Sviluppato dallo studio di design londinese Johnson Banks in collaborazione con l’università dei media digitali Ravansbourne, il progetto “Arkitypo” è una sorta di ‘alfabeto di alfabeti’ modellato in tre dimensioni. Un set completo di immagini, una per ogni lettera, che mostra insieme il carattere tipografico e la sua storia.
La ‘J’ segue la forma di una mappa della metropolitana, perche il carattere ‘Johnston’ - appunto - è stato originariamente progettato per la Metropolitana di Londra. La ‘C’ è generata pensando al ‘Courier’, utilizzato negli anni 1950 per le macchine da scrivere ed è quindi composta da un
assemblaggio dei tasti in metallo. Il video del rendering a inizio post vi mostra efficacemente l’idea.
Classico, elegante, sinuoso: è il Bodoni, uno dei caratteri tipografici più antichi e amati, con le sue curve, la costruzione geometrica, il contrasto tra grazie sottili e corpi solidi, che lo rendono tanto moderno, pur essendo stato pubblicato per la prima volta nel 1798.
Non sembra strano quindi che il graphic designer Andreas Xenoulis dello studio ateniese Tind abbia deciso di utilizzarlo per assemblare il viso di una donna, un ritratto sui generis dal titolo Bodoni Girl che, per lo stile e l’equilibrio della composizione sembra già un classico. Un’ode alla femminilità attraverso una forma di feticismo tutta particolare, quella per le lettere. Il poster, serigrafato o decorato in foglia d’oro si può acquistare qui.

Se siete dei graphic designer o dei ’semplici’ appassionati di caratteri tipografici probabilmente avete sperimentato quella strana forma di patologia (chissà se qualcuno le ha già dato un nome…) per cui vi riesce impossibile guardare un manifesto, un volantino o un’insegna senza provare a identificare il (o i) font utilizzato. Monomanie a parte, questo “Alphabets Everyday” è un progetto che non vi aiuterà a guarire.
Realizzato dall’artista, fotografo e graphic designer viennese Bela Borsodi per il WAD Magazine, si propone di ‘forzare’ la natura degli oggetti per fargli assumere i contorni di lettere. L’esperimento, oltre ad essere divertente - e straniante - grazie all’uso dei materiali più disparati, è un’ottima fonte di ispirazione per chi tenta di svecchiare l’approccio più tradizionale ai caratteri tipografici.
“Alphabets Everyday”: la tipografia ovunque nell’esperimento per WAD Magazine di Bela Borsodi




Due time-waster dedicati a tutti gli appassionati di caratteri tipografici realizzati dall’interaction designer Mark MacKay. Si chiamano “Kern Type” e “Shape Type” ed è facile intuire quale sia lo scopo da raggiungere in entrambi: nel primo dobbiamo indovinare la giusta spaziatura delle lettere e nel secondo la forma del carattere, modificandone alcune curve.
Come nei migliori esempi del genere, un ingegnoso e avvincente passatempo è un’ottima scusa per riflettere su quanto sappiamo sui font che vediamo o utilizziamo più spesso, sul lavoro che richiedono in fase di realizzazione, sulla loro efficacia legata alla cura estrema per il dettaglio.
I caratteri tipografici sono ovunque. Ogni pubblicazione su carta stampata o web, il cinema, la pubblicità: tutto prevede la creazione o la selezione di un carattere tipografico. Online oggi, esiste una cultura artistica e tipografica molto ricca, dove i font vengono creati e integrati nella progettazione grafica che li filtra attraverso ogni immagine.
Nel secondo episodio dell’imperdibile serie “Off Book” ideata da PBS Arts, l’argomento è proprio il carattere tipografico. Con una serie di personaggi come i designer Jonathan Hoefler e Tobias Frere-Jones che spiegano l’importanza di selezionare il carattere giusto per trasmettere una sensazione particolare. O la ‘guru’ del graphic design Paula Scher che parla della costruzione dell’identità nella trasmissione dei messaggi, mentre Eddie Opara di Pentagram ci dice come usare una texture per provocare una reazione. Sette minuti illuminanti, con tanto di utilissimo riassunto dei concetti nel finale. Niente sottotitoli, ma vale la pena fare un piccolo sforzo.

Cosa accade quando un graphic designer abilissimo con la carta decide di applicare il suo talento col paper craft alla tipografia? Se si tratta di Jérôme Corgier, il risultato è poco meno che sbalorditivo. Per realizzare queste sculture di carta a forma di lettere Corgier integra anche altri materiali come legno o metallo. Piegature e sovrapposizioni generano i volumi e gli effetti visivi, trasformando l’alfabeto in una serie di forme che rendono l’esperienza ludica e - allo stesso tempo - comunque leggibile.
Il fondatore dell’Atelier Pariri spiega così il suo approccio creativo: “”Io lavoro proprio all’interno della singola lettera, per dargli vita, dargli una storia…” e, bisogna ammetterlo, c’è da perdersi tra le prospettive e le soluzioni trovate da Corgier per ogni lettera. Gustatevi gli esempi nella gallery di seguito.

Sì, lo sappiamo che lo studio dei caratteri tipografici è una cosa seria, che è una delle basi indispensabili di ogni buon lavoro di design grafico e che merita un’attenzione particolare soprattutto per la passione e la dedizione che tanti prima d’ora hanno saputo rivolgere alla composizione di caratteri che sono rimasti nel tempo.
Ogni tanto però, ci piace proporvi un’idea che strappi un sorriso: questa in particolare può funzionare anche come pretesto per un augurio. E’ un set di sei e-cards, tutte di ispirazione tipografica e tutte legate all’immaginario sci-fi e a quello dei vecchi titoli di testa e di coda dei film della prima metà del secolo. Le ha realizzate Will Staehle per il Type Director’s Club. Ve le proponiamo tutte insieme in una gallery. Per spedirle, seguite questo indirizzo.
Oltre al nuovo font per la Champions League (e in effetti scusate se è poco…), gli inglesi di Fontsmith hanno all’attivo la creazione di numerosi caratteri tipografici realizzati su commissione per clienti di fama mondiale, tra cui Sky, Xerox, BBC 1.
I loro progetti sono adesso raccolti in un booklet dal titolo The Collection: per ogni carattere realizzato o personalizzato dall’agenzia, si passa in rassegna il concept, gli sviluppi grafici e i punti di forza per la brand image. Il design editoriale del libro è a cura di Spin.
Via | Creative Review
The Collection, il libro dei font dello studio londinese Fontsmith
Continua a leggere: The Collection, la raccolta dei caratteri tipografici di Fontsmith
Molti di voi lo avranno già visto, alcuni lo conosceranno di fama: il documentario Helvetica, che rende spunto dalla storia del carattere più influente della storia della tipografia e del design per raccontare il mondo delle parole stampate, è ormai un classico, un cult movie.
Realizzato nel 2007 (anno in cui il carattere svizzero celebrava il suo cinquantesimo compleanno) dal filmaker Gary Hustwit, il film, per chi lo avesse perso o volesse rivederlo, non solo è ormai disponibile su iTunes, ma verrà proiettato domani, martedi 27 aprile 2010, alle ore 20,00, presso la GalleriaAiap di Milano. È necessaria la prenotazione, qui trovate tutte le info necessarie, e anche il calendario delle prossime proiezioni.

Arrivano da Mosca, i designer del Fly Arts Group e si muovono con grande disinvoltura tra artwork, illustrazione, font e graphic design. Sarà stata forse la loro provenienza geografica a fargli venire l’idea per questo mix incredibile di design di interni e caratteri tipografici.
Perché tiriamo in ballo la nazione di appartenenza? Le “Dolls House” (le case per le bambole) furono una grande passione degli Zar e il lavoro del Fly Arts Group che vi presentiamo, ricorda moltissimo questi esempi di infinita pazienza e amore per i -dettagliatissimi- particolari.
Il risultato finale è ammirevole e l’effetto molto più che suggestivo. Un equilibrio tra architettura, arredo e utilizzo creativo delle linee e degli spazi occupati da ogni singola lettera. Dopo il salto trovate una gallery con altre immagini per apprezzare ancora di più la qualità del lavoro.
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