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Tutti gli articoli con tag critical design

Bagimals, sensibilizzare con i sacchi dell'immondizia

pubblicato da Cut-tv*e

Bagimals

Probabilmente non verranno mai messi in produzione questi sacchi di plastica per i rifiuti, ideati per un progetto scolastico dalla giovanissima graphic designer newyorkese Kristin Eddington, ognuno dei quali ha la forma di un animale che rischia l’estinzione per via dell’inquinamento ambientale provocato dall’uomo.

Non provo neanche a mettere in discussione la fattibilità di questo progetto (quanto costerebbe tagliare e assemblare in maniera così articolata le buste???) e la sua reale funzionalità (potrebbero mai essere resistenti?), ma sarebbe stato interessante vedere accanto ai nostri cassonetti, branchi di foche di plastica, come monito per la leggerezza e l’incoscienza con cui nel quotidiano consumiamo, sprechiamo, buttiamo, inquiniamo.

Via | Wherethelovelythingsare.com

Bagimals
Bagimals Bagimals Bagimals

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Pop Up Office, l'ufficio contenuto in due fogli di cartone

pubblicato da Cut-tv

Pop Up from abw on Vimeo.

È vero, l’uso intensivo dei computer e di internet e di tutti i mobile devices ha reso l’ufficio, inteso come spazio fisico, superfluo alla buona riuscita di un’impresa. Ci si incontra sempre di meno, non si ha bisogno di enormi scaffali in cui archiviare documenti, le tecnologie sono tutte miniaturizzate.

Eppure il progetto di workstation pop-up, il Pop-Up Office dei designer austriaci Liddy Scheffknecht e Armin B. Wagner suona ancora come una provocazione, anche se d’effetto: un doppio foglio di cartone dalle dimensioni enormi, si apre a rivelare una sedia e una scrivania, proprio come in un libro. Il Merlino di La Spada nella Roccia non avrebbe saputo fare di meglio.

Via | Ignant.de

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La cassettiera per gli atei di Guy Keulemans

pubblicato da Cut-tv

Object for Atheists

Spesso il risultato di progetti di critical design o di ricerche concettuali è un oggetto che nonostante la sua complessità risulta di scarsa o nulla utilità o perlomeno di difficile utilizzo. Object for Atheists, del giovane designer olandese ribalta questa prospettiva.

Il risultato della sua riflessione antropologica sull’atteggiamento scettico degli atei si è concretizzato in questa bella cassettiera di bambù che, per chi vuole sempre “scoprire cosa c’è dietro” nasconde sul retro degli scaffali segreti.

Costruito solo con metodi d’incastro a coda di rondine, senza colla né viti, Object for Atheists è esposta in questi giorni nelle Graduation Galleries 2009 alla Design Academy di Eindhoven, mentre il percorso di ricerca del giovane Guy Keulemans è documentato nel suo blog.

Via | Ffffound.com

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Bio-accessories, la natura sempre con noi

pubblicato da Cut-tv

Bio-accessories, la natura sempre con noi

I Bio-accessories degli australiani Brittany Veitch e Ben Landau sono naturalmente una provocazione. Un progetto sperimentale per visualizzare una serie di problemi impellenti e per provare a suggerire soluzioni, anche passando per idee surreali che in un primo momento strappano un sorriso e poi fanno riflettere.

Si tratta di una serie di accessori per chi, vivendo in città, non può godere appieno della natura. I Bio-accessories permettono di portare con sé organismi viventi: piantine come spille, fermagli, bracciali, e perfino come mascherina antismog vegetale o uccellini tra i capelli.

Immaginati per poter respirare il profumo del verde e gioire di un essere vivente che viaggia con noi. Certo, se addirittura si vuole tentare l’azzardo d’aver sempre un cinguettio nelle orecchie, bisogna sperare che il pennuto non decida di proseguire il viaggio da solo…

Via | Designboom.com

Bio-accessories, la natura sempre con noi
Bio-accessories, la natura sempre con noi Bio-accessories, la natura sempre con noi Bio-accessories, la natura sempre con noi Bio-accessories, la natura sempre con noi

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La shopping bag critica di Fanny Descary

pubblicato da Cut-tv

Fanny Descary, shopping bag

La piramide del consumo illustrata su una shopping bag. Quattro fasce rappresentano le quattro fasi della spinta al consumo: bisogno, desiderio, invidia, lusso. All’interno della busta, finalmente il verbo Have, avere. La busta può essere ritagliata per ridurre le fasi e concentrarsi sull’essenziale.

Un progetto che invita ad un consumo critico e consapevole, attraverso l’oggetto simbolo dello shopping, ideato dalla designer canadese Fanny Descary durante un corso di Packaging all’École de Design dell’Università del Quebec a Montréal.

Via | Packaginguqam

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