
Nasce da un ironico controsenso, questa serie di oggetti in carta di Katinka Versendaal, giovane designer di origine belga, diplomata alla Design Academy di Eindhoven. Da un lato la natura stessa degli accessori che nascono per essere esibiti, dall’altro, la forma pop-up che li ‘nasconde’.
Ispirata da Escher, la Versendaal ha creato questa serie, in mostra durante la settimana del design olandese. Una lampada da tavolo, due candelabri e una cesta per la frutta che si ripiegano su se stessi all’occorrenza e possono essere agilmente spostati altrove per lasciare spazio sulle superfici.
Oltre alla maestria nel concepire e adattare le forme per la carta, Katinka Versendaal è stata comunque capace di creare degli oggetti suggestivi. Il materiale diffonde piacevolmente la luce e gli incastri restituiscono un fascino geometrico. Sul suo Flickr, altre immagini delle creazioni.

Karin van den Brandt e Alex Clay sono due designer olandesi fondatori dell’agenzia Lesley Moore. Con assoluta perizia grafica, elementi razionali che partono dall’architettura e dallo studio maniacale della tipografia, i due riescono a realizzare lavori all’apparenza molto schematici e ‘freddi’, la cui immediatezza espressiva però, anticipa ogni eventuale limite imposto dal rigore delle forme.
Un altro dei punti di forza di Lesly Moore è il talento (e la competenza) nell’impaginazione. I libri, i cataloghi, gli arredi e i magazine su cui intervengono, sono esempi di composizione sbalorditivi. L’uso della pagina, l’organizzazione dello spazio, i caratteri -ovviamente- e la resa cromatica di cover e elementi interni sono praticamente un manuale esplicativo di come il design grafico possa offrire valore aggiunto a qualsiasi pubblicazione.
Il passo successivo è quello in cui, attraverso promozione di eventi e poster, avviene un’interazione ulteriore anche col paesaggio urbano. “Google Submarine” è uno dei manifesti installati a Berlino durante il Geschichtsforum09, un festival per raccontare premesse e conseguenze della caduta del muro. Riflettendo sulla natura delle vecchie e nuove forme di controllo e sorveglianza, van den Brandt e Clay hanno realizzato un poster che mette in guardia in modo ironico ma incisivo, sui pericoli della googlizzazione del web.
Quest’anno verrà consegnato all’enfant prodige del design olandese Maarten Baas il prestigioso premio Designer of the Year 2009 durante l’edizione di dicembre di Design Miami. Il riconoscimento va al suo talento fenomenale e al suo senso dell’immaginazione, spiega il comunicato ufficiale.
“Ha permesso ad un pubblico più vasto di accettare e rispettare il design giovane” ha dichiarato inoltre la direttrice di Design Miami Ambra Medda. Nel video qui sopra potete osservare una delle sue ultime creazioni. Si tratta di uno dei quattro orologi viventi, performance filmate per 24 ore in tempo reale, parte della collezione Real Time presentata la scorsa stagione a Milano.
Via | Designboom.com

La notizia fa un po’ l’effetto di un divorzio tardivo, segnato com’è inevitabile da contrasti ed amarezza. Questo lo scoop (o il gossip, se preferite): Gijs Bakker, fondatore e padre spirtuale di Droog Design, lascia la direzione dello storico gruppo olandese per contrasti oramai irriducibili con Renny Ramakers, altra storica fondatrice del progetto.
Pomo della discordia, il nuovo flagship store di NY di cui avevamo avuto occasione di darvi notizia. Queste le parole con cui Bakker si congeda:
“the original ambition of droog was to identify and showcase talented dutch, and later foreign, designers, and to stimulate discussion about the real content of the profession. millions of euros were invested in opening a large, expensive shop in new york - an initiative of renny ramakers - while the philosophy of droog was pushed to the background. the shop in new york implies, almost inevitably, that from now on profitability will depend on the development of only large, expensive products.”
Una dichiarazione che la dice lunga, tra tensioni etiche e attenzione al profitto, sulla parabola un po’ amara di questo grande pezzo di storia del design. Per Bakker, adesso, l’attività progettuale continua attraverso il Gijs Bakker Design, a cui si affiancherà la direzione del Master Programme presso la Design Academy di Eindhoven.
Via | Designboom
Foto | Designboom

Cosa aspettarsi dalla casa di una designer famosa per le sue sperimentazioni con i tessuti, tra cui una predilezione particolare per il feltro? Beh, sarà banale, certamente una scelta sapiente di rivestimenti, tappeti e tende. Nel caso di Claudy Jongstra il risultato va però oltre le aspettative, perchè la sua abitazione privata dimostra di incarnare un rapporto molto equilibrato tra scelta della cartella colori, materiali dei mobili e dei rivestimenti, privilegiando su tutto la restituzione di una suggestione materica molto spiccata.
La palette richiama molti toni desaturati del grigio, del panna e del ceruleo, a cui si sposano alcuni toni accesi tra cui l’ocra del tappeto e il marrone della coperta (entrambi della Jongstra). Legno a terra e sulle pareti della mansarda e rivestimenti in tadelakt (almeno così si direbbe) per il bagno. Tra i mobili, un grande classico di Rietveld, la Zig Zag chair, e uno sgabello Scrapwood di Piet Hein Eek.
Da segnalare anche che il Cooper Hewitt dedica proprio in questi giorni una mostra alle sperimentazioni nell’uso del feltro, di cui fanno parte anche alcuni lavori di questa designer olandese. Fino al prossimo settembre sarà possibile visitare “Fashioning Felt” negli spazi del celebre museo newyorkese.
Via | Les carnet du design
Continua a leggere: A casa di Claudy Jongstra, sperimentatrice del feltro

La designer Marloes ten Bhömer, olandese di stanza a Londra già collaboratrice di Alexander McQueen, progetta visioni sperimentali nel campo del footwear. Il modello Redmâchéshoe, realizzato con una tecnica commutata da quella della cartapesta, definisce la struttura della scarpa escludendo l’impiego della soletta e destrutturando la tomaia attraverso l’utilizzo di larghe strisce di pelle, rinforzate a livello del tacco. Sulla comodità, difficile sbilanciarsi: bisognerebbe senz’altro provarle. Quanto alla suggestione formale, però, niente da dire: siamo senz’altro di fronte alla capacità immaginifica di un talento rivoluzionario. Per chi fosse interessato, le scarpe saranno presto vendute online.
Via | Designyearbook
Non fatevi ingannare dal nome italiano. A dispetto delle apparenze, Tuttobene è il marchio olandese che più di altri va tenuto sott’occhio nella categoria emergenti. Di loro, infatti, si parla certamente da un po’, anche in virtù di uno stile asciutto e di un gusto della trovata che li rende piccoli eredi dei connazionali Droog Design.
L’esposizione realizzata al Fuori Salone, ubicata in un garage di via Savona prestato per l’occasione a centro di aggregazione progettuale, ha messo in campo prodotti eterogenei che spaziavano dal complemento, all’arredamento, al tessile. Tra tutti, la menzione d’onore è andata senz’altro al Local World Table, tavolo progettato con l’intenzione di valorizzare una filiera in grado di coinvolgere materiale ed assemblaggio locale, indipendentemente dal luogo di produzione.
L’idea di Gerard der Kideren, progettista del pezzo, è infatti quella di semplificare la tecnologia e rendere replicabile la produzione in ogni parte del mondo approfittando della diversa disponibilità di legni. Una buona idea, mi pare, che si sposa ad un’estetica da picnic in grado di coesistere con stili maggiormente articolati.

“Sviluppo del prodotto per un ufficio innovativo”. Questa la mission con cui Prooff, etichetta olandese formata da diversi studi di progettazione, ha appena sviluppato l’innovativa seduta da ufficio Work Sofa. Perfetta per chi adora lavorare seduto sul divano, pur sentendone tutta la scomodità: l’idea, infatti, è quella di adattare la poltrona alle proprie esigenze ergonomiche spostandone i componenti come fossero tasselli di un puzzle gigante.
Tra le potenzialità modulari è prevista l’opzione per organizzare la postazione di un intero team, a cui si aggiunge, nel caso inverso, la possibilità di applicare delle cortine all’altezza degli occhi per garantire la privacy visiva ed acustica della persona al lavoro. Work Sofa è stato sviluppato da Studio Makkink e Bey. Il progetto verrà lanciato al prossimo Salone del Mobile.
Via | Mocoloco
Il progetto degli interni che ha dato vita alla recente ristrutturazione del Barcelo Raval Hotel di Barcellona sembra essersi affidato quasi interamente allo stile patinato ed irriverente dell’azienda olandese Mooi.
Moltissimi, infatti, gli oggetti di design provenienti dalla collezione lanciata da Marcel Wanders, tra cui la Smoke Chair di Maarteen Baas, la Horse Lamp delle Front, insieme a Dandelion di Richard Hutten. A cui si aggiungono, come corollario, anche celebri icone del design più recente, quali Little Albert di Moroso o lo Stool One di Konstatin Grcic per Magis.
Al di là dell’effetto citazione, il risultato finale è certamente di grande impatto, complici l’uso scenografico della carta da parati e delle texture metalliche che ben si armonizzano con la rotondità un po’ organicista degli spazi comuni, sovrastati da originali cilindri sospesi.
Inevitabile che l’albergo abbia già fatto parlare molto di sé: ubicato nel quartiere un po’ malfamato di Barrio Chino, sembra destinato a guidare un imminente processo di gentrification. Impegnativa anche la cifra stanziata per la ristrutturazione della struttura, pari a 35 milioni di euro.
Via | Por Homme
Foto | Jordi Miralles
Il Design Hotel Barcelo Raval a Barcellona



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Se fortunatamente vi trovate a New York, l’appuntamento per oggi è all’inaugurazione del nuovo flagship store di Droog Design al numero 76 di Greene Street, tra Spring e Broome.
Il punto vendita, il primo sul territorio americano, fa seguito alle aperture di Amsterdam e Tokyo e punta a distribuire negli Stati Uniti l’intero catalogo Droog, per intendersi dal Chest of Drawers di Tejo Remy del ‘91 fino al One day Paper Waste di Jens Praet del 2008.
Droog Design è definitivamente entrato nel business? Dopo aver raccolto un consenso incondizionato tra il ‘90 e il 2000, aprendo la strada al boom del design olandese, questi ex enfant prodige sembrano ora interessarsi anche dell’allargamento della loro rete commerciale, un po’ al pari di tutti gli altri brand del settore. Un segnale preoccupante per i fan del loro approccio sperimentale? Non sembrerebbe, almeno a giudicare dallo stato di salute delle loro ultime produzioni, che continuano a segnare il passo sebbene all’interno di un registro che abbiamo già imparato a conoscere.
Piuttosto, per i tutti i design addicted amanti di Droog, è bene sapere che sul loro sito è disponibile anche uno shop online con consegna in tutto il mondo.
Via | Droog