L’ingegnosità e la praticità d’uso conquistano il Brit Insurance Designs Awards 2010 nella categoria product design. Per ovviare al grande ingombro delle prese inglesi, Min-Kyu Choi ha pensato di progettarne una versione pighevole, che permette di ruotare due dei tre attacchi come in un piccolo -e estremamente pratico- gioco di incastri. Soltanto due i movimenti necessari per aprire la presa e metterla in funzione, e soltanto un centimetro l’altezza una volta richiusa. Un’ottima notizia per gli utilizzatori di laptop ultraslim, che non dovranno più combattere con alimentatori più grandi del dovuto.
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Dimenticatevi il bagnino che corre verso il bagniasciuga, si butta in acqua e si mette a nuotare alla velocità della luce. Con Titus, mezzo di soccorso a motore, ma grande come una tavola da surf, è possibile raggiungere in tempi rapidissimi il nuotatore in difficoltà e assicurarlo sulla tavola per un ritorno a riva pronto e più sicuro.
Nato dall’osservazione attenta dell’interazione tra bagnini, nuotatore e ambiente spiaggia-mare, Titus presenta vantaggi preziosi (e, ci chiediamo, come mai nessuno ci aveva pensato prima?), dalla velocità di intervento alla possibilità di immobilizzare il nuotatore grazie a delle cinghie, assicurando anche una corretta posizione della colonna vertebrale. Il progetto è il vincitore dell’edizione 2009 del Lucky Strike T. Designer Award indetto dalla Fondazione Raimond Loewy Italia. A Marco De Santi, il giovane designer che ha presentato Titus come tesi di laurea al Politecnico di Milano, il favoloso premio di 30.000€.
Titus, il progetto di Marco De Santi vincitore del Lucky Strike Award 2009,

Con il Brit Insurance, il London Design Museum premia ogni anno i migliori designer internazionali che si sono distinti nelle categorie arredamento, prodotto, grafica, interactive, trasporto, moda e architettura. In attesa della proclamazione dei vincitori, prevista per il 4 marzo, possiamo dare un’occhiata alle shortlist complete, tra cui troviamo, per la categoria arredamento, anche due prodotti di cui abbiamo già parlato nel corso del 2009, come la Carbon Fiber Chair di Shigeru Ban e la Pallet Chair di Studio Mama.
Concorso che vai, opinabilità che trovi, sempre nel rispetto legittimo delle opinioni altrui, magari diverse dalle nostre. Ma la selezione si può dire rappresentativa delle migliori produzioni dello scorso anno? E il Made in Italy non ne esce un po’ troppo sacrificato? Senza scadere in un’ottica di difesa italica ad oltranza - il buon design non è e non è mai stato un’esclusiva italiana!!!-, non vi sembra però che oltre la Manica (classifica di Wallpaper conferma) siano un po’ troppo severi con le nostre produzioni di eccellenza?
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