Lo studente slovacco Adrian Mankovecký dall’Accademia di Belle Arti e Design di Bratislava ha vinto il Desing Lab Electrolux 2011, ideando un pulisci macchie portatile. L’oggetto ha due componenti che al momento dell’utilizzo vanno separati, posti sulle due facce del capo da pulire, e una volta selezionato il programma di lavaggio più adatto basta lasciare che gli ioni negativi e il vapore rimuovano la macchia. Un’idea effettivamente utile, soprattutto se siete uomini d’affari in giro per il mondo, ma che per distrazione ancora si macchiano di caffè.
La Electrolux è dal 2003, come già ne parlammo, che con l’Electrolux Design Lab dà la possibilità a diplomati e laureati in design industriale di mostrare il proprio talento. L’obbiettivo è di incentivare i giovani e le loro idee all’insegna del design e dell’innovazione tecnologica. I requisiti richiesti sono le qualità che la Electrolux attribuisce da sé al proprio design: “semplice, espressivo, innovativo, intuitivo. In una parola, scandinavo”.
Il premio Electrolux Design Lab prevede un primo premio di 5.000 euro, che a confronto con quanto l’azienda potrà fare con il progetto sono ben poca cosa; quantomeno però al vincitore si apriranno le porte dei centri di progettazione globale Electrolux, stage, e impieghi in aziende del settore.
Personalmente tra gli otto finalisti il vincitore non mi è parso nemmeno il migliore: voi chi avreste votato?
Via | Electrolux design lab
L’attenzione per il dettaglio e la conoscenza dei materiali: doti fondamentali per un industrial designer, troppo spesso sottovalutate o relegate a un interesse secondario a favore della sola eleganza delle linee o della necessità di rispettare una produzione seriale molto intensa. Il film-maker californiano Kai Hsing, ha deciso di realizzare un video sul lavoro di John Cho Moore, per dimostrare come i diversi aspetti possano coesistere.
Moore è un designer industriale specializzato nella realizzazione di borse con inserti in stoffa, ma soprattutto bambù. La profonda conoscenza del materiale gli permette di sfruttarlo a dovere, rendendo le sue creazioni ancora più particolari e affascinanti. Nell’ottimo video di Hsing, il processo è seguito quasi nella sua interezza e ci racconta molto di tutto il tempo e la cura necessari per ottenere un prodotto finito valido e unico.

Il primo è ispirato ai capolavori di Dieter Rams e viene proposto per ‘integrarsi’ più facilmente con utensili ed elettrodomestici. Ha una forma curiosa a metà tra un tagliere e una grattugia e un design decisamente accattivante, anche nella sua stranezza. Lo ha ideato David Woon, studente al secondo anno di design industriale.
Il secondo somiglia invece a uno di quei compiti che vengono assegnati proprio negli istituti come che frequenta Woon: cartoncino e molta voglia di impressionare gli insegnanti. Il risultato ad opera di Julien Madérou è un dock che sta in tasca, pronto per essere montato quando ce n’è bisogno. Dopo il salto, trovate il link al template in .pdf e il video tutorial per realizzarlo da voi.
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Chris Rucker è un designer newyorkese affascinato dall’idea di lavorare con materiali che generalmente vengono considerati di scarto, o materiali poveri, inizialmente prodotti per sostituire e simulare materie più nobili come il legno massello.
Da qui nasce la sua collezione di sedie, poltrone e tavolini realizzati in pannelli di fibra di legno in cui però le scaglie di legno sono lasciate ben visibili invece che essere nascoste da superfici laminate. Lo stile è apertamente industriale, con tanto di timbri e scritte, che, come tatuaggi, decorano ogni elemento e ne ricordano le origini.
Via | Sharesomecandy.com

Criticato, anzi no: criticatissimo. Non passa giorno che qualche calciatore non si lamenti di Jabulani, il pallone prodotto da Adidas in occasione dei Mondiali in corso in Sud Africa. Aveva iniziato Julio Cesar con una dichiarazione pesante: “Sembra uno di quei palloni a buon mercato che si comprano al supermercato. Quello che tutti vogliono vedere sono i gol, e chi ne fa le spese sono i portieri”, riferendosi alla presunta leggerezza e al conseguente facile cambio di traiettoria.
Ha continuato Messi, sponsorizzato proprio da Adidas che però ’stavolta ha risposto con una frecciata ironica: “Siamo sicuri che Lionel Messi si abituerà al pallone e continuerà ad avere prestazioni straordinarie al Mondiale”. Errore di design e progettazione o semplice cambio dei parametri?
Continua a leggere: Jabulani: com'è fatto il pallone di Adidas per i Mondiali 2010

Con l’arrivo delle giornate di sole (che a dirla tutta latitano ancora troppo spesso), il prototipo dell’industrial designer Darris Hamroun sarebbe davvero l’ideale. Il nome -molto più che esplicativo- è “Take a Seat”: una sedia pieghevole facile da trasportare.
La novità sta nel fatto che chiusa, la seggiola è contenuta in un libro la cui copertina, una volta aperta, diventa lo spessore in gommapiuma della seduta. Sfrutta un sistema di elementi diagonali che vanno a scaricare il peso tra loro e, visti ortogonalmente, sul piano verticale, somigliano a un castello di carte impilato.
La struttura è in quercia mentre i cardini sono in acciaio. Potete osservare meglio il funzionamento di questa “Take a Seat” nel video dopo il salto.
Continua a leggere: "Take A Seat": la sedia pieghevole di Darris Hamroun

Quella di reinterpretare gli oggetti più comuni è una sfida difficile per un designer. Forse la più difficile. Se qualcosa funziona (e funziona da anni -secoli, in certi casi) perché cambiarla? Senza poi contare l’impatto estetico e funzionale che può avere l’utilizzatore finale.
Spencer Nugent è un designer per gli A*S*T*R*O Studios di San Francisco e gestisce il portale (e la relativa community) idsketching nel quale posta tutorial utili e interessanti per chi si occupa di design industriale. Nugent ha raccolto la sfida cercando di dare la sua interpretazione delle forbici.
La considerazione da cui è partito è l’inutilità della lama inferiore che si muove su e giù mentre cerchiamo di tagliare del materiale che è poggiato sul piano di lavoro. Il suo concept prevede infatti che la lama rimanga ferma e che in un unico ‘anello’, le dita possano esercitare di volta in volta la pressione necessaria al taglio effettuata dalla lama superiore. Funzionerà?
Landscapeforms, una delle più importanti manifatturiere di arredo urbano negli Stati Uniti ha progettato Metro40, una nuova linea in collaborazione con DesignworksUSA, la divisione di design industriale all’interno del BMWGroup.
Panchine di diverse forme e dimensioni, cestini per i rifiuti, rastrelliere per biciclette, sostegni per affissioni, lampioni e perfino una pensilina per fermate d’autobus: lo stile che contraddistingue Metro40 è moderno ed elegante, dalle linee fluide d’acciaio satinato e legno, per quei pochi e fortunati paesaggi urbani che verranno fortunatamente sottratti al degrado.
Via | Aisleone.net
Della gara indetta dalla città di Londra per ripensare il “Double-decker bus” vi avevamo parlato a gennaio. Il governo del Regno Unito aveva indetto un concorso per il restyling del mezzo di trasporto più caro agli inglesi nonché una delle icone più note di tutti i tempi.
Finalmente è stato svelato il design vincente. Linee morbide con ampio uso del vetro per un abitacolo più ampio e arioso, due scale e pedane per l’accesso posteriori: il nuovo bus a due piani ideato da Thomas Heatherwick, entrerà in servizio nel 2012 in occasione delle Olimpiadi e il motore verrà costruito secondo le migliori tecnologie per ridurre l’emissione dei gas di scarico.
Il prodotto finale è frutto di una join-venture tra Foster And Partners, Aston Martin e la Capoco Design Ltd., mentre la realizzazione sarà opera della Wrightbus, una ditta dell’Irlanda del Nord. Dopo il salto, un video più lungo che ci mostra il nuovo double-decker nel dettaglio.
Continua a leggere: I nuovi autobus di Londra: ecco il vincitore
Tre siti (due blog e un tumblr) da consultare ogni giorno per approcciare in modo diverso la passione per il design declinata secondo i vostri gusti. Il primo che vi proponiamo è Unhappy Hipsters. Un tumblr in cui a foto di abitazioni dall’architettura a-la page vengono abbinate frasi che, in modo ironico, sottolineano la solitudine dei soggetti ritratti. Tutta questa perfezione ed eleganza dei dettagli finiranno per renderci infelici? Forse. L’antidoto è riderne prima che accada (e che iniziamo a prenderci troppo sul serio).
Il secondo è Minimalissimo, blog che con stile spartano e gran passione, cerca di tenerci aggiornati su tutto ciò che è (ma dai?) minimal. Arte, archittura, graphic design e design industriale, passati al setaccio. Sfondo bianco ‘che più bianco non si può’ e un manipolo di volenterosi. Potete aggiungervi alla lista inviando una mail (concisa, ovvio).
Il terzo è un sito che fa dello stile la misura di tutte le proposte. In The Portastylistic non c’è un unico tema comune: si spazia dalla musica alla fotografia, dalla moda al design. Ogni tanto trovate anche dei dischi da -ehm- scaricare non proprio secondo le regole del mercato. Il risultato finale è un’immersione nel gusto e nella ricercatezza: non quella affettata e snob, ma quella che nasce da un’attitudine vera nel cercare tutte le connessioni di stile possibili tra i vari ambiti di interesse.