
Lungo il mio viaggio in Danimarca, da Aros mi sposto verso Odense e a metà strada incontro il Trapholt, il museo di arte e design; è un edificio moderno inaugurato nel 1988, che sembra atterrato dal Salone del Mobile dritto nella verde campagna danese e che è lo stop ideale se vuoi fare il pieno di cultura durante una scampagnata o se senti l’urgenza di un souvenir danese molto stiloso. Siamo a Kolding, a un tiro di schioppo da Christiansfeld, il villaggio fondato da una confraternita boema nel 1770, dove per la cronaca, ho assaggiato l’ottimo panpepato locale e purtroppo ho pochissimo tempo per visitare le collezioni, che ahimè, passo in rassegna troppo velocemente e devo quindi sorvolare sui lavori di Arne Jacobsen, sulle ceramiche, lo sculpture park e i lavori degli artisti contemporanei del paese.
Al momento il piatto forte è la monografica dedicata all’architetto ungherese Marcel Breuer, con la grande retrospettiva sui suoi lavori: i progetti per gli edifici e un focus sull’impiego nell’arredamento del legno massicio, dell’acciaio tubolare e gli altri materiali innovativi dell’epoca come l’alluminio e il laminato. Al Trapholt però, ci trovate soprattutto la più grande collezione stabile di sedie di design danesi, dal funzionalismo degli anni ‘30 (Mogens Lassen e Poul Henningsen) all’età dell’oro degli anni ‘40 e ‘50 (Børge Mogensen, Hans J. Wegner,Finn Juhl e Mogens Koch), al periodo della IIa Guerra Mondiale dell’industrializzazione (Arne Jacobsen e Poul Kjærholm), alle nuove forme del vivere sociale che si sono sviluppate a partire dagli anni ‘60 (Verner Panton).
Allora già che ci siamo diciamo chi sono i nuovi designer danesi che dobbiamo tenere d’occhio. Tra i vari astri nascenti come Nanna Ditzel, Niels Gammelgaard, Niels Jørgen Haugesen, Bernt Pedersen e Torben Skov, tra tutte quelle divagazioni di schienali, gambe e braccioli, salta all’occhio indubbiamente il lavoro di Louise Campbell. Strafamosa in Danimarca, è l’autrice tra l’altro della Prinsesstol, la “love seat” realizzata per la famiglia reale (nella foto in alto). Arrivo alla fine del percorso espositivo chiedendomi come mai così tanti designer si affannano intorno ai giochi di forme ed quilibrio di una sedia. Mi svela l’arcano la guida del museo, che dice che il simbolo del design nazionale, proprio la sedia, è così gettonato dai progettisti perchè è l’oggetto che più si avvicina alla morfologia del corpo umano.
Le foto delle sedie sono di Iben Bolling Kaufmann
Una sedia dalle proporzioni sbilanciate, quasi come se l’immagine che vedete sopra fosse stata volutamente stretchata per alterare l’armonia dei volumi che ci sono maggiormente familiari.
In Bistro Light, la sedia della danese Ditte Hammerstrøm, le gambe si allungano quasi come stessero sui tacchi. Si allunga anche la seduta, che si riduce però in larghezza. Alla struttura in legno si aggiunge poi l’imbottitura, applicata a mano e pensata per rendere la sedia accogliente e confortevole.
Il pezzo, di due anni fa, è stato recentemente ripresentato a Momentum Design, la sezione dedicata alla progettazione limited edition dell’omonima biennale per le arti scandinave.
Via | Playmedesign

L’alta fedeltà è il sogno di molti, costruirsi un impianto stereo che sia una gioia per le orecchie ma anche per gli occhi una chimera alla portata di pochi. Anche in questo caso le cifre probabilmente scoraggeranno molto, perché le splendide casse dell’azienda danese Davone si pongono immediatamente come un prodotto di alta manifattura.
Si chiamano Ray e sono un omaggio a quello stile, scandinavo d’origine, reso famoso dagli Eames: legno curvato, un multistrato in noce, che avvolge la cassa vera e propria, e appoggia su un treppiedi. La tecnologia invece, parte danese e parte inglese, promette la minima distorsione del suono, ma per le specifiche tecniche vi rimandiamo all’apposita pagina.
Via | Hermanmiller.com
Quel che colpisce di questa lampada è la capacità di mescolare citazioni altissime, dalle avanguardie del ‘900, De Stijl e Bauhaus, fino agli Eames, pur senza perdere uno slancio giocoso, un aspetto semplice e mai pretenzioso.
Magari è per il materiale utilizzato, del semplice compensato di betulla o per i colori pop, blu, giallo, bianco, nero e rosso accostati a quello del legno al naturale, o sarà per le forme geometriche, per i cerchi che ricordano le costruzioni per bambini: Bau Pendant, progettata dalla danese Vibeke Fonnesberg Schmidt per Normann Copenhagen è una lampada a sospensione capace di sottolineare gli interni più minimalisti come di adattarsi agli ambienti più eclettici.
Presentata al Salone del Mobile, Bau Pendant sarà però disponibile al pubblico solo dal prossimo ottobre, in due varianti, quella piccola composta da cinquantanove cerchi colorati e quella grande da ottanta pezzi.
Valdemar è la poltroncina imbottita presentata da Normann Copenhagen al Salone del Mobile 2010. Originale per le sue buffe proporzioni, Valdemar è completamente rivestita in feltro, anche sulle gambe, rifinite alle estremità con delle sfere di legno in tinta.
È stata progettata dai due designer danesi Martin Kechayas e Christian Nørgaard e viene prodotta in quattro colori, verde, azzurro, beige e nero. Al momento non sembra ancora in vendita dallo shop online del marchio danese, ma molto probabilmente lo sarà presto.
Valdemar, la nuova poltroncina di Normann Copenhagen disegnata da Martin Kechayas

Lo stilista inglese Paul Smith è stato incaricato dallo storico marchio danese Stelton di rivisitare un classico come il servizio da bar disegnato nel 1967 da Arne Jacobsen, Cylinda-Line. Lo stilista ha avuto carta bianca, con lo scopo di riportare l’attenzione su un tale gioiello di design.
Il suo intervento è stato accorto e relegato esclusivamente a un tocco di colore sul manico dei diversi bricchi, teiere e caffettiere, l’elemento caratterizzante del disegno di Jacobsen. Cylinda è ora disponibile in tre collezioni, differenziate dalle gamme cromatiche: colori primari, pastello e scuri.
Via | Itsnicethat.com
Paul Smith rivisita la linea Cylinda di Arne Jacobsen per Stelton


Potrebbe essere la poltrona dei Flitstones. Oppure, come il nome stesso ci suggerisce, un vero e proprio must per ogni adepto de Il Signore degli Anelli.
La Troll Chair, disegnata dallo studio danese Lund & Paarmann, si distingue per l’ampiezza dello spazio di seduta, pensato per farci rannicchiare grandi e piccini, e per l’abbondante pelle di pecora (qualità islandese!) che fuoriesce da tutti i lati della scocca in pelle. Le zampe, dalle punte arrotondate, sono in legno di quercia. La seduta viene prodotta da Lopfurniture, azienda gestita dagli stessi Lund & Paarmann.
Perfetta per uno chalet di montagna, ma anche per diventare un luogo-rifugio, anche psicologico, nel tepore di tutti gli inverni domestici.
Via | DeZona

È impressionante pensare che questi due sofà dalle linee sorprendentemente moderne siano stati ideati circa sessanta anni fa dal famoso designer di Copenaghen Finn Juhl, scomparso nel 1989, che negli anni cinquanta contribuì a rendere il design danese un marchio riconoscibile in tutto il mondo.
Ora l’azienda OneCollection ha deciso di riproporre sul mercato Baker Sofa e Wall Sofa, i due modelli che da parecchi anni non erano più in produzione. Il primo, zampe in legno e schienale diviso orizzontalmente in due parti, è un classico a firma Juhl.
Il secondo, zampe in acciaio e schienale fissato a muro, era stato progettato espressamente per il Museo di Arti decorative Nordenfjeldske di Trondheim e fino ad oggi prodotto in un numero piuttosto ristretto di esemplari.
Via | Sharesomecandy.com

Alle pendici dell’Etna un architetto danese, Christina Arnoldi Coffa, sceglie arredi classici del design in stile nordico, inondati però dalla luce mediterranea che filtra dalle finestre alte 7 metri.
Quasi per contrastare l’abbondanza di luce proveniente dall’esterno, il pavimento è in parquet wengè, scuro e a grandi listoni. La zona giorno presenta un dislivello: nella parte più bassa c’è l’ angolo conversazione con libreria (che sfrutta il dislivello), dove spicca la poltrona Eff di Arne Jacobsen per Fritz Hansen in un acceso colore blu.
Nella parte superiore si trovano la cucina e la zona pranzo: il tavolo disegnato dalla padrona di casa è in wengè e misura ben cinque metri, circondato dalle sedie Oxford di Arne Jacobsen per Fritz Hansen. Anche le lampade che illuminano il tavolo sono danesi, le Snowball di Poul Henningsen.
La cucina è invece italiana: il modello Artematica di Valcucine con isola alterna nuovamente superfici bianche e lucide con l’acciaio. Accanto al piano snack sgabelli Bombo di Magis.
All’esterno, un piccolo scorcio è occupato dal tavolino Rududu con pouf Cubolibre di Creativando; nella zona pranzo esterna invece, riparata da una tenda a vela, c’è il tavolo realizzato anche qui su misura, circondato dalle famose sedie Verner Panton di Vitra.
Una selezioni di interiors danesi particolarmente curati, che convinceranno sia gli amanti dello stile scandinavo, sia chi in generale è più orientato verso il design proveniente da altre latitudini.
Piace, in particolar modo, la capacità di adattarsi e raccontare la vita di tutti i giorni, allontanandosi dagli eccessi patinati e glamour delle tipiche case firmate dall’architetto. Un uso accorto del colore per i dettagli, a cui si unisce qualche sfondo total white, contribuisce ad esaltare la matericità di oggetti e superfici.
Le immagini sono estratte dal sito del giornale danese Rum Interior design, una bella risorsa - a parte le difficoltà linguistiche- per tenersi aggiornati sulle ultime novità del design danese e non solo.
Via | Les carnet du design
Foto | Rum Interior Design
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