Adidas, con la mano dello studio Sid Lee, ha creato il microsito dedicato al catalogo femminile dei prodotti Adidas Originals. Interamente realizzato in Flash, è costituito da una serie di brevi video che introducono ai prodotti e che hanno come protagoniste dieci bellissime testimonial “rubate” dal mondo dello sport, della televisione, della moda, del cinema, della musica.
L’interfaccia non è chiarissima anche se molto semplice, ma in fondo si tratta di un reel quindi è consigliabile gustarlo nella sua sequenza “naturale”. Ad ogni sequenza video è associato uno o più prodotti Adidas che vengono evidenziati in basso a destra. Cliccandoci su è possibile accedere a una scheda dettagliata.
Adidas presenta un microsito in Flash per la collezione femminile Originals




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Per ora questi complementi d’arredo del designer tedesco Samuel Treindl sono solo dei concept, ma non sfigurerebbero affatto nel catalogo di qualche azienda coraggiosa. La linea si chiama “Tickreich” ed è un modo per Treindl di gestire e allo stesso tempo coltivare, le stranezze di cui facciamo esperienza nella vita di tutti i giorni.
Riavvolgiamo un cavo tra mano e gomito. Sincronizziamo gli orologi con qualche minuto di ritardo. Manchiamo il cestino quando gettiamo la carta appallottolata… tutti conosco queste situazioni. Ho analizzato questo tipo di comportamenti e ne ho ricavato una collezione.
Ecco allora “Stecktick”: una lampada minimale con le prese di corrente al posto dei supporti e il cavo da avvolgere allo stelo. “Luftick”, un lampadario che funge da stendino. E ancora “Tacktick”: l’orologio la cui lancetta più lunga copre uno ’spicchio’ di tre minuti. Un lasso di tempo fin troppo lungo per capire quanto queste piccole creazioni di Treindl siano intelligenti. Le trovate dopo il salto (via).
Continua a leggere: "Tickreich": i complementi d'arredo concettuali di Samuel Treindl

Spesso è utile lasciar parlare chi realizza i lavori. L’entusiasmo, la passione e il talento (quando c’è…) possono essere raccontati meglio da chi ha investito tempo ed energie su un’idea. Anche -soprattutto- di questo è fatto il design. Nel caso dei ragazzi di Rocket, che uniscono musica e complementi di arredo, la regola è ulteriormente valida.
Crediamo nel design originale, divertente e non convenzionale, un design che ti ricordi che la vita è tutto tranne che noiosa. I nostri prodotti presentano oggetti comuni in una nuova luce, puntando all’interazione fra forma e contenuto. Combiniamo elementi 2D e 3D, e creiamo oggetti per la tua casa diversi da quello che puoi trovare in giro, mantenendo la qualità e lo stile tipici del “Made in Italy”, ad un prezzo accessibile a tutti.
La loro collezione 2010 è nata fra Milano e l’East-end londinese e unisce il gusto per il rock indipendente con una validissima vena ‘pop’. Chitarre, piatti da dj, vinili, cuffie, speaker: tutta l’iconografia classica di chi vive la musica viene utilizzata in maniera funzionale e creativa per arredare e colorare gli interni. Dopo il salto, una gallery con i loro prodotti.
Continua a leggere: Rocket: i complementi di arredo a tempo di musica

“Forse non tutti sanno che…” la @ era già in uso presso i mercanti veneziani nel 1500: un segno grafico che rappresentava l’anfora, (allora unità di peso e capacità). Nata come unione stilizzata delle lettere “a” e “d” che andavano a formare la parola latina ad (cioè “verso”). Furono i popoli anglofoni a modificare poi il suo significato da ad a at, e quindi da ‘verso’ a ‘presso’.
Tutto più o meno immutato fino a quando, nel 1971, l’ingegnere informatico americano Ray Tomlinson elaborò un programma che permetteva alle università americane collegate tra loro tramite la rete Arpanet di potersi scambiare messaggi scritti. usando poi il simbolo @ come separazione tra il nome del destinatario e il server.
Un simbolo che dimostra come arte, architettura, tecnologia e design possono intraprendere percorsi non convenzionali e ritrovarsi riuniti in qualcosa che attraversa il tempo e i codici in una funzionalità unificante. Lo hanno capito e sintetizzato molto bene quelli del MoMa, il Museum of Modern Art, che hanno deciso di acquistare la @, introducendola nella loro collezione.

Il progetto Illy Art Collection è nato nel 1992: l’idea alla base è che l’arte possa entrare nella vita delle persone anche attraverso un piccolo oggetto d’uso quotidiano. Un concept che unisce estetica e design, creatività e elementi esclusivi. Dopo le oltre 70 serie di tazzine da collezione decorate dai maggiori artisti e giovani talenti a livello internazionale, è la volta di Tobias Rehberger.
Artista che utilizza i linguaggi del design e dell’architettura, Rehberger è per la seconda volta al lavoro su un oggetto Illy. Dopo la tazzina dello scorso anno, arrivano i due barattolini da 250 grammi. Disponibile da febbraio a giugno la versione “Everything”, mentre da luglio a dicembre potrà essere acquistata la versione “Nothing”. Il ‘gioco’ di entrambi è sul resto della frase illustrata: “Nothing happens for a reason” e, viceversa: “Everything happens for a reason”.
Due edizioni a tiratura limitata che saranno in vendita nei bar e nei negozi, in Italia e all’estero (fino ad esaurimento), al prezzo consigliato di 6 euro e 50.

Nato alla fine degli anni ‘80, in seguito all’incendio dei cantieri dell’azienda omonima, il Campus Vitra rappresenta un caso più unico che raro di connubio tra il mondo dell’architettura e quello dell’industrial design. Il progetto venne in mente all’amministratore, lo svizzero Rolf Fehlbaum che, dopo il disastroso incidente, cerco un modo per affermare la corporate identity della ditta attraverso due operazioni contemporanee.
Da un lato una collezione delle cento sedute che hanno fatto la storia del design del ‘900. Dall’altro, una ‘collezione’ architettonica con gli edifici del Campus commissionati a vari architetti con la supervisione di Nicholas Grimshaw: un museo di Frank Gehry, un centro congressi di Tadao Ando, una stazione dei vigili del fuoco di Zaha Hadid, una fabbrica di Álvaro Siza.
Lo straniamento -voluto- è completo. Lavori distanti tra loro, che generano uno spaesamento fortissimo eppure con dei tratti riconducibili. L’arte funzionale in un contesto industriale niente affatto omogeneo che però, svela il valore altissimo del design e dell’architettura applicate ai bisogni e le esigenze della contemporaneità.

A noi rimane tutt’al più una firma in calce, un indirizzo prima dell’ ‘@’, qualche fantasiosa immagine in allegato o un codice html. Eppure -lo so: non mi crederete mai- c’erano tempi in cui non solo le lettere si scrivevano a mano (una buffa abitudine fatta di inchiostro e risme di carta), ma si utilizzavano anche dei fogli prestampati con intestazioni e decorazioni che annunciavano il mittente.
Pazzesco, no? Quei fissati di Letterheady hanno deciso di coniare un termine -letterheady, appunto- che stando al loro personalissimo dizionario indica l’essere sopraffatto da una grande emozione dovuta al design di un’intestazione (è un aggettivo, nel caso foste grammaticalmente in dubbio).
Hanno anche messo su un sito, sfruttando la piattaforma di microblogging Tumblr, dove postano le più belle carte da lettera di cui vengono in possesso. Una gioia per gli occhi, nel caso di molti dei lavori proposti. Un archivio fenomenale in cui perdersi (e al quale contribuire). La funzionalità piegata ai voleri dell’eleganza. Anche perché, ci dicono nelle note informative, non gli interessa il contenuto di ciò che c’è scritto. Solo il design. Di seguito, una gallery con alcune delle scansioni.

Dal Magnavox Odyssey alla Wii in 145 mosse. E’ (già) retrofuturismo? Probabilmente sì. Nel design di queste macchine per l’intrattenimento domestico che ormai hanno più di trent’anni, si legge anche lo sforzo dell’epoca di immaginare linee e funzionalità che avrebbero potuto avverarsi e durare nel tempo.
Consollection è un sito tedesco (tradotto in inglese) che ripercorre con ottime immagini e poche, incisive parole, la storia delle console fino ai più recenti modelli. Le foto sono di Patrick Molnar mentre la collezione appartiene a Phil Penninger.
C’è anche un -bellissimo- libro, curato sempre da Molnar, di cui potete ammirare un’anteprima qui. Di seguito invece, una gallery con alcune delle console più famose e vendute al mondo.

Lisa Congdon è una -notevole- illustratrice che utilizza media differenti per le sue creazioni. Deve aver raccolto un bel po’ di materiale, visto che dall’inizio di quest’anno si è lanciata in un progetto ambizioso e molto, molto interessante.
A Collection A Day, è un blog in cui la Congdon ha deciso di mostrare quotidianamente l’immagine di una delle sue collezioni. Gomme per cancellare, pastelli, pennelli, tutti radunati in uno spazio minimo, sistemati con cura geometrica (e cromatica) e fotografati come testimonianza della storia che raccontano gli oggetti.
Le raccolte provengono dal suo archivio, ma si è riservata la possibilità di prenderne altrove o di disegnarne una quando gli elementi chiamati in causa sono più che altro una collezione della memoria. Il blog diventa una galleria affascinante, uno strano tipo di catalogo del tempo che scorre e di come un unico denominatore sia spesso il pretesto per un viaggio attraverso i diversi design dei modelli. Di seguito, la gallery delle collezioni pubblicate finora.

Al di là del fascino esercitato dall’atto stesso di volare, l’iconografia legata ad aeroporti e velivoli è da sempre fonte di grandi suggestioni. Gli aeroplani sono stati insieme una sfida alla gravità e un esempio di come rendere accessibile e confortevole il viaggio sospesi in aria. Ovviamente anche grazie al design.
Il Museum of Flight, permette di consultare una grandissima quantità di modelli, accessori, luoghi ed eventi, tutti legati all’arte del volo, con una sezione limitata ma interessante dedicata anche ai viaggi spaziali. Quella che vi presentiamo è invece l’area che raccoglie una selezione dei migliori logo delle principali linee aeree.
Che siano classici come il marchio della Quantas o della TWA, minimali come quello della Iceland, la collezione del Museum of Flight ci racconta una storia e ci guida attraverso l’evoluzione dell’iconografia aeronautica attraverso gli elementi di design grafico. Utile anche per ’studiare’ qualche idea e per cogliere l’importanza -e le tecniche- dell’imporre un brand, persino quando si alzano gli occhi al cielo. Dopo il salto, una gallery con alcuni dei logo disponibili.
Continua a leggere: I logo delle linee aeree al Museum Of Flight