
Ricordate l’orgoglio con cui da piccoli siete riusciti a rispondere per la prima volta alla domanda: “Che ore sono?”. Un rapido sguardo fiero al polso, qualche secondo per la lettura e poi, sicuri a snocciolare numeri e minuti. Con le lancette la questione era complicata: le cifre al quarzo invece furono una benedizione per tutti quelli che faticavano con i calcoli.
Niente in confronto a questo “Maze Of Time” del designer Andy Kurovets: un rompicapo cromatico come non se ne vedevano da tempo. Oltre l’apparente linearità del meccanismo (un colore per ogni dato: ore e minuti, decine e unità ), si nasconde -è il caso di dirlo- il delirio organizzato. I numeri, infatti, compaiono contemporaneamente sul display. Bello l’effetto finale, un po’ meno decifrarlo.
All’opposto, la filosofia che caratterizza lo “Zero Watch” del designer e illustratore Robert Dabi. Via numeri, lancette, bottoni, elementi superflui. Due ‘dischi’ per segnare il tempo e una struttura di gomma e acciaio. Vari colori disponibili, design minimale: il grado zero -appunto- dell’orologio. Dopo il salto, un video di presentazione del render.
Continua a leggere: Zero Watch e Maze Of Time: due orologi agli antipodi

Mi sono imbattuto in Jan Kruse, fondatore insieme a Malte Kaune di The Human Empire, grazie alla tripla cover dei nuovi album dei København Store, band piacentina dedita al post-rock in versione elettronica.
Il lavoro (ottimo) svolto per il gruppo mi ha ricordato qualcosa, sempre in ambito musicale e ho realizzato (dannate sinapsi) di aver già visto all’opera il duo su alcune uscite per la celeberrima Morr Music. Partiti dalla pubblicità e la moda, integrato e rafforzato il brand con l’apertura di due negozi ad Amburgo, quelli di The Human Empire sono arrivati a consolidare stile e qualità in pochissimo tempo.
Sito e visual agency, propongono da ormai sette anni una serie di prodotti (principalmente poster, t-shirt e abbigliamento in generale) in cui uniscono illustrazione e graphic design senza -apparente- soluzione di continuità . Con un’attitudine creativa piuttosto disinvolta e un uso del colore misurato e proprio di chi ha una grossa esperienza in ambito di stampa. Per curiosità e per conoscere magari qualche band nuova, andate a sbirciare l’impressionante lista di artisti del mondo dell’indie con cui hanno lavorato.

Il fascino esercitato dalle Polaroid è difficile da spiegare in poche parole. Ognuno ha le sue -giuste- motivazioni che mettono l’accento sul formato, sul colore o sull’idea di un’immediatezza analogica che poche macchine fotografiche sanno restituire, persino le moderne fotocamere digitali compatte.
Se non avete voglia di procurarvene una (i prezzi salgono costantemente e, nonostante la rinascita degli stabilimenti che le producono, le pellicole sono ancora costose), avete la possibilità di ricreare l’effetto con i plugin dei software di fotoritocco o con programmi appositi. Oppure attendere l’uscita della PIC1000, la nuova ‘classica’ Polaroid in versione restyling.
C’è un’altra soluzione, proposta da UrbanOutfitters: le Snapshot Frames. Cornici che hanno la forma delle memorabili foto dallo sviluppo istantaneo in cui inserire qualsiasi immagine abbiate scattato o stampato precedentemente. Sono anche magnetiche, quindi libero sfogo alla fantasia nel disporle su superfici diverse (quella del frigorifero, in primis). L’effetto è assicurato ed economico. Con 10 dollari, vi spediscono a casa un pack da cinque.
Idea di grande effetto quella del team Hubero Kokoro, studio di design con base a Brno nella Repubblica Ceca, per realizzare il packaging del cd Uceroz. “Uceroz” è il disco di Ivan Palacký, un musicista che suona uno strumento molto particolare: una sorta di telaio amplificato chiamato Dopleta.
Con l’intento di trasmettere già dalla cover il tipo di sensazioni che la musica di Palacký evoca, Jaroslav JuÅ™ica, fondatore dello studio, ha realizzato un case che ‘genera’ la copertina quando viene aperto. Tirando una linguetta laterale, l’inchiostro fluisce attraverso gli strati e disegna delle forme.
Le ‘macchie’ sono sempre le stesse, ma ogni copia del disco (sono disponibili solo 60 esemplari) è caricata con un colore di inchiostro diverso. Il meccanismo è un’invenzione proprietaria dello studio: potete ammirarne il funzionamento nel video che precede il testo.
Continua a leggere: Hubero Kokoro: il cd con la copertina invisibile

Quella di tracciare grafici è un’arte. Chiedetelo ai fiumi di dipendenti e manager che quando vedono partire una slide di Power Point si comportano come le scimmie della sequenza iniziale di “2001″ davanti al monolito. C’è -fortunatamente- chi riesce a prendere statistiche, percentuali e diagrammi con ironia (la mia preferita, è questa) e chi ne trae ispirazione per delle illustrazioni.
Tobias Lunchbreath (il cognome è troppo bello per essere vero, ma noi vogliamo credergli lo stesso) ha un account su Flickr in cui pubblica la sua personalissima visione dei grafici. Non solo li rappresenta spesso con elementi inusuali, ma inventa risultati immaginari che poi visualizza sotto forma di illustrazione dissacrante.
Al di là della -notevole- capacità di far sorridere, Tobias è un artista e designer di tutto rispetto, dotato di un uso efficacissimo del colore, che sa bene come catturare l’attenzione e muoversi abilmente tra fumetto e illustrazione classica. Dopo il salto, una gallery dei suoi lavori.
Continua a leggere: I grafici illustrati di Tobias Lunchbreath

Michael Johansson è nato nel 1975 a Trollhättan in Svezia. E’ uno scultore nelle cui opere trovano spazio moltissimi riferimenti al mondo del design. A partire dagli splendidi lavori come “Engine Bought Separately” e “Some Assembly Required” che prendono spunto dalle scatole dei modellini per isolare gli oggetti di uso comune e “mostrarne la funzione privandoli della funzionalità ”, come lui stesso spiega.
Discorso spinto all’estremo in “TOYS’R'US” (nella foto prima del post): sorta di scultura-installazione in cui una barca, sempre inserita in un kit di assemblaggio, viene lasciata alla deriva nelle acque di un lago, con i remi e il motore ancora da rimuovere per essere utilizzati.
Le opere che forse più catturano l’attenzione, però, sono quelle in cui Johansson costruisce una serie di blocchi, unendo molti oggetti diversi, accatastati tra loro con ordine e gusto per il colore, forzandoli a una convivenza quasi geometrica. Un ‘Tetris’ che mostra l’anonimato dei beni di consumo, combatte contro lo spazio e l’ingombro dell’abbandono, toglie ogni velleità di buon design o funzionalità a tutto. Di seguito, ne potete ammirare alcuni in una gallery.

Immancabili come sempre, la Pantone LLC e la Global Authority che si occupa degli standard del colore per l’industria del design, hanno stabilito quale sarà il PANTONE® dell’anno.
Il colore del 2010 è il Turchese, anzi, per l’esattezza, il PANTONE 15-5519 Turquoise. La motivazione -spiegano- è la capacità della tinta di combinare le serene qualità del blu e i corroboranti effetti del verde. Il Turchese evoca immagini tranquillizzanti di acque tropicali, provocando una efficace via di fuga dai problemi quotidiani, restituendo contemporaneamente un senso di benessere.
Dopo le tinte accese e ottimiste del Mimosa scelto per il 2009 (il PANTONE® 14-0848), rassicurante e benefico come il calore dei raggi solari, è la volta di un colore che, in tempi di crisi, allontani lo stress a cui siamo stati sottoposti negli ultimi anni. Preparatevi all’invasione del Turchese.
Continua a leggere: Pantone: il Turchese è il colore del 2010
Seguo Keigo Oyamada, in arte Cornelius (sì: come lo scimpanzè de “Il Pianeta delle Scimmie”), dai tempi in cui ha fondato la storica Trattoria Records, importante etichetta nipponica degli anni ‘90. Il suo è stato un percorso incredibile. Da chitarrista in una pop-band di ragazzini a genietto dell’elettronica più onnivora fino al recente connubio tra installazioni e sound design.
Sempre attentissimo al valore del suono e all’immagine (dopo il salto, guardatevi lo spettacolare video di “Drops”, uno dei suoi successi), Cornelius ha raggiunto ultimamente una sorta di equilibrio nel suo approccio alla creatività . Mondi sintetici, molto colorati, sonorizzati con pochissime note che sembrano perdersi nello spazio dei suoi lavori.
Quello che vi proponiamo è il suo ultimo video, realizzato per il lancio di una nuova linea di elettrodomestici neri della Panasonic (la Night Color Series). Perfetto nel mood e rigoroso nel montaggio, crea un contrasto interessante tra le caratteristiche del prodotto e le visioni multicolore dell’artista. Dopo il salto, invece, il video di “Drop”.
Continua a leggere: Cornelius per Panasonic: il sound-design colorato

Il web design studio Brandnew_______ di Leeds (UK) firma il lancio del sito di una catena di ristoranti giapponesi della zona, chiamata Sesame. Il nome è derivato da uno studio apposito che ha voluto rinnovare il brand per renderlo più “comprensibile” ai clienti.
I colori fondono quelli della città , toni di grigio misti al bianco, con quelli più vivaci che richiamano la cucina orientale e ciò è presente anche nel punto vendita principale: tocchi vivaci di colore nel grigiume urbano. Il sito fa largo uso di fotografie di piatti autentici tra cui spiccano quelle usate nell’header su cui è sovrapposto un menu (di navigazione) chiaro ed invitante.
Ottimo lavoro che rende banale il minimalismo “alla giapponese” che sarebbe abbastanza scontato, allo stesso modo la tipografia non è affatto pulita anzi ricorda un quaderno degli appunti pieno di scarabocchi, foto, ritagli. Da sottolineare inoltre il footer che fonde disegni vettoriali a fotografie: un esperimento decisamente riuscito ma sicuramente non semplice.
Continua a leggere: Il "delizioso" web design di Brandnew per Sesame
Illustrazione, grafica, animazione e tipografia, ecco gli argomenti trattati da questo talentuoso creativo francese.
Xavier Barrade lavora sempre in modo sperimentale e molto interessante, ogni suo progetto è una ventata di creatività e colore, tenendo sempre d’occhio la cura estetica e una buona dose di ironia.
Ci sono molto progetti interesanti nel suo portfolio, vi segnalo in modo particolare La Représetation des statistiques, Typographie Suisse, Interfaces, Organize Everything, Models e Pizza Slice Costumes. Qui di seguito vi segnalo alcune immagini presenti nella sezione La Représetation des statistiques.
Via | beautiful decay
Continua a leggere: La grafica sperimentale di Xavier Barrade