Il flagship store milanese di Kartell è il teatro dell’installazione che Tokujin Yoshioka ha realizzato per il lancio della nuova collezione The Invisibles. Un’occasione graditissima, da parte nostra, per rivolgergli alcune domande sui nuovi pezzi, inaugurando di fatto anche il nostro viaggio tra le proposte e le novità del Salone del Mobile 2010.
Su Designerblog abbiamo già pubblicato un’anteprima dalla collezione The Invisibles. Tra i commenti nel nostro blog c’è chi, non potendo ancora vedere i prodotti, si è chiesto: ma la sedia non sarà un po’ troppo pesante?
Tokujin Yoshioka: Effettivamente la collezione ha preso spunto da un’opera che avevo progettato precedentemente, Water Block, interamente realizzata in vetro. Successivamente, ho proposto a Claudio Luti di sviluppare questo concept per Kartell. Lui ha raccolto l’idea e il prodotto è stato implementato tecnologicamente in modo da offrire uno spessore adeguato e un peso compatibile.
Con Ami Ami, del 2008, l’ispirazione scaturiva dalla trama del tessuto, con un riferimento particolare alle tecniche giapponesi. Un elemento tangibile, dunque. Con The Invisibles, invece, ti sei confrontato con l’immaterialità.
Tokujin Yoshioka: Più che una dicotomia materiale/immateriale, la collezione è stata progettata per lasciare agli utenti una sensazione di immaterialità. Ovviamente il design è una disciplina che ha a che fare con la materia, ma è proprio grazie all’espressione della nostra creatività che come designer ci possiamo spingere oltre i limiti della disciplina. Verso l’immaterialità, in questo caso.
Continua a leggere: The Invisibles per Kartell: Designerblog intervista Tokujin Yoshioka
Japan-The Strange Country (English ver.) from Kenichi on Vimeo.
Il video Japan: The Strange Country è un esempio brillante di infografica, creato dal designer giapponese Kenichi Tanaka per mostarre ai suoi connazionali quanto possa sembrare strano e surreale il loro paese e il loro stile di vita se osservato da uno sguardo estraneo: le contraddizioni, lo slancio consumistico, l’approccio al cibo e il rapporto con il lavoro, con il sesso, con la tecnologia, con il resto del mondo.
Japan: The Strange Country è un ritratto realistico, a tratti amaro, di un paese che ha una forte influenza sulla nostra cultura, realizzato con una tecnica impeccabile e uno stile visivo d’impatto immediato, quasi un piccolo documentario che non ha bisogno di immagini dal vero.
Via | Elastika.org
Il designer giapponese Jin Kuramoto ha realizzato il suo Tea Set, una collezione di tazze da tè in linea con la tradizione nipponica: in legno, prive di manico, del tutto differenti dalla tipica tazzina da tè all’occidentale, o addirittura dai mug inglesi.
Impilabili a formare dei piccoli totem, i set di Kuramoto sono stati realizzati in collaborazione con un team di artigiani che ha suggerito il processo di realizzazione per molatura: ogni set, creato a mano, è diverso dagli altri, per forma e anche per i colori brillanti che creano contrasti con il legno chiaro.
Via | Stilsucht.de
E come tutti i designer giapponesi che si rispettino, anche il giovane Shimokawa Toru rappresenta appieno la filosofia estetica dei progetti nipponici. Architettura, interior e product design, queste sono le tipologie in cui eccelle questo bravo creativo, e nella sezione tutta dedicata al prodotto, focalizziamo la nostra attenzione su Massive.
Questo progetto è tanto semplice quanto pratico e funzionale, si tratta infatti di una serie di trapezi di legno di varie dimensioni, i quali possono essere sfruttati in modi differenti. Questi oggetti sono inoltre a incastro, una volta che non ci serviranno più oppure quando ce ne serviranno solo alcuni, potremo far “scomparire” l’uno all’interno dell’altro, un po’ come si fa con la matrioska.
Questi moduli possono essere utilizzati come divisori, fermalibri, o più in generale come elementi di appoggio per vari oggetti. Sul sito del designer vediamo alcune immagini che ci mostrano in quanti modi si possono utilizzare questi prodotti.
Via | ignant
Il nome di questo designer giapponese non ci è nuovo qui a Designerblog, ed ora torniamo a parlare di Kazuhiko Tomita grazie a un suo prodotto semplice ma efficace.
Mi riferisco a Kabon, un vassoio in ABS prodotto dall’azienda +d. La sua particolarità sta nell’avere un manico che ci permetterà di poterlo portare in giro come se fosse una valigetta, e di renderlo quindi più maneggevole una volta che non dovremo poggiarci sopra più nulla.
Questo prodotto è disponibile on-line sul sito Cataci, è disponibile nei colori marrone, rosso bianco e giallo, e costa 32,50 euro.
Via | book of joe
Pensare ai bambini vuol dire anche misurarsi con loro, e non intendo solamente in senso metaforico. Il design potrebbe essere anche un modo come un altro per cercare di venire incontro ai bambini e ai loro bisogni, attraverso piccoli accorgimenti.
In questo caso parlo di un progetto del designer giapponese Oji Masanori, il quale ha pensato a un piccolo seti di mobili creato apposta per i bambini. Si tratta di Baby in Table, una scrivania e una sedia in formato “mini”.
Le dimensioni sono infatti ridotte per il massimo confort di un bimbo, il tavolo è predisposto ad ospitare libri e accessori vari in un vano che si trova su un lato del ripiano, mentre la piccola sedia è anche una scaletta di legno, che potrebbe sempre tornare utile sia al bimbo che ai genitori. Se vogliamo avere maggiori informazioni su questo prodotto, vi consiglio di andare nella sezione Contact del sito, a meno che non sappiate leggere il giapponese.
Via | noquedanblogs

Dopo Kartell e Vitra, la febbre delle riedizioni per bambini arriva sull’altra sponda dell’Atlantico e contagia anche un’altra azienda big del design internazionale.
Knoll for Kids include i grandi classici che hanno reso l’azienda americana un’icona, dalla Diamond Chair di Harry Bertoia alla Womb chair di Eero Saarinen, che vediamo in questa immagine. Fino anche alla Risom Side Chair di Jens Risom, o alla Suzanne lounge collection del designer giapponese Kazuhide Takahama, originariamente prodotta da Gavina.
La collezione sarà disponibile soltanto presso i rivenditori Knoll di Stati Uniti e Canada.
Via | Yatzer
Mio Tokida, designer giapponese, ha effettuato i suoi studi tra il suo Paese e gli Stati Uniti, ora vive e lavora a New York.
Sul suo sito possiamo vedere le sue creazioni, cioè gioielli molto raffinati e particolari. Il suo stile è unico nel suo genere, dove l’aspetto concettuale abbraccia la materia di queste piccole sculture da indossare.
Propongo qui di seguito una galleria dei gioielli che più mi hanno colpito, se volete avere maggiori informazioni sui prezzi e le modalità di acquisto dei suoi lavori, vi consiglio di inviare una mail.
Via | the carrotbox

Eda è il nuovo appendiabito di Arketipo progettato dal designer giapponese Nendo e presentato al Salone del Mobile 2009. La base è costituita da un vaso conico in ceramica da cui si stagliano dei bastoni in tondino di ferro verniciato ispirati ai rami degli alberi.
Una presenza funzionale quanto iconica, probabilmente dettata dalla sua poetica del “!”, secondo la quale gli oggetti dovrebbero poter rappresentare un momento di estatica epifania quotidiana.
Tra le altre novità del designer giapponese nel catalogo 2009 dell’azienda fiorentina troviamo anche i tavolini Link e Moya e la libreria Target.

Tetsuo Tonouchi è un designer giapponese che focalizza i suoi progetti in modo particolare su oggetti e giochi per l’infanzia. I suoi prodotti sono costituiti da una linea semplice, geometrica e pulita, dove il concept è altrettanto studiato e di effetto.
Tra i prodotti visibili sul suo sito personale segnalo Tono-8 Cork, una serie di costruzioni fatte di forme geometriche molto semplici, come triangoli, trapezi e rettangoli, i quali si compongono e si incastrano per creare numerosi tipi di costruzioni e illustrazioni.
Tutti i pezzi sono fatti in sughero e sono dipinti con colori naturali, quindi atossici. Sul sito è segnalato solo il prezzo in yen (3,990), probabilmente perché il prodotto non è ancora disponibile in Europa. Se volete avere maggiori informazioni, potete contattare direttamente il designer.
Via | inhabitat