Oltre al nuovo font per la Champions League (e in effetti scusate se è poco…), gli inglesi di Fontsmith hanno all’attivo la creazione di numerosi caratteri tipografici realizzati su commissione per clienti di fama mondiale, tra cui Sky, Xerox, BBC 1.
I loro progetti sono adesso raccolti in un booklet dal titolo The Collection: per ogni carattere realizzato o personalizzato dall’agenzia, si passa in rassegna il concept, gli sviluppi grafici e i punti di forza per la brand image. Il design editoriale del libro è a cura di Spin.
Via | Creative Review
The Collection, il libro dei font dello studio londinese Fontsmith
Continua a leggere: The Collection, la raccolta dei caratteri tipografici di Fontsmith
Molti di voi lo avranno già visto, alcuni lo conosceranno di fama: il documentario Helvetica, che rende spunto dalla storia del carattere più influente della storia della tipografia e del design per raccontare il mondo delle parole stampate, è ormai un classico, un cult movie.
Realizzato nel 2007 (anno in cui il carattere svizzero celebrava il suo cinquantesimo compleanno) dal filmaker Gary Hustwit, il film, per chi lo avesse perso o volesse rivederlo, non solo è ormai disponibile su iTunes, ma verrà proiettato domani, martedi 27 aprile 2010, alle ore 20,00, presso la GalleriaAiap di Milano. È necessaria la prenotazione, qui trovate tutte le info necessarie, e anche il calendario delle prossime proiezioni.

Arrivano da Mosca, i designer del Fly Arts Group e si muovono con grande disinvoltura tra artwork, illustrazione, font e graphic design. Sarà stata forse la loro provenienza geografica a fargli venire l’idea per questo mix incredibile di design di interni e caratteri tipografici.
Perché tiriamo in ballo la nazione di appartenenza? Le “Dolls House” (le case per le bambole) furono una grande passione degli Zar e il lavoro del Fly Arts Group che vi presentiamo, ricorda moltissimo questi esempi di infinita pazienza e amore per i -dettagliatissimi- particolari.
Il risultato finale è ammirevole e l’effetto molto più che suggestivo. Un equilibrio tra architettura, arredo e utilizzo creativo delle linee e degli spazi occupati da ogni singola lettera. Dopo il salto trovate una gallery con altre immagini per apprezzare ancora di più la qualità del lavoro.
Continua a leggere: Fly Arts Group: come trasformare il design di interni in caratteri tipografici
Installazione e, insieme, riflessione sull’utilizzo di media differenti per sottolineare sia il valore e la struttura dei caratteri tipografici che l’importanza del messaggio stesso. Questo è -semplificando molto- “Four Letter Words”: il progetto realizzato da Rob Seward.
Artista, designer, programmatore e esperto di musica generativa, Seward ha costruito quattro unità, ognuna capace di visualizzare le 26 lettere dell’alfabeto attraverso singoli elementi di luci fluorescenti. Tutto è gestito da un algoritmo che genera una sequenza di parole, attraverso un sistema di associazioni sviluppato dalla University of South Florida tra il 1976 e il 1998.
L’algoritmo tiene conto del significato, della rima e della successione delle lettere. Ovviamente la struttura è espandibile e programmabile a piacere, mentre il movimento automatizzato delle luci, crea uno splendido effetto, quasi ipnotico, che accresce la composizione e il senso immediato della parola.

“Forse non tutti sanno che…” la @ era già in uso presso i mercanti veneziani nel 1500: un segno grafico che rappresentava l’anfora, (allora unità di peso e capacità). Nata come unione stilizzata delle lettere “a” e “d” che andavano a formare la parola latina ad (cioè “verso”). Furono i popoli anglofoni a modificare poi il suo significato da ad a at, e quindi da ‘verso’ a ‘presso’.
Tutto più o meno immutato fino a quando, nel 1971, l’ingegnere informatico americano Ray Tomlinson elaborò un programma che permetteva alle università americane collegate tra loro tramite la rete Arpanet di potersi scambiare messaggi scritti. usando poi il simbolo @ come separazione tra il nome del destinatario e il server.
Un simbolo che dimostra come arte, architettura, tecnologia e design possono intraprendere percorsi non convenzionali e ritrovarsi riuniti in qualcosa che attraversa il tempo e i codici in una funzionalità unificante. Lo hanno capito e sintetizzato molto bene quelli del MoMa, il Museum of Modern Art, che hanno deciso di acquistare la @, introducendola nella loro collezione.
Oggi vi presentiamo tre segnalazioni al prezzo (?) di una per fontmaniaci (e non). La prima è questo Dogs as Typefaces dello studio Grafisches Buro di Vienna. Se i cani fossero font, a quali somiglierebbero (e viceversa)? Il dalmata-Curier è un abbinamento perfetto.
Continuiamo con un poster semplice, minimale che riesce ad essere evocativo con il minor numero di elementi possibile. London Bus Print non è altro che la scritta “London” -appunto- ripetuta due volte. Bicromia attenta e un diverso allineamento della lettera ‘O’. Eccovi il vostro double-decker in formato A2 per sole 25 sterline.
Il terzo inno alla tipografia intelligente non poteva non essere l’ennesimo attacco ad “Arial”. La lotta dei fan di Helvetica è senza quartiere, ma uno arrabbiato come Marc Fennell per HungryBeast ancora non l’avevamo visto. Trovate il video dopo il salto.
Continua a leggere: Fontmania: cani, autobus a due piani e l'ennesimo spot anti-Arial
Helvetica. Ormai si è detto di tutto sul carattere più famoso e discusso del mondo. Gli sono stati dedicati film, libri, mostre, lo trovate ovunque intorno a voi, sui prodotti che comprate, su libri e giornali, potete addirittura testare la vostra capacità di riconoscerlo con un quiz.
Il designer finlandese Ossi Gustafsson ne ha realizzata una versione “schizzata”, Sketchetica, una riproduzione più che fedele, ma “a mano libera”. Un simpatico diversivo che probabilmente troverà più di un’applicazione. Mentre la versione Light è rilasciata gratuitamente, Regular Bold e Black possono essere acquistate da qui.
Via | Inkiostrando

In una ipotetica, paranoica e alienante versione de “Il cielo in una stanza”, il classico di Gino Paoli, Ji Lee saprebbe dire la sua. Dopo averci spiegato come perdere la cognizione del tempo, come stampare biglietti comodi per tutte le occasioni o come sfruttare i caratteri tipografici per raccontare un evento utilizzando solo le lettere, il mattacchione coreano si supera e immagina dei micro-mondi paralleli all’interno degli ambienti.
Con lo sguardo fisso al soffitto non saremo in grado di vederlo viola o con “alberi infiniti”, ma potremo scovare delle ricostruzioni in miniatura di altrettante stanze in cui abitare. Per di più, sotto sopra. Ecco come la pensa Ji Lee:
La gente riempie i pavimenti delle case con i mobili, le pareti con quadri e immagini. Perché lasciano il soffitto vuoto? Decorare i soffitti era una forma d’arte nei secoli passati che in qualche modo si è persa attraverso la riduzione del modernismo. La gente non guarda più ai soffitti. Sono spazi morti. Volevo che si tornasse ad ammiccare a questa porzione di spazio. Mi piaceva anche l’idea che in qualche modo ci fosse un mondo parallelo che coesiste con noi.
Che dire? Guardate la gallery dopo il salto. Secondo noi c’è riuscito eccome.
Continua a leggere: Parallel World: i micromondi paralleli di Ji Lee

A noi rimane tutt’al più una firma in calce, un indirizzo prima dell’ ‘@’, qualche fantasiosa immagine in allegato o un codice html. Eppure -lo so: non mi crederete mai- c’erano tempi in cui non solo le lettere si scrivevano a mano (una buffa abitudine fatta di inchiostro e risme di carta), ma si utilizzavano anche dei fogli prestampati con intestazioni e decorazioni che annunciavano il mittente.
Pazzesco, no? Quei fissati di Letterheady hanno deciso di coniare un termine -letterheady, appunto- che stando al loro personalissimo dizionario indica l’essere sopraffatto da una grande emozione dovuta al design di un’intestazione (è un aggettivo, nel caso foste grammaticalmente in dubbio).
Hanno anche messo su un sito, sfruttando la piattaforma di microblogging Tumblr, dove postano le più belle carte da lettera di cui vengono in possesso. Una gioia per gli occhi, nel caso di molti dei lavori proposti. Un archivio fenomenale in cui perdersi (e al quale contribuire). La funzionalità piegata ai voleri dell’eleganza. Anche perché, ci dicono nelle note informative, non gli interessa il contenuto di ciò che c’è scritto. Solo il design. Di seguito, una gallery con alcune delle scansioni.
La componente artigianale del design ci piace. Giriamo con i laptop nelle borse a tracolla e negli zaini, abbiamo ogni sorta di device che ci aiuta per realizzare le nostre idee ovunque eppure chi può mai resistere agli esempi di quanti hanno creato con le loro mani (e una pazienza monumentale) gli elementi di cui oggi ci serviamo con tanta facilità?
Se applichiamo il concetto alla tipografia, la rivoluzione è stata ancora più incredibile. La manualità necessaria e la conoscenza di macchine e calcoli per realizzare un buon carattere, sono qualcosa di così lontano dalle raccolte di font scaricate in meno di un minuto, che forse vale la pena guardare più spesso a chi conosce il processo tradizionale.
Justine Nagan è l’Executive Director della Kartemquin Films. Si è imbattuta per caso nel “Hamilton Wood Type Museum” mentre viaggiava attraverso Two Rivers, nel Wisconsin e aveva fatto una pausa per mangiare un gelato (!). Affascinata dalla costruzione e dagli 1,5 milioni di modelli di lettere in legno che contiene, ha deciso di girare un documentario.