Due miti al prezzo di uno. Anzi tre. Charles e Ray Eames sono forse una delle coppie di designer più famose della storia. Lui precoce progettista e architetto, lei designer e film-maker, hanno creato insieme alcuni dei lavori migliori mai prodotti. Sedie, abitazioni, libri: non c’è praticamente applicazione del design che la coppia statunitense non abbia impreziosito con il loro talento.
La Polaroid SX 70 è uno di quegli oggetti che non hanno davvero bisogno di presentazioni. Prima reflex dotata di autofocus, orgoglio e innovazione della storica casa produttrice della pellicola a sviluppo istantaneo, icona di design e prodigio di tecnologia che resiste nel tempo e a qualsiasi moda. Pietra miliare che ha dato vita a tutti i modelli più famosi degli anni ‘80.
Questo -splendido- video che vi proponiamo (è in inglese, ma molto comprensibile e le immagini parlano da sole) unisce appunto le tre ‘figure’ di cui abbiamo appena parlato. Girato da Ray Eames con la collaborazione del marito, è uno spot promozionale che illustrava al mondo le meraviglie tecniche di questa -allora- nuova macchina fotografica. Una gioia per gli occhi e un must per ogni amante del vintage che si rispetti.

Come recita il titolo di uno dei suoi saggi, ad Andrew Byrom piace “To write without a pen”: scrivere senza la penna. Stimato designer e insegnante, teorico dell’uso (e della creazione) della tipografia, Byrom cerca di giocare con i caratteri, ma soprattutto con le limitazioni e gli ‘ostacoli’ imposti dai materiali.
Fedele alla lezione di grandi del passato come Charles Eames, Andrew Byrom costruisce dei font piegando alle sue necessità gli oggetti più disparati. Nascono così delle soluzioni tipografiche che influenzano la natura d’uso e che ne vengono creativamente a loro volta influenzate.
Si va dalle scritte al neon in tre dimensioni a quelle profilate in alluminio che ‘emergono’ dai muri delle abitazioni. Da quelle realizzate alterando le tubature dei bagni a quelle costruite come aquiloni. Per arrivare a quelle che vi presentiamo nella foto, che sfruttano la modularità delle ‘veneziane’: le tende a listelli che lasciano passare la luce in maniera frammentaria ma ordinata, così come l’inventiva di questo designer, cerebrale e creativo insieme.
Insieme a quello di Flos, lo stand di Kartell sarà senz’altro ricordato come il più bell’allestimento del Salone del Mobile 2009. Complice anche la ricorrenza dei 60 anni dell’azienda, che ha festeggiato l’anniversario con una divertentissima esposizione di ironici personaggi-totem a grandezza naturale a fare da contorno ai pezzi storici della collezione.
Tra le novità, invece, troviamo nuovamente lo zampino di Starck con la sua seduta Masters. Perchè Masters? Dice Starck con lapidaria saggezza che “noi non siamo nati soltanto oggi. Prima di noi ci sono stati dei maestri”. La sedia, infatti, combina elementi formali provenienti da celebri sedute dei grandi padri del design, quali a sentire lui Arne Jacobsen, Eero Saarinen, Charles Eames. Bizzarro, perchè la prima impressione non poteva non ricordare una riproposizione delle storiche Thonet, ovviamente senza legno curvato e in una chiave un po’ più space-age.
Cosa ci fa un tipi - o teepee che dir si voglia- nel cortile della Cranbrook Academy, prestigioso istituto di belle arti con sede in Mitchigan? L’idea è venuta a John Paananen, che ha deciso di sperimentare una fusione tra le tipologie abitative di tipi, yurt e igloo, coniugandone i presupposti di nomadicità con le potenzialità offerte da materiali per l’edilizia residenziale, come pannelli in truciolato, pavimento in laminato plastico, cemento per il focolare e, all’esterno, svariati materiali isolanti tra cui pannelli in polipropilene, policarbonato e legno trattato.
Curioso l’accostamento con le sedie degli Eames prodotte da Herman Miller, pezzi di stampo modernista certamente inconsueti ma non per questo inappropriati all’interno di questa anomala struttura.
Via | Apartment Therapy