Definiscono i loro prodotti “l’ideale contrappeso analogico al metallo e vetro che dominano il mondo digitale che ci circonda” ed effettivamente questi “Papernomad” del collettivo viennese omonimo, sono un esempio di rispetto per la natura e passione artigiana. Interamente realizzati in materiali organici, gli sleeve per custodire ogni tipo di device portatile sono pensati mettendo in dubbio i sistemi esistenti e progettando soluzioni sostenibili rispetto alle questioni sociali e ambientali.
Un rivestimento in lana di pecora e una chiusura magnetica di canapa rendono i loro prodotti attenti al ciclo C2C della vita e la possibilità di scrivere e disegnare direttamente sulla superficie è un divertente valore aggiunto che (oltre al prezzo contenuto - dai 28 ai 48 euro), rende i “Papernomad” una validissima alternativa ad altri sleeve analoghi.
2Periodico Design è un brand nato dalla creatività del fashion designer Giuseppe Iaconis, che reinterpreta e dona nuova vita a elementi talvolta dimenticati o minacciati da potenziali cadute nell’oblio, per trasformarli in oggetti “altri”.
Quotidiani, riviste, fotografie, disegni, già pregni di un loro significato intrinseco, si trasformano, diventando oggetti feticcio, intrisi di ulteriori significanti e significati: borse e accessori assumono nuovi volti, la carta rivive in nuovi contesti, gli oggetti realizzati rigorosamente a mano, diventano unici; uniche espressioni di bellezza, ma anche di rispetto. Rispetto per l’ambiente, rispetto per l’essere umano, grazie al sentito concetto del riutilizzo ecosostenibile.
SPAZIOPERIODICO è il nuovo concept store, ma anche flagship store, nato nel cuore di Roma, nell’affascinante Rione Monti, per ospitare questi oggetti così particolari; uno spazio votato completamente alla filosofia del brand, arricchito dall’arte di Federica Silvi e Roberto Piloni e impreziosito dalle creazioni dei più esclusivi marchi stranieri e italiani.
Dal manifesto di 2Periodico Design:
Periodicamente ci trovavamo a cercare…dare forma a un idea. Un concetto.
Lo stravolgimento fisico e visivo di un oggetto, diventa altro.
Materiali che riempiono la nostra quotidianità. Oggetti di affezione cercati e dimenticati, disegni, grafiche, fotografie acquistano una dimensione tridimensionale da vivere sul corpo o da indossare come provocazione, ironia,
ricordo.
Periodicamente nei viaggi che abbiamo fatto raccoglievamo ciò che vivevamo in quel luogo e in quella realtà “quotidiana”.
Così nacque l’idea di farci una borsa, un oggetto di affezione.
Per il designer brasiliano Brunno Jahara lavorare con legno di risulta è una scelta etica (produrre in maniera ecosostenibile), probabilmente è anche una scelta economica (come per molti altri designer che scelgono di lavorare con materiali di scarto o riciclati), ma è anche un modo per raccontare al mondo un pezzo di vita brasiliana.
Quasi un modo per denunciare come tanta gente nel suo paese è costretta a vivere, in baracche costruite con quel che si trova: la sua denuncia però diventa un oggetto estetico, una collezione di mobili, Neorustica, prodotta per il marchio NDT Brazil, in cui ogni elemento ha il nome di una baraccopoli e ogni elemento è realizzato solo con materiali riciclati, dal legno, agli interni rivestiti con una speciale lamina in PET ottenuta dalle bottiglie di plastica.
La Passive Solar House a Nikaia, in Grecia, è una casa completamente ecologica progettata dallo studio Christina Zerva Architects.
Strutturata in due cubi separati, collegati solo da un ponte di vetro, questa casa è dotata di pannelli solari per l’accumulo di energia e di rivestimenti e arredi realizzati con materiali riciclati. Inoltre il consumo di energia è mantenuto basso dalla presenza di un’illuminazione a LED.
Alcuni elementi degli interni risultano curiosi: il controsoffitto giallo a “groviera”, gli elementi industriali a vista nel living, i lampadari artistici. Davvero fantasiosa e accogliente la cameretta per bambini e decisamente contemporanea (con un letto quasi futuristico) la camera padronale.
Brooklyn si sta affermando sempre più come luogo della sperimentazione, il qui e ora del design indipendente. E se il design indipendente ruota sempre più intorno ai temi dell’ecosostenibilità e del riutilizzo delle materie prime, allora il designer Daniel Goers ha avuto l’idea giusta nel posto giusto.
I suoi progetti partono dall’amore per la natura e dal rispetto per l’ambiente e se da un lato si basano sul riciclo e la rivisitazione di materiali e oggetti preesistenti, d’altra parte questi stessi materiali di partenza vengono utilizzati per accogliere angoli di natura nel tessuto urbano, come nel caso dell’habitat artistico per uccelli di Fort Green, Myrtle Avenue Bird Town, o come per gli oggetti della collezione/installazione Scrap Ecology, vasi e piccoli alloggi a parete per piante in città, costruiti con vecchi contenitori di vetro e con il legno ricavato da pallet in disuso.
Continua a leggere: Scrap Ecology, design ecosostenibile a Brooklyn
Reversible è un’azienda francese che, come indica chiaramente il suo slogan “èco design”, si dedica alla produzione di oggetti di design ecosostenibili, cioè non solo riciclati ma anche riciclabili.
Reversible utilizza princiapalmente i teli in pvc dei cartelloni pubblicitari che andrebbero buttati, per dare vita a complementi d’arredo (come pouf o lampade) o ad accessori (come le borse) unici, poichè ogni pezzo è diverso da un altro.
Alla fine del ciclo di vita di ogni oggetto comprato da Reversible, è possibile contribuire a un ulteriore riciclaggio, riportandolo in negozio con la borsa apposita; l’oggetto viene quindi sottoposto a un processo chiamato texyloop, volto a recuperare i materiali come il PVC.
Al Maison&Objet ho trovato geniale l’idea dei pouf in pvc trasparente che possono essere riempiti con oggetti che non servono più e che quindi si possono sottrarre allo smaltimento: a seconda del grado di morbidezza che si vuole ottenere, i pouf possono quindi contenere peluches, libri, riviste, fogli di giornale. Per un risultato piacevole da guardare, funzionale e soprattutto sostenibile.
Continua a leggere: Reversible, éco design al Maison&Objet 2010

Knoend (si pronuncia “No end”) è il brand del designer Ivy Chuang con base a San Francisco. Appassionato ecologista, Chuang ha scoperto durante i suoi viaggi molti modi per trattare i materiali che rispettano la natura. I suoi prodotti quindi, non sono solo dei validi lavori di progettazione, ma beneficiano del valore aggiunto di un approccio eco-compatibile al design.
In particolare questa “Bean Rocker” è una poltrona a dondolo pensata per le mamme, realizzata con legno compensato di acero FSC (Forest Stewardship Council: certificazione che garantisce materiale proveniente da foreste gestite correttamente), rifinito con olio di semi di lino, mentre il cuscino è in cotone organico disponibile in tre colori: cioccolata, arancione e verde. Dopo il salto, una gallery con le immagini.
Continua a leggere: "Bean Rocker" di Knoend: una sedia tutta ecologica su cui dondolarsi
Karim Rashid ha progettato un biberon. Un oggetto inedito per il portfolio del designer americano: sarà forse una recente paternità ad averlo spinto a disegnare un prodotto destinato ai bambini?
Quali che siano le sue vicende private, che lasciamo volentieri alla sfera della sua privacy, è un altro l’aspetto che ci interessa. Iiamo go è in grado di scaldare il latte fino alla temperatura corporea senza bisogno di ricorrere alla corrente elettrica. Tutto merito di una capsula esterna contentente acqua e sale: quest’ultimo, reidradandosi, genera il calore necessario a scaldare il latte.
Un prodotto ecologico, in grado di mettere d’accordo le esigenze del bambino e la mobilità dei genitori, finalmente liberi da prese elettriche e batterie. Peccato però, che la capsula sia usa e getta: non sarebbe stato meglio renderla riutilizzabile?
Via | Dezeen
Urb Garden è il progetto ecosostenibile per cui il giovanissimo designer australiano Xavier Calluaud è stato selezionato per partecipare all’Australian Design Award. Si tratta del prototipo di un orto verticale del tutto autosufficiente, in grado di fertilizzare e nutrire le piante.
Ogni pianta è collocata in un “balcone” rimovibile, da cui può essere annaffiata, potata, curata. La struttura verticale è completata da un bidone in cui rifiuti organici vengono trasformati in concime e da un terrario per vermi, i cui escrementi sono utilizzati come fertilizzante.
L’acqua e i materiali concimanti vengono distribuiti alle piante attraverso un sistema d’irrigazione interno, capace di recuperare in seguito l’acqua in eccesso e riciclarla. Inteso come progetto per sensibilizzare le coscienze di chi abita in città, Urb Garden potrebbe essere una soluzione per crescere un piccolo orto autonomo in poco spazio.
Via | Picocool.com

Si fa un gran parlare di design verde e di scelte ecosostenibili, a volte non senza un pizzico di retorica. Se avete voglia di sentire il parere di una voce autorevole, la Allworth Press pubblica ora Green Graphic Design, dell’americano Brian Dougherty, una riflessione sui temi di design e scelte consapevoli.
Dougherty si afferma come una figura davvero competente, in quanto fondatore di Celery Design Collaborative, inserito da ID Magazine nella lista delle 40 firme più influenti del design, le cui pratiche eco-friendly sono state premiate con l’AIGA Environmental Leadership Award.
Il volume esamina i vari aspetti di una produzione verde che non può fermarsi esclusivamente alle pratiche più immediate come l’utilizzo di carta riciclata, ma deve prevedere, durante tutta la fase di pianificazione, un’attenta disamina delle ripercussioni sull’ambiente di ogni scelta, in cui anche il cliente deve essere coinvolto.