafici è un’arte. Chiedetelo ai fiumi di dipendenti e manager che quando vedono partire una slide di Power Point si comportano come le scimmie della sequenza iniziale di “2001″ davanti al monolito. C’è -fortunatamente- chi riesce a prendere statistiche, percentuali e diagrammi con ironia (la mia preferita, è questa) e chi ne trae ispirazione per delle illustrazioni.
Tobias Lunchbreath (il cognome è troppo bello per essere vero, ma noi vogliamo credergli lo stesso) ha un account su Flickr in cui pubblica la sua personalissima visione dei grafici. Non solo li rappresenta spesso con elementi inusuali, ma inventa risultati immaginari che poi visualizza sotto forma di illustrazione dissacrante.
Al di là della -notevole- capacità di far sorridere, Tobias è un artista e designer di tutto rispetto, dotato di un uso efficacissimo del colore, che sa bene come catturare l’attenzione e muoversi abilmente tra fumetto e illustrazione classica. Dopo il salto, una gallery dei suoi lavori.
Continua a leggere: I grafici illustrati di Tobias Lunchbreath