
Il nuovo Chrome Hotel, progetto di Sanjay Puri, è una struttura che coniuga un’estetica originale (che ricorda il formaggio svizzero bucherellato) con le esigenze di contenere gli sprechi energetici.
Presenta una facciata inedita, caratterizzata da fori che permettono alla luce naturale di entrare all’interno, ma mantenendo i costi di air-conditioning al minimo.
Le finestre sono state volutamente rese opache, insieme a tutta la facciata “Swiss Cheese”, per consentire alla luce naturale di entrare creando un effetto incredibilmente fresco anche durante la notte, quando è retroilluminata da LED.
L’Hotel Chrome dispone di lastre in cemento, sparse in tutto l’edificio tra le camere, che hanno un doppio compito: da una parte agiscono come una barriera di calore e conferiscono maggior privacy agli ospiti grazie all’isolamento termico e acustico.
In Portogallo, precisamente a Madeira, si trova un hotel di lusso molto particolare, il Vine Hotel, ispirato come dice il nome, all’uva e a tutto il mondo che la riguarda.
Progettato da Ricardo Bofill e arredato dalla designer Nini Andrade Silva, il Vine Hotel ha una spa ispirata alla Vinotherapy, un ristorante interno chiamato UVA e in alcune parti dell’interior design, è decorato con legno di vite.
Ogni piano dell’hotel ha un colore dominante, ispirato alle quattro diverse stagioni della maturazione dell’uva: il secondo piano è verde, per ricordare la primavera; il terzo piano è viola, per ricordare l’estate; il quarto piano è grigio per ricordare l’inverno; il quinto piano è marrone per ricordare l’autunno.

Un hotel dalle mille e una notte. E non è certo un modo di dire: Hotel 1001 è il concept faraonico appena presentato al Wan Awards 2009 nella categoria commercial e pensato per rilanciare il turismo degli Emirati Arabi.
L’attrattiva della torre, alta 525 metri e formata da 77 piani di forma circolare, non sta però nella sua imponenza mastodontica, quanto nella caratterizzazione delle 1001 stanze, ognuna ispirata ad una diversa fiaba araba e decorata secondo un progetto di interior design personalizzato.
La parete in vetro della torre, dotata di un impianto Led per l’illuminazione notturna, serve anche a proteggere dall’invadenza dei raggi luminosi diurni. Il progetto è dello studio olandese Zwarts e Jansma.
Via | The Design Blog
Nel distretto di No Mad, vicino al Madison Square Garden, l’Ace Hotel offre un’ospitalità divertita ispirata alla vitalità degli ambienti domestici. I fondatori, alle spalle già l’esperienza degli Ace Hotel di Seattle, Portland e Palm Springs, hanno infatti voluto creare uno spazio in grado di rispondere ai gusti sofisticati quanto alla mano dei loro amici dj, giornalisti e designer.
Per questo, l’arredamento contract è stato sostituito da pezzi di design minimale e arredi vintage. A vantaggio di una personalizzazione creativa degli spazi, giocati sulla differenziazione e sulla cura del dettaglio. Gli interiors sono firmati dallo studio Roman & Williams, in curriculum lo Standard Hotel sulla High Line e le case di Gwyneth Paltrow e Kate Hudson.
Via | AT Casa
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A ciascuno il suo. Inaugurato nella sua nuova veste a dicembre 2008, l’Hotel Fox di Copenhagen conta un piccolo primato nell’hotellerie contemporanea. 21, infatti, sono i grafici e gli artisti chiamati a personalizzare le 61 stanze della struttura, che si vale adesso dell’etichetta abbastanza seducente di “lifestyle hotel”.
Il risultato? Un’esplosione di creatività che ha reso l’offerta veramente eterogenea. I clienti, infatti, possono prenotare direttamente dal sito dell’albergo la camera che più si addice ai loro gusti o all’inclinazione del momento. E ovviamente ce n’è per tutti: dalle atmosfere incantate di Birgit Amadori, che ha attinto all’immaginario fiabesco dei Grimm contaminandolo con un arredo in stile vittoriano, fino allo stile da street art dell’artista tedesco Boris Hoppek, passando dagli ironici letti rialzati degli americani Friendswithyou. Per una panoramica completa sulle stanze a disposizione, non resta anche che consultare la gallery sul sito dell’hotel.
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Un rifugio dal sapore familiare, fuori dalle rotte patinate che caratterizzano la vita soprattutto estiva della Costa Azzurra. Hotel Pastis è un piccolo boutique hotel gestito non a caso da una coppia di grafici londinesi ormai convertitisi alla vita da albergatori nel sud della Francia.
Si spiega per questo un certo gusto grafico nell’arredamento degli interni, rallegrati ad esempio da opere di grande impatto iconografico tra cui un lavoro di Space Invader o le copertine dei dischi dei Sex Pistols.
Per il resto, le otto stanze presenti nella struttura sono tutte caratterizzate dagli elementi tipici dello stile provenzale, come la vasca da bagno in rame battuto, mobili in legno decapato, sedie tolix per la colazione e ovviamente una splendida piscina dove gustarsi un indimenticabile “posto al sole” estivo.
Via | Cool Hunting
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Tutti ne parlano come del progetto di hotellerie del momento. Vuoi per la vista sul nuovo parco dell’Highline, realizzato su una vecchia sopraelevata convertita a spazio verde pubblico, vuoi per la prossimità al tanto gettonato Meatpacking District, vuoi per il fatto di ingrossare le fila, al pari del Mama Shelter di Parigi, dei nuovi adepti dell’hotellerie democratica (vedi alla voce hotel di design a basso costo).
Ecco a voi, dunque, lo Standard Hotel di New York, nuovo albergo della catena Standard ricavato da un particolarissimo edificio in cemento armato reso inconfondibile dai due imponenti piloni alla base della struttura e sovrastanti la vecchia ferrovia ora trasformata in parco.
La sensazione un po’ ruvida e brutale dell’esterno è smorzata dalle scelte stilistiche degli interni: le camere, caratterizzate dalla scelta di una palette colori molto sobria orientata intorno ai toni del marrone e del beige, prediligono mobili dal sapore scandinavo affacciati sullo skyline della Grande Mela.
L’assenza di scrivanie, sostituite da ampi divani, e le testate del letto alta fino al soffitto offrono un’altra cifra stilistica inconfondibile per stanze e suite, mentre i bagni, invece, sono rivestiti in piastrelle fatte a mano in arancione, nero e crema. Firmano il progetto Shawn Hausman e Todd Schliemann.
Via | Apartment Therapy
Venezia sulle pagine di tutti i giornali per il suo glamour ritrovato (?), complici i giorni caldi dell’inaugurazione della Biennale. Ecco una buona occasione per tornare in laguna e dare uno sguardo ai progetti che marcano il paesaggio degli interiors di eccellenza in città.
Tra vecchi e nuovi nomi, Camaria Adele segna un passo su tutti per la cifra eclettica seppur filologicamente corretta con cui allestisce i suoi spazi, in esplicito omaggio al passato internazionale e cosmopolita della Venezia degli intensi scambi commerciali tra Occidente ed Oriente.
Inaugurato nel 2004, questo boutique hotel offre dodici camere, tra cui anche alcune “concept rooms” etichettate come noire, mori, doge ed orientale, a cui si aggiunge una sala ricevimenti in stile anni ‘50 e una terrazza alla marocchina. Preservati tutti i pavimenti alla veneziana, a cui si aggiungono rivestimenti damascati nei toni dello champagne e del marrone per un’atmosfera sempre in chiaroscuro. Affacci, last but not least, su facciata e cupola della Chiesa della Salute.
Via | AT Casa
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C’è un che di fantascientifico nel nuovo progetto destinato a rivoluzionare il panorama dell’hotellerie a cinque stelle qatarina. Le quattro strutture alberghiere di Amphibious 100, questo il nome dell’avvenieristico resort che verrà realizzato non lontano da Doha, avranno la particolarità di essere semi sommerse nelle acque del Golfo Persico.
Le sfere galleggianti che ospiteranno gli alberghi saranno ancorate ad una lingua artificiale collegata alla terra ferma. All’interno, una hall completamente sommersa garantirà spettacolari visioni sottomarine, mentre ai piani superiori troveranno posto 75 suite disposte lungo il perimetro del corpo principale. Al complesso, realizzato in un tratto di costa protetta, si affiancherà un grande parco marino dedicato alle specie protette. Firma il progetto l’architetto Giancarlo Zema, all’attivo progetti per strutture seimsommerse e yacht design.
Via | Design Republic
Un albergo ricavato da una vecchia fabbrica ottocentesca del ghiaccio, nel cuore della vecchia città di Puebla, in Messico. Nella facciata, composta da blocchi di pietra locale, sono stati inseriti dei piccoli terrazzi con parapetto in vetro, a compensare l’aspetto un po’ monolitico della struttura. Scelta scenografica per l’area lounge: i tavoli del bar sono proprio accanto alla vasca trasparente della piscina, per un’inedita sezione dei bagnanti in movimento. Molto bello anche l’inserimento delle aree outdoors tra pilastri sempre in pietra e ampie scalinate.
Via | SwipeLife
L’hotel La Purificatora a Puebla
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