Patrick Jouin ha i modi gentili e modesti (potremmo persino dire timidi) di chi non ha nulla della star. Non che gli manchino i titoli per tirarsela: a 37 anni, infatti, ha già firmato alcuni tra i progetti recenti a più alta visibilità della Francia, come il ristorante Jules Vernes, al secondo piano della Tour Eiffel, o la bicicletta Vélib, che circola in migliaia di esemplari per le strade di Parigi. Ora, l’ultima celebrazione è quella del Centre Pompidou, che gli dedica una personale dal titolo La substance du design, aperta fino al 24 maggio.
L’esposizione, organizzata con il sostegno di G.H. Mumm, che ringraziamo per l’invito, racconta bene un approccio al progetto incentrato su un dialogo incessante e senza sconti con il committente, interlocutore insostituibile per rendere il prodotto non una forma di esaltazione narcisistica, ma un bene a servizio dell’utente finale. Il tutto, senza perdere di vista l’ergonomia e non sottraendosi a sperimentazioni dall’esito tutt’altro che scontato.
Continua a leggere: Patrick Jouin, la Sostanza del Design al Centre Pompidou

Brevissima nota di colore. Mi sono imbattuto in Beatrice Alemagna molti anni fa, quando un comune conoscente realizzò un cortometraggio sui suoi lavori e sul suo -allora- recente trasferimento in Francia. A colpirmi fu non solo l’evidente bravura, ma la sincera passione e volontà di “disegnare racconti” -per usare le sue parole- senza lasciarsi scoraggiare dai limiti di un mercato difficile come quello italiano.
Cresciuta con l’ammirazione per i libri di Rodari e le illustrazioni di Luzzati e Munari, Beatrice Alemagna ha raggiunto traguardi importantissimi nell’ambiente della narrativa illustrata per bambini. Selezionata per ben due volte in occasione del prestigioso Prix Baobab e vincitrice di un Premio Andersen (e di molti altri concorsi), le sue storie sono state tradotte in varie lingue e il suo talento è ormai da più di 10 anni al servizio di una struttura importante come il Centre Pompidou di Parigi.
Capace di un approccio delicato e intelligente anche ad emozioni difficili da tradurre per i più piccoli, utilizzando tecniche diverse in modo ’semplice’ e perfettamente adeguato alle storie, il suo tratto e la sua abilità nel raccontare sono cresciuti proporzionalmente ai risultati ottenuti. Uno dei nomi di cui andare orgogliosi fuori dai nostri -spesso- miopi confini nazionali. Di seguito, una gallery con alcune sue tavole.
Come vi avevamo anticipato, l’opera del designer israeliano Ron Arad sarà in mostra al MoMA di New York dal prossimo 2 agosto fino al 19 ottobre. L’esibizione dal titolo Ron Arad: No Discipline, che sta letteralmente girando il mondo, è stata organizzata dall’istituzione americana in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, che la ospiterà in autunno, e con lo Stedelijk Museum di Amsterdam.
La mostra ripercorre i 30 anni di attività di Arad e comprende circa 140 tra oggetti di design e modelli architettonici e 60 video che raccontano la sua visione ad alto tasso d’inventività e densa di sperimentazione tecnologica. Le opere sono esposte all’interno di una struttura, in acciaio COR-TEN, che lui stesso ha progettato e chiamato Cage sans Frontières.
Via | Otto-otto.com

Dopo essere stata ospite della Timothy Taylor Gallery per il Frieze Art Fair 2008 di Londra, l’eclettica ed eccentrica produzione del designer Ron Arad è in mostra al Centre Pompidou di Parigi con la retrospettiva “No Discipline”.
La mostra itinerante riunisce progetti emblematici, prototipi, documenti audiovisivi, serie limitate e numerosi progetti architettonici, del designer che si è spinto al di là di ogni classificazione, con il suo stile anticonvenzionale, scevro di ogni limite imposto dalle diverse discipline.
La retrospettiva si protrarrà al Centre Pompidou fino al 16 marzo 2009, per poi spostarsi al Museum of Modern Art di New York.
Continua a leggere: Il design di Ron Arad in mostra con “No Discipline”

S.O.S. non richiede aiuto ma ne fornisce parecchio. L’eclettico sgabello progettato dal designer di Philadelphia Josh Owen e prodotto da Casamania, offre contemporaneamente, seduta, tenuta e trasporto, grazie alla sua struttura in polietilene coloratissimo, provvista di ganci laterali per la presa e per la tenuta degli oggetti.
Oltre i parametri della seduta temporanea, lo sgabello SOS è una sorta di isola fluttuante che consente di sperimentare molti utilizzi. Grazie al suo design semplice e funzionale, a pochi mesi dalla sua comparsa al Salone del Mobile 08, il piccolo e versatile sgabello è già entrato a far parte della collezione permanente del museo di arte moderna Centre Pompidou di Parigi.
Via | Obdesigner.net
Continua a leggere: S.O.S. di Josh Owen al Centre Pompidou di Parigi