I tanti fan di Karim Rashid non potranno non apprezzare il nuovo lavoro del designer newyorkese, approdato questa volta a Berlino per progettare gli interni del nuovo NHow Hotel, il secondo della catena NH ad aprire i battenti dopo quello milanese.
Rashid definisce con la parola “digi-pop design” la tipologia di intervento effettuato: i colori sono sempre decisissimi e virati sul verde, il rosa e l’arancio, la plastica e la resina sono i materiali privilegiati, mentre le forme tradiscono una preferenza spiccata per un biomorfismo che annulla gli spigoli e le linee rette.
Molte le facilities, tra cui la galleria d’arte nel basement che vediamo qui sopra (l’unico spazio a caratterizzarsi con un’estetica diversa), una sala di registrazione e un dancefloor. Bellissima la posizione dell’albergo, affacciato sullo Spree dalla cima di un edificio preesistente, e quasi sottolineato dalla superficie specchiata che si scorge alzando la testa dalla riva del fiume.
Via | Yatzer
A Berlino il nuovo NHow hotel con gli interni di Karim Rashid
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Questo resort, ubicato nella vegetazione lussureggiante dell’isola di St.Barts, è a suo modo un piccolo pezzo di storia. Il suo fondatore, Jean-Marie Rivière, istituzione del cabaret parigino (suoi i celebri Alcazar e Le Paradis Latin), vi giunse negli anni ‘50 per dare vita ad un piccolo paradiso tropicale dove ospitare illustri ospiti dello spettacolo e della scena mondana francese e internazionale, tra cui Brigitte Bardot e Zaza Gabor, che qui erano di casa.
Recentemente rinnovato, La Banane hotel si compone di nove bungalow circondati da giardino privato ed arredati con un uso deciso di texture e colori, che conferiscono all’ambiente un tocco vitalistico e un po’ glamour. Il tutto nel rispetto dello stile originario, grazie soprattutto all’inserimento di pezzi originali di Le Corbusier e Jeanneret, di cui Rivière era collezionista.
Di qui anche l’idea di classificare ogni mobile o oggetto, in modo da permettere ai visitatori di avere informazioni supplementari sulla storia e l’origine dell’arredamento di ogni lussureggiante cabanon.
Via | The Cool Hunter
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Pensa di entrare in un albergo -siamo ai tropici, e questo già promette bene- e di trovare, al posto della reception, un cocktail bar dove fare il check in. Pensa, poi, di entrare in camera da letto e di trovare sotto al letto un pallone da calcio e le pinne. Pensa, infine, di salire sul tetto e di goderti un bagno nell’idromassaggio con vista a 360° sull’oceano.
All’Hotel Básico, inaugurato nel 2005 a Playa del Carmen, in Messico, poche ma azzeccate mosse sembrano costruire un’atsmofera a metà tra playground infantile e scatenata nightlife. L’ispirazione, il mondo dei surfisti, con i suoi colori ed i suoi riti, ma anche uno spiccato gusto industriale che si riflette nelle scelte per gli interiors, come cemento e tubi a vista. Un indirizzo promettente, da inserire nella lista dei design hotel che strizzano l’occhio al movimento dell’hotelerie democratica.
Via | Yatzer
Hotel Básico, surf e gusto industriale a Playa del Carmen
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L’Inntel Hoteldi Zaandam in Olanda, progettato dagli studi Molenaar & Van Winden Architecten + WAM Architecten, è un impressionante costruzione, alta più del doppio di quelle circostanti, che riesce paradossalmente ad essere coerente con lo stile architettonico della zona circostante.
Le sue facciate sono infatti composte da tanti cottage tradizionali incastonati uno sopra l’altro, verdi e bianchi, con le loro decorazioni di legno intagliato, i bovindi e i tipici tetti spioventi. Questo albergo surreale alto undici piani conterrà 160 stanze che, per quanto si possa avere dubbi sull’impatto urbanistico, di sicuro non si faticherà a riempire. Peccato che gli interni non siano altrettanto caratterizzati e non siano stati arredati in maniera coerente con l’esterno, per averne un’occhiata qui.
Via | Design-fetish
Disegnare le pareti con i pennarelli, contrariamente a quanto vi dicevano da bambini, è cool, è hip, fa tendenza. La fotografa e illustratrice newyorkese Kate Neckel, presenza stabile sulla scena boho-chic della Grande Mela, lo fa spesso.
Nelle ultime settimane lo ha fatto in una delle stanze dell’Ace Hotel, l’albergo arredato dallo studio Roman & Williams e definito dal New York Times come “il più originale nuovo hotel del paese”. La stanza 1208 per la precisione, è stata completamente ricoperta di disegni fatti con un pennarello nero: personale, clienti e amici dell’illustratrice, ognuno con la propria storia e le proprie preferenze, immortalati a beneficio dei viaggiatori che verranno.
Via | Poppytalk
Immaginatevi una delle vie più esclusive di Parigi. Immaginatevi uno dei suoi hotel più blasonati, il Plaza Athénée, in una splendida struttura del settecento riconvertita a albergo simbolo agli inizi del Novecento. Immaginate, poi, che ai fornelli del ristorante sieda niente meno che il grande Alain Ducasse, uno, per intenderci, che sulla guida Michelin si aggiudica costantemente 3 -dico 3- stelle per i suoi “manicaretti”.
Insomma, il massimo del lusso e della grandeur, sempre che un certo effetto cartolina non renda il tutto a rischio di un sapore un po’ stantio. La soluzione? Interpellare i designer. In questo caso, il Patrick Jouin di cui abbiamo avuto modo di parlarvi poco tempo fa, e che ritroviamo qui alle prese con la riprogettazione del ristorante (quello di Ducasse, per l’appunto) e dell’attiguo spazio bar. Doppietta, per inciso, nata da una contingenza molto particolare: dopo aver finito la ristrutturazione del ristorante, un incendio ha mandato in fumo la zona del bar, ed ecco Jouin chiamato nuovamente ad intervenire!
In entrambi i casi, un sofisticato stile classico contemporaneo dialoga con i substrati e i decori precedenti, vincolati dalla Sovrintendenza parigina e quindi di fatto intoccabili e inamovibili. Per aggirare l’ostacolo, in sala da pranzo Jouin ha arricchito il mastodontico lampadario di cristallo a goccia con altri pendenti dalla sospensione invisibile, ricreando una sensazione di pioggia luccicante e lussureggiante di grandissimo impatto emotivo. Nel bar, invece, un enorme lampadario ultracontemporaneo spezza l’uniformità della boiseire (una copia ricostruita dopo l’incendio), grazie anche all’affiancamento a quadri scenografici in tessuto retroilluminato.
Un progetto, questo, che conferma il rapporto privilegiato di Jouin con l’enogastronomia, già conceretizzatosi con i progetti di Pastapot per Alessi, Tarti’nutella per Ferrero e con il secchiello per champagne Georges realizzato ultimamente per Mumm, in anteprima al prossimo Salone del Mobile.
Il bar e il ristorante dell’Hotel Plaza Athénée a Parigi
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Più che di “Whoa Effect” sarebbe più giusto parlare di “Ooh Effect”. Varcare la soglia della Maison Moschino, infatti, sembra un po’ come entrare in un regno parallelo dove al clamore un po’ chiassoso per qualcosa di sensazionale prevale uno stupore compito e infantile di chi si ritrova catapultato dentro ad un mondo fantastico.
Non a caso, il nuovo fashion hotel creato dall’eccentrico brand italiano per il gruppo Hotel Philosophy è ispirato al mondo delle fiabe: ogni stanza, infatti, è un tributo alle favole più famose, da cui l’arredamento prende ispirazione innestando un ispirato coup d’oeil su un layout minimale. L’inaugurazione è prevista per il marzo 2010.
Via | At Casa
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Il Mandarin Oriental di Barcellona è un hotel di lusso appartenente alla famosa catena alberghiera, il cui interior design è stato curato dalla celebre Patricia Urquiola.
Quel che colpisce subito guardando le immagini di questo hotel è l’imponenza: tutto appare come dilatato, maestoso e scintillante.
Lo stile si adatta perfettamente a una metropoli aperta e vissuta come Barcellona: accoglienti e cosmopoliti, gli ambienti creati da Patricia sono un connubio tra eleganza e design.
Oltre a pezzi creati appositamente dalla designer, sono stati scelti anche arredi di marchi italiani importanti, come B&B Italia, DePadova, Flos e Moroso, ed inoltre anche pezzi del design scandinavo.
Via | Contemporist
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Simone Micheli ha firmato gli interni dell’i-SUITE Hotel di Rimini, il cui progetto architettonico è stato invece firmato da Giovanni Quadrelli. Inaugurato il 22 novembre scorso, l’i-SUITE Hotel di Rimini affaccia direttamente sulla spiaggia.
Si tratta dell’espressione di un “lusso contemporaneo”, dove luci a led a regolazioni differenti e un concetto di forme e di spazi ispirato alla sabbia e al mare, creano scenari suggestivi.
Ritroviamo così le onde levigate dalla sabbia sui muri e su ogni altra superficie dell’hotel, compresa quella esterna; ma troviamo anche un uso studiato del colore, che mette in contrasto un bianco assoluto con un verde acceso.
L’idea è stata quella di creare un ambiente interattivo, che desse l’idea di essere in movimento insieme ai suoi ospiti e alla natura circostante.
Via | Contemporist

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I capsule hotel comparvero a Tokyo nel 1979, e da allora la loro avanzata non si è mai arrestata. L’ultimo nato della categoria è il 9th di Kyoto, progettato da Fumie Shibata di Design Studio S e presto in apertura in altre città nipponiche.
Una peculiarità ne distingue però il concept: il soggiorno, per quanto in spazi minimi, è all’insegna del massimo comfort. Che il nome spesso rispecchia: 9th è infatti la somma di 1 ora per la doccia, 7 per il sonno e 1 per una pausa, una sorta di ideale giapponese di benessere da manuale.
Ogni capsula è dotata di una tecnologia Panasonic per garantire la qualità del sonno attraverso il controllo computerizzato della luce. Le lenzuola, poi, sono quelle di un quattro stelle, e si accompagnano ad alcuni gadget come acqua e spazzolino. L’edificio è inoltre dotato di bagni con doccia, lavanderie, armadietti e una lounge. Il prezzo si aggira sui 50 dollari per un soggiorno massimo di 17 ore.
Via | Dsgn world
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