Questo video è una di quelle perle che si trovano per caso, per un attimo ci si chiede come diamine si possa fare qualcosa del genere, e infine si rimane estasiati, ipnotizzati e rilassati da tanta maestria e bellezza, come senz’altro è intenzione dell’autore.
Chu Lin Huang è l’artista in questione, classe 1980, nato a Shandong Heze, da sempre ossessionato per l’arte, dopo anni di studio nel 2010 realizza il primo lungometraggio d’acqua, vincendo molti premi, e ricevendo l’attenzione dei media.
La tecnica utilizzata è tanto artistica quanto filosofica, e al suo interno si esprimono diversi componenti quali ovviamente l’acqua, in quanto generatrice di ogni cosa e donatrice di vita; la carità secondo la quale ogni gesto serve al successivo ed è richiamato dal precedente; e la pace, necessaria, perché l’acqua in tumulto s’incresperebbe e altrimenti non vi sarebbe arte. Tutti elementi tipici della cultura orientale, che si esprimono soprattutto attraverso le bellissime immagini di Chu Lin, effimere come la maggior parte delle attività artistico-filosofiche orientali.
La cosa straordinaria è che anche solo con un elemento naturale come l’acqua, si possano narrare affascinanti storie che lasciano a bocca aperta e col fiato sospeso, non si sa se per l’estetica o per la storia in sé; un po’ come sicuramente già Ilana Yahav già ci ha abituati con le sue storie scritte con la sabbia. Se ne desume che non servano grandi e raffinati strumenti per un buon design, ma solo una buona conoscenza di cosa si stia manipolando, e un’ottima inventiva. Il design non nasce solo grazie agli ultimi ritrovati tecnologici, ma per essere concepito gli basta una bacinella d’acqua, se prima nasce nella testa.
Come cliente, adorerei fare riunione in un ufficio che ha il coraggio di rinunciare ad una veste istituzionale. Come dipendente, adorerei lavorare in un contesto tanto colorato e allegro. Come creativo, adorerei trovare idee audaci in un “paese dei balocchi” tanto fantasioso e intrigante.
Tre buoni motivi, dunque, per sposare in pieno il cambio di immagine del nuovo ufficio di Ogilvy& Mather, inaugurato presso la città di Guangzhou, in Cina, in collaborazione con M Moser Associates.
Lo spazio, articolato su due livelli per un totale di quasi 900 mq, è decorato quasi senza eccezioni da grandi giocattoli fuori scala: un carnevale delle idee, per Ogilvy, che a me ricorda di più l’appartamento di J.F. Sebastian in Blade Runner. La grande scala luminosa, il segno architettonico più forte per dare ritmo ai due livelli, è una metafora della ricerca di ispirazione che affligge nel bene e nel male la vita del pubblicitario.
Bellissimo anche il rivestimento cementizio di muri e pareti, a cui si sposano gli inserti rosso lacca che, insieme alle veneziane un po’ anni ‘30, ci ricordano il sapore locale del’arredamento cinese.
Via | Yatzer
Il nuovo ufficio Ogilvy&Mather in Cina



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Vista Alegre è una manifattura di porcellane portoghese che fin dal 1824 coniuga in una prospettiva prettamente colonialista il gusto europeo e la fine tradizione manifatturiera francese con le suggestioni estetiche provenienti dalla Cina e più in generale da “lontano oriente”.
Negli ultimi anni, nel tentativo di rinnovare le proprie produzioni, seppure sempre in linea di continuità con la sua tradizione, la casa portoghese ha deciso di affidare le nuove collezioni contemporanee a famosi designer che hanno inserito il proprio apporto nel contesto produttivo di Vista Alegre.
L’art director di Fabrica, il francese Sam Baron, ha disegnato così la collezione Royal Actual, accessori per la tavola che coniugano un’eleganza antica con una sensibilità moderna votata alla sottrazione. Collezione appena presentata a Maison & Objet 09 di Parigi.
Continua a leggere: Le ceramiche coloniali di Sam Baron per Vista Alegre

Dopo aver appreso dei nuovi progetti dello Studio di Design Industriale Sequoia-Studio, vi ho parlato di Bahia Chaise Longue di Nicolas Melan, co-fondatore insieme a Pascal Bardel dello Sudio e oggi vi presento Yu, la seduta progettata dallo stesso Bardel.
Disegnata per outdoor e indoor, Yu è costituita da un unico getto di polyethylene bianco dalle forme avvolgenti e minimali. Un pezzo monoblocco pronto ad accogliere i vostri momenti di abbandono e relax.
La seduta è resa confortevole da un cuscino sfoderabile di cotone, disponibile nei colori, rosso, verde mela, grigio perla e rosa. Semplice e moderna, Yu appaga gli stessi principi Zen che animano i due progettisti fondatori di Sequoia-Studio, con sede non ha caso in Francia e Cina.
Uscito da poco e già esaurito, 3030: New Graphic Design in China, è il nuovo volume dedicato alla generazione dei grafici cinesi trentenni e postmoderni.
Curato dal designer e creative director di Milkxhake Javin Mo ed edito dalla 3030 Press di Hong Kong, il volume del quale è prevista una ristampa per la fine dell’anno, si occupa di trenta designer classe ’70, trenta grafici nati dopo la Rivoluzione Culturale che sperimentando con i materiali, la ricerca tipografica estrema e le illustrazioni provocatorie, hanno movimentando il panorama internazionale della grafica affinando una forte identità creativa che mantiene un carattere culturale distintivo.
Il libro comprende un saggio introduttivo di Bono Lee, direttore editoriale della cinese Modern Media Group e autore di libri quali Hong Kong 101 e Shanghai 101. La Copertina è curata da Javin Mo e Milkxhake mentre l’illustrazione “Beijing Lightning Girl” è di Li Xinlu.
Via |SocialDesignZine

E’ impressionante il modo in cui Maarten Baas riesce a coniugare la sua arte con l’osservazione quotidiana degli oggetti di uso domestico e a trasformarli in pezzi unici, istallazioni, sculture per tutti. Ma con quel tocco di genialità che fa di Maarten uno dei più talentuosi nel panorama internazionale. Lo abbiamo ammirato a Milano, di recente, alla galleria Rossana Orlandi e sarà tra qualche giorno a Shangai, presso la galleria Contrasts con un progetto tutto particolare: cercare una contaminazione tra la vita quotidiana del popolo cinese e la cultura europea del design.

Il mondo intero ha gli occhi, le orecchie e il cuore puntati sulle Olimpiadi di Pechino e la situazione così tesa e delicata che si è venuta a creare tra la Cina e il Tibet, alle quali il giovane illustratore francese Jules Julien ha dedicato uno dei suoi ultimi lavori. Volendo sottolineare le responsabilità del mercato mondiale in questa diatriba, la Serie di Pechino trasfigura i tratti di uno stereotipato volto umano con la simbologia imperante del mercato globale.
Loghi che hanno invaso la nostra esistenza e ne influenzano e condizionano le scelte e l’etica, distraendo l’attenzione dai reali interessi economici che fanno girare il mondo e scatenano le guerre per il potere. Le illustrazioni di Jules Julien rappresentano il personale contributo di un giovane artista a questa causa e ad ogni causa che ci riguarda, anche quando non ci tocca personalmente.

Daydream è un particolare coffee table progettato dalla giovane industrial designer cinese Yu Zhao.
In apparenza sembrerebbe un normale tavolino dalle linee classiche, ma i cerchi sulla sua superficie fanno intravedere un particolare aspetto di Daydream: i cerchi, infatti, si possono scoprire ed è possibile inserire (nei fori) vasi di varie forme e misure.
Così, i vasi possono rimanere sulla superficie (come normalmente avviene) oppure fuoriuscire al di sotto di essa, per un effetto finale sicuramente inusuale ma anche divertente.
E voi, che ne pensate?
Continua a leggere: Daydream, l'atipico coffeetable di Yu Zhao

La Cina disegna, crea, inventa, produce ed espone la prima collezione di arredamento e complementi di CHINATAG, marchio che, in collaborazione con May Day Design, si propone come incontro tra culture e design orientali e occidentali.
Presentata in occasione della settimana milanese del design in Zona Tortona, via Tortona 14, la collezione di design sino-etnico CHINATAG presenta soluzioni e complementi di arredo che esprimono un’armoniosa simbiosi di materiali, finiture e ornamenti tradizionali con linguaggi estetici essenziali e contemporanei. Giunzioni a T, elementi di cornice e piani a sbalzo diventano caratterizzanti per questa collezione che si divide in zona giorno e zona notte, offrendo un’ampia scelta di finiture e modelli, tra il letto Tarim, il tavolo Huang, la sedia Chang, il tavolo Tai, il mobile cubico Xi e l’armadio Pamir.

Vedute indiscrete su mondi a perdita d’occhio, al confine tra arte e design, nature morte urbane, quelle che ritrae Xing Danwen, artista e fotografa, tra manie e bisogni quotidiani. Se il paesaggio metropolitano vi affascina ma il vostro feticismo più sfrenato si scatena con i dettagli, Urban Fiction, un lavoro tra fotografia e manipolazione digitale, vi darà la spinata necessaria per trastullarvi per ore.
Osservando questi plastici di architettura urbana potrete fantasticare su quello che potrebbe succedere nel palazzo a tre isolati dal vostro, su ciò che intravedete dalla finestra della cucina, potrete partire dalla veduta di un palazzo tra i palazzi e avvicinandovi noterete in miniatura una scena di ordinaria violenza urbana. Piccoli mondi di plastica che rappresentano lo stato d’alienazione del nostro mondo. In formato digitale.