La citazione cialtronesca del titolo viene dallo storico brano dei Police, l’idea invece è di combinare il meglio di due secoli. Il 18esimo per quanto riguarda il gusto, con una vodka importata da Schiedam, in Olanda, dove risiede una delle più rinomate distillerie. Sette generazioni di lavoratori artigianali che sanno il fatto loro.
Dal 21esimo secolo arriva invece la tecnologia. Tutta la voglia di esprimersi e di lasciare traccia di sé dell’epoca digitale, riassunta in un meccanismo antico (il romantico messaggio nella bottiglia, appunto) e insieme moderno, come tutti i social network impongono. 255 caratteri illuminati da led, per raccontarsi al mondo.
Ovviamente la Medea ha il suo spazio Facebook e Twitter e, come è facile immaginare, ’suggerisce’ che l’ispirazione possa arrivare più facilmente con il consumo del prodotto. Voi, come sempre, bevete in maniera responsabile.

Arrivano da Mosca, i designer del Fly Arts Group e si muovono con grande disinvoltura tra artwork, illustrazione, font e graphic design. Sarà stata forse la loro provenienza geografica a fargli venire l’idea per questo mix incredibile di design di interni e caratteri tipografici.
Perché tiriamo in ballo la nazione di appartenenza? Le “Dolls House” (le case per le bambole) furono una grande passione degli Zar e il lavoro del Fly Arts Group che vi presentiamo, ricorda moltissimo questi esempi di infinita pazienza e amore per i -dettagliatissimi- particolari.
Il risultato finale è ammirevole e l’effetto molto più che suggestivo. Un equilibrio tra architettura, arredo e utilizzo creativo delle linee e degli spazi occupati da ogni singola lettera. Dopo il salto trovate una gallery con altre immagini per apprezzare ancora di più la qualità del lavoro.
Continua a leggere: Fly Arts Group: come trasformare il design di interni in caratteri tipografici
Installazione e, insieme, riflessione sull’utilizzo di media differenti per sottolineare sia il valore e la struttura dei caratteri tipografici che l’importanza del messaggio stesso. Questo è -semplificando molto- “Four Letter Words”: il progetto realizzato da Rob Seward.
Artista, designer, programmatore e esperto di musica generativa, Seward ha costruito quattro unità, ognuna capace di visualizzare le 26 lettere dell’alfabeto attraverso singoli elementi di luci fluorescenti. Tutto è gestito da un algoritmo che genera una sequenza di parole, attraverso un sistema di associazioni sviluppato dalla University of South Florida tra il 1976 e il 1998.
L’algoritmo tiene conto del significato, della rima e della successione delle lettere. Ovviamente la struttura è espandibile e programmabile a piacere, mentre il movimento automatizzato delle luci, crea uno splendido effetto, quasi ipnotico, che accresce la composizione e il senso immediato della parola.

In una ipotetica, paranoica e alienante versione de “Il cielo in una stanza”, il classico di Gino Paoli, Ji Lee saprebbe dire la sua. Dopo averci spiegato come perdere la cognizione del tempo, come stampare biglietti comodi per tutte le occasioni o come sfruttare i caratteri tipografici per raccontare un evento utilizzando solo le lettere, il mattacchione coreano si supera e immagina dei micro-mondi paralleli all’interno degli ambienti.
Con lo sguardo fisso al soffitto non saremo in grado di vederlo viola o con “alberi infiniti”, ma potremo scovare delle ricostruzioni in miniatura di altrettante stanze in cui abitare. Per di più, sotto sopra. Ecco come la pensa Ji Lee:
La gente riempie i pavimenti delle case con i mobili, le pareti con quadri e immagini. Perché lasciano il soffitto vuoto? Decorare i soffitti era una forma d’arte nei secoli passati che in qualche modo si è persa attraverso la riduzione del modernismo. La gente non guarda più ai soffitti. Sono spazi morti. Volevo che si tornasse ad ammiccare a questa porzione di spazio. Mi piaceva anche l’idea che in qualche modo ci fosse un mondo parallelo che coesiste con noi.
Che dire? Guardate la gallery dopo il salto. Secondo noi c’è riuscito eccome.
Continua a leggere: Parallel World: i micromondi paralleli di Ji Lee

Occhei, confesso: ho usato un altro dei moniker del nostro amato Stéphane Massa-Bidal nel titolo per non ripetermi. Detto questo, siamo davanti alla nuova, ennesima ideona di uno dei nostri graphic designer preferiti. Il talentaccio francese anche conosciuto come Hulk4598 non sbaglia nel mettere a segno neanche un colpo.
Dopo aver preso in giro i social network con la serie Web Services Covers Therapy e aver analizzato i limiti dell’attaccamento alle innovazioni tecnologiche con la sua Sociology of Objects, indirizza la sua dissacrante creatività verso i manuali dei software più noti di casa Adobe.
L’approccio è il solito: eleganza retro, caratteri da tipografia vecchio stampo e poche, incisive frasi ben piazzate nel montaggio della pagina a farci riflettere su quanti troppo spesso si credono partecipi del processo creativo solo perché padroneggiano i mezzi per realizzare le proprie idee. Fare qualcosa di buono va ben oltre un’immagine da decine di mega o la maestria con le curve di Bezier. D’altronde, come stigmatizza lui stesso: “To draw you must close your eyes and sing“. Impagabile.
Dopo il salto, la gallery dei poster. Potete informarvi per l’acquisto a questo indirizzo.
Michelle Lam è una giovanissima designer di origini cinesi che come progetto finale per il suo diploma ha disegnato Graphos Playing Cards, un mazzo di carte da gioco francesi dedicato alla tipografia in ogni sua declinazione.
Ogni carta è disegnata con uno stile particolare e porta su di sé un’informazione, sulla storia della tipografia, sulla classificazione, caratteri, grazie e qualsiasi altra curiosità possa costituire un bagaglio di conoscenze base sull’argomento.
Una specie di Bignami del lettering, un concentrato di informazioni rilasciate in maniera giocosa. Ideale per chi di solito si annoia a morte durante il gioco e puntualmente si astrae fissando senza espressione le proprie carte.
Via | Design-fetish
Graphos Playing Cards, il mazzo di carte tipografico di Michelle Lam

Nuovo logo per Peugeot, famosissimo marchio francese (attualmente di proprietà della Citroën) costruttore di automobili. BETC design è stato incaricato del restyling.
Il precedente, caratteristico leone, era stato sviluppato nuovamente nel 1998, quello di oggi presenta alcune variazioni più o meno evidenti. Il font rimane praticamente lo stesso, più ampio lungo la linea orizzontale e con dettagli diversi sulla ‘U’ e sulle ‘E’ maggiormente stondate.
La silhouette del leone invece si è fatta più aggressiva, benché ancora più stilizzata. Scompare la lingua dalle fauci, ridotte le dimensioni della coda, i toni sono più metallici e in linea con i recenti dettami grafici in ambito automobilistico (e non solo).
Dopo il salto, una versione ad alta risoluzione del logo e il video di presentazione del nuovo simbolo.
La componente artigianale del design ci piace. Giriamo con i laptop nelle borse a tracolla e negli zaini, abbiamo ogni sorta di device che ci aiuta per realizzare le nostre idee ovunque eppure chi può mai resistere agli esempi di quanti hanno creato con le loro mani (e una pazienza monumentale) gli elementi di cui oggi ci serviamo con tanta facilità?
Se applichiamo il concetto alla tipografia, la rivoluzione è stata ancora più incredibile. La manualità necessaria e la conoscenza di macchine e calcoli per realizzare un buon carattere, sono qualcosa di così lontano dalle raccolte di font scaricate in meno di un minuto, che forse vale la pena guardare più spesso a chi conosce il processo tradizionale.
Justine Nagan è l’Executive Director della Kartemquin Films. Si è imbattuta per caso nel “Hamilton Wood Type Museum” mentre viaggiava attraverso Two Rivers, nel Wisconsin e aveva fatto una pausa per mangiare un gelato (!). Affascinata dalla costruzione e dagli 1,5 milioni di modelli di lettere in legno che contiene, ha deciso di girare un documentario.

Probabilmente non ci crederete, ma alla Pentagram non si occupano solo di design. In una stanza della loro prestigiosa sede, arredata con mobili eleganti e minimali, vive un misterioso esperto di caratteri tipografici che, con una sola seduta e poche, accurate domande, è in grado di svelare quale sia il font che corrisponde alla personalità del paziente.
Bussate, attendete, prendete posto, inserite nome, cognome e password (è “character” -senza virgolette, ovvio) e rispondete agli esistenziali interrogativi del misterioso professore. Fatelo in fretta: è un ometto piuttosto insofferente e tende a lamentarsi.
What Type Are You? è un giochino divertente e (auto)ironico. Curato nella realizzazione e perfetto per ogni appassionato che ha voglia di trascorrere qualche minuto alle prese con la sua ossessione. Diteci i risultati nei commenti. E salutateci il professore.

Stéphane Massa-Bidal è un graphic designer francese che si occupa anche di siti web. Conosciuto in rete come Hulk4598 o Rétrofuturs, i suoi lavori sono un efficace mix di elementi molto lineari, un utilizzo attento dei caratteri tipografici e una evidente passione per i collage e i ritagli di immagini d’epoca.
Per sfuggire probabilmente allo stress della sua attività per il web e -contemporaneamente- ironizzare su la ‘febbre’ da social network che assale ormai un po’ tutti, Massa-Bidal ha pensato di realizzare una serie di poster ironici dedicati ai servizi web più noti.
La serie “Web services covers therapy” è disponibile in poster in formato A2, A3 e A4, in vendita via email. Noi intanto vi mostriamo alcuni dei lavori nella gallery qui di seguito. Il set completo, è sul suo spazio Flickr