
Koby Sibony è un designer Israeliano che realizza sculture con i rifiuti trovati sulla spiaggia: pezzi di plastica, fil di ferro, placchette metalliche, e tutto quel ben di Dio che viene abbandonato e sprecato, quando ci si potrebbe fare di tutto, proprio come fa Koby.
Con Koby siamo al limite tra l’arte e il design. Non fa oggetti riproducibili industrialmente, però pone attenzione alla progettazione delle forme. Non produce oggetti sostanzialmente utili, eppure ormai il design si è spinto ben oltre il mero utilitarismo. In ultimo la sua spinta creativa non ha dichiaratamente fini di denuncia ecologista, tuttavia con il recupero che fa dei rifiuti altrui, dimostra più sensibilità ambientale di tanti altri designer.
Se da piccoli sulla spiaggia facevate costruzioni con la sabbia, i legni e le conchiglie; o se vi mettevate all’opera direttamente con i Lego, vi invito a fare il passo successivo e fare come Koby Sibony.
Magari non andate direttamente in spiaggia, ma guardatevi semplicemente attorno e riconoscete come si possano reimpiegare creativamente quelle forme ormai vuote di contenuto: è quanto fanno i migliori designer, e prima di loro i più avanzati artisti.
Via | Design milk

Omri Bar Zeev è un giovane designer israeliano recentemente diplomato allo Shenkar College of Engineering and Design di Tel Aviv. Il suo primo progetto si chiama Zaza Chair ed è una poltroncina la cui seduta è realizzata in feltro tagliato al laser, mentre le zampe sono realizzate in legno.
Il feltro è piegato a forma di cono e trattenuto, come fosse una morsa, dal cavalletto di legno che costituisce la base della poltroncina. Il cono può essere aggiustato per rendere più confortevole la seduta a seconda delle esigenze di chi la utilizza.
Via | Designboom.com

Già in passato parlammo di Ronit Baranga, un giovane designer israeliano, il quale realizza sculture molto belle, avvalendosi di oggetti comuni combinati con porzioni di corpi umani.
Oggi mi soffermo in modo particolare su un set di piatti eseguito nel 2004, i quali sono caratterizzati da bocche umane molto realistiche poste sui piatti.
Queste sculture fanno sembrare “vivi” questi oggetti di uso comune, i quali vengono abilmente contestualizzati (piatto-bocca, il cibo dal piatto si riversa dentro il nostro corpo dalla bocca, oppure piatto-dita, il gesto del prendere il cibo e portarlo alla bocca grazie alle mani che impugnano le posate).
Via | fabrik project